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Protagonisti della trasformazione globale

Nel giro di pochi anni, i paesi del Golfo hanno cominciato a domandarsi “come andare oltre le rinnovabili”.

da Adnan Z. Amin
20 marzo 2019
8 min di lettura
daAdnan Z. Amin
20 marzo 2019
8 min di lettura

A livello mondiale, stiamo assistendo a una rapida transizione energetica che sta ridefinendo le modalità attutali di produzione, distribuzione e consumo di energia. Alla base di questa transizione si trovano le rinnovabili: sostenibili, accessibili e affidabili, saranno queste fonti ad alimentare il futuro. Il rapido sviluppo delle rinnovabili si deve al suo robusto business case, sostenuto da riduzioni dei costi, innovazioni e normative che ne permettono l’attuazione. Secondo uno studio dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), entro il 2020 queste fonti costituiranno l’opzione più economica per la produzione di energia elettrica in molte zone del pianeta. Inoltre, la necessità urgente di contrastare il cambiamento climatico sta dando ulteriore slancio al ricorso alle rinnovabili. Pertanto, molti paesi in tutto il mondo mirano ad aumentare la propria quota di queste risorse.

 

Impegnati a soddisfare la crescente domanda di energia interna e a diversificare le rispettive economie, i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) sono sempre più protagonisti di questo slancio globale. Pur essendo sempre stati noti per le riserve di gas e petrolio, i paesi del Golfo dispongono di un notevole potenziale in termini di energia rinnovabile (e precisamente solare) grazie alla loro posizione nella cosiddetta Global Sunbelt (“Cintura del Sole mondiale”), una delle zone a più elevato irraggiamento solare del pianeta. Oltre ad analizzare i progressi compiuti in questi paesi per quanto riguarda l’avvio di quadri politici, normativi e finanziari effettivamente in grado di attuare tale transizione, il rapporto dell’IRENA pubblicato lo scorso gennaio (“Regional Energy Market Analysis: for the GCC for 2019”) traccia le prospettive per lo sviluppo delle rinnovabili nella regione.

L'abbattimento dei costi negli EAU e in Arabia Saudita

Un paese all’avanguardia in tal senso è gli Emirati Arabi Uniti (EAU). Oltre a ospitare la sede centrale dell’IRENA, infatti, gli EAU sono assidui sostenitori delle energie rinnovabili. Nel 2017, hanno lanciato il progetto “Energy Strategy 2050”, che mira a generare il 44 percento dell’energia elettrica da fonti di energia pulita, ridurre le emissioni di carbonio del 70 percento e migliorare l’efficienza energetica del 40 percento entro il 2050. Inoltre, hanno contribuito sensibilmente a ridurre il costo delle rinnovabili, in particolare per quanto riguarda le tecnologie alla base degli impianti fotovoltaici e dei sistemi a concentrazione solare. Nel maggio del 2018, il prezzo del fotovoltaico su grande scala ha battuto ogni record mondiale raggiungendo un’offerta di 2,99 centesimi di dollaro per kilowattora per la Fase II da 800 megawatt del parco solare Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum di Dubai. Alla fine del 2018, il prezzo per i 250 megawatt di energia fotovoltaica della Fase IV del parco è sceso ulteriormente, attestandosi a 2,4 centesimi di dollaro per kilowattora, mentre quello dei 700 megawatt generati dai sistemi a concentrazione solare della Fase IV del parco è stato fissato al minimo storico (comprensivo dei costi di stoccaggio) di 7,3 centesimi di dollaro per kilowattora. È chiaro che un abbattimento dei costi di tale portata rende le rinnovabili la fonte di energia elettrica più economica per i nuovi progetti nell’area del Golfo.

 

Anche l’Arabia Saudita sta contribuendo a questa tendenza al ribasso dei prezzi. Nel maggio del 2018, il progetto per lo sfruttamento dell’energia solare da 300 megawatt nella città saudita di Sakaka ha registrato un minimo (all’epoca senza precedenti) di 2,34 centesimi di dollaro per kilowattora. Lo scorso gennaio, inoltre, il paese ha assegnato l’appalto per un parco eolico da 400 megawatt al nuovo minimo storico di 2,13 centesimi di dollaro per kilowattora e ha dichiarato l’intenzione di aumentare la capacità solare ed eolica, rispettivamente, di 40 e 20 gigawatt entro il 2030. Nell’ambito del piano di sviluppo economico “Vision 2030”, l’Arabia Saudita mira a generare il 10 percento della propria energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2023.

