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Salvaguardia della biodiversità: una questione di buone pratiche

Intervista a Pippa Howard, Direttrice del Programma “Business & Biodiversity” di Fauna & Flora International.

di Eni Staff
06 novembre 2020
7 min di lettura
di Eni Staff
06 novembre 2020
7 min di lettura

Pippa Howard ha lavorato con il team Upstream di Eni da quando, nel 2008, è entrata a far parte di Fauna & Flora International (FFI). L’FFI è una delle organizzazioni per la conservazione della biodiversità più longeve al mondo, dal 2003 collabora con Eni con l’obiettivo di identificare i rischi relativi a biodiversità e servizi ecosistemici (BES) nelle attività di esplorazione e produzione su scala globale, integrando le valutazioni BES lungo il ciclo di vita dei progetti. Una partnership di fondamentale importanza per FFI nella realizzazione della strategia di coinvolgimento del settore privato nell'implementare approcci gestionali basati su best practice al fine di evitare e mitigare gli impatti su BES.

Qual è il valore della partnership tra Eni e FFI? Perché è in grado di generare benefici per entrambi?

La partnership con Eni è stata di fondamentale importanza per FFI nella realizzazione della strategia di coinvolgimento del settore privato nell'implementare approcci gestionali basati su best practice al fine di evitare e mitigare gli impatti su BES. Dato l’impegno di Eni e la sua volontà di sviluppare un sistema di gestione distintivo sulla tematica BES in tutte le sue realtà operative, FFI ha potuto lavorare su progetti onshore ed offshore di oltre 14 controllate in tutte le aree geografiche, contribuendo allo sviluppo di pratiche di gestione della tematica BES in Eni Upstream. La partnership è stata fondata su principi guida comuni, tra cui linee guida dell’Energy and Biodiversity Initiative (EBI1) che, beneficiando delle diverse esperienze e competenze nel settore, hanno favorito con atteggiamento costruttivo soluzioni pratiche, fiducia reciproca e trasparenza.

Il tempo trascorso sul campo ha un valore inestimabile, con un trasferimento e una condivisione di conoscenze straordinari tra i team di entrambe. FFI ha imparato moltissimo sui sistemi HSE dell’azienda, sulle fasi del ciclo di vita e delle attività dell’industria dell’Oil & Gas. Dall’altro lato Eni ha acquisito conoscenza sulla complessità della biodiversità e degli ecosistemi e della loro rilevanza per la sostenibilità sociale e ambientale dei contesti dove opera, e di come l'ecologia applicata possa informare efficacemente i processi decisionali. La nostra partnership ha aiutato e continua ancora oggi a contribuire a prevenire ed evitare i rischi associati con gli impatti e le dipendenze delle attività dall’ambiente naturale e le risorse che fornisce. Siamo orgogliosi che Eni, leader tra le aziende Oil & Gas nella gestione della tematica BES, continui a dare rilievo al lavoro svolto attraverso la nostra partnership.

FFI ha collaborato con il team di Eni Upstream per integrare la tematica BES nel processo decisionale e per definire misure di mitigazione e conservazione che tengano conto anche delle dipendenze delle comunità locali dalle risorse naturali. FFI ha supportato Eni ad adottare un approccio proattivo e preventivo per comprendere il contesto socio-ecologico (vale a dire le condizioni naturali e sociali) con cui i suoi siti operativi interagiscono e garantire che né l'ambiente né le comunità da esso dipendenti ne siano impattate.

La cronologia che segue ben rappresenta l'evoluzione della nostra partnership con Eni. Nelle prime fasi è stata sviluppata una metodologia per poter identificare, valutare e gestire gli elementi di biodiversità rilevanti nei contesti operativi del settore Upstream. Negli anni questa esperienza è stata integrata nei documenti rilevanti del Sistema di Gestione Integrato HSE, nella Policy BES di Eni e nelle consulenze tecniche fornite da FFI a numerose filiali Upstream.

