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Pandemia e decarbonizzazione ridisegnano il futuro del pianeta

Su tutte le incertezze relative alla situazione mondiale dopo il Covid-19 incombe una certezza: i cambiamenti climatici trasformeranno il mondo più del virus. Per questo la strada della transizione energetica è l’unica percorribile.

di Moisés Naím
13 agosto 2020
7 min di lettura
di Moisés Naím
13 agosto 2020
7 min di lettura

Come sarà il mondo una volta contenuta la pandemia del Covid-19? Ecco una domanda urgente e importante, ma anche di difficile risposta. Ogni giorno veniamo sorpresi da notizie di sviluppi importanti e senza precedenti in vari ambiti tra cui quello politico, economico, sociale, culturale, commerciale e scientifico. Anche solo qualche mese fa, molti di questi cambiamenti erano inimmaginabili. Eppure, nonostante sia impossibile prevedere con certezza come sarà il mondo tra un decennio o due, possiamo individuare nel presente indizi che lasciano presagire l’evoluzione futura.

Gli “up and down” legati alla pandemia

 Si pensi per esempio al boom delle biciclette. La domanda mondiale di due ruote è aumentata vertiginosamente a livelli mai visti finora. L’impennata ha colto di sorpresa i produttori, soprattutto in Cina e a Taiwan, provocando un esaurimento delle scorte. A causare l’improvvisa richiesta mondiale sono stati il tentativo dei consumatori di mitigare il rischio di contagio da Covid-19 preferendo le due ruote ai trasporti pubblici e l’aumento del numero di disoccupati che hanno il tempo di fare un giro in bici. Inoltre, la drastica diminuzione del traffico automobilistico rende strade urbane ed extraurbane più accoglienti per i ciclisti. Non appena la pandemia si sarà placata, si registrerà indubbiamente una diminuzione dell’utilizzo della bicicletta rispetto ai livelli attuali, ma è ragionevole aspettarsi un incremento del numero di ciclisti abituali rispetto al periodo precedente l’epidemia. Un altro fattore che ha contribuito alla nuova domanda di biciclette è l’interesse crescente nei confronti delle opzioni di trasporto ecologiche. E ciò non vale solo per le biciclette: si è sviluppato un mercato in forte crescita di auto, autobus e camion elettrici.

Un evento recente, piccolo ma eloquente, è l’aumento del valore azionario della casa automobilistica Tesla (azienda specializzata nella produzione di auto elettriche), divenuto il maggiore al mondo. Dopo dieci anni di quotazioni, l’azienda vanta una capitalizzazione azionaria superiore a quella di Toyota e Volkswagen messe insieme. Solo nell’ultimo anno, il valore delle azioni di Tesla è quasi quintuplicato. Mentre i mercati azionari valutano Toyota su un multiplo prezzo/utili pari a 16, le azioni di Tesla vengono scambiate su un multiplo di ben 220 volte gli utili. Anche Elon Musk, amministratore delegato di Tesla, è stato sorpreso dalla straordinaria valutazione della sua azienda. In effetti, si può dare per certo che le prestazioni vertiginose di Tesla sul mercato azionario siano state guidate anche da comportamenti speculativi.

Le valutazioni dei mercati azionari sono guidate da numerosi fattori, tra cui le bolle di mercato, e possono non riflettere accuratamente il valore reale di un’azienda. Eppure fungono da indicatore del modo in cui gli investitori valutano non solo la sua performance attuale, ma anche il suo potenziale futuro. Da questo punto di vista, è interessante notare come nei mercati azionari la valutazione di Zoom, la piattaforma per videoconferenze, sia quattro volte maggiore di quella di Delta Airlines. In effetti, acquistare l’intera industria aeronautica statunitense sarebbe molto meno costoso che acquisire Amazon. Un altro segnale interessante è che la valutazione di Netflix supera del 25 percento quella di ExxonMobil.

