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Il vero valore dell’acqua

Il mondo dovrà affrontare un futuro di sfide senza precedenti, comprese alluvioni e siccità. È importante che l’acqua sia il nucleo delle soluzioni.

di Tom Williams
11 marzo 2020
13 min di lettura
diTom Williams
11 marzo 2020
13 min di lettura

Carenza idrica, eventi meteorologici estremi e inquinamento delle acque: quasi tutti i paesi sono affetti da uno di questi problemi, e alcuni li presentano tutti e tre. Per il decimo anno consecutivo, il Global Risks Report del World Economic Forum ha inserito la crisi idrica fra i primi cinque rischi in termini di impatto. Eppure, con il trascorrere del tempo, la crisi idrica globale è peggiorata, costellata da storie apocalittiche di “Day Zero” (Città del Capo, Sudafrica), inquinamento (Flint, Michigan, Stati Uniti) e alluvioni (Africa sudorientale).
Secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sullo stato di attuazione dell’Obiettivo 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) pubblicato nel 2018, il mondo non è sulla pista giusta per raggiungere i traguardi prefissati: nel 2030 centinaia di milioni di persone continueranno a essere prive di accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari adeguati, la domanda di acqua dolce supererà l’offerta e le acque reflue continueranno a inquinare l’ambiente.
Questo rischio è aggravato dalla dipendenza dei grandi sistemi dall’acqua e dall’impatto di quest’ultima sui grandi sistemi (per esempio, quello alimentare, energetico o climatico): una popolazione in crescita richiede maggiori quantità di cibo e comporta quindi l’impiego di maggiori quantità di acqua, la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio comporta conseguenze sull’utilizzo dell’acqua e gli effetti principali del cambiamento climatico si manifestano mediante l’acqua (alluvioni e siccità). Eppure, nonostante questo scenario sconfortante, esistono opportunità, soluzioni e sinergie per ovviare ai problemi idrici. Stimolando la volontà politica, creando “coerenza idrica” nelle politiche ambientali, economiche e sociali e instaurando una gestione delle risorse idriche ad hoc permetteremo a finanza, tecnologia e istituzioni di risolvere i nostri gravi problemi idrici.

Rischio idrico e opportunità commerciali

L’impatto negativo della crisi idrica sul commercio e sull’economia è sempre più evidente tanto nelle economie in via di sviluppo quanto in quelle sviluppate. Per esempio, si calcola che nel 2018 i bassi livelli dell’acqua nel Reno dovuti all’estate calda e alle precipitazioni ridotte, che hanno interrotto la navigazione fluviale, abbiano contribuito a ridurre il PIL della Germania dello 0,7 percento. In India si prevede una perdita del 6 percento del PIL del paese entro il 2030 se non si prenderanno seri provvedimenti relativamente alla crisi idrica.

Le attività commerciali si trovano ad affrontare rischi fisici e immateriali determinati dalla concorrenza per l’acqua, dall’inquinamento, dalla regolamentazione e dai cambiamenti climatici. La carenza idrica o le alluvioni, come pure i rischi normativi, finanziari e i rischi in termini di reputazione, possono portare all’interruzione delle attività commerciali. Al contempo, investire nella gestione sostenibile delle risorse idriche offre l’opportunità di ottenere un vantaggio competitivo. L’ultimo rapporto sull’acqua pubblicato da CDP indica che, nel 2018, le perdite finanziarie legate all’acqua di 2.114 aziende ammontavano complessivamente a 38,5 miliardi di dollari. Cifre del genere stanno anche avendo un forte impatto sulla comunità degli investitori, che chiedono informazioni più dettagliate e specifiche sui rischi connessi al clima come quello idrico. Inoltre, gli investitori chiedono informazioni più precise relativamente ai rischi e alle opportunità delle aziende in campo idrico, dal momento che i rischi idrici e le loro conseguenze variano evidentemente a seconda dell’ubicazione e delle condizioni socioeconomiche e ambientali predominanti.

Le attività commerciali (nell’ambito di un impegno collettivo con altre aziende, governi e società civile) giocano un ruolo significativo in tre aree: acque reflue, agricoltura ed efficienza idrica domestica.

