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Algeria, Tebboune alla prova della crisi

Il neoeletto capo dello Stato dovrà fare ricorso a tutta la sua esperienza per portare il paese al di fuori dalla crisi politica, tra le proteste del Movimento popolare e i timori dell'Europa.

di Alessandro Scipione
17 dicembre 2019
7 min di lettura
di Alessandro Scipione
17 dicembre 2019
7 min di lettura

L'ex primo ministro algerino Abdelmadjid Tebboune è stato eletto come ottavo presidente nella storia dell'Algeria. Nato nella piccola città di Mécheria sui Monti dell’Atlante (Algeria nord occidentale) nel 1945, Tebboune è un politico di lungo corso ed è considerato particolarmente vicino all’attuale capo di Stato maggiore Ahmed Gaid Salah, uomo forte del paese dopo le dimissioni dell’anziano e malato ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Il neoeletto capo dello Stato sarà subito chiamato alla difficile prova delle proteste del Movimento popolare “Al Hirak”, che dal febbraio scorso scende scatena la piazza contro “le Pouvoir”, il sistema che ha governato il paese negli ultimi decenni.

Dopo alcune settimane di stanca, il Movimento popolare ha ripreso forza nelle principali città del paese proprio in vista del voto: da Algeri a Orano, da Annaba a Costantina, migliaia di persone sono scese in piazza per dire “no” allo svolgimento di elezioni nelle condizioni politiche attuali, considerate insufficienti a garantire la libertà di scelta dei cittadini. Le azioni di disturbo organizzate in occasione di diversi momenti della campagna elettorale, iniziata lo scorso 17 novembre e articolatasi con poca partecipazione e scarso interesse da parte dei cittadini, hanno coinvolto soprattutto la regione a maggioranza berbera della Cabilia, dove uno sciopero generale ha raggiunto un tasso di partecipazione dell’80 percento. Le autorità, in particolare quelle militari, hanno reagito puntualmente con il pugno duro, effettuando numerosi arresti e ribadendo in ogni circostanza che le elezioni si terranno nella data prestabilita.

Europa inquieta

In una risoluzione adottata a fine novembre, il Parlamento europeo ha espresso “inquietudine” per la situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel paese nordafricano, condannando “fermamente gli arresti arbitrari e illegali, oltre che gli attacchi e le intimidazioni nei confronti di giornalisti, sindacalisti, avvocati, studenti, attivisti dei diritti umani e manifestanti pacifici che prendono parte alle proteste del Movimento popolare”. La risoluzione dell’Eurocamera è stata “respinta in modo categorico” dal capo di Stato maggiore Gaid Salah, ricevendo aspre critiche sia da parte del ministero degli Esteri algerino, sia dall’Assemblea della nazione (camera bassa del parlamento). Il botta e risposta tra Strasburgo e Algeri rientra nel quadro di un rapporto sempre più freddo tra Algeria e Unione europea. La distanza tra le due parti è il risultato di un accordo di associazione in vigore dal 2005 e, soprattutto, di un accordo di libero scambio che entrerà in vigore nel 2020 e che è giudicato “ingiusto” da molte voci influenti nel paese nordafricano.

Intanto il gelo è sempre più siderale tra la Francia e il suo ex "territorio metropolitano" in Nord Africa. Il titolare dell’Eliseo, Emmanuel Macron, ha accolto freddamente l’elezione di Tebboune, limitandosi a “prendere atto” della sua vittoria. Il leader francese ha detto di non voler “commentare, dare punti positivi o negativi, né fare previsioni”, auspicando che “le aspirazioni del popolo algerino trovino una risposta nel dialogo che deve essere aperto tra le autorità e la popolazione”. Il presidente della Francia (paese che ospita la più cospicua comunità algerina all'estero, tra cui moltissimi berberi) ha aggiunto che “spetta agli algerini trovare modi e mezzi nel quadro di un vero dialogo democratico”, sottolineando che la Francia “è al loro fianco in questo momento cruciale della loro storia”. Parole che non sono sfuggite a Tebboune: "Sono stato eletto dal mio popolo, ognuno è libero fare le sue dichiarazioni”, ha detto nella sua prima conferenza stampa da neoeletto presidente.