Queste due aziende sono tipici esempi di due importanti tendenze globali: il cocooning e la decarbonizzazione. Con il termine “cocooning” si indica un comportamento di difesa, ovvero la scelta di restare nella propria abitazione, isolati da un pericolo percepito, anziché uscire. Netflix incarna questa scelta, laddove il declino del valore di ExxonMobil riflette il calo della domanda mondiale di idrocarburi. La diminuzione della domanda di petrolio e gas ha una componente ciclica e le fluttuazioni dei prezzi sono normali, ma il basso prezzo del petrolio che si registra attualmente, per esempio, non si deve solo alla debolezza dell’economia mondiale che consuma meno greggio.

Una transizione energetica sempre più necessaria

La spinta al ribasso dei prezzi si deve anche all’aspettativa assai diffusa che la decarbonizzazione (la transizione verso la graduale eliminazione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dall’uso di combustibili fossili) sia destinata a registrare un’accelerazione. Data la crescita costante delle fonti di energia rinnovabile e l’adozione di massa di veicoli elettrici, la maggior parte degli analisti prevede che la domanda mondiale di petrolio raggiungerà il picco intorno al 2030. I combustibili fossili continueranno a essere la principale fonte di energia nel prossimo futuro, ma le emergenze climatiche sempre più gravi creeranno enormi pressioni sociali e politiche per accelerare gli sforzi verso la decarbonizzazione.

Gli scienziati, i decisori politici e l’opinione pubblica continuano a rimanere sorpresi dalla velocità alla quale il clima sta cambiando e causando eventi meteorologici estremi.  Di recente, la Siberia è stata teatro di questi eventi climatici senza precedenti: a giugno, nella località di Verkhoyansk, sono stati raggiunti i 100,4 gradi Fahrenheit (38° C), la temperatura più elevata mai registrata a nord del circolo polare artico. La Siberia ha assistito a un’ondata di calore senza precedenti: nella prima metà del 2020, la temperatura della regione è stata di nove gradi Fahrenheit più calda della temperatura media registrata tra il 1951 e il 1980.

Anche l’altro polo terrestre, l’Antartide, si sta riscaldando. Gli scienziati osservano con apprensione la rapidità dello scioglimento dell’enorme ghiacciaio Thwaites, detto anche “ghiacciaio del Giudizio universale”, che sta probabilmente diventando instabile. Come riferisce il Financial Times, se il ghiacciaio, che ha le dimensioni della Gran Bretagna, si sciogliesse davvero, il livello globale del mare si innalzerebbe di 2-3 metri. Fra tutte le incertezze sulla situazione mondiale dopo la pandemia incombe una certezza: in futuro, i cambiamenti climatici trasformeranno il mondo più del Covid-19. Viene da chiedersi se questa pandemia verrà ricordata solo come la prova generale di un disastro climatico mondiale e senza precedenti, che muterà profondamente la civiltà come la conosciamo oggi.

L'autore: Moisés Naím

Moisés Naím è senior associate del Carnegie Endowment for International Peace, in seno al quale si occupa di ricerca economica e di politica internazionale. È autore e curatore di oltre 10 libri, tra cui ultimamente "The End of Power: From Boardrooms to Battlefields and Churches to States, why being in charge isn’t what it used to be" (Basic Books, 2013). Naím è capo editorialista internazionale di El País, e la sua rubrica settimanale viene pubblicata in tutto il mondo. Prima di iniziare la collaborazione con il Carnegie Endowment, Naím è stato capo redattore della rivista Foreign Policy per quattordici anni. Ha ricoperto vari incarichi pubblici, tra cui quello di Ministro dello Sviluppo del Venezuela (Fomento) agli inizi degli anni ‘90, direttore della Banca Centrale del Venezuela e direttore esecutivo della Banca Mondiale. Ha inoltre insegnato economia e amministrazione aziendale ed è stato direttore accademico presso l’IESA, il maggiore istituto di studi di amministrazione del Venezuela. Possiede una laurea e un dottorato (PhD) conseguiti presso il Massachusetts Institute of Technology.