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Emirati Arabi Uniti, una svolta possibile

Uno degli ostacoli maggiori alla transizione energetica consiste nella mancanza di piani d'azione circostanziati.

da Brian Efird e Steven Griffiths
11 aprile 2019
18 min di lettura
daBrian Efird e Steven Griffiths
11 aprile 2019
18 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 42 - Gulf Vision. Leggi il magazine

 

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) intendono attuare una transizione verso un sistema energetico a ridotte emissioni di carbonio, sia come parte integrante del proprio Contributo determinato a livello nazionale (NDC) nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), sia nel contesto di una serie di investimenti in tema di ricerca e sviluppo, tecnologia e generazione di energia elettrica a basso impatto ambientale. Tuttavia, data la complessità del sistema politico degli EAU (che prevede il consenso unanime di sette emirati relativamente sovrani e indipendenti) e degli interessi commerciali e finanziari in gioco, non è chiaro quali strumenti programmatici siano politicamente plausibili.

Questo articolo riassume i risultati di uno studio più esteso sull’elaborazione delle politiche emiratensi che si è avvalso della piattaforma KAPSARC Toolkit for Behavioral Analysis (KTAB), un modello di processi decisionali collettivi (CDMP) per valutare la praticabilità politica di sei diverse opzioni strategiche che potrebbero contribuire a realizzare l’impegno degli Emirati Arabi Uniti a ridurre l’impronta carbonica del proprio sistema energetico (una trasformazione che in seguito chiameremo “transizione energetica emiratense”).

KTAB è una piattaforma che permette di costruire un modello e fornire un’analisi dei CDMP, che registrano il processo di negoziazione politica (esplicito e implicito) tra una serie di soggetti come singoli individui, istituzioni, circoscrizioni elettorali o gruppi individuabili (detti “blocchi”). KTAB simula il modo in cui i soggetti interagiscono e si influenzano reciprocamente nel tempo per giungere a una “soluzione praticabile” al problema di cui si è costruito il modello, in modo da fornire una previsione del risultato atteso per il sostegno collettivo (o l’opposizione) dei soggetti a ciascuna delle alternative strategiche esaminate nel presente articolo. Di seguito, anziché fornire un compendio circostanziato delle preferenze, delle variazioni in termini di volontà politica e del comportamento atteso di ciascun soggetto in tutte le dimensioni strategiche pertinenti, discuteremo unicamente le conclusioni generali emerse dallo studio più esteso sopracitato.

Un paese energivoro, ma attento all’ambiente

Oltre a essere il settimo produttore e il quarto esportatore di petrolio a livello mondiale, gli EAU possiedono ingenti riserve di gas naturale, da cui i settori elettrico e idrico emiratensi dipendono pressoché esclusivamente. Anche se il paese ha compiuto notevoli sforzi per diversificare la propria economia, a dominare lo scenario sono ancora le industrie ad alta intensità energetica, mentre il settore industriale in generale è responsabile di oltre il 60% del consumo finale complessivo di energia interno. Un’industria energivora, un clima caldo e arido che richiede enormi quantità di energia per gli impianti di raffreddamento e desalinizzazione dell’acqua unitamente ai prezzi di acqua ed elettricità calmierati dai sussidi statali hanno reso gli EAU uno dei paesi a più elevato consumo di energia pro capite al mondo.

Gli EAU hanno una lunga tradizione di cauto sviluppo economico, soprattutto quando si tratta di ridurre al minimo l’impatto dell’attività economica sull’ambiente. Il primo presidente della federazione, lo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, aveva varato una serie di provvedimenti per proteggere l’ambiente, tra cui un primo decreto per ridurre la pratica del gas flaring, ovvero la combustione del gas naturale in eccesso estratto con il petrolio. Nel 1973 è stata fondata Abu Dhabi Gas Liquefaction Company Limited (ADGAS), una società di liquefazione del gas, allo scopo di raccogliere e liquefare il gas naturale estratto nell’emirato per esportarlo in Giappone. Inoltre, tutte le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione emiratensi sono stati costruiti grazie al gas fornito come materia prima da Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), l’azienda petrolifera di stato degli EAU. Da allora, Abu Dhabi ha quasi azzerato la pratica del gas flaring.

Nel 2006, per rispondere ai crescenti timori globali sulle emissioni di carbonio, l’azienda di stato Mubadala ha fondato un nuovo ente allo scopo di ampliarsi e investire in energia pulita. Denominata Abu Dhabi Future Energy Company, o Masdar, questa società si è sviluppata rapidamente fino a diventare un’impresa su larga scala in grado di investire nell’innovazione e nell’installazione delle energie rinnovabili (tanto negli EAU quanto all’estero) tramite una serie di progetti.