Va ricordato che la giustizia algerina sta indagando su un presunto incontro con i servizi segreti francesi dell’ex capo dei servizi segreti algerini, Mohamed Mediene, detto generale Toufik, il capo del Dipartimento di sorveglianza e sicurezza algerino (Dss), generale Athmane Tartag, e Said Bouteflika, il fratello del presidente Abdelaziz Bouteflika, dimessosi lo scorso 2 aprile dopo oltre 20 anni al potere. Tutti, a parte l’ex capo dello Stato, sono stati arrestati nell’ambito della maxi-campagna giudiziaria contro alti funzionari, imprenditori e ufficiali legati all’establishment precedentemente al potere. I tre sono considerati i leader del cosiddetto “Stato profondo”, il cui vero obiettivo sarebbe sempre stato quello cambiare l’orientamento delle istituzioni militari, i suoi acquisti di armi e il suo sistema di alleanze.

Politico di lungo corso

Tebboune dovrà fare ricorso a tutta la sua esperienza per portare il paese al di fuori dalla crisi. La sua carriera politica, del resto, inizia già nel 1977 quando ricopre diversi incarichi in vari dipartimenti, prima di divenire responsabile delle aree di Adrar, Tiaret, Tizi Ouzou. All'inizio della guerra civile algerina (1991-2002), Tebboune ricopre per circa otto mesi la carica di ministro delle Autorità locali durante la presidenza di Chadli Bendjedid per poi abbandonare l’esecutivo nel 1992. Tebboune resta lontano dalla scena politica fino al 1999, quando rientra ufficialmente in campo dopo l’elezione di Abdelziz Bouteflika. Dal 1999 al 2002 ricopre diversi incarichi, tra cui quello di ministro della Cultura (1999) e delle Autorità locali (2001), per poi allontanarsi nuovamente dalla scena politica per circa dieci anni. Nel 2012 viene nuovamente richiamato al governo per occupare l’incarico di ministro degli Alloggi (2012-2017) e in seguito per sei mesi quello di ministro del Commercio per poi approdate alla carica di premier nel maggio 2017. L’esperienza alla guida dell’esecutivo dura solamente due mesi e 21 giorni, secondo alcuni a causa della diffidenza di Said Bouteflika, fratello del presidente che era contrario ai tentativi del premier di ridurre l’influenza di politici, imprenditori e funzionari che decenni avevano beneficiato dei favori della presidenza.

In questi ultimi anni, Tebboune è rimasto nuovamente in ombra per poi ricomparire sulla scena diversi mesi dopo le dimissioni di Bouteflika (avvenute lo scorso aprile), il 19 ottobre, in un’intervista al quotidiano panarabo “al Hayat” nella quale fa luce sulla sua controversa rottura con l’establishment presidenziale. Il 26 ottobre annuncia ufficialmente la sua candidatura alle elezioni presidenziali. Secondo alcuni osservatori, Tebboune gode dell’appoggio dell’attuale capo di Stato maggiore dell’Esercito popolare nazionale, Ahmed Gaid Salah, nuovo uomo forte del paese dopo le dimissioni di Abdelaziz Bouteflika. I due sarebbero legati da un’amicizia di lunga data che risale addirittura all’inizio degli anni Ottanta, al tempo in cui il primo era governatore di Adrar, nel deserto centrale, e l’ufficiale era al comando della Terza regione militare. La vicinanza del neoeletto presidente ai vertici militari potrebbe limitare lo spazio di manovra del nuovo presidente, la cui autorevolezza stata inficiata dalla scarsa affluenza alle urne.