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Con l'agricoltura, l'acqua e l'elettricità le famiglie cambiano vita

Contribuiamo alla trasformazione della vita delle comunità locali nel sud dell'Angola, con sistemi idrici ed elettrici, promuovendo l'agricoltura, la scolarizzazione e la prevenzione dalle malattie.

30 marzo 2020
12 min di lettura
di
30 marzo 2020
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Poter disporre liberamente di acqua ed elettricità, avere accesso all’istruzione, alle cura mediche e coltivare ortaggi freschi contribuisce a innalzare la qualità della vita delle persone. Lo confermano i tanti beneficiari del Progetto Sociale Integrato che hanno visto sorgere, dal 2017 a oggi, diverse iniziative nelle province meridionali di Huíla e Namibe. Tra il 2017 e il 2019, con la ONG angolana Ajuda De Desenvolvimento De Povo Para Povo (ADPP) abbiamo implementato la prima fase del progetto avviato a seguito dell’impegno assunto da Eni. A dicembre 2019 abbiamo condotto una valutazione sui cambiamenti più significativi apportati dal progetto, in cui le persone coinvolte hanno avuto la possibilità di spiegare l’impatto che questi interventi hanno prodotto sulla loro vita. 

 

Coltivare un orto migliora l'alimentazione quotidiana

Attualmente sono oltre 700 gli agricoltori inseriti nelle associazioni di agricoltori del Progetto Sociale Integrato e 26 i campi che garantiscono alla collettività prodotti destinati al consumo personale e un'eccedenza da vendere o barattare al mercato. Inoltre, grazie alle attività di formazione fornite con il modello ECAP (Escola de Campo Agro-Pastoris) composto dalle associazioni di agricoltori che si tengono nei villaggi per supportare gli agricoltori, la popolazione femminile locale ha cominciato a conoscere le nuove specie vegetali da coltivare e consumare. Questo, a sua volta, sta contribuendo a migliorare la qualità dell'alimentazione. Il cetriolo, il gombo, la melanzana e la carota, per esempio, vengono piantati nei campi per la prima volta. Durante le attività di formazione gli agricoltori imparano come preparare il terreno per i vivai, come preparare la pacciamatura, a annaffiare le piante e l'importanza dell'utilizzo del letame come fertilizzante. “Dato che noi Mucubali siamo un'etnia seminomade e facciamo affidamento solo su carne e latte, non ho mai avuto interesse per l'agricoltura, ma gli ECAP mi hanno cambiato la vita” afferma Ndonduila Tchivanda, residente nella provincia di Namibe. “Ho imparato come far crescere diversi tipi di verdure. Ho imparato a usare il letame, a coltivare, a realizzare pesticidi biologici. Per la prima volta nella mia vita ho iniziato a mangiare melanzane, gombo e carote. Negli ECAP ho iniziato a coltivare mais, zucche, cipolle, pomodori, fagioli, angurie e cavoli. L'alimentazione quotidiana della mia famiglia è completamente cambiata. Ora abbiamo accesso a cibi sani e l'eccedenza proveniente dal nostro campo la vendiamo al mercato e poi dividiamo il ricavato tra le famiglie. Con quello che guadagno, acquisto nuovi semi e materiale scolastico per i miei figli. Grazie alla formazione, io e la mia famiglia non saremo più nomadi e due dei miei figli hanno iniziato a frequentare la scuola locale”. Anche a Maria Florida Joaquim, residente nella provincia di Bibala, le associazioni di agricoltori hanno cambiato la vita: “All'inizio non avevo molte conoscenze sull'agricoltura, ero abituata a coltivare solo miglio e sorgo. Ho imparato a produrre e a cucinare cavoli, pomodori, cipolle, melanzane, carote, arachidi, cetrioli e mais. Durante le sessioni formative abbiamo imparato come creare semenzai e a fare la pacciamatura. Anche la dieta della mia famiglia è migliorata. Inoltre, mi piace l'idea di imparare e di lavorare insieme ad altre persone. Non ho mai visto prima d'ora rappresentanti di tribù diverse lavorare insieme, ma il Progetto Sociale Integrato riesce a unire i Mucubali, i Munguendelongo e i Mumuilas”.