Il primo progetto solare di Masdar negli EAU è stato portato a termine nel 2013, quando è entrata in funzione la centrale elettrica a concentrazione solare da 100 megawatt denominata Shams 1, all’epoca la più grande del mondo. Dal 2013, tanto Abu Dhabi quanto l’emirato limitrofo di Dubai hanno realizzato una serie di progetti nel campo delle energie rinnovabili. Ad Abu Dhabi sono inoltre in corso i lavori della prima centrale nucleare del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) presso Barakah, dove Emirates Nuclear Energy Corporation (ENEC) sta costruendo quattro reattori. Il completamento del primo reattore, inizialmente previsto per il 2017, è stato rinviato al 2020 a causa di ritardi normativi.

Alla creazione di Masdar è stata affiancata una serie di piani d’azione generali e dichiarazioni di intenti che tracciano la rotta delle ambizioni emiratensi in tema di sviluppo economico sostenibile e cambiamento climatico. Masdar prende le mosse da quanto delineato nell‘Abu Dhabi Vision 2030, ma negli scorsi anni il governo federale emiratense ha pubblicato un proprio piano strategico (UAE Vision 2021), mentre l’emirato di Dubai si è dotato di due piani (Plan 2021 e Dubai Integrated Energy Strategy 2030) che definiscono visioni diverse per un futuro sostenibile.

Obiettivi e strumenti di attuazione della Strategy 2050

Più di recente, nel 2017, il ministero dell’Energia emiratense ha annunciato un nuovo piano (UAE Energy Strategy 2050) che delinea una serie di obiettivi energetici che gli EAU si prefiggono di raggiungere entro il 2050, tra cui:

  • Energia elettrica: 44% da energia pulita, 38 percento da gas naturale, 12% da carbone pulito e 6% da energia nucleare.
  • Efficienza energetica: incremento del 40%rispetto all’attuale crescita annua della domanda di energia elettrica del 6 percento.
  • Riduzione delle emissioni di carbonio: riduzione del 70% delle emissioni di carbonio derivanti dalla generazione di energia elettrica.

Al contempo, nell’ottobre del 2015 il ministero federale degli Esteri degli EAU ha presentato il proprio Contributo previsto stabilito a livello nazionale (INDC) alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici prima della XXI Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP 21) che si sarebbe tenuta a Parigi poche settimane dopo. Il documento, che è stato ratificato nel settembre del 2016 acquisendo ufficialmente lo status di Contributo determinato a livello nazionale (NDC) degli EAU, fissa l’obiettivo di aumentare l’apporto di energia pulita al mix energetico complessivo emiratense passando dallo 0,2% del 2014 al 24% entro il 2021. Nel 2018, la quota di energia pulita da raggiungere nel mix complessivo è stata innalzata al 27%.

Pur contenendo obiettivi ambiziosi e aspirazioni di carattere generale per uno sviluppo nazionale sostenibile, il piano UAE Energy Strategy 2050 e documenti come il NDC emiratense non ne descrivono nei particolari le modalità di attuazione.

Uno dei motivi di tale vaghezza (se non il principale) risiede nella complessità dei processi decisionali che caratterizza gli EAU, una federazione di sette emirati formalmente indipendenti. A dividersi il potere, di fatto, sono però Abu Dhabi e Dubai, che da sempre custodiscono gelosamente la propria indipendenza in materia di decisioni politiche. I restanti emirati più piccoli, noti complessivamente come gli Emirati settentrionali, tendono a conformarsi alle iniziative prese da Abu Dhabi.

Ai fini del presente studio, abbiamo individuato sei strumenti programmatici:

  1. Determinazione del prezzo del carbonio: varare una tassa sul carbonio, o misure programmatiche analoghe che impongano direttamente un prezzo sul carbonio. Per mantenere una vera parità di condizioni all’interno degli EAU, occorrerebbe che la determinazione del prezzo del carbonio avvenisse a livello federale e fosse adottata unanimemente da tutti i singoli emirati. In ogni caso, gli EAU non si sono impegnati esplicitamente a raggiungere un livello specifico di riduzione delle emissioni di carbonio.
  2. Rinnovabili: aumentare l’impiego di fonti di energia rinnovabili (p. es., eolico e/o solare) per la generazione di energia elettrica e la desalinizzazione. Attualmente, la realizzazione di progetti di energia rinnovabile è di competenza politica dei singoli emirati e delle rispettive società di servizi pubblici.
  3. Energia nucleare: rendere operativo lo sfruttamento previsto del nucleare nella generazione di energia elettrica. L’unico emirato ad aver deciso di sviluppare un programma nucleare è quello di Abu Dhabi, il cui governo controlla al 100% ENEC, l’azienda incaricata di costruirvi quattro centrali nucleari. L’autorità di controllo nucleare degli EAU, la Federal Nuclear Energy Authority (FANR), è invece un’istituzione federale, anche se il suo consiglio di amministrazione è composto pressoché esclusivamente da funzionari di Abu Dhabi.
  4. Efficienza energetica (EE): implementare i parametri di EE sottoponendo le prestazioni a controlli e verifiche in modo da ampliare l’adozione di tecnologie di EE e migliorare la gestione della domanda energetica. Anche se ciascun emirato degli EAU stabilisce le proprie normative e i propri parametri di EE per l’edilizia, a regolamentare l’efficienza energetica degli elettrodomestici è il governo federale tramite la Emirates Authority for Standardization and Metrology (ESMA).
  5. Riforma dei sussidi energetici: riformare ulteriormente i sussidi energetici a elettricità, acqua e combustibili per il trasporto. I prezzi del carburante negli EAU sono uniformi in tutti gli emirati. Negli ultimi anni, il ministero federale dell’Energia ha deciso di applicare la politica dei prezzi variabili alla vendita al dettaglio dei combustibili per il trasporto (diesel e benzina) in base al prezzo di mercato internazionale. I prezzi di energia elettrica e acqua sono invece fissati da ciascun emirato: Dubai, per esempio, è stato il primo a stabilire prezzi commisurati ai costi, ma di recente anche gli altri emirati hanno compiuto notevoli progressi.
  6. Gas naturale: continuare a utilizzare il gas naturale nella generazione di energia elettrica, eventualmente sfruttando nuove fonti di gas a basso costo (p. es., il gas naturale liquefatto) o nuovi giacimenti di gas. Gli emirati di Abu Dhabi, Dubai e Sharja producono gas naturale da giacimenti o sotto forma di gas associati all’estrazione del petrolio. Tuttavia, la produzione di gas negli EAU non è sufficiente a soddisfarne la domanda crescente da parte del settore elettrico e dell’industria. Dal 2006, infatti, gli EAU importano gas dal Qatar attraverso il gasdotto Dolphin (per un totale di 17,9 miliardi di metri cubi nel 2016), mentre più di recente hanno aumentato le importazioni di gas naturale liquefatto tramite Dubai (per un totale di 3,9 miliardi di metri cubi nel 2016) e avviato la costruzione di unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (FSRU) ad Abu Dhabi e Sharja. Data la natura più allettante delle dinamiche economiche a breve termine delle FSRU, sembra invece che i progetti per un terminale di gas naturale pienamente operativo nell’emirato di Fujaira abbiano subito una battuta d’arresto. ADNOC sta inoltre rinnovando l’impegno a sviluppare giacimenti di gas ad alto contenuto di zolfo non associati all’estrazione del petrolio, che dovrebbero fruttare agli EAU miliardi di piedi cubi al giorno di nuovo gas nel giro di qualche anno. Anche se la scelta di aumentare il ricorso al gas naturale per la generazione di elettricità e la desalinizzazione dell’acqua spetta ai singoli emirati, che controllano i rispettivi settori industriali e dell’energia elettrica, gli Emirati settentrionali più piccoli dipendono da Abu Dhabi per gran parte della propria fornitura e pertanto, di fatto, non hanno una vera voce in capitolo.

Possiamo riassumere il livello attuale di consenso di cui gode ciascuna di queste alternative strategiche sulla base dei dati raccolti per lo studio più esteso che si è avvalso della piattaforma KTAB. In base ai risultati della simulazione KTAB, inoltre, possiamo formulare una previsione sul livello atteso di volontà politica di cui godrà ciascuna alternativa strategica in futuro. Questi risultati sono riassunti nella figura 1. 

da cui si evince che attualmente non esiste consenso sulla determinazione del prezzo del carbonio, mentre ci sono un consenso positivo a favore delle rinnovabili e un consenso incerto per quanto riguarda gli altri strumenti programmatici. In altre parole, ciascuna opzione strategica esaminata nel presente studio presenta incertezze ed è oggetto di discussione.

