Alla scoperta di Zohr - Eniday

La scoperta di Zohr

Nel 2012, all'indomani della primavera araba Egas, l’ente egiziano per le attività di ricerca nell'offshore del delta del Nilo lancia una gara: missione per gli operatori monitorare 15 blocchi esplorativi alla ricerca di risorse energetiche destinate alla crescita del paese. E così arriva il mese di settembre entro il quale Eni se vuole partecipare alla gara, deve decidere su quali blocchi concentrarsi. Il team esplorativo del cane a sei zampe ne sceglie 10 e poi scende a 3. È come una staffetta ne resterà solo uno il numero 9, Shourouk. È in quest'area che gli esploratori Eni individuano un reef, una bio costruzione calcarea di scheletri e conchiglie sepolta sotto migliaia di metri di sedimenti e acqua. Ci vogliono tre anni per studiarlo.

Nelle profondità del mediterraneo il 3 luglio 2015 cominciano le perforazioni. L'Egitto e tutto il bacino del mediterraneo grazie a Eni, a breve saranno protagonisti di un’importante scoperta. Al largo delle coste intanto il colossale impianto di perforazione galleggiante Saipem 10000 continua a esplorare il reef. 500-600 metri in profondità verso il giacimento, mentre gli esploratori raccolgono i dati e li rielaborano. Si comincia a percepire che questo non sarà un lavoro come gli altri: la scoperta è vicina. Si chiama Zohr, uno dei più grandi giacimenti di gas naturale mai rinvenuti nel mediterraneo: 100 chilometri quadrati di estensione per 850 miliardi di metri cubi di risorse potenziali. Zohr, insieme a Tamar e Leviathan e agli altri campi in fase di esplorazione, trasformerà gli equilibri di distribuzione energetica di due continenti.