Dove c'è acqua c'è vita

I sistemi idrici che abbiamo costruito forniscono acqua potabile alle famiglie e agli animali d'allevamento, che sono la fonte essenziale di sostentamento per queste comunità di pastori che prima erano costrette a cercare dell'acqua a chilometri di distanza. L'accesso all'acqua è essenziale anche per le attività agricole: le donne possono dedicarsi alla coltivazione dei campi e all'irrigazione senza doverla trasportare con pesanti secchi raccolti al torrente. La possibilità di attingere acqua da un pozzo ha migliorato la vita quotidiana anche all'interno del Centro medico di Taka. “In passato dovevamo percorrere lunghe distanze per prendere l'acqua e ne avevamo sempre poca: era destinata solo alla pulizia” raccolta l'infermiere Jerónimo Pupila Valunga. “Oggi, invece, con la fontana in funzione, usiamo l'acqua anche per farci il bagno, per lavare i pazienti ricoverati e per il consumo personale. Ciò che mi ha colpito inizialmente e che continua a impressionarmi è che questa fontana non serve solo al personale medico, ma anche la popolazione che vive vicino al centro. Ogni giorno, in media, riceviamo la visita di 200 persone che vengono a prenderla”. Anche nel villaggio di Kamupapa la qualità della vita è migliorata. Lo spiega Américo Hungulo, preside della scuola elementare. “Prima di avere elettricità e acqua, la vita nella nostra comunità non era facile. Andavamo a cercare l'acqua molto lontano perché il pozzo manuale non sempre aveva acqua a disposizione. Gli insegnanti uscivano dalle loro case con 20 litri di acqua per soddisfare le loro esigenze e percorrevano ogni giorno con quel carico una distanza di 30 km”. A confermare le difficoltà che dovevano affrontare quotidianamente le famiglie è António Tomás, infermiere della comunità di Ndongue: “Prima consumavamo acqua non potabile e i risultati purtroppo si vedevano. Le famiglie soffrivano spesso di malattie diarroiche acute causate dal consumo di acqua non potabile. Adesso non dobbiamo più percorrere lunghe distanze alla ricerca di una fonte idrica, abbiamo a nostra disposizione acqua pulita 24 ore al giorno e le infezioni intestinali si sono ridotte”.

L'elettricità trasforma la scuola di Mangueiras

Prima dell'installazione del sistema di energia solare, le condizioni di vita nell'edificio scolastico di Mangueiras, nella provincia di Namibe, vicino al confine con la provincia di Huíla, erano particolarmente difficili. Gli studenti non avevano nessuna motivazione a frequentare la scuola e gli insegnanti non potevano usufruire di strumenti elettronici e digitali che agevolassero la didattica. Con l'installazione del sistema di energia solare la quotidianità è migliorata. “Adesso gli insegnanti e gli studenti possono usare computer e stampanti” spiega la preside Luisa Matias. “La nostra mensa funziona e abbiamo una stanza con una televisione. Durante la pausa dalle lezioni, gli studenti possono guardarla, cosa impossibile in passato. Ora, grazie all'elettricità, l'adesione ai corsi è grande e stiamo avviando due corsi serali con 40 iscritti ciascuno”. L'elettricità ha migliorato le condizioni di lavoro anche nel vicino centro sanitario di Mangueiras. Prima dell'allaccio della corrente era difficile gestire le attività, specialmente di notte. Le visite venivano effettuate con la torcia dei telefoni e con candele che sono molto costose. “Un altro grosso problema era la conservazione dei vaccini” racconta l'infermiera Maria Teresa Sacambovo. “Dovevamo tenerli avvolti nel ghiaccio e custodirli in borse termiche, ma non era un metodo sicuro. Ora posso effettuare visite e fare consegne di notte senza problemi. La catena del freddo funziona 24 ore al giorno e non dobbiamo spostarci nella capitale per acquistare del ghiaccio. Ora ho l'energia elettrica anche a casa e posso guardare la televisione. Prima non avevo notizie sulla politica e l'attualità del mio Paese, ma ora mi posso aggiornare quotidianamente”.