Praticabilità politica delle scelte strategiche

Oltre a prefiggersi l’obiettivo di produrre il 44 percento del totale della capacità di generazione elettrica da energie rinnovabili entro il 2050, gli EAU si sono impegnati altresì a operare un taglio significativo della crescita della domanda di energia elettrica nello stesso arco di tempo. Tale impegno a favore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica si accompagna a un interesse per il nucleare che dovrebbe finire per tradursi nell’entrata in funzione di quattro reattori entro il 2021 o poco dopo. Pur avendo pubblicato un NDC favorevole alla mitigazione delle emissioni di gas serra, gli EAU non hanno ancora assunto impegni definitivi in merito alla soglia specifica delle riduzioni da raggiungere nel breve o nel lungo termine. Quanto si deduce dalla simulazione della piattaforma KTAB (ovvero, l’improbabilità che venga fissato esplicitamente un prezzo del carbonio negli EAU) avvalora l’ipotesi che il paese sia restio ad affrontare il tema delle emissioni di gas serra in modo diretto.

Per quanto riguarda gli impegni a favore della sostenibilità assunti dagli EAU, uno degli ostacoli maggiori alla loro realizzazione consiste nel fatto che sono state messe a punto diverse visioni politiche prive di strategie e piani d’azione circostanziati in grado di guidarne aspetti normativi e processi decisionali. A complicare ulteriormente la situazione è la relativa sovranità esercitata da ciascun emirato degli EAU sulle rispettive politiche energetiche. Ciononostante, i risultati del presente studio contribuiscono a mettere meglio a fuoco gli strumenti programmatici che sarà più probabile mettere in atto sulla base del consenso politico, pur in assenza di piani definiti in modo chiaro (o, eventualmente, a individuare lo strumento dotato di piani più chiari in futuro).

Da un punto di vista strategico, è evidente che gli EAU potranno coronare nel breve termine le proprie ambizioni in tema di energie rinnovabili con la prosecuzione delle gare d’appalto per l’energia solare che confluirà nella rete pubblica, le quali hanno già riscontrato successo. Analogamente, raggiungere l’obiettivo dei 5,6 gigawatt da energia nucleare è un impegno che gli EAU manterranno quasi certamente, anche se il sostegno al nucleare oltre tale soglia resta incerto. Un risultato forse sorprendente di questo studio, data l’attuale predominanza del gas naturale nel settore dell’energia elettrica emiratense, è l’opinione piuttosto neutra (sebbene comunque positiva) su tale risorsa. Una spiegazione potrebbe risiedere nella molteplicità degli utilizzi del gas naturale negli EAU al di là della generazione di energia elettrica, in particolare nel recupero assistito del petrolio e come materiale per la lavorazione dei prodotti petrolchimici. Anche nel caso della generazione di energia elettrica, comunque, il gas naturale dovrebbe giocare un ruolo nel bilanciamento del sistema per le fonti di energia rinnovabili intermittenti.

Sul fronte della domanda, negli EAU sono già state intraprese riforme dei sussidi energetici che si prevede proseguiranno, probabilmente più a causa di problemi di natura fiscale derivanti dalle scarse quotazioni internazionali del petrolio che di specifici timori di natura climatica.

Le misure orientate all’efficienza energetica di edifici ed elettrodomestici come pure allo strumento del demand response (concepito per rispondere alle esigenze dei consumatori) sosterranno ulteriormente la gestione della domanda energetica; in particolare, quelle orientate al settore dell’edilizia commerciale e residenziale non dovrebbero risultare problematiche dal punto di vista politico. Anche se è probabile che i leader delle industrie ad alta intensità energetica si oppongano all’efficienza energetica e al risparmio energetico come si oppongono alla determinazione del prezzo del carbonio, non è quanto emerso dal presente studio. Al contrario, sembra che la politica dell’efficienza energetica rappresenti una strategia plausibile per la realizzazione di un’energia sostenibile negli EAU. Si tratta di un’occasione da non perdere, perché se il settore dell’industria (che è di gran lunga quello che contribuisce maggiormente al consumo totale di energia emiratense) è in disaccordo con le politiche che vengono sviluppate e attuate, la transizione energetica degli EAU potrà compiere solo progressi complessivi limitati.

Pertanto, quella dell’efficienza e della gestione della domanda energetica nell’industria costituisce un’area strategica che sarebbe necessario potenziare ulteriormente a complemento dell’attenzione di cui godono attualmente le energie rinnovabili nel settore dell’energia elettrica. Se gli EAU intendono conseguire una vera transizione energetica, sarà necessario l’approccio più olistico e apparentemente accettabile dal punto di vista politico.

 

L'autore: Brian Efird

Brian Efird è ricercatore senior presso il KAPSARC di Riad.

L'autore: Steven W. Griffiths

Steven W. Griffiths è vicepresidente senior per la ricerca presso la Khalifa University di Abu Dhabi.