1284279738

L'obiettivo UE

Il Green Deal punta a rendere il Continente climaticamente neutro nel 2050. Prima era una sfida. Ora con il Covid-19, per l'Europa, è una necessità imprescindibile

di Brahim Maarad
03 giugno 2021
16 min di lettura
di Brahim Maarad
03 giugno 2021
16 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 48 – The New Order

"Riconciliare l’economia con il nostro pianeta, conciliare il modo in cui produciamo e il modo in cui consumiamo con il nostro pianeta e farlo funzionare per la nostra gente”. Con queste parole, l’11 dicembre 2019, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato il Green Deal. È la visione per un Continente climaticamente neutro nel 2050 ed è una roadmap, con cinquanta azioni, per raggiungere l’ambizioso obiettivo. La Commissione si era insediata da pochi giorni e aveva fatto del Green Deal, oltreché il suo primo atto, la bussola del suo mandato. “Riguarda da un lato la riduzione delle emissioni, ma dall’altro la creazione di posti di lavoro e la promozione dell’innovazione”, spiegava von der Leyen. “Non abbiamo ancora tutte le risposte. Oggi è l’inizio di un viaggio. Ma questo è il momento ‘uomo sulla luna’ dell’Europa”. Tre mesi dopo si è abbattuta sul pianeta la pandemia del Covid-19 e ha stravolto l’agenda, accelerando il cammino verso un’Europa ecosostenibile. Non più una scelta ma una necessità. Una sfida pressante che si trasforma in un’opportunità unica.

 

Una nuova strategia per una società giusta e prospera

Il Green Deal europeo è la nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che, nel 2050, non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse. Vuole proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’UE e proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze. Allo stesso tempo, la transizione deve essere giusta e inclusiva. Nei fatti, mobiliterà mille miliardi di euro di investimenti in dieci anni. Per aiutare il passaggio dei Paesi più dipendenti da economie legate al carbone, “dai minatori di carbone delle Asturie, ai raccoglitori di torba delle Midlands irlandesi”, è stato istituito il meccanismo per la transizione giusta che mobiliterà 150 miliardi. “Al centro del Green Deal europeo ci sono le persone. La trasformazione che ci si prospetta è senza precedenti e avrà successo solo se è giusta e va a beneficio di tutti. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinché nessuno sia lasciato indietro”, ha spiegato von der Leyen all’Europarlamento. “Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento. Il piano, finalizzato a mobilitare almeno mille miliardi di euro, indicherà la rotta da seguire e provocherà un’ondata di investimenti verdi”.

Secondo le stime della Commissione, per conseguire gli obiettivi 2030 in materia di clima ed energia serviranno investimenti supplementari dell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno, equivalenti a circa l’1,5 percento del Pil europeo del 2018. Il 25 percento del bilancio europeo sarà legato agli obiettivi climatici. E la Banca europea degli investimenti si è prefissata di raddoppiare il proprio obiettivo climatico, portandolo dal 25 percento al 50 percento entro il 2025 per diventare così la banca europea per il clima. In risposta alla crisi innescata dalla pandemia del Covid-19, l’UE ha approvato il piano per la ripresa e la resilienza (per un totale di 672 miliardi di euro) che obbliga gli Stati che ne beneficeranno a destinare almeno il 37 percento dei fondi alla transizione climatica. E sarà finanziato con l’emissione di obbligazioni europee che promuoveranno la finanza sostenibile. L’UE è destinata a diventare il primo emettitore di green bond al mondo. Il piano d’azione del Green Deal è volto a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento. Per riuscirci, l’UE – in tutti i settori dell’economia – dovrà: investire in tecnologie rispettose dell’ambiente; sostenere l’industria dell’innovazione; introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane; decarbonizzare il settore energetico; garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici e collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.

Nel marzo 2020 la Commissione ha proposto la prima legge europea sul clima con cui intende trasformare in legge l’obiettivo fissato nel Green Deal e fare sì che l’economia e la società europee diventino a impatto climatico zero entro il 2050. Ciò significa che tutti i Paesi dell’UE sono giuridicamente obbligati a raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra, principalmente attraverso la riduzione delle emissioni, l’investimento nelle tecnologie verdi e la protezione dell’ambiente naturale. Il nuovo obiettivo dell’UE per il 2030 è la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55 percento rispetto ai livelli del 1990. Sempre a marzo, è arrivata anche la nuova strategia per aiutare l’industria europea a guidare la duplice transizione verso la neutralità climatica e verso la leadership digitale. Comprende misure complessive per modernizzare e decarbonizzare le industrie ad alta intensità energetica, per sostenere le industrie della mobilità sostenibile e intelligente, per promuovere l’efficienza energetica e garantire un approvvigionamento sufficiente e costante di energia a basse emissioni di carbonio a prezzi competitivi. Prevede inoltre un’alleanza per l’idrogeno pulito, per accelerare la decarbonizzazione dell’industria e mantenere la leadership industriale, seguita da un’alleanza per industrie a basse emissioni di carbonio e un’alleanza su cloud e piattaforme industriali e sulle materie prime.