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La collaborazione con Eni può implicitamente supportare la realizzazione di progetti in aree importanti per la conservazione della biodiversità su scala globale, ma la priorità di FFI è di minimizzarne l’impatto e assicurare la sistematica applicazione di misure di mitigazione adeguate, in situazioni dove lo sviluppo è inevitabile.

Pippa Howard, direttrice del programma “Business & Biodiversity” di Fauna & Flora International

Nella sua esperienza con Eni, quali sono state finora le sfide nell’implementazione dei progetti di biodiversità e le soddisfazioni più grandi?

Tra le attività più recenti, nel 2019 abbiamo fornito un tool GIS e web-based, innovativo e personalizzato, che permette di effettuare lo screening veloce degli aspetti BES più sensibili nel contesto delle operazioni del Golfo del Messico. Abbiamo inoltre supportato Eni in Egitto nello sviluppo di chiari piani di gestione nei progetti di Zohr e del Delta del Nilo. Attualmente stiamo fornendo supporto tecnico ad Eni Mozambico sulla strategia di compensazione ecologica per l'ambiente marino. Siamo orgogliosi di aver attivamente partecipato allo sviluppo del commitment di Eni per la conservazione della biodiversità, nel supportare l’applicazione della gerarchia di mitigazione nel processo decisionale dei progetti e, in particolare, nella formalizzazione dell’impegno “No Go” di Eni in relazione ai Siti Naturali del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Gli aspetti sfidanti della partnership: FFI ha un obiettivo chiaro e trasparente quando collabora con le aziende. Dato che può sembrare che attraverso queste collaborazioni FFI faciliti l'accesso a risorse naturali in aree sensibili o ad alto valore di biodiversità, sosteniamo e promulghiamo il diritto di recedere la collaborazione. D’altro canto, sosteniamo che il nostro coinvolgimento migliori in modo consistente gli standard operativi e l'implementazione del progetto, con un risultato “in campo” migliore per la conservazione della biodiversità. Chiediamo che Eni aderisca rigorosamente alla “gerarchia di mitigazione” dei possibili impatti (sequenza di misure per evitare e minimizzare gli impatti, e solo nel caso rimangano impatti residui, compensarli ecologicamente al fine di non avere perdite di biodiversità o addirittura di raggiungere un guadagno netto).

A volte il nostro intervento è attivato troppo tardi nel ciclo di vita di un progetto ed è quindi difficile prevenire ed evitare gli impatti. Dal punto di vista reputazionale, questo è un aspetto rilevante che ci lega ad alcune delle operazioni di Eni. La nostra collaborazione con Eni può implicitamente supportare la realizzazione di progetti in aree importanti per la conservazione della biodiversità su scala globale, ma la priorità di FFI è di minimizzarne l’impatto e assicurare la sistematica applicazione di misure di mitigazione adeguate, in situazioni dove lo sviluppo è inevitabile. In effetti stiamo parlando di limitazione del danno. Naturalmente, se avvertiamo la presenza di possibili impedimenti alla realizzazione di un progetto da parte degli enti nazionali preposti o per considerazioni legate al rischio reputazionale della compagnia, comunichiamo direttamente con i nostri contatti di riferimento in Eni, che sollevano queste criticità all'interno dell'azienda.

Siamo sulla buona strada per raggiungere un impatto netto positivo e il successo delle prossime decadi ricompenserà gli sforzi profusi. Il raggiungimento di risultati positivi nella gestione della tematica BES a rispetto agli impatti determinati dallo sviluppo dei progetti dipende da tre fattori: quadri politici nazionali, requisiti di salvaguardia dei lender e standard aziendali. Laddove le politiche sono legalmente vincolanti, Eni non ha altra scelta che seguirle. Ma anche in questo caso, è difficile ottenere risorse finanziarie e capacità per attuare azioni urgenti. Le garanzie dei lender a volte sono confuse e sono limitate solo per la durata dei finanziamenti (spesso molto più brevi della durata effettiva del progetto). La compliance sembra guidare le prestazioni dell'azienda più di ogni altro aspetto, tuttavia, una volta autorizzato, un progetto sviluppa un proprio momentum e il monitoraggio e la valutazione delle attività di mitigazione sono talvolta sotto-finanziati.