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Usa-Iran: tra nuove sanzioni e stop alle esportazioni petrolifere

Trump ha deciso di non rinnovare l'esenzione dalle sanzioni per otto Paesi.

da Giuseppe Acconcia
16 maggio 2019
6 min di lettura
daGiuseppe Acconcia
16 maggio 2019
6 min di lettura

Lo scontro tra Iran e Stati Uniti è di nuovo alle stelle. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di non rinnovare l’esenzione dalle sanzioni per otto Paesi (Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Taiwan, Turchia, Italia e Grecia) e di rinnovare per soli 90 giorni, anziché 180, le esenzioni che permettono a Cina, Russia e alcuni Paesi europei di collaborare con Teheran nell’ambito del programma nucleare civile. Dal canto suo, il presidente iraniano ha annunciato l’intenzione di rivedere il rispetto di Teheran dell’accordo di Vienna sul nucleare. In particolare Rouhani ha parlato di una possibile ripresa dell’arricchimento dell’uranio oltre i livelli stabiliti a Vienna e certificati dall’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea), qualora entro sessanta giorni non dovessero esserci novità sul regime sanzionatorio che colpisce l’Iran dopo il ritiro unilaterale dall’accordo, deciso in via definitiva dagli Usa nel novembre scorso.

Gli effetti delle nuove sanzioni

Lo stop all’esenzione dalle sanzioni potrebbe complicare ulteriormente il rispetto dell’accordo di Vienna da parte di alcuni Paesi europei e asiatici e avere effetti di lungo periodo sui prezzi del petrolio. Dopo l’annuncio di Trump il prezzo del petrolio ha toccato i 74 dollari al barile: i livelli più alti dal novembre 2018.

Il presidente Usa, Donald Trump, ha assicurato che la sua intenzione è di azzerare le esportazioni petrolifere iraniane. Il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha aggiunto che la decisione di ripristinare le sanzioni ha lo scopo di “accelerare la campagna di pressione per raggiungere gli obiettivi di sicurezza nazionale mantenendo l’offerta nei mercati petroliferi globali”. E così Trump ha annunciato di aver avuto incontri bilaterali con le autorità saudite e degli Emirati per facilitare le esportazioni da questi Paesi. “Siamo sicuri che l’offerta di petrolio nei mercati energetici si manterrà a buoni livelli”, ha twittato Trump. Le esportazioni petrolifere iraniane sono già scese sotto il milione di barili al giorno, un livello molto basso se comparato ai 2,5 milioni di barili precedenti all’abbandono unilaterale dell’accordo da parte degli Usa.

In seguito alle dichiarazioni iraniane di una possibile ripresa dell’arricchimento dell’uranio, gli Usa hanno annunciato il dispiegamento della portaerei Abraham Lincoln insieme alla nave da guerra USS Arlington nel Golfo. Il Consigliere alla Sicurezza nazionale, John Bolton, ha riferito dell’intenzione di mostrare che “gli Usa sono pronti a rispondere a qualsiasi attacco” in relazione a possibili rappresaglie contro interessi americani nella regione da parte dei pasdaran iraniani. L’Iran è presente con contingenti militari e basi in Siria, Afghanistan e Iraq.

 

Le reazioni dei paesi interessati dalle sanzioni

Cinque paesi sugli otto che hanno usufruito di sei mesi di esenzione sulle nuove sanzioni (Grecia, Italia, Giappone, Corea del Sud e Taiwan) hanno già fermato l’importazione di petrolio iraniano. I Paesi europei che hanno partecipato al gruppo P5+1 che ha negoziato l’intesa di Vienna si erano detti intenzionati a continuare a mantenere in vita l’accordo. E così, per superare le sanzioni Usa, è stato creato il sistema INSTEX, Special Purpose Vehicle, da parte di Francia, Germania e Regno Unito. Lo scopo è di proseguire con i pagamenti da e verso l’Iran. Fin qui INSTEX è stato usato per gestire i flussi finanziari e in settori non colpiti dalle sanzioni ma potrebbe essere usato anche per transazioni relative al mercato petrolifero iraniano.

Cina e India hanno criticato invece la decisione di Trump, in particolare Pechino potrebbe continuare a importare petrolio iraniano aggirando le sanzioni Usa. “La cooperazione tra Cina e Iran è aperta e trasparente e deve essere rispettata”, ha dichiarato il portavoce del ministro degli esteri cinese, Geng Shuang. Sulla stessa linea sono arrivate le dichiarazioni del ministero degli Esteri turco: la decisione Usa “non fa gli interessi della pace regionale e della stabilità”.

Le reazioni iraniane

Le sanzioni stanno duramente colpendo l’economia iraniana, portando ai livelli minimi il valore della moneta locale, quadruplicando i tassi di inflazione e tenendo lontani gli investimenti esteri. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha già previsto un -6% per l’economia iraniana nel 2019. L’Iran ha annunciato che farà tutto il possibile per bypassare le sanzioni Usa, come ha confermato il vice-ministro del Petrolio, Amir Hossein Zamaninia. Teheran continuerà a esportare il suo petrolio sfidando le sanzioni Usa. “Abbiamo mobilitato tutte le nostre risorse per continuare a vendere il nostro petrolio, per contrastare sanzioni ingiuste e illegittime”, ha assicurato Zamaninia.

Dal gennaio 2018, continue ondate di proteste e scioperi per l’aumento dei prezzi e i bassi livelli salariali hanno attraversato il Paese. Le ultime manifestazioni si sono svolte lo scorso 26 aprile e primo maggio, con la partecipazione di sindacalisti e attivisti locali. Si aggravano le tensioni tra Iran e Stati Uniti, dopo le sanzioni mirate contro i pasdaran iraniani, designati come gruppo terroristico dagli Usa, e dopo la minaccia di Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz. L’estensione delle sanzioni a tutti i Paesi che continuano a importare petrolio iraniano ha provocato la dura reazione di Teheran che potrebbe, entro l’estate, rivedere il rispetto dell’accordo di Vienna del luglio 2015. La decisione Usa, oltre a riportare venti di guerra nella regione, ha prodotto un immediato aumento dei prezzi del petrolio, mentre la diminuzione della produzione petrolifera in Iran potrebbe mettere definitivamente in ginocchio l’economia locale, indebolendo la leadership di Rouhani in favore dei falchi tra gli ayatollah.

L'autore: Giuseppe Acconcia

Giornalista e ricercatore specializzato in Medioriente (Università Bocconi di Milano e Londra).

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