La Commissione europea ha adottato inoltre un nuovo piano d’azione per l’economia circolare. Si concentra su una progettazione e una produzione funzionali all’economia circolare, con l’obiettivo di garantire che le risorse utilizzate siano mantenute il più a lungo possibile nell’economia dell’UE. Tra le misure proposte vi sono le seguenti: far sì che i prodotti sostenibili diventino la norma nell’Unione, limitare i prodotti monouso, affrontare l’obsolescenza prematura e vietare la distruzione di beni durevoli invenduti. A luglio sono state adottate invece una nuova strategia globale per riportare la natura nella vita quotidiana e la strategia “Farm to fork”, dal produttore al consumatore, per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

La nuova strategia per la biodiversità promuove misure concrete per rimettere la biodiversità europea sul percorso della ripresa entro il 2030, ad esempio trasformando almeno il 30 percento della superficie terrestre e dei mari d’Europa in zone protette efficacemente gestite e destinando almeno il 10 percento delle superfici agricole ad elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità. Prevede lo sblocco di finanziamenti per 20 miliardi di euro l’anno. La strategia “dal produttore al consumatore” stabilisce obiettivi concreti per trasformare il sistema alimentare dell’UE, che comprendono la riduzione del 50 percento dell’uso di pesticidi e dei rischi correlati, di almeno il 20 percento l’uso di fertilizzanti, del 50 percento le vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali d’allevamento e l’acquacoltura e infine la destinazione del 25 percento dei terreni agricoli all’agricoltura biologica. 

Un nuovo piano energetico in vista della neutralità climatica

A luglio la Commissione ha presentato il suo piano per il sistema energetico del futuro e per l’idrogeno pulito. Resta ovvio che per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa deve trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 percento delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Le due strategie getteranno le fondamenta per un settore dell’energia più efficiente e interconnesso, orientato al duplice obiettivo di un pianeta più pulito e di un’economica più forte. La strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico si basa su tre assi portanti: in primo luogo, un sistema energetico più circolare, imperniato sull’efficienza energetica; in secondo luogo, una maggiore elettrificazione diretta dei settori d’uso finale; e, infine, nei settori difficili da elettrificare, la strategia promuove i combustibili puliti, compresi l’idrogeno rinnovabile, i biocarburanti e i biogas sostenibili. In un sistema energetico integrato, secondo l’UE, l’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia in tutta Europa. La strategia dell’UE per l’idrogeno si prefigge di concretizzare il potenziale attraverso investimenti, regolamentazione, creazione di un mercato, ricerca e innovazione. Questa transizione graduale richiederà un approccio in più fasi: tra il 2020 e il 2024 sarà sostenuta l’installazione di almeno 6 gigawatt di elettrolizzatori per l’idrogeno rinnovabile nell’UE e la produzione fino a un milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile; tra il 2025 e il 2030 l’idrogeno dovrà entrare a pieno titolo del sistema energetico integrato, con almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori per l’idrogeno rinnovabile e la produzione fino a dieci milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell’UE; tra il 2030 e il 2050 le tecnologie basate sull’idrogeno rinnovabile dovrebbero raggiungere la maturità e trovare applicazione su larga scala in tutti i settori difficili da decarbonizzare.

Per contribuire al successo della strategia, la Commissione ha varato l’alleanza europea per idrogeno pulito, che riunisce attori prominenti del settore, esponenti della società civile, esponenti nazionali e regionali e rappresentanti della Banca europea per gli investimenti. L’alleanza creerà un portafoglio di investimenti finalizzati a incrementare la produzione e sosterrà la domanda di idrogeno pulito nell’UE. Il Green Deal non si limita alle emissioni dirette, ma riguarda anche quelle “indirette”, ad esempio quelle legate alle costruzioni. A ottobre è stata presentata la strategia che porterà a un’ondata di ristrutturazioni per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. La Commissione punta almeno a raddoppiare i tassi di ristrutturazione nei prossimi dieci anni per ridurre il consumo di energia e risorse negli edifici: migliorerà così la qualità della vita delle persone che vi abitano e li usano, diminuiranno le emissioni di gas serra rilasciate in Europa, la digitalizzazione farà un salto in avanti e s’intensificheranno il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali. Entro il 2030 potrebbero essere ristrutturati 35 milioni di edifici e creati fino a 160 mila nuovi posti di lavoro green nel settore edile. Gli edifici, nell’UE, consumano circa il 40 percento dell’energia e rilasciano il 36 percento delle emissioni di gas serra associate all’energia, ma ogni anno solo l’1 percento è sottoposto a lavori di ristrutturazione a fini di efficientamento energetico. Considerato che quasi 34 milioni di europei non possono permettersi di riscaldare adeguatamente le loro abitazioni, le politiche pubbliche che promuovono l’efficienza energetica mediante la ristrutturazione sono anche una risposta alla povertà energetica, un sostegno alla salute e al benessere delle persone vulnerabili e un aiuto a ridurre le bollette dell’energia.

