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Marocco, il boom del nuovo porto di Tangeri

Tanger Med è diventato il primo porto africano. L’obiettivo è farlo diventare un hub principale del Mediterraneo entro il 2025.

di Giuseppe Acconcia
20 settembre 2019
5 min di lettura
di Giuseppe Acconcia
20 settembre 2019
5 min di lettura

Il Paese Nord africano, di fronte alle sfide della transizione politica, delle proteste dei cittadini per richieste di diritti sociali e della crisi migratoria, punta sugli investimenti in Africa e sulle infrastrutture portuali della città di Tangeri. Il nuovo porto, a 40 chilometri dalla città costiera, si chiama Tanger Med. In questo tratto di mare si concentra il 20% del commercio portuale di tutto il mondo. E Tanger Med è ormai un hub portuale essenziale in Africa e non solo, e anche una delle zone industriali più dinamiche del Paese. Restano però le incognite della crisi del Sahara occidentale e la rivalità con la Nigeria a prevenire la leadership marocchina tra i Paesi dell'Africa occidentale.

Dal 2007, una crescita esponenziale per Tanger Med

Il nuovo porto di Tanger Med è stato inaugurato nel 2007. Da quel momento, non ha smesso di attrarre nuovo traffico marittimo fino ad arrivare a essere un hub per la logistica con 3,4 milioni di container che sono transitati per questo porto soltanto nel 2018. E così Tanger Med è diventato il primo porto africano, seguito da Durban in Sud Africa e dalla città costiera egