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Un computer di neuroni

Wetware: quando il progresso tecnologico si ispira alla biologia umana.

di Amanda Saint
07 settembre 2020
6 min di lettura
diAmanda Saint
07 settembre 2020
6 min di lettura

L’incessante sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale (IA) sempre più avanzate ha ora raggiunto una nuova frontiera: la fusione di neuroni umani e computer. Ciò permetterebbe di dotare i computer di reti neurali in grado di svilupparsi analogamente a un cervello, creando nuovi percorsi e apprendendo nuove competenze.

Una nuova rivoluzione

Il cosiddetto wetware computing fa uso della tecnologia propria della biologia umana affiancandola all’hardware in plastica e metallo che costituisce la materia degli odierni computer. Attualmente, nel mondo si moltiplicano i progetti di ricerca impegnati nel tentativo di sviluppare nuovi modi di fondere uomo e macchina per gli scopi più diversi.

In un articolo del 2019 per l’Institute for the Future, Steve M. Potter, professore associato aggiunto presso il Laboratorio di neuroingegneria della Georgia University, aveva predetto l’imminente avvento di una rivoluzione del wetware. Dal 1996, Potter è parte di uno studio pioneristico sulle "possibilità di una cognizione potenziata dall'hardware nei soggetti umani, e parallelamente, di una capacità di elaborazione potenziata dal cervello, o wetware, nei computer". Uno sviluppo bilaterale e sinergico, quindi, dell'intelligenza umana e di quella dei computer basato sui reciproci punti di forza.

Combinazioni uomo-macchina

Oshiorenoya Agabi e Benjamin Sadrian sono i fondatori di Koniku, una start-up con base a Berkeley, in California, che ha sviluppato un prototipo di chip in silicio a 64 neuroni utilizzando neuroni coltivati in laboratorio, ottenuti modificando i filamenti di DNA umano. Il chip si serve della tecnologia biomimetica per riprodurre i processi e i meccanismi naturali.

L’intento è quello di sviluppare un drone in grado di “fiutare” la presenza di bombe mimando l’acutissimo senso dell'olfatto dell'ape. I droni saranno poi utilizzati per fiutare esplosivi fino a diversi chilometri di distanza. Altre potenziali applicazioni includono l’agrimensura di terreni agricoli e l’ispezione di raffinerie e impianti di produzione —tutti luoghi in cui la salute e la sicurezza possono essere valutate con l’ausilio di un senso dell'olfatto molto sviluppato. Koniku inoltre sta mettendo a punto tecnologie atte a fornire soluzioni per la sicurezza di aeroporti ed eventi per sostituire i cani da fiuto.

Nuove interfacce per il cervello umano

Nel frattempo, il Brain Team di Google è impegnato in svariati progetti di ricerca che mirano a ottenere una comprensione più approfondita del cervello umano. Tra questi, troviamo uno studio intitolato Fusing Interfaces with Matter, Humans and Machines. Tale progetto è incentrato su come “attività quali il rilevamento, la visualizzazione, l’attivazione e la computazione possano integrarsi strettamente con la materia, gli esseri umani e le macchine”. La ricerca è coordinata da Alex Olwal —autore fra l’altro di un discorso cruciale sull'argomento in occasione di un evento nel 2018— e si prevede che da essa nasceranno rivoluzionarie interfacce di nuova generazione che troveranno applicazione nelle attuali tecnologie di uso quotidiano. Il modo in cui ciò avverrà resta però un’incognita, che dipenderà dallo sviluppo di tale tecnologia.

Altrove, la Neuralink di Elon Musk è invece impegnata nella creazione di interfacce cervello-macchina (BMI - Brain-Machine Interface) che potrebbero contribuire a ripristinare funzioni sensoriali o motorie compromesse, oltre che a trovare potenziale applicazione nel trattamento dei disturbi neurologici. Invece di creare un computer dotato di parti umane, Neuralink sta sviluppando un array di elettrodi racchiuso all’interno di un piccolo dispositivo impiantabile nel cervello contenente chip personalizzati.

Le ricerche svolte fino a oggi hanno dimostrato come le BMI possano rappresentare un ausilio per l’uomo nel controllare cursori di computer, arti robotici e sintetizzatori vocali. In passato, tali tecnologie presentavano dei limiti relativamente al numero di messaggi neurali che erano in grado di decodificare e alle dimensioni degli impianti stessi. Neuralink ha però compiuto progressi in entrambi questi ambiti e sta ora sperimentando i nuovi impianti nei roditori, con l’obiettivo di renderli presto fruibili anche dagli esseri umani.

Dilemmi etici

La fusione tra biologia e macchine susciterà sempre e inevitabilmente dibattiti di natura etica, in particolare in uno scenario in cui i neuroni umani sono inseriti all’interno di computer. In un’intervista rilasciata a Medium, Agabi di Koniku ha screditato le obiezioni sollevate da altri scienziati attivi nella ricerca neuroscientifica, relative alla possibilità che un cervello ibrido composto da neuroni e silicio possa diventare fin troppo intelligente e finire con l’agire in modo autonomo e incontrollabile.

William L. Ditto, uno scienziato menzionato nello stesso articolo, afferma di aver interrotto ogni ricerca sui chip neuroni-silicio a causa delle sue preoccupazioni in merito, affermando che ogni computer facente uso di tali chip dovrebbe essere obbligatoriamente dotato di un cosiddetto kill switch, ovvero un arresto di emergenza. Ditto crede fermamente che tale possibilità sia più concreta di quanto si pensi e che chiunque sviluppi questo tipo di sistemi dovrebbe prendere le dovute precauzioni sin da subito, prima che sia troppo tardi e che il computer “si svegli".

A quanto pare, i clienti di Koniku condividono questa stessa preoccupazione: Agabi ha infatti rivelato che su KonikoreTM, il prodotto da loro sviluppato, può essere installato un kill switch su espressa richiesta del cliente. Non è però voluto entrare nel dettaglio del suo funzionamento. Sebbene sia probabile che potenziali obiezioni etiche continueranno ad emergere in senso più ampio, pare che la tanto annunciata rivoluzione del wetware stia iniziando e questi primi sviluppi, che vedono la fusione tra biotecnologia umana e computer nonché lo studio di nuove sinergie tra hardware e corpo umano, siano solo l’inizio.

L'autore: Amanda Saint

Giornalista specializzata in storie su energie rinnovabili, cambiamenti climatici, smart cities, sostenibilità e urbanizzazione.