Le comunità energetiche rinnovabili (CER) rappresentano uno degli elementi più innovativi della transizione energetica europea, perché consentono a cittadini, imprese e istituzioni locali di produrre e condividere energia in modo collettivo. Come evidenziato dalla letteratura recente, esse non sono solo una soluzione tecnica, ma veri e propri sistemi socio-tecnici che ridefiniscono il rapporto tra energia, territorio e cittadini.
La situazione attuale di crisi energetica causata principalmente dai conflitti in corso, evidenzia da un lato l’importanza che oggi ancora hanno le fonti fossili e dall’altro l’importanza di una sempre maggiore disponibilità di produzione da rinnovabile; la necessità di rispondere contemporaneamente a queste due esigenze comporta scelte in termini di priorità che la popolazione può accettare con grandi difficoltà e proprio questi sistemi socio-tecnici possono creare quella consapevolezza diffusa, sull’importanza di queste scelte, che può aiutarne l’accettabilità.
In Italia, il modello ha conosciuto una rapida diffusione grazie al recepimento della direttiva RED II e all’introduzione di incentivi specifici quali D.Lgs. 199/2021, incentivi CACER, regolazione ARERA (TIAD, TIDE). Tuttavia, questa crescita si basa su un equilibrio fragile: la maggior parte delle CER è ancora fortemente dipendente da schemi incentivanti, configurando quella che viene definita una “incentive trap”, ovvero una dipendenza strutturale che limita la capacità di evoluzione verso modelli di mercato solidi.
Questa fragilità emerge anche a livello europeo. La Corte dei conti europea evidenzia infatti che il potenziale delle comunità energetiche è ancora “largamente da sfruttare” e che gli obiettivi fissati dall’Unione risultano difficilmente raggiungibili. In particolare, l’obiettivo di avere almeno una comunità energetica in ogni comune sopra i 10.000 abitanti entro il 2025 è stato raggiunto solo parzialmente (circa il 27%), segno di un gap tra ambizione politica e realtà operativa.
Le criticità individuate sono molteplici: complessità normativa, scarsa chiarezza delle definizioni, difficoltà di accesso alla rete e sistemi di monitoraggio ancora incompleti. Inoltre, il contributo effettivo delle CER alla capacità rinnovabile risulta molto inferiore alle aspettative iniziali, indicando che il loro ruolo nel sistema energetico è ancora marginale.
A livello nazionale, queste difficoltà si traducono in problemi concreti; lo sviluppo delle CER è rallentato da complessità amministrative, tempi di connessione elevati, incertezze su diversi aspetti fiscali, contabili e operativi e limitata accessibilità ai dati energetici. A ciò si aggiunge una scarsa consapevolezza del modello da parte di cittadini e imprese, che ne limita ulteriormente la diffusione.
Nonostante queste criticità, il potenziale delle comunità energetiche resta elevato. Esse possono contribuire alla decarbonizzazione, ridurre i costi energetici, aumentare la partecipazione dei cittadini e favorire lo sviluppo economico locale. Tuttavia, per realizzare questi benefici è necessario superare l’attuale modello basato sugli incentivi.
La letteratura converge infatti su un punto: le CER devono evolvere verso una maggiore integrazione nei mercati energetici. Si può ipotizzare un percorso evolutivo articolato in fasi, che preveda il rafforzamento della governance, lo sviluppo di infrastrutture digitali e, soprattutto, la partecipazione ai mercati della flessibilità e dei servizi di rete, o comunque a tutti quei servizi di mercato e/o ottimizzazione di gestione cui si accede solo grazie all’aggregazione di risorse. In questa prospettiva, le comunità possono diventare dei veri e propri aggregatori di risorse distribuite e di punti di prelievo, capaci di offrire servizi ai loro membri e al sistema elettrico e generare nuovi flussi di ricavo.
Anche il dibattito nazionale va in questa direzione. Il programma IFEC 2.0 (WEC Dialogues di aprile 2026) evidenzia come il futuro delle CER passi attraverso nuovi modelli di governance, strumenti finanziari post-incentivo e la trasformazione delle comunità in piattaforme di servizi energetici. In questo scenario, digitalizzazione e aggregazione giocheranno un ruolo chiave, consentendo alle CER di raggiungere dimensioni operative adeguate per competere nei mercati.
In conclusione, le comunità energetiche si trovano oggi a un bivio. Da un lato, possono restare strumenti legati a politiche di sostegno pubblico, con un ruolo limitato e temporaneo. Dall’altro, possono evolvere in attori strutturali del sistema energetico, contribuendo alla flessibilità, alla resilienza e alla sostenibilità del sistema. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare una crescita trainata dagli incentivi in uno sviluppo stabile, autonomo e integrato nei mercati energetici.