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Il futuro è il Fintech

La tecnologia finanziaria permette di sviluppare soluzioni innovative per massimizzare le potenzialità di un modello energetico decentralizzato nei paesi in via di sviluppo. Con gli smartphone e il pay-as-you-go si arriverà alle aree più povere del mondo.

di Nicolò Sartori e Nicola Bilotta
18 novembre 2019
14 min di lettura
diNicolò Sartori e Nicola Bilotta
18 novembre 2019
14 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 44 - Rethinking Energy. Leggi il magazine

 

L’accesso universale all’energia rappresenta una delle grandi sfide su scala globale e uno dei principali fattori di incertezza per il progresso socio-economico dell’umanità. In un contesto di crescente vulnerabilità determinata dai cambiamenti climatici, l’accesso a fonti e servizi energetici low-carbon e sostenibili contribuisce a rendere questa la questione ancora più complessa, e al contempo ancora più urgenti le azioni da intraprendere per affrontarla. I dati parlano drammaticamente chiaro, come dimostrato dai ritardi nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e in particolare dei target di SDG7 “Energia pulita e sostenibile”. Nonostante i progressi messi in atto negli ultimi anni, è opinione diffusa e unanime che agli attuali livelli di ambizione delle policies nazionali e internazionali, gli obiettivi energetici fissati dall’ONU per il 2030 – accesso universale a servizi energetici moderni e sostenibili; aumento sostanziale delle rinnovabili nel mix mondiale; e raddoppio del tasso di efficienza energetica su scala globale – non verranno sicuramente raggiunti. 

 

I numeri preoccupanti dell’accesso all’energia

In particolare, resta drammatica la situazione relativa all’accesso all’energia. Oggi ancora 840 milioni di persone – oltre il 10% della popolazione mondiale – non hanno accesso a servizi elettrici di base, mentre quasi 3 miliardi di esseri umani ricorrono all’utilizzo di sistemi rudimentali in ambito domestico (ad esempio, per cucinare o riscaldare). Va notato che negli ultimi anni si è registrato un importante incremento del tasso annuo di elettrificazione e il numero di persone prive di accesso all’energia elettrica sia diminuito rispetto ai 1,2 miliardi del 2010, grazie soprattutto ai progressi sperimentati in India, Bangladesh e Myanmar a partire dal 2015. In quell’anno il tasso di elettrificazione su scala globale ha iniziato ad accelerare significativamente, e nel biennio seguente – grazie a una crescita dell’1% su base annua – oltre 300 milioni di persone hanno potuto beneficiare del primo accesso ai servizi elettrici. Una tendenza che – almeno sul piano teorico, potrebbe garantire il raggiungimento dell’accesso universale entro il 2030, come previsto dall’Agenda delle Nazioni Unite. Tuttavia la sfida principale è quella posta dalle traiettorie di crescita demografica nelle aree a minore diffusione dei servizi energetici. Essendo questi più alti rispetto ai tassi di elettrificazione e accesso a sistemi di clean cooking, rendono vani – in termini relativi – i progressi fino ad ora raggiunti. Nonostante i dati incoraggianti, infatti, in certi contesti le criticità rimangono profonde e multiformi. Il caso emblematico è l’Africa sub-Sahariana, dove attualmente si concentra la stragrande maggioranza dei “poveri energetici”, e dove le iniziative per migliorare i tassi di accesso all’energia stentano a decollare. Nel subcontinente africano ancora 573 milioni di persone – oltre un abitante su due – non hanno ancora accesso ai servizi elettrici, un dato che alla luce delle traiettorie demografiche in rapida espansione nella regione, è addirittura destinato a crescere fino a 650 milioni nel 2030, ben lontano da quelli che sono gli obiettivi fissati in seno alle Nazioni Unite. Non a caso, Burundi, Ciad, Malawi, Repubblica Democratica del Congo e Niger sono gli ultimi cinque paesi in termini di tassi di elettrificazione su a livello globale. Ancora più drammatici i dati relativi al clean cooking, settore nel quale soltanto il 4 percento della popolazione mondiale ha ottenuto nuovo accesso a tecnologie e sistemi moderni e sostenibili tra il 2010 e il 2017, raggiungendo un modesto 61% su scala globale. Incremento guidato in gran parte dai progressi registrati in Asia (subcontinente indiano e sud-est asiatico in primis), dove nel periodo considerato si sono registrati tassi di accesso attorno all’1 percento, livelli quasi doppi rispetto alla media globale attestatasi a 0,5%. In queste condizioni, il raggiungimento degli obiettivi al 2030 – per ottenere i quali l’incremento degli nuovi accessi deve raggiungere il 3% annuo – appare quanto mai improbabile. Anche in questo caso, l’Africa sub-Sahariana è la regione più esposta a tale gap (890 milioni di persone, 80%della popolazione totale, utilizzano ancora characoal e biomasse tradizionali). Tuttavia, anche grandi realtà economiche globali quali India e Cina, con un aggregato di circa 1,3 miliardi di persone senza accesso a sistemi e tecnologie di clean cooking (20% della popolazione cinese, 25% di quella indiana), contribuiscono a questo dato sbalorditivo. Gli scarsi avanzamenti in materia di accesso ai servizi elettrici e a tecnologie di clean cooking hanno un impatto devastante sulla tenuta economica, sociale e politica delle regioni interessate, ma hanno anche forti ripercussioni sul piano internazionale. L’accesso all’energia, ed in particolare all’elettricità, è un fattore essenziale e imprescindibile per lo sviluppo socio-economico e per il progresso umano. Da un lato, l’elettricità offre numerosi ed evidenti vantaggi al tessuto produttivo: assicura servizi di base (o, meglio, considerati tali nei paesi industrializzati) tra cui illuminazione efficiente, accesso a tecnologie avanzate di informazione e comunicazione, e rende possibile l’uso di macchinari e sistemi in grado di migliorare i processi economici, sia sul lato manifatturiero che su quello commerciale. Dall’altro, l’accesso all’energia è in grado di trasformare le tradizionali dinamiche in ambito domestico, con importanti ripercussioni sul piano sociale e culturale, in particolare per quanto riguarda l’emancipazione della donna e l’empowerment delle nuove generazioni. L’accesso a fonti energetiche sicure e accessibili favorisce miglioramenti a livello scolastico ed educativo, permettendo il ricorso a sistemi di insegnamento basati su tecnologie all’avanguardia, nonché la possibilità di studio e formazione anche al di fuori delle fasce diurne. Al contempo, ha un chiaro impatto sulla condizione e sulla salute femminile in ambito domestico. Oltre a liberare le donne dall’incombenza di reperire biomasse tradizionali per assicurare i servizi energetici di base, la disponibilità di servizi elettrici e tecnologie moderne garantisce migliore capacità di refrigerazione degli ambienti casalinghi, nonché il mantenimento delle provviste alimentari. La disponibilità e l’accesso a fonti energetiche sicure e pulite ha anche un più ampio impatto sulla salute della popolazione, limitando gli effetti negativi dell’inquinamento dell’aria nel contesto domestico – si stima che ogni anno, 3,8 milioni di persone, in gran parte donne e bambini, perdano la vita a causa di patologie legate all’utilizzo di fonti energetiche rudimentali – ma anche una migliore somministrazione dei servizi sanitari di base, grazie al funzionamento continuativo degli ospedali e dei luoghi di cura, e alla migliore conservazione di farmaci e medicinali.

Il ruolo del Fintech

In questo contesto critico, appare quantomai urgente avviare un processo di trasformazione nella fornitura dei servizi energetici di base nelle aree di maggiore criticità. La tecnologia finanziaria (Fintech) permette di sviluppare delle soluzioni innovative che possono massimizzare le potenzialità delle modalità di accesso energetico decentralizzato per i nuclei familiari poveri dei paesi in via di sviluppo. Storicamente, una delle barriere più rilevanti all’acquisto di nuove tecnologie energetiche è l’alto costo iniziale a cui consumatori finali con scarsissimi mezzi economici e senza risparmi dovrebbero far fronte – per esempio, il costo di un kit LPG è di circa 85-100 dollari mentre il prezzo di un kit solare è di quasi 600 dollari. Allo stesso tempo, i produttori e distributori non hanno sempre la capacità di offrire delle soluzioni di pagamento incrementale o rateizzato a dei clienti esclusi finanziariamente e senza una storia creditizia. La crescente diffusione degli smartphone, che possono divenire facilmente strumenti finanziari a più basso costo rispetto ai canali bancari tradizionali, incentiva delle soluzioni di pagamento e di mobile money che offrono un’alternativa al contante mitigandone i rischi e i costi di transizione, sicurezza e trasporto. L’interazione tra consumatori finali e i fornitori di servizi energetici viene rese più economica e più facile attraverso il medium degli smartphone. Nel Sud-Est asiatico è stimato che nel 2025 l’82% della popolazione avrà in possesso uno smartphone con connessione mobile. In Africa questa percentuale raddoppierà dal 36% nel 2018 al 66% nel 2025. Tra il 2018 e il 2025, queste due macro-regioni avranno più di 524 milioni di nuovi utenti mobile. Secondo i dati del Global Findex, pubblicati dalla Banca Mondiale, la diffusione di account di mobile money si sta consolidando anche nelle fasce più povere dei paesi in via di sviluppo. La disponibilità e la copertura delle infrastrutture di telecomunicazione mobile è differente da paese a paese, influenzando di conseguenza la penetrazione di smartphones e mobile money a livello sia macro che individuale. Ma i trends di sostanziale incremento degli utenti connessi a reti mobile rende il potenziale di queste soluzioni di pagamento sempre più rilevante. In Uganda, per esempio, il numero di consumatori che pagano la propria bolletta elettrica con modalità di mobile money è cresciuta dal 2,9% degli utenti totali nel 2012 al 52,5% nel 2017.

Un numero sempre maggiori di start-up sta sfruttando la possibilità di soluzioni di pagamento mobile e di micro-credito mobile per facilitare l’acquisto di kit energetici moderni sviluppando prodotti e servizi convenienti. Grazie a questa sinergia, la modalità di pagamento PAYG (pay-as-you-go) si sta rapidamente consolidando come un mezzo di inclusione energetica. I consumatori finali possono accedere all’acquisto di una soluzione energetica decentralizzata pagando una piccola percentuale iniziale o fornendo un deposito cauzionale (tra il 10 e il 30% del costo totale) per poi pagare in maniera incrementale o a credito l’utilizzo dell’energia, permettendo una flessibilità e una facilità di transazione prima impensabile.

Parallelamente, le aziende possono gestire la solvenza dei clienti con pagamenti mobile e codici di pagamento via SMS, riducendo i costi e i rischi di un sistema basato su agenti porta a porta. Attraverso una connessione Machine-to-Machine tra i devices domestici e i servers centrali, i gestori possono monitorare, comunicare e amministrare da remoto l’operatività degli apparecchi. Per esempio, in caso di mancato pagamento, i produttori possono bloccare la fornitura del servizio da remoto per riattivarla solo nel momento in cui il cliente ricarica il proprio conto.

I modelli di business di queste soluzioni sono principalmente due. Il primo, lease-to-own, permette al consumatore finale di acquistare in maniera definitiva la tecnologia che sta utilizzando. Il secondo, energy-as-a-service, invece in cui l’asset rimane di proprietà dell’azienda durante tutto il ciclo di utilizzo, il consumatore solitamente paga una-tantum per l’installazione e una piccola somma mensile per l’utilizzo. Per esempio, Shenzhen JCN New Energy Technology offre l’opportunità di acquistare un kit solare con un deposito di circa il 10 percento del valore totale del kit – circa 80 dollari americani – che i clienti integreranno con piccoli pagamenti mensili per completare la spesa finale dell’apparecchio. Attraverso il controllo remoto del kit, i clienti riceveranno un codice sul proprio cellulare per attivare l’apparecchio una volta avvenuto il pagamento stabilito. M-Kopa invece offre kit solari con un deposito di 35 dollari a cui si aggiunge una retta giornaliera di 0,43 dollari che saranno pagati attraverso la app di mobile money M-Kopa. KopaGas invece utilizza un sistema di PAYG per fornire kit LGP in un progetto pilota in Tanzania in cui il 48 percento dei loro clienti vive con meno di 3,10 dollari al giorno. L’associazione GSMA ha stimato che le transazioni dovute a PAYG relative a kit solari sono circa 1,6 milioni al mese. Mentre i sistemi integrati PAYG con i kit LPG sono ancora poco diffusi; secondo il report Lighting Global, nel 2022 i kit solari supportati da sistemi di pagamento PAYG dovrebbero raggiungere le 20 milioni unità di vendita crescendo dell’80-90% con una concentrazione in Africa (98%) e Asia (2%). Tra il 2011 e il 2017, il numero di kit solari supportati da PAYG sono stati più di 1,3 milioni nell’Africa dell’est, 176 mila nell’Africa dell’ovest e solo 48 mila nel sud-est asiatico.

Quali sono le prospettive future

Le opportunità sviluppate dal settore Fintech rappresentano un importante fattore abilitante per il processo di trasformazione (o, in certi casi, costruzione) del settore energetico nelle aree più povere del mondo. La rapida espansione di servizi finanziari individuali e personalizzati, e la relativa applicazione di essi a settori attigui a quello del credito (i.e. telefonia, internet) offre nuove opzioni e nuovi veicoli per incoraggiare investimenti e raggiungere l’obiettivo dell’accesso universale ai servizi energetici entro il 2030. Tuttavia, le peculiarità e la complessità del settore energetico e dell’elettricità in primis (i.e. infrastrutture, necessità di bilanciamento), impongono il superamento di un approccio ‘one-solution-fits-all’, e l’identificazione e sviluppo di sistemi e applicazioni ad hoc da parte degli attori coinvolti. In questo senso, la definizione di partnership strategiche e iniziative comuni tra i player più all’avanguardia di entrambi i settori – e la promozione di politiche pubbliche a supporto di esse – può rappresentare una delle chiavi di volta per liberale il potenziale economico e sociale di una fetta ancora troppo ampia di umanità.

 

L'autore: Nicolò Sartori

Nicolò Sartori è senior fellow e responsabile del Programma Energia dello IAI, dove coordina progetti sui temi della sicurezza energetica, con particolare attenzione alla dimensione esterna della politica energetica italiana ed europea.

 

L'autore: Nicola Bilotta

Nicola Bilotta è ricercatore presso lo IAI dove lavora su progetti di economia politica internazionale, economia digitale e “geofinance”.