Acque reflue: una fonte d’acqua, di energia e di sostanze nutrienti

La maggior parte dei dati sulla situazione globale, in termini di acqua e servizi igienico-sanitari, è sconcertante: miliardi di individui non hanno accesso all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari adeguati, si prevede che la domanda di acqua dolce supererà l’offerta e l’80 percento di tutte le acque reflue viene riversato direttamente nell’ambiente senza alcun trattamento. Garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile e a strutture igienico-sanitarie è un compito intrinsecamente complesso, che richiede un cambiamento che interessa tutto il sistema ed enormi investimenti in uno scenario di governance generalmente debole, e la sfida delle acque reflue è ancora più sconcertante quando si riflette sull’opportunità che presenta. Uno studio di recente pubblicazione ha messo in evidenza che, in teoria, il recupero totale dei nutrienti principali (azoto, fosforo e potassio) dalle acque reflue globali potrebbe compensare il 13,4 percento della loro domanda globale in agricoltura. Inoltre, il potenziale energetico e l’acqua contenuti nelle acque reflue le rendono una risorsa preziosa cui attingere, se vengono create le giuste condizioni normative e di mercato.

In Brasile, Aquapolo costituisce un esempio della portata e dei vantaggi potenzialmente realizzabili se le condizioni normative e di mercato sono giuste. Alla sua inaugurazione, nel 2012, Aquapolo era il più grande progetto di riutilizzo idrico del paese. Lo stabilimento è stato sviluppato e finanziato grazie a una partnership fra pubblico e privato che ha visto coinvolte Braskem (la maggiore compagnia petrolchimica dell’America Latina), Sabesp (il gestore pubblico dell’acqua della città di San Paolo) e Foz do Brasil (una società che si occupa di gestione dei rifiuti). L’impianto è in grado di produrre 1.000 litri al secondo di acqua riciclata, approvvigionando uno stabilimento petrolchimico situato a San Paolo. Braskem, che utilizza circa il 65 percento della capacità di Aquapolo, ha sottoscritto un contratto della durata di 41 anni per questa fornitura, garantendo entrate per coprire i costi operativi. Oltre a soddisfare le crescenti domande dell’industria, il progetto ha permesso anche di aumentare la fornitura di acqua potabile per il consumo umano, che nel corso della crisi idrica del biennio 2014-15 si stima abbia fatto risparmiare più di 50 milioni di dollari. L’opportunità da cogliere è quindi una collaborazione delle aziende con il settore pubblico per fornire vantaggi economici, ambientali e sociali su larga scala.

Più persone = più cibo = meno acqua

A livello globale, una percentuale significativa delle risorse idriche (fino al 90 percento in alcune zone dell’Asia) è destinata all’agricoltura. Inutile dire che è in questo settore che si possono compiere i maggiori progressi in termini di efficienza idrica. Le colture di base come riso, frumento e canna da zucchero consumano enormi quantità di acqua, e spesso sono coltivate in luoghi dove l’acqua è scarsa. Questa è la conseguenza di un sistema alimentare globale che propone diete poco sane e di politiche agricole che incentivano un’estrazione eccessiva di acqua dolce per l’irrigazione (in alcuni stati dell’India, per esempio, l’estrazione idrica è gratuita, l’energia per pomparla è sovvenzionata e agli agricoltori è garantito un prezzo minimo di vendita del riso, laddove potrebbe essere più opportuno coltivare altre colture). Il rapporto EAT-Lancet 2019, che ha indicato la via verso un sistema alimentare in grado di offrire diete sane per tutti entro i limiti del pianeta, ha messo in evidenza che il dimezzamento degli sprechi e delle perdite alimentari unitamente al miglioramento delle pratiche agricole potrebbe migliorare l’efficienza idrica del 30 percento. Il miglioramento delle pratiche agricole volto a migliorare l’efficienza idrica si concentra spesso sull’irrigazione, ignorando il grande potenziale offerto dal mantenimento della salute del suolo (importante per la ritenzione idrica) e da strategie più ampie di gestione dei bacini idrici che fissino soglie e meccanismi di assegnazione per ripartire l’acqua fra tutti gli utenti. Un sistema di irrigazione che opera senza soglie prestabilite e dati di utilizzo è pressoché inutile. Gli agricoltori sono i diretti interessati per quanto riguarda la gestione dell’acqua. Eppure, in tutto il mondo, a essere minacciati sono proprio i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori, che secondo la Banca Mondiale sono circa 2 miliardi.

L’accesso ai finanziamenti è scarso, le rese dei raccolti possono essere discontinue (talvolta a causa dei cambiamenti delle condizioni meteorologiche dovuti al clima, che colpiscono principalmente chi dipende dall’agricoltura pluviale, come  nell’Africa sub-sahariana, in cui il 95 percento dei terreni coltivati è irrigato con acqua piovana) e i servizi di consulenza non sono disponibili in tempi rapidi. La tecnologia, in particolare quella basata sulla telefonia cellulare, può contribuire enormemente a far fronte a queste sfide. La semplice fornitura di dati meteorologici agli agricoltori può aiutarli a preparare meglio i rispettivi programmi di semina. Retribuzioni e incentivi per gli agricoltori per stimolare un minore utilizzo di acqua, unitamente a incentivi per la mitigazione e il sequestro del carbonio, possono costituire un vantaggio tanto per i governi quanto per gli agricoltori. 

