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L’altro me digitale

Una nuova frontiera tecnologica che, grazie a una crescente raccolta di informazioni, offre vita a un alter ego virtuale per ciascuno di noi.

di Maria Pia Rossignaud
05 novembre 2020
7 min di lettura
di Maria Pia Rossignaud
05 novembre 2020
7 min di lettura

Il Gemello Digitale (Digital Twin) è una delle tecnologie più innovative emergenti nell’era della trasformazione digitale. L’accezione coniata da General Electric per identificare la copia digitale di un motore prodotta nelle loro fabbriche è ormai una realtà in diversi settori. I gemelli digitali possono essere quasi identici all’oggetto reale o copie piuttosto accurate come nel caso delle vetture Tesla o rappresentazioni piuttosto approssimative, in altri casi. Sono usati per diversi scopi, come la simulazione e il monitoraggio del funzionamento dei prodotti di cui sono le repliche.

Due meglio di uno

La novità dei nostri giorni è il doppio digitale dell’uomo. Il gemello digitale che si sta facendo strada grazie agli assistenti virtuali come Alexa e Google Assistant, i cavalli di Troia che si sono insinuati nelle nostre case e raccolgono informazioni. Secondo Roberto Saracco, Presidente e Nodo Direttore dell’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia (EIT) Italia, in un prossimo futuro passeremo probabilmente dall'accettazione al desiderio di un gemello digitale personale. Samsung infatti, a gennaio scorso, ha dichiarato di lavorare al progetto Neon al fine di creare avatar 3D realistici: cioè, figure digitali personalizzate che compaiono su uno schermo che sono progettati per essere veri e propri alter ego dell’utente.

Le protesi tecnologiche teorizzate da Derrick de Kerckhove, nel suo libro Brainframes, portano all’uomo aumentato come lui stesso spiega in un’intervista al Sole 24ore: "Gli algoritmi, in alcuni casi, compiono scelte per noi e la tendenza è in crescita. Già oggi puoi chiedere a una macchina se devi girare a destra o a sinistra, immagina se un giorno potrai chiedere a un assistente digitale: ‘devo sposarmi o no?’. Il telefono cellulare è stata la prima versione del gemello digitale. All’inizio, era un problema di ingegneri alle prese con una turbina difettosa: invece di sostituire la macchina o il suo funzionamento, questi ingegneri pensarono che fosse meglio creare un doppio digitale dello strumento, all’interno del quale tutti i componenti e il modo in cui funzionavano erano rappresentati e si inseriva anche il recapito da chiamare. Da qui è nata l’idea del gemello digitale. Da questo concetto, che era puramente ingegneristico, si è arrivati a un’applicazione puramente informatica, ad esempio, alcuni hanno iniziato a valutare l’applicazione del gemello a diversi tipi di entità, per esempio un quartiere, un’impresa, un magazzino, fino ad arrivare a degli educatori, che hanno pensato di applicarlo alla classe. A quel punto, vista la grande quantità di dati reperibili su di noi in Rete, il passaggio all’individuo è stato scontato. Così si è usciti dal mondo tecnico dell’ingegneria mettendo l’uomo al centro della questione del gemello digitale".

Conoscenza a portata di click

Il gemello digitale è una sintesi complessa di una realtà costruita sui dati raccolti in un mondo sempre più interattivo e, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, diventa anch’esso, in prospettiva, intelligente. In effetti siamo già da tempo umani aumentati da Internet, grazie agli smartphone che agiscono come protesi esterne della nostra mente. La nostra memoria esternalizzata ci permette di conoscere in un batter d’occhio (accesso alla rete permettendo) tanto la data di morte di Napoleone, quanto la radice quadrata di 43.967.

Le informazioni sono ottenibili con un paio di click. Sempre più efficace e responsive, lo smartphone, è diventato indossabile e quasi indistinguibile da noi stessi, ci ha trasformato in una specie la cui estensione si fonde con Internet come rete delle reti, integrati in un ambiente ricco di informazioni diversificate senza il cui supporto non potremmo sopravvivere. In un tale contesto, diventa difficile sottrarsi dalla conoscenza e successiva gestione delle novità della trasformazione digitale, che è ciò che ci aspetta nei prossimi decenni.

Diventeremo umani aumentati dal gemello digitale e probabilmente fra 10 anni non lo percepiremo più come un'entità separata o saremo un’entità unica inseparabile. Ecco perché è importante tracciare la storia di questa nuova realtà che emerge soprattutto nell’ambito dell’industria 4.0. Il proliferare di un numero crescente di strumentazioni a sensori, indossabili e sempre più implementabili sul e nel corpo, sono cibo per il nostro doppio digitale.

Bit di umanità

Noi esseri umani, però, siamo molto di più della mera rappresentazione di muscoli e movimento, metabolismo e battito cardiaco. Siamo anche, soprattutto, pensieri. Sebbene la creazione di una fedele replica digitale del nostro cervello appartenga ancora al campo della science fiction, è già possibile ottenere una rappresentazione approssimativa del suo comportamento. Il rischio è perdere le tracce dell’evoluzione e trovarsi ancor prima di rendersene conto con un gemello digitale che decide per noi università, cibo, palestra e altro.

È chiaro a questo punto che, seppur in maniera molto limitata, l’emergere di copie digitali di noi stessi è già iniziata a livelli micro e macro. Tutte le informazioni da raccogliere per farlo nascere sono già sparse nelle banche dati del mondo. A livello micro, per esempio, è ormai pratica comune quella di avere i nostri esami clinici digitalizzati (radiografie, TAC, MRI, ecc.). Tali rappresentazioni biologiche delle parti del nostro corpo permettono poi al medico di trovare soluzioni più utili al paziente.

A livello macro possiamo invece considerare Facebook (e numerose altre applicazioni social) come una sorta di gemello digitale grezzo, in grado di catturare in formato digitale aspetti della nostra vita, di ciò che facciamo e di chi siamo. Questi esempi sono ancora lontani dall’idea di Neon, gemello digitale a tutto tondo, tuttavia possono già rappresentarne un’idea. Alla base di questa nuova rivoluzione c’è la capacità di replicare atomi in formato di bit per arrivare a una rappresentazione speculare di come questi atomi interagiscono tra loro e con l’ambiente.

Non è necessario replicare atomo per atomo in format digitale: il motore di una macchina ha un proprio gemello digitale che tuttavia, per quanto accurato, non è la sua copia speculare. È necessario comprendere che la cultura digitale ha avviato una trasformazione destinata a prendere sempre più spazio dentro e fuori di noi, e capirne la portata aiuta noi a decidere come gestirla.