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THE VIEW – Tornare non basta

In Basilicata cresce una Community di “ritornati” che hanno scelto di vivere e lavorare al Sud: storie di rientri e nuove forme di appartenenza che trasformano il ritorno in un progetto collettivo.

22 maggio 2026
6 min di lettura
22 maggio 2026
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di Pino Suriano, Insegnante e giornalista; vice presidente Società Dante Alighieri di Matera. Photo credit: Damiano Tito

Michele Vivilecchia e Luca Tamburrino, due materani di 33 e 35 anni, lo scorso 27 marzo sono saliti sul palco del Tedx Salon di Policoro. L’evento, promosso dall’associazione Connessioni, si intitolava “Io decido” e metteva a tema la capacità di prendere decisioni personali con impatto sulle comunità. E proprio di una decisione hanno parlato Michele e Luca, quella di tornare. Una scelta personale in apparenza, che però, nel loro caso, ha generato un’onda lunga imprevedibile.

Michele Vivilecchia è uno psicologo. Prima una carriera costruita pezzo per pezzo a Reggio Emilia, poi qualcosa si rompe, anche nelle relazioni lavorative, e allora la scelta di tornare. Quella decisione nasce da una sofferenza, ma c’è qualcosa in più: “Ho scelto di andarmene, ma non in fuga; ho scelto di tornare”.

Luca Tamburrino è il Fondatore di LabRec e lavora da Formatore AI per aziende Enterprise italiane. Ha girato il mondo per lavoro (Polonia, Lituania, Irlanda, Indonesia). “Dopo 12 anni di lavoro all’estero per aziende tech nel settore HR/Recruiting e dell’analisi del mercato del lavoro ho compreso che il lavoro da remoto cambierà sempre di più la geografia delle nostre opportunità nel mondo”.

Ciò che li accomuna è semplicemente l’essere, entrambi, “ritornati”. Il loro discorso di Policoro, però, portava un titolo che contraddiceva una certa retorica facile del ritorno: tornare non basta.

E partiva da un dato, che per loro è esperienza e da qualche anno sta mostrando una certa rilevanza anche sul piano statistico: molti “ritornati” al Sud non vivono un’esperienza di soddisfazione. Anzi, spesso vivono il contraccolpo di una mancata accoglienza nei territori di ritorno e, a prescindere dalla positività del contesto lavorativo, scelgono ancora una volta di andare via.

Il ritorno, senza qualcuno che ti accolga, diventa un'altra forma di esilio”, ha detto Michele Vivilecchia.

Per loro le cose sono state diversamente. Perché? Semplicemente perché si sono incontrati. È accaduto una fresca serata estiva, su una terrazza materana. In quel dialogo è emersa una domanda semplice, molto poco programmatica: ma quanti siamo? Questa nostra esigenza di sentirci accolti non sarà anche di altri?

Nel giro di pochi giorni è nato un gruppo WhatsApp, che in un primo momento aveva il solo scopo di aggregare. I numeri, e la velocità della crescita, hanno fatto intendere che si stava intercettando un fenomeno più ampio. E così, lentamente, è emerso qualcosa di importante: all’inizio un gruppo di venti persone, nel settembre 2024, poi 200 persone tre mesi dopo, nel 2025 erano arrivati a più di 600, oggi in quel gruppo gravitano più di 900 persone.

Uomini e donne con un vissuto comune e con un grande desiderio di condivisione. Insieme si ritrovano a vivere, oggi, esperienze di socialità come cene di gruppo, escursioni outdoor nella Murgia materana, esperienze di sport condiviso, gruppi per la ricerca della casa e del lavoro. Da poco, come nuove proposte, si sono attivati anche un cineforum con dibattito post visione e un book club, che propone momenti di lettura e dialogo nelle librerie della città.

Le esperienze sono tante anche sul piano quantitativo: più di 80 meet up e più di 100 eventi organizzati sul territorio.

La vicenda sarebbe un’interessante materia da storytelling e non molto altro, se non incrociasse una tendenza mondiale che apre prospettive più ampie. Michele e Luca ne hanno parlato al pubblico con dati interessanti (Svimez, Osservatorio South Working del Politecnico di Milano) secondo cui il 98% dei lavoratori preferisce lavorare in modalità ibrida; 57 miliardi è la valutazione del mercato del lavoro globale del remote working; 300 mila lavoratori italiani sono interessati al rientro al Sud; più di 3 miliardi di euro sono generati dai ritornati in termini fiscali, di impresa e di beni materiali e immateriali. Si stima – è il dato conclusivo delle loro slide – un aumento del Pil pari al 3% nel Sud Italia grazie al lavoro da remoto.

“Ben venga il turismo - dice Luca - ma il turismo attrae spesso solo per due giorni. Il ritorno e gli arrivi di nuove persone creano qualcosa di più importante”. 

Tornare non basta - concludono insieme - servono relazioni vere, reti stabili e comunità di riferimento”.

Il loro discorso termina così, quando, dal centro della sala, si alza la mano di una donna entusiasta e quasi commossa. “Da oggi siete uno in più: ci sono anch’io”. Mi chiamo Claudia Bombin, e anche io ho deciso per la Basilicata.

La sua storia non è meno originale. Claudia, non è nata qui ma a Milano. Nel 2021, per un viaggio di piacere, viene invitata a visitare la Lucania e arriva nel piccolo paese di Castelsaraceno, dove trova quella che lei chiama l’ampiezza, dei luoghi e delle persone: “ho trovato persone che ​mi salutavano dopo avermi visto per tre giorni ​consecutivi passeggiare per strada​. Mi sarebbe piaciuto restare per tutta l’estate, ma non c’erano più strutture ricettive libere in agosto e così ho dovuto risalire l’Italia ​per tornare a Milano”.

Il destino vuole però che sbocci un sentimento con un ragazzo ​o​riginario ​di Castelsaraceno​; dopo un anno di relazione a distanza​ tra nord e sud, logica vorrebbe che spetti a lui a trasferirsi a Milano, e invece accade il contrario: “scelgo di lasciare Milano e trasferirmi​ nel piccolo paese che mi aveva accolto con un’idea imprenditoriale molto particolare: ​MINDFULAB, Officine della consapevolezza, un​o spazio per promuovere il ​Turismo Gentile​ in terra lucana. È un progetto esperienziale che unisce il kind tourism alla self-compassion - spiega Claudia - in modo tale che i viaggiatori e le viaggiatrici possano vivere un'esperienza a contatto con la natura, immergendosi nella vita lenta del borgo e sperimentando alcune pratiche meditative basate sulla mindfulness e sulla gentilezza, come atto di cura personale. Questa terra è sfidante, ti chiede di "esserci", di agire dolcemente, ti sollecita la presenza”.

Ora Claudia vive a Castelsaraceno da quattro anni: “imprenditrice, mamma di un bimbo di quasi tre anni e compagna di un uomo che ha scelto di restare”. 

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