 

Nel breve termine, è probabile che la regione registri una forte accelerazione nell’impiego delle rinnovabili. I paesi in prima linea nel progetto (EAU, Oman e Kuwait) prevedono di mettere in rete una nuova capacità complessiva di produzione energetica da rinnovabili pari a quasi 7 gigawatt entro l’inizio del prossimo decennio. Nonostante la preminenza degli impianti fotovoltaici e dei sistemi a concentrazione solare, a crescere è anche lo slancio a sfruttare il potenziale della regione in termini di energia eolica, soprattutto in Kuwait, Oman e Arabia Saudita.

Gli obiettivi sociali ed economici

Gli obiettivi che le rinnovabili permetteranno di conseguire saranno anche di natura ambientale, sociale ed economica. Di qui al 2030, secondo lo studio dell’IRENA, sfruttando le risorse rinnovabili i paesi del Golfo creeranno 220.500 nuovi posti di lavoro, riducendo al contempo di 11.500 miliardi di litri il prelievo di acqua per la produzione di energia elettrica e l’estrazione di combustibili a essa connessa: un punto, questo, di cruciale importanza dato che la regione è soggetta a stress idrico. Nel 2030, inoltre, l’Arabia Saudita (il principale consumatore di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica nella regione) sarà responsabile del 40 percento dei risparmi di combustibile dell’area, mentre gli EAU del 39 percento.

 

Man mano che acquisterà slancio, la transizione energetica avrà ripercussioni che andranno oltre i confini del sistema energetico e da cui scaturiranno implicazioni geopolitiche di vasta portata, che i vari paesi devono essere pronti ad affrontare. “Global Commission on the Geopolitics of Energy Transformation”, il rapporto commissionato dall’IRENA, evidenzia che la trasformazione determinerà mutamenti nei rapporti di forza tra stati, l’ascesa di nuovi leader dell’energia, una maggiore diversificazione dei soggetti energetici, rapporti commerciali inediti e la nascita di nuove alleanze. Il percorso sarà ricco di occasioni quanto di sfide e i benefici prevarranno solo se si metteranno in atto le politiche e le strategie necessarie.

 

Date le circostanze, è fondamentale che i paesi esportatori di combustibili fossili reinventino le proprie economie per esserne meno dipendenti. Grazie a una strategia lungimirante di diversificazione economica, gli EAU ne sono ancora una volta un ottimo esempio. Masdar, una sussidiaria dell’azienda statale Mubadala Investment Company, ha investito 2,7 miliardi di dollari in progetti eolici e solari in tutto il mondo, la cui capacità produttiva di quasi 3 gigawatt evita ogni anno l’emissione di circa 2,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Insieme a Equinor, inoltre, Masdar possiede il 25 percento di Hywind, il primo parco eolico al mondo su turbine galleggianti al largo della costa della Scozia, dotato di una capacità produttiva di 30 gigawatt. Gli EAU stanno facendo enormi progressi anche nel campo dell’innovazione: non più tardi di un mese fa, Etihad ha operato il primo volo commerciale alimentato a biocarburante prodotto e sviluppato da Masdar utilizzando alghe coltivate in loco.

 

Fino a non molto tempo fa, i paesi del Golfo non erano nemmeno troppo interessati alle rinnovabili. Nel giro di pochi anni, non solo hanno cominciato a domandarsi “quante rinnovabili sia il caso di integrare ai combustibili fossili”, ma sono addirittura arrivati al punto di chiedersi “come andare oltre” tanto all’interno quanto oltre i confini della regione.

 

L'autore: Adnan Z. Amin

Direttore Generale uscente di IRENA. Negli 8 anni di suo mandato, l’Agenzia ha allargato la membership fino agli attuali 160 Stati membri. Precedentemente, ha avuto numerose responsabilità nel sistema Nazioni Unite connesse ai temi delle energie rinnovabili, delle politiche ambientali e dello sviluppo sostenibile, in particolare modo presso UNEP.