HEALTH-CORONAVIRUS/FACIAL RECOGNITION

La Cina combatte il coronavirus a colpi di app

La prima emergenza sanitaria globale nell’era dell’Intelligenza Artificiale ha trasformato il sistema di sorveglianza che la Cina applica da tempo in uno strumento efficace nella lotta al virus.

di Alessandra Spalletta
24 giugno 2020
12 min di lettura
di Alessandra Spalletta
24 giugno 2020
12 min di lettura

La Cina sta costruendo un enorme database per il riconoscimento facciale che identificherà 1 miliardo e 300 milioni di cinesi. In tre secondi. È l’ottobre del 2017 quando un articolo apparso sul South China Morning Post chiarisce le ambizioni del governo di Pechino. La Cina è seconda solo agli Usa per investimenti nell’Intelligenza Artificiale (AI). Soprattutto: è ossessionata dalla sicurezza. Sono questi i due aspetti che definiscono la corsa cinese alla conquista della leadership tecnologica globale. Tre anni dopo, una tecnologia intrusiva diventa l’arma più potente in mano ai cinesi per sconfiggere il nuovo coronavirus – nato a Wuhan alla fine del 2019. 

Big Brother ai tempi del Covid

Il sistema di sorveglianza, già ampiamente in uso, viene impiegato per tracciare i movimenti del virus e controllare il rispetto da parte dei cittadini delle norme di distanziamento sociale. Dopo un ritardo iniziale, la Cina ha messo in campo misure draconiane per sconfiggere il “nemico comune”, dalla costruzione in dieci giorni di due ospedali di emergenza alla chiusura di scuole e uffici. Il presidente cinese, Xi Jinping, ha identificato l’epidemia come la “più grave emergenza sanitaria dalla fondazione della Repubblica”. Xi ha saputo recuperare il controllo della narrazione; il Partito Comunista Cinese (PCC) si è intestato i meriti della vittoria – seppure ancora parziale - nella “guerra del popolo” contro il “demone”.  

La quarantena più grande della storia

Quando, a febbraio scorso, il coronavirus scoppia nel capoluogo dell’Hubei, 11 milioni di abitanti vengono messi in quarantena. A questi si aggiungono presto i residenti di altre 15 città della regione della Cina centrale maggiormente colpita: un totale di 60 milioni di persone in lockdown. L’Occidente sperimenterà presto la stessa sofferenza, la stessa paura. La popolazione cinese ha compiuto un sacrificio enorme, rinunciando alla libertà individuale, senza indugi, ha spiegato il direttore del Global Times, Hu Xijin. Non sono mancati i segnali di sfiducia, che hanno trovato spazio di espressione nei varchi lasciati aperti da una censura insolitamente a intermittenza. Nel Paese con l’anima taoista e l’abito confuciano, la popolazione riconosce al Partito-Stato il ruolo di garante dell’ordine. Di fronte al rischio che sopraggiunga il caos, temuto dai cinesi, il popolo segue le direttive, aiutato dalla subordinazione culturale dell’individuo nei confronti della società.

Sorveglianza a tutto campo

In quei primi giorni di serrata, un timore ossessiona i cinesi ed è di natura pragmatica: il possibile contatto con persone contagiate nei giorni precedenti lo scoppio del virus. La risposta che fuga ogni dubbio è già pronta: China Mobile, la compagnia telefonica nazionale, ha lanciato un’applicazione che consente di ricostruire gli spostamenti dei passeggeri negli ultimi trenta giorni. Si tratta di sistemi che monitorano lo stato di salute di cittadini ignari di subire controlli. La ricerca di rassicurazioni ha fatto superare le pur timide resistenze alla violazione della privacy. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha elogiato a più riprese la gestione dell’emergenza sanitaria da parte di Pechino (tra le ripetute critiche sull’influenza cinese nell’ambito dell’OMS). Bruce Aylward, virologo di punta dell’Organizzazione di Ginevra, in una conferenza stampa a Pechino, a febbraio scorso, ha definito l’approccio cinese “pragmatico” giacché “basato sulla tecnologia e sulla scienza”. Ripreso dall’agenzia di stampa statale Xinhua, ha detto: “I cinesi stanno facendo un uso massiccio dei Big Data e dell’Intelligenza Artificiale per tracciare i contagi e offrire consultazioni sanitari online” allentando così la pressione negli ospedali. “L’AI ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta al Covid-19”, ha dichiarato più di recente il vice ministro della Scienza e della Tecnologia, Li Meng