A novembre è stata invece presentata la strategia UE sul metano. Dopo il biossido di carbonio, il metano è il secondo più importante agente dei cambiamenti climatici. La strategia definisce misure per ridurre le emissioni di metano in Europa e a livello internazionale: contiene interventi legislativi e non legislativi nei settori dell’energia, dell’agricoltura e dei rifiuti, che insieme rappresentano circa il 95 percento delle emissioni di metano associate all’attività umana nel mondo. La Commissione collaborerà con i partner internazionali dell’UE e con l’industria per conseguire riduzioni delle emissioni lungo la catena di approvvigionamento. Per contribuire a raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica entro il 2050, l’esecutivo ha presentato – sempre a novembre – la strategia per le energie rinnovabili offshore. Propone di aumentare la capacità eolica offshore dell’Europa: dagli attuali 12 GW passare ad almeno 60 GW entro il 2030, e a 300 GW entro il 2050. La Commissione si propone di integrare questa capacità entro il 2050 con 40 GW provenienti da energia oceanica e da altre tecnologie emergenti, come l’eolico e il fotovoltaico galleggianti. Questa crescita ambiziosa potrà contare sull’ampio potenziale dell’insieme dei bacini marittimi europei e sulla leadership mondiale delle imprese dell’UE nel settore. Creerà nuove opportunità per l’industria, genererà posti di lavoro verdi in tutto il continente e rafforzerà la leadership mondiale dell’UE nel settore delle tecnologie energetiche offshore, assicurando inoltre la protezione dell’ambiente, della biodiversità e della pesca. La Commissione stima che da oggi al 2050 saranno necessari investimenti per quasi 800 miliardi di euro per conseguire gli obiettivi proposti. 

Anche pile e batterie più sostenibili per l’inquinamento zero

Per realizzare gli obiettivi del Green deal e concretizzare l’ambizione “inquinamento zero” che vi è racchiusa è fondamentale anche poter contare su pile e batterie che siano più sostenibili in tutto il loro ciclo di vita. Oltre a promuovere la sostenibilità competitiva, sono necessarie per i trasporti verdi, l’energia pulita e il traguardo della neutralità climatica entro il 2050. Per la questione la Commissione ha presentato una proposta che affronta le questioni sociali, economiche e ambientali legate a tutti i tipi di pile e batterie. Le pile e batterie immesse sul mercato dell’UE devono diventare sostenibili, altamente efficienti e sicure in tutto il loro ciclo di vita, vale a dire prodotte con il minor impatto ambientale possibile, utilizzando materiali ottenuti nel pieno rispetto dei diritti umani e delle norme sociali ed ecologiche; devono durare a lungo, offrire sicurezza e, una volta inservibili, poter essere destinate a una seconda vita, rigenerate o riciclate, reimmettendo materiali di valore nell’economia. Dal primo luglio 2024 potranno essere immesse sul mercato solo le pile e batterie ricaricabili usate nell’industria e nei veicoli elettrici accompagnate da una dichiarazione dell’impronta di carbonio. Per aumentare in misura significativa la raccolta e il riciclaggio delle pile portatili, l’attuale tasso di raccolta del 45 percento dovrebbe salire al 65 percento nel 2025 e al 70 percento nel 2030, in modo che i materiali delle pile che usiamo in casa non vadano persi per l’economia. Quelle di altro tipo — industriali, per autoveicoli o veicoli elettrici — devono essere raccolte al 100 percento. Tutte le pile e batterie raccolte devono essere riciclate ottenendo livelli elevati di recupero, in particolare di materiali preziosi quali cobalto, litio, nichel e piombo. Il Green Deal però non può essere calato dall’alto. Per questo la Commissione europeo ha varato – lo scorso dicembre – il patto europeo per il clima. Un’iniziativa che invita persone, comunità e organizzazioni a partecipare all’azione per il clima e a costruire un’Europa più verde. Il patto per il clima offre uno spazio dove tutti possono condividere informazioni, esprimersi e agire per far fronte alla crisi climatica, entrando così a far parte di un movimento europeo in continua crescita. 

L'autore: Brahim Maarad

Giornalista Agi. È corrispondente da Bruxelles.

Leggi anche sui cambiamenti climatici

Una selezione di contenuti per approfondire