Senza scuola non c’è futuro

Grazie alle iniziative legate all’alfabetizzazione nel Paese, molte persone adulte stanno imparando a leggere e scrivere. “Sto studiando e ho già imparato a scrivere il mio nome. So leggere e posso aiutare mia figlia con i compiti. Sono anche diventata più brava a fare i conti al mercato. La scuola mi dà molta soddisfazione e mi fa sentire più sicura”. Lo racconta Ana Maria Tyokomukua, agricoltrice di 57 anni, mentre Cristina Lombinza che insegna a leggere e a scrivere nel comune di Gambos, afferma orgogliosamente che “solo la conoscenza può liberarti”. Ha una classe di 25 donne e sei uomini che erano completamente analfabeti, mentre oggi sanno scrivere il proprio nome o almeno sanno dire come si scrive: “Se guardo al futuro mi piacerebbe creare le condizioni perché i miei figli possano continuare a studiare e trovare un lavoro”. Anche la diciassettene Vilanora Cacueka è soddisfatta dei benefici apportati dal Progetto Sociale Integrato: “Mi piace andare a scuola, imparo tante cose e ricevo buoni voti. Da quando la scuola non è più al buio vado lì a studiare e a ripassare di sera il materiale che ci dà l’insegnante”

La salute inizia con la prevenzione

Grazie al Progetto Sociale Integrato abbiamo istituito un gruppo di insegnanti e studenti che condividono in ogni scuola le conoscenze sull’acqua e sull’igiene. I gruppi hanno organizzato programmi di pulizia dei bagni, di raccolta dei rifiuti e di filtrazione dell’acqua con tecniche utilizzabili anche a casa. Hanno inoltre diffuso la conoscenza delle buone pratiche al personale degli ambulatori, alle famiglie e alla comunità. “L’insegnante ha spiegato ai miei genitori l’importanza dell’igiene” spiega Augusto, studente di 13 anni “A scuola ci informano su quello che succede nelle altre province e sugli effetti della siccità”. Gli insegnanti hanno sottolineato quanto sia importante bere acqua pulita e in quantità sufficienti, spiegando la correlazione essenziale tra approvvigionamento idrico adeguato, corretta nutrizione e buono stato di salute. Il programma della scuola comprendeva attività relative alla prevenzione e al trattamento di malaria, tubercolosi e HIV. “Insegno le norme sanitarie al bambini che frequentano la scuola” racconta l’insegnante elementare Maria Da Conceição Francisca. “Le lezioni stanno aprendo la mente delle persone”. Grazie agli operatori sanitari formati in loco stiamo migliorando le condizioni di salute delle famiglie della zona, necessarie per creare una Angola più sviluppata e preparata. “Grazie al mio lavoro” racconta Berta Sambas Tomás, coordinatrice degli operatori sanitari della comunità “le best practices arrivano agli operatori locali e alle comunità. Insieme stiamo conducendo una campagna importante per la prevenzione delle malattie”.

L’accesso alle cure mediche grazie agli operatori sanitari

Con il Progetto Sociale Integrato la situazione sanitaria delle famiglie che abitano nelle province di Huíla e Namibe è molto migliorata. Le donne partoriscono in sicurezza al centro sanitario e le campagne di vaccinazione sono molto più efficaci. Gli operatori sanitari visitano casa per casa, le persone sono più disponibili ad accettare consigli e a confrontarsi sui problemi di salute dei familiari. L’aumento delle visite domiciliari, arrivato a una media di tre all’anno per famiglia, rende più semplice valutare l’impatto degli interventi attuati anche nell’ambito della prevenzione. “Oggi sappiamo molto di più sulle malattie, veniamo vaccinati e abbiamo contatti più stretti con il centro sanitario di Pocolo” racconta il responsabile della comunità del distretto di Vangula Antonio Muetukoya “Il numero di persone malate è diminuito. Vorremmo che questo progetto continuasse perché ha aperto nuovi orizzonti alla comunità”. Antonio Tepondo Kanvaluiva, invece, è un operatore sanitario. Ha identificato quattro casi di tubercolosi presenti nel suo distretto e ha indirizzato i pazienti al centro sanitario affinché ricevessero le cure adeguate: “Probabilmente ho salvato loro la vita. Vorrei che il progetto continuasse perché ha migliorato molte cose nella comunità”. Nel 2018 abbiamo registrato numerosi casi di scabbia nei comuni di Gambos e Bibala. Grazie ai numerosi interventi degli operatori sanitari presso le varie comunità, la malattia ha iniziato a diminuire arrivando, con il tempo, a scomparire completamente. Laurindo Chinge è un infermiere qualificato che affianca il responsabile del centro sanitario di Pocolo. “Grazie al coordinamento con gli operatori sanitari, abbiamo spiegato alla popolazione la causa della malattia, i principi dell’igiene personale e i metodi da seguire per lavare i vestiti. Gli operatori sanitari hanno inoltre invitato i pazienti a recarsi all’ambulatorio per ricevere le cure necessarie. Tutto questo ha contribuito al contenimento della scabbia”.

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