cover-sguardo-futuro-tecnologia.jpg

Uno sguardo sul futuro della tecnologia

L’applicazione delle nuove tecnologie potrebbe contribuire a risolvere alcune delle principali crisi attuali, come quella idrica, e a costruire un mondo più sostenibile.

di David Brin
04 dicembre 2020
11 min di lettura
di David Brin
04 dicembre 2020
11 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 47 – Che mondo sarà?

Attualmente stiamo vivendo giorni di gloria per i cosiddetti “futurologi”, una professione priva di qualifiche nella quale chiunque può esprimersi su quella frontiera inesplorata che è il nostro futuro. È dall’inizio del secolo che numerosi enti di diversa natura, tra cui agenzie di intelligence e di difesa, consigli di pianificazione e ONG, hanno iniziato a esprimere una preoccupazione crescente nei confronti di orizzonti temporali che finora rientravano esclusivamente nell’ambito della fantascienza (o sci-fi, science fiction). Anzi, tutte le società e i gruppi appena citati non fanno che consultare da allora un gruppo di autori di fantascienza hard (detta anche fantascienza tecnologica), non toccati dalle restrizioni in materia di spostamenti imposte dalla pandemia.

La nuove tecnologie: soluzione o minaccia?

C’è una domanda che continua a riproporsi: riusciremo a trovare una soluzione ai problemi attuali con l’aiuto delle nuove tecnologie? Abbiamo notizie e prospettive contrastanti al riguardo, ma supponendo di ripristinare la stabilità di base dell’esperienza illuminista occidentale... e già questa è una supposizione alquanto ardita... allora diverse tendenze tecnologiche e sociali potrebbero concretizzarsi nei prossimi 5-10 anni.

  • I progressi nell’efficienza in termini di costi dell’approvvigionamento di energia sostenibile verranno incrementati da migliori sistemi di stoccaggio. Ciò ridurrà la dipendenza dai combustibili fossili e consentirà alle città e alle case di essere maggiormente autosufficienti.
  • I metodi usati nell’agricoltura urbana potrebbero venire applicati anche su scala industriale, consentendo di fare passi da gigante verso l’obiettivo dell’autonomia locale (forse ci vorrà un intero decennio o più affinché questi metodi mostrino un impatto significativo). Il consumo di carne diminuirà per diversi motivi, garantendo anche un certo grado di sicurezza alimentare.
  • La produzione locale su piccola scala e su richiesta potrebbe iniziare a mostrare i segni di un cambiamento entro il 2025, modificando le catene di approvvigionamento e riducendone le reti, attualmente estese in maniera eccessiva.
  • Se quanto appena elencato avrà luogo, il trasporto transoceanico si troverà con un surplus di capacità in tutto il pianeta e questo surplus potrà essere in parte utilizzato per migliorare le gravi carenze idriche (anche se non sarà sufficiente per risolvere il problema). Gli usi innovativi di queste navi sono diversi: si va dai ritiri per i ricchi ai rifugi per i rifugiati climatici... possibilità che descrivo nei miei romanzi “Existence” e “Heart”.
  • Valutazioni diagnostiche su vasta scala di diete, geni e microbioma porteranno a terapie e trattamenti basati sul microbioma che utilizzeranno i sistemi di trasformazione propri dell’apparato digerente umano. Le valutazioni mediante IA di altri tipi di diagnostica miglioreranno il rilevamento dei problemi, e queste funzioni verranno rese disponibili su dispositivi portatili a basso costo, accessibili anche per le cliniche maggiormente sottofinanziate.
  • I dispositivi portatili inizieranno a essere dotati di tecnologie di rilevamento in grado di captare, analizzare e processare dati attraverso l’intero spettro elettromagnetico, consentendo alle ONG e persino ai privati di rilevare e segnalare eventuali problemi ambientali. Dal punto di vista sociale, questa estensione delle capacità dei cittadini di vedere e osservare l’andamento della situazione permetterà di superare l’attuale tendenza di relegarne la responsabilità alla polizia e agli enti governativi. I dispotismi troveranno sempre più spazio per accrescere il loro potere, come previsto in “1984”. Ma anche le democrazie faranno lo stesso, come descritto in “The Transparent Society”.
  • Sono pronto a scommettere che lo tsunami di informazioni che ne deriverà aprirà delle crepe nelle barriere che proteggono molte élite, nascondendone i torti commessi e le condotte immorali, passate e presenti. Il caso Panama Papers e il caso Epstein, nonché la più recente inchiesta dei FinCEN files, mostrano quanto la paura spinga alcuni oligarchi a unire gli sforzi per mettere a tacere chi fa trapelare cose che dovrebbero rimanere segrete. Ma basterebbe qualche crepa in più a far crollare la diga, portando così alla luce intere reti votate a estorsioni, imbrogli e ricatti. Questo cambiamento è guidato solo in parte dalla tecnologia e quindi non è garantito. Qualora però ciò dovesse verificarsi, vi sarebbero sussulti pericolosi da parte di tutti i tipi di élite, che cercherebbero disperatamente di mantenere il loro prestigio o i loro privilegi, oppure di eludere le conseguenze delle loro azioni. Ma se si permette a queste dinamiche di evolversi spontaneamente fino alla loro naturale conclusione, il mondo più trasparente che ci attende finirà con l’essere più onesto e amministrato meglio.
  • Alcune di queste élite sono diventate consapevoli di quanto novant’anni di propaganda hollywoodiana a favore dell’individualismo, della critica, della diversità, della diffidenza nei confronti delle autorità e della celebrazione dell’eccentricità abbiano influito sulla società e sui cittadini. La contro-propaganda che tenta di sostenere un approccio più antico e tradizionale all’autorità e al conformismo sta già emergendo e sta sfruttando le paure ancestrali proprie del genere umano.  Molto dipenderà da questa guerra che si combatte via meme.