Per far ciò, è essenziale riconoscere il valore dell’acqua: ovvero, garantire che il valore ambientale, sociale ed economico dell’acqua sia incluso nel processo decisionale. Non si riconosce il valore dell’acqua laddove è gratis. Dare all’acqua un vero valore, invece, può stimolare processi decisionali volti alla tutela e alla conservazione dell’acqua dolce.

Far sì che 50 litri sembrino 500

È possibile attribuire circa il 15 percento delle emissioni di gas serra (GHG) legate all’edilizia all’utilizzo dell’acqua per elettrodomestici e accessori di lavanderie, bagni e cucine. L’efficienza idrica domestica si traduce in efficienza energetica e riduzione delle GHG. Il consumo idrico domestico pro capite medio varia da oltre 500 litri al giorno in alcune città degli Stati Uniti a 100 litri al giorno in alcune città europee. Nel corso della recente crisi idrica di Città del Capo, che ha portato alla predisposizione di un “Day Zero”, è stato imposto agli abitanti un limite al consumo idrico di 50 litri per persona al giorno, rendendo difficili la pulizia della casa, la cucina e l’igiene personale.

Ma cosa succederebbe se 50 litri al giorno non comportassero alcuna difficoltà e sembrassero 500 litri? È possibile? Ebbene sì. Innanzitutto, le tubazioni delle abitazioni sono disposte in modo lineare: l’acqua pulita entra e l’acqua usata esce (e intanto si utilizzano grandi quantità di energia per il riscaldamento e il trasporto). E se chiudessimo il cerchio a livello di abitazione o di quartiere? Si riutilizzano le acque grigie per tirare lo sciacquone, le docce vengono equipaggiate con scambiatori di calore e i serbatoi di acqua piovana raccolgono e immagazzinano l’acqua per vari utilizzi. Tutto è possibile. Ed esistono grandi innovazioni da parte di numerose aziende che offrono prodotti per fare il bucato a temperature più basse e utilizzando meno acqua, dispositivi per diminuire il flusso dell’acqua dai rubinetti e prodotti per lavare i capelli senz’acqua.

Anche se l’acqua domestica costituisce solo circa il 10 percento del nostro utilizzo idrico totale, le conseguenze di un cambio di abitudini in casa per un’efficienza idrica maggiore possono spingersi al di là delle mura domestiche. Cambiare il rapporto delle società con l’acqua, migliorando la consapevolezza dell’acqua intesa come mezzo di produzione di beni di consumo (compreso il cibo), rappresenterà un fattore essenziale per la risoluzione della crisi idrica.

Qual è la sfida da affrontare

Il mondo dovrà affrontare un futuro di sfide idriche senza precedenti, comprese alluvioni e siccità. Al contempo, la crescita demografica, lo sviluppo economico e i cambiamenti climatici aumentano la domanda d’acqua. La carenza idrica avrà ripercussioni negative sulla salute e sul benessere dell’uomo, sulla sostenibilità ambientale, sulla stabilità dei paesi e sulle prestazioni economiche. Un mondo in cui società e aziende riconoscono il valore dell’acqua è un mondo in cui le grandi trasformazioni che interessano tutto il sistema sono accelerate agendo sull’acqua. Se agiamo sull’acqua possiamo raggiungere i nostri traguardi climatici; se agiamo sull’acqua possiamo correggere i nostri sistemi alimentari errati e possiamo soddisfare le nostre esigenze di energia a basse emissioni di carbonio. L’acqua è il grande connettore, ma la storia ci insegna anche che è la principale vittima dell’inerzia politica, di politiche incoerenti e di una governance debole. Nel corso di quest’anno cruciale, durante il quale andranno stabiliti nuovi obiettivi per la biodiversità a livello mondiale nonché nuovi e urgenti obiettivi in campo climatico, dobbiamo fare in modo che l’acqua sia il nucleo centrale delle soluzioni da intraprendere.

 

L’autore: Tom Williams

Dirige il lavoro di WBCSD sull’acqua, facilitando il coinvolgimento di grandi aziende multinazionali su una serie di temi legati all’acqua. Negli ultimi 15 anni, Williams ha lavorato su questioni globali legate alla sicurezza idrica, con stakeholders del settore pubblico e privato.