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Internet a impatto zero? Oggi ancora un sogno

Più il mondo digitalizzato cresce più aumenta il suo utilizzo di energia e anche il suo peso tra i fattori inquinanti del Pianeta.

di Evita Comes
10 settembre 2019
5 min di lettura
di Evita Comes
10 settembre 2019
5 min di lettura

Dalla rete al mondo reale

Quante foto avete scattato con il vostro cellulare fino ad oggi? Io nel mio piccolo ho dovuto cambiare ben due smartphone negli ultimi tempi per memoria esaurita e non avevo nessuna intenzione di accedere a cloud esterni, pensavo così di salvaguardare la mia privacy. Ma quanto mi è costata questa scelta? Ho perso tantissime immagini a cui tenevo e a casa, ormai, sono invasa dagli hard disk.

Qual è il punto? Produciamo troppi dati. Tutte le immagini, i file e ogni genere di documento che decidiamo di archiviare, occupano uno spazio materiale su questo mondo: uno spazio fatto di computer e cavi collegati fra loro che si alimentano grazie all’elettricità. Dunque consumiamo energia, una fetta anche sostanziale. I cloud, le famose “nuvole”, e in generale la Rete non sono concetti immaginari che fluttuano nell’aria, come probabilmente siamo abituati a credere, ma esistono in quanto sono presenti nella nostra realtà come oggetti materiali. Internet consuma energia come la luce di casa, la macchina o qualsiasi altra cosa possa venirvi in mente. Secondo Greenpeace, Internet si serve del 7% dell’energia elettrica mondiale, e la buona parte dell’elettricità consumata da ripetitori, data center e altre strutture che supportano la Rete, proviene da fonti fossili. Secondo questi studi a pesare sul consumo energetico di Internet sono soprattutto i video in streaming, che rappresentano attualmente circa il 60% dell’energia elettrica consumata: lo stesso dato stimato al 2020 arriva all’80%.

Una verità che fa riflettere ulteriormente dopo la pubblicazione di un rapporto dell’organizzazione no profit Shift Project, secondo il quale le tecnologie digitali sono responsabili del 4% delle emissioni di gas serra e che in generale Internet causa il 7% del consumo energetico totale, mentre il suo utilizzo di energia elettrica aumenta ogni anno dell’8%. Forse quest’ultimo è il dato più preoccupante.

Internet dunque contribuisce attivamente alla produzione di Co2 e nel corso dei prossimi anni, con l’aumentare dei video, film e ogni genere di contenuto prodotto sulla rete, il traffico di dati richiederà un necessario dispendio in più di energia con tutte le conseguenze che questo meccanismo di causa ed effetto comporta per il clima e l’ambiente.

Soluzioni ma soprattutto consapevolezza

Rallentare la corsa è possibile. Un primo passo, già messo in atto da molti colossi della tecnologia, è rappresentato dall’utilizzo delle rinnovabili che scendono in campo in particolare per alimentare data center ed intere strutture che supportano la Rete. L’impegno c’è, per esempio Google e Microsoft puntano già da tempo alla completa carbon neutrality, mentre Apple non perde occasione per dichiararsi completamente ecosostenibile.

Oltre alle rinnovabili si studiano ulteriori soluzioni, sempre citate nel rapporto di Shift Project. Si tratta di pochi, ma efficaci, piccoli accorgimenti che le società digitali possono mettere in atto per rendere i loro prodotti più efficienti. Facciamo alcuni esempi partendo da Netflix. Se la piattaforma più cliccata al mondo per la visualizzazione di film e serie tv, incentivasse i suoi utenti a usufruire dei contenuti non in alta definizione, si assisterebbe ad un risparmio significativo di energia dovuto al calo del traffico dati. Se Facebook non permettesse ai video promozionali di partire automaticamente si registrerebbe un calo del consumo energetivo e se YouTube disattivasse la visualizzazione dei video per chi ascolta solo la musica, potrebbe registrare una riduzione delle emissioni causate dallo streaming del 5%, l’equivalente di 11 milione di tonnellate l’anno.

L’intero mondo digitale ha il compito di impegnarsi nella direzione a impatto ambientale zero, ma alla fine, come per tutta la questione dei cambiamenti climatici l’onere più grande è di ogni singola persona. “Internet è un macchinario invisibile. Non vediamo mai le grandi infrastrutture che alimentano la nostra attività online e nella maggior parte dei casi siamo molto lontani dall’essere consapevoli di questi processi. Questo significa che non connettiamo mentalmente il loro utilizzo all’impatto che hanno sull’ambiente. La consapevolezza che ciò che facciamo online ha un impatto nel mondo reale è già un buon inizio”. Le parole di Mark Radka, direttore del reparto energia e clima della sezione Ambiente dell’ONU.

La Rete sottomarina, di chi sarà il dominio?

Il 97% delle comunicazioni passa attraverso i cavi e la maggior parte di questi compone la rete sottomarina lunga circa 900.000 km. La posa dei cavi comporta uno studio del territorio molto minuzioso perché è necessario evitare porzioni di mare particolarmente pescose e considerare l’inserimento di un ripetitore ogni 65 km di rete. Queste infrastrutture rappresentano un essenziale punto di forza per gli Stati che le gestiscono e fino a ieri gli Stati Uniti ne avevano quasi il completo controllo, ma dal 2017 la Cina è diventata il principale competitor degli americani. La realtà è che ieri come oggi le infrastrutture delle telecomunicazioni, la grande rete di Internet, sono uno strumento formidabile per moltiplicare la potenza economica e militare degli Stati. È evidente quindi il ruolo rilevante rivestito dai cavi sottomarini nel contesto della attuale guerra economica tra Cina e USA. Quest’ultimi hanno fino a questo momento svolto un ruolo fondamentale come player nel contesto del dominio delle infrastrutture digitali e non vogliono che la Cina -in particolare Huawei - possa ridimensionare in modo rilevante l’egemonia conseguita. Da una parte Washington non vede di buon occhio lo sviluppo della Rete cinese, dall’altra la Cina non ha intenzione di rallentare il suo sviluppo in questo campo e punta a diventare la prima potenza tecnologica mondiale entro il 2025.