Naturalmente molto dipenderà anche dalla risoluzione a breve termine delle crisi attuali. Se i nostri sistemi continuano ad essere minati e sabotati da conflitti civili sostenuti dai vertici e da un atteggiamento di sfiducia nei confronti del sapere scientifico, diventa impossibile fare scommesse o previsioni.

I rischi per la privacy

E cosa possiamo dire circa il ruolo delle aziende tecnologiche e della tecnologia nella vita dei privati cittadini? Molti sono preoccupati per la diffusione di “tecnologie di sorveglianza che finiranno per dar vita alla dittatura del Grande Fratello”. Queste paure sono ben fondate, ma la visione del problema appare limitata.

  • In primo luogo, le telecamere di sorveglianza distribuite ovunque e il riconoscimento facciale sono solo l’inizio. Niente li fermerà, e anche solo pensare di “proteggere” i cittadini dall’essere visti dalle élite è del tutto assurdo, poiché le telecamere diventano ogni mese più piccole, potenti, veloci, economiche, mobili e decisamente più numerose. È la legge di Moore all’ennesima potenza. La salvaguardia della libertà, della sicurezza e della privacy richiederà un cambiamento di prospettiva.
  • Sì, i dispotismi hanno tutto da guadagnare da questa tendenza; ne consegue che l’unica cosa che conta è prevenire del tutto il dispotismo.
  • Al contrario, una società libera sarà in grado di utilizzare queste stesse tecnologie in piena espansione per far sì che chiunque debba rispondere delle proprie azioni. In questo preciso momento, possiamo vedere come questi nuovi strumenti vengono utilizzati per porre fine a secoli di abusi delle “mele marce” che si celano nei corpi di polizia, quei soggetti che sono dei criminali, mentre al contempo consentono ai poliziotti seri di compiere al meglio il proprio lavoro. Non vi è alcuna garanzia che la nuova consapevolezza così acquisita verrà utilizzata efficacemente in questo modo. Non è possibile sapere se noi cittadini avremo l’intraprendenza necessaria per esercitare la “sorveglianza” dal basso verso l’alto nei confronti di tutte le élite. Ma anche Gandhi e Martin Luther King furono salvati dalle rudimentali tecnologie della consapevolezza dei loro tempi. E la storia ci insegna che un approccio risoluto sia da parte della cittadinanza sia a favore della cittadinanza è l’unico metodo che sia mai riuscito a incrementare la libertà e, incredibile ma vero, in parte anche la privacy.

Certo, quanti si angustiano per il problema e il pericolo rappresentato dalle tecnologie di sorveglianza hanno perfettamente ragione! Ma hanno del tutto torto quando propongono rimedi e soluzioni. Cercare di mettere al bando le tecnologie e creare delle zone d’ombra all’interno delle quali i cittadini possono nascondersi è assolutamente sbagliato e disastroso. Si legga quanto ho scritto in “The Transparent Society: Will Technology Make Us Choose Between Privacy and Freedom?”.

La questione etica

L ’uso dell’intelligenza artificiale nel prossimo decennio sarà eticamente giusto o controverso? Isaac Asimov nel suo “Ciclo dei Robot” ha concepito un futuro in cui le questioni etiche avrebbero avuto un ruolo centrale nelle menti dei progettisti di cervelli artificiali, basati cioè sull’intelligenza artificiale... non tanto per motivi di prudenza, quanto per placare le paure di un pubblico ansioso. La popolazione odierna non sembra mostrare segni di profonda preoccupazione nei confronti dell’IA, e questo forse perché stiamo assistendo ai progressi dell’intelligenza artificiale principalmente attraverso degli schermi, e non tramite la realizzazione di uomini meccanici sferraglianti. Certo, si tengono numerose e serie conferenze al riguardo, io stesso ho partecipato a molte di esse. Purtroppo, però, gli interventi che si schierano a favore delle questioni etiche nello sviluppo dell’IA sono, nel migliore dei casi, dei palliativi. Spesso io sono la voce fuori dal coro, dato che propongo un metodo di promozione del “comportamento etico” nell’ambito dell’IA simile a quello applicato agli esseri umani, in particolare alla maggior parte dei maschi: assumendosi la responsabilità delle proprie azioni. Se le IA sono molte, diverse e in competizione fra di loro, sarà nel loro interesse tenersi d’occhio e segnalare le cose cattive, perché farlo sarà a loro vantaggio. Si tratta di un semplice ricorso, che però, ahimè, emerge raramente nelle discussioni.

L’informatica quantistica renderà l’IA empatica?

L’informatica quantistica racchiude un autentico potenziale al suo interno. Roger Penrose (insignito proprio quest’anno del premio Nobel) e i suoi collaboratori ritengono che questa forma di computing avvenga già, più precisamente in migliaia di miliardi di unità subcellulari all’interno dei neuroni umani. Se così fosse, potrebbe volerci molto tempo per costruire computer quantistici su quella scala. La questione etica è interessante, anche se è totalmente fantascientifico pensare che i computer quantistici possano arrivare a connettersi in modi che promuovano la comprensione reciproca e l’empatia.

L’autore: David Brin

Astrofisico e scrittore, Brin siede nel comitato consultivo del gruppo Innovative and Advanced Concepts della NASA e svolge attività di consulenza per aziende e agenzie governative, da Google alla CIA. Tra i suoi più recenti romanzi di fantascienza “Heart” (1990) e “Existence” (2012).