La chiamata di Xi alle aziende tecnologiche

I tre giganti privati dell’internet cinese, Alibaba, Tencent, Baidu, racchiusi nel collettivo BAT, sono da tempo al fianco delle autorità nella lotta alla criminalità e al dissenso politico. La tecnologia sviluppata nei loro quartier generali viene usata nelle telecamere di sorveglianza installate nelle città cinesi. La collaborazione richiesta da Pechino – l’accesso ai big data da parte della forze dell’ordine - supera di gran lunga quella offerta dai colossi tecnologici occidentali ai propri governi. Quando Xi, a febbraio scorso, lancia un appello alle aziende tecnologiche per fronteggiare l’epidemia, Alibaba, Baidu e Tencent hanno già pronto un arsenale di innovazioni da mettere in campo: Big Data, Intelligenza Artificiale, robotica. Alcuni esempi.

Perdere la faccia

La Cina ha assunto una posizione dominante nel mercato mondiale della videosorveglianza: con 200 milioni di telecamere installate in tutto il Paese, conduce da tempo vari esperimenti che utilizzano il riconoscimento facciale per tracciare ogni movimento della popolazione. Leader in questo settore è Sense Time, colosso da 6 miliardi di dollari specializzata nel riconoscimento facciale. In Cina “perdere la faccia” è la cosa più brutta che possa capitare, e “far perdere la faccia” a qualcuno significa precipitare in una condizione di reciproco, estremo, imbarazzo: l’etichetta cinese vuole che venga sempre data a chiunque la possibilità di un’uscita dignitosa. Chi avrebbe mai detto che un giorno tutti avrebbero perso la faccia, ma senza l’ingombro dell’imbarazzo, per sbrigare una lunga serie di pratiche: oltre all’utilizzo dello smartphone, che ha rimpiazzato l’uso dei contanti facendo da volano agli acquisti online, in Cina è consuetudine usare il riconoscimento facciale per pagare le bollette o entrare a casa. Oggi è possibile farlo anche indossando la mascherina. 

Red Mirror

È stata la stessa Sense Time a sviluppare una piattaforma capace di scansionare i cittadini che indossano la mascherina. Il software per la scansione “contactless” della temperatura corporea è stato impiegato nelle stazioni della metropolitana, nelle scuole e nei centri pubblici di Pechino, Shanghai e Shenzhen. Un’altra società di riconoscimento facciale, Megvij, ha messo a punto un nuovo sistema in grado di identificare le persone con la febbre, utilizzando i dati del viso e del corpo. Nel mercato cinese circolano telecamere a infrarossi, come quelle realizzate dalla società Zhejiang Dahua, che rilevano la temperatura corporea con una precisione entro 0,3 gradi. Le ha realizzate anche Baidu, maggiore motore di ricerca cinese, all’interno del suo Lab di Intelligenza Artificiale. 

Queste aziende operano all’interno di un sistema già oleato, basato sul supporto dello Stato alle compagnie private nella realizzazione di tecnologie, che sfruttano l’accesso ai dati personali per scopi discutibili sotto il profilo del rispetto della privacy, ma decisamente utili in tempi di coronavirus. Lo spiega bene Simone Pieranni nel suo ultimo libro, “Red Mirror” (Laterza, 2020). I dati sono una miniera d’oro: l’azienda che vi ha accesso crea un prodotto sofisticato che può essere venduto all’estero; il governo entra in possesso di preziose informazioni relative agli spostamenti della popolazione, e rafforza così il suo potere di sorveglianza. 

Passeggiata ad Hangzhou

Reuters ha raccontato una storia – ripresa da Pieranni nel suo libro - che spiega come la collaborazione tra gli operatori e le autorità, enfatizzata dal governo cinese come un servizio efficace nell’azione di contrasto al Covid-19, sia entrata nella vita privata dei cittadini cinesi. Un signore di Hangzhou, città che si trova nel Sud della Cina, torna a casa dopo un viaggio da Wenzhou: zona rossa. Appena mette piede in casa, viene contattato dalla polizia locale che lo esorta a non abbandonare l’abitazione, a misurare la temperatura, e a contattare le autorità sanitarie in caso di febbre. Cosa è successo? Le telecamere di videosorveglianza hanno registrato i dati della sua targa. La polizia ne è entrata in possesso e ha fatto partire la segnalazione. Non finisce qui, perché il signore di Hangzhou, a un certo punto, è stufo di stare chiuso in casa, e decide di prendere una boccata d’aria. Dopo qualche minuto, viene contattato dal datore di lavoro. Questa volta, le telecamere con riconoscimento facciale hanno avvistato l’uomo nei pressi del lago di Hangzhou, e le autorità hanno contattato anche l’azienda. 

I caschi smart

Altri esempi. La polizia di Chengdu, capoluogo della provincia sud-occidentale del Sichuan, ha utilizzato caschi intelligenti capaci di rilevare la temperatura corporea. Il casco emette una sorta di allarme quando qualcuno con la febbre entra nel raggio di 5 metri. 

Ma i veri spioni sono gli smartphone: la potenza delle app ha permesso sia al governo, sia ai cittadini, di fronteggiare la crisi epidemiologica in modo ragionato. Un esempio per tutti: l’app di Alipay, braccio finanziario di Alibaba, dal nome Alipay Health Code, utilizzata in oltre 200 città, assegna a ogni cittadino un colore diverso: il rosso segnala i cittadini in quarantena supervisionata; il giallo, invece, individua le persone in auto quarantena; il verde indica infine chi gode di libertà di movimento. L’app avvisa così l’utente nel caso in cui sia entrato in contatto con una persona contagiata, seleziona chi deve restare a casa e chi ha invece il permesso di frequentare luoghi pubblici. 

Un esercito di droni e di robot

Tra gli impieghi più invasivi dell’Intelligenza Artificiale, ce n’è uno che avuto particolare rilievo sulla stampa occidentale, e riguarda l’utilizzo dei droni per redarguire i cittadini indisciplinati; come nel video girato in Mongolia interna, diventato virale, in cui una signora anziana viene tallonata da un drone, che la esorta a fare ritorno a casa. Gran parte dei droni in circolazione vengono prodotti da una società di Shenzhen che si chiama MMC (MicroMultiCopter). 

L’AI ha avuto un ruolo di primo piano soprattutto nel principale campo di battaglia, quello medico, spiega Xinhua. Negli ospedali, i robot hanno rimpiazzato gli esseri umani nell’assolvimento di una serie di mansioni, dalla consegna dei pasti e dei medicinali ai pazienti malati, alla sanificazione degli ambienti. I robot creati da un’altra società di Shenzhen, Pudu Technology, per esempio, sono stati impiegati in oltre 40 strutture sanitarie in tutta la Cina. Gli assistenti vocali, poi, grazie a piattaforme basate sull’Intelligenza Artificiale, consentono di rispondere a 200 telefonate in cinque minuti. 

Alibaba, il colosso dell’e-commerce, ha sviluppato un tampone innovativo che utilizza l’Intelligenza Artificiale per diagnosticare, in venti secondi, nuovi casi di coronavirus tramite scansioni tomografiche computerizzate (TAC) con un tasso di accuratezza fino al 96%.  L’AI avrà un ruolo non indifferente anche nella ricerca dei nuovi farmaci. Lo ha annunciato la Cyberspace Administration of China, in un articolo apparso sul suo sito web, dal titolo: “L’Intelligenza Artificiale e i Big Data aiutano la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci contro il coronavirus”.