cover-laboratori-estesi.jpg

Laboratori "estesi" di ricerca, innovazione e formazione

I cluster tecnologici hanno un ruolo centrale nei processi di supporto all'innovazione e allo sviluppo locale, nazionale ed europeo

di Luigia Ierace
06 febbraio 2020
8 min di lettura
diLuigia Ierace
06 febbraio 2020
8 min di lettura

Cluster tecnologici, digital innovation hub e competence center, in linea con il modello europeo di open innovation, si confermano strumenti integrati in grado di migliorare la competitività e l’innovazione dei territori attraverso una crescente interazione tra imprese, centri di ricerca e università. Nella fase di transizione energetica verso l’economia circolare e la sostenibilità ambientale, i cluster, infatti, rappresentano importantissimi motori dei settori produttivi per l’energia e per l’ambiente, assumendo un ruolo centrale nei processi di supporto all’innovazione e allo sviluppo non solo a livello locale, ma anche nazionale e europeo. Ne parliamo con Luca Donelli, Presidente Lombardy Energy Cleantech Cluster (LE2C) che ha appena celebrato i suoi 10 anni di vita.

Quali sono gli obiettivi più significativi raggiunti in questo decennio?

Parlando di progetti concreti, molti sono partiti dai referenti delle aree di competenza del cluster e dai suoi associati, come quello sui microinquinanti emergenti nell’acqua, altri in stretta collaborazione con gli altri cluster tecnologici lombardi, come quello sul tema del biometano per autotrazione. La soddisfazione maggiore è quando questi progetti si sviluppano in veri e propri progetti di ricerca con investimenti consistenti e l’accesso a finanza agevolata attraverso finanziamenti regionali ed europei. In questo modo siamo stati catalizzatori di idee e poi facilitatori nell’accesso alle competenze e risorse per poterli sviluppare.

Quanto è stato importante il coinvolgimento delle università e dei centri di ricerca?

LE2C si basa sulla collaborazione tra il mondo imprenditoriale e quello della ricerca; ogni area di competenza è infatti a doppia guida nella logica di piattaforma tecnologica che vuole superare il concetto di trasferimento tecnologico. Inoltre, la nostra associazione è basata sul modello “Multiple helix”, un “laboratorio esteso” in cui poter sviluppare progetti di ricerca, innovazione e formazione grazie alla presenza, insieme alle imprese, di associazioni imprenditoriali, università, centri di conoscenza e di ricerca, enti specializzati, pubblica amministrazione, finanza e media.

Nel panorama nazionale e internazionale come si colloca il cluster lombardo? Avete modelli di riferimento?

Il confronto con gli altri cluster è importante e di stimolo a cogliere modalità di lavoro diverse e più efficaci. Grazie a Regione Lombardia abbiamo accesso a diversi network internazionali come i Quattro Motori per l’Europa e Vanguard (rete europea di Regioni che si propone di contribuire alla rivitalizzazione dell’industria europea sulla base della “Strategia di Specializzazione Intelligente” - S3), oltre alla partecipazione ad alcuni progetti europei A livello nazionale, collaboriamo con diversi cluster tecnologici e altre realtà associative simili in modo bilaterale e multilaterale all’interno del Comitato Soggetti Territoriali del Cluster Tecnologico Nazionale dell’Energia.

 

Torniamo al contesto europeo. Quali collaborazioni avete in essere?

L’accesso alle reti internazionali ha permesso di creare rapporti di collaborazione con altri cluster e università. Rapporti che si sono rafforzati nella costituzione di consorzi che hanno partecipato a bandi di ricerca finanziati dalla Commissione Europea. Due i progetti in essere: NeSSIE - North Sea Solution for Innovation in Corrosion for Energy e VIDA - Value-added Innovation in fooD chAins. NeSSIE si occupa della corrosione delle strutture negli impianti offshore di produzione di energia da fonti rinnovabili. Questo progetto ha consentito, da un lato di identificare soluzioni tecnologiche già disponibili, ma applicate ad altri mercati, come quello dell’Oil&Gas. Proprio ad Offshore Mediterranean Conference 2019, principale vetrina del mondo energetico nel bacino del Mediterraneo di Ravenna, è avvenuto l’incontro tra le filiere delle rinnovabili e dell’Oil&Gas. Molti i punti di contatto emersi tra i due ambiti, il ruolo che alcuni player dell’Oil&Gas vogliono svolgere nelle rinnovabili, come ad esempio nella produzione di energia dal moto ondoso, l’importanza per le piccole e medie imprese di creare questo collegamento tra due mondi così vicini come esigenze, ma spesso distanti come filiere ed attori. Inoltre, vento, onde e maree hanno caratteristiche significativamente diverse nel Mediterraneo rispetto al Mare del Nord e pertanto, per rendere sostenibili le soluzioni anche nel mare nostrum un elevato sforzo è necessario dal punto di vista di affidabilità ed efficienza. NeSSIE ha tenuto la sua assemblea conclusiva a Bruxelles dove ho portato l’esperienza del processo innovativo delle PMI, spesso legato a percorsi di frugal innovation, ovvero dell’identificazione di soluzioni già adottate in altri settori e potenzialmente valide in ambiti in cui non è ancora usata. VIDA, finanziato nell’ambito di Horizon 2020, fornisce con contributi specifici le Pmi della filiera agroalimentare interessate a migliorare l’uso e l’efficienza di acqua e risorse energetiche

 

Il cluster tecnologico lombardo ha tra le sue mission anche quella della Green Building. Una sfida importante, ma quanti passi avanti sono stati compiuti in un campo che vede ancora l’Italia, in contro-tendenza rispetto alla media degli altri Paesi Europei, con un consumo energetico del settore residenziale in aumento?

L’Area Green Building del Cluster LE2C si occupa del tema degli edifici sostenibili rispetto all’abbattimento quasi a zero del consumo energetico, delle riduzioni al minimo delle emissioni dei gas serra e all’uso di materiali sostenibili e riciclabili in ottica integrata sull’intero ciclo di vita dell’edificio. Quest’area ha collaborato con l’Area Water Energy Nexus su un progetto legato ai tetti verdi e alle ricadute positive sia in termini di efficienza energetica che di invarianza idraulica.

L’obiettivo rimane quello della casa 4.0 integrando le diverse filiere?

Senza dubbio. All’interno del nostro cluster sono presenti solo una parte delle competenze necessarie, ovvero quelle legate alla realizzazione e manutenzione dell’involucro ed all’impiantistica intesa come riscaldamento/condizionamento e produzione energia elettrica. Altri cluster come Smart Cities & Communities, Fabbrica Intelligente e Tecnologie per gli Ambienti di Vita poi entrano in gioco per quanto di loro competenza.

 

Energia, edilizia e professioni tecniche, pertanto, avranno un ruolo sempre più importante nella fase della transizione energetica e nell’economia circolare?

Gli edifici, se costruiti in modo sostenibile (Green Building) presentano un notevole potenziale in termini di mitigazione degli impatti antropici sul clima, a causa dell’energia che consumano e delle emissioni correlate (rispettivamente circa il 40% e il 30% in Europa). L’Unione Europea, nel quadro degli obiettivi per il 2020, chiede al settore delle costruzioni uno sforzo straordinario per contribuire a questi obiettivi, con l’imposizione dello standard energia (quasi) zero a partire dal 2019 (edifici pubblici) e 2021 (edifici privati) e la spinta verso un significativo miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti entro il 2050. In Regione Lombardia, l’obbligo di nuovi edifici a energia quasi zero (NZEB – Nearly Zero-Energy Buildings) è stato anticipato (per pubblico e privato) al 2016. L’abbattimento dei consumi energetici e dei relativi impatti ambientali ha ripercussioni economiche significative, da analizzare in ottica integrata sull’intero ciclo di vita dell’edificio. L’efficienza energetica dell’ambiente costruito si basa innanzitutto sul perfezionamento delle complesse interrelazioni ambiente-edificio-impianto, al fine di comporre un’imprescindibile visione sistemica dell’edificio che deve essere trattato, necessariamente, come un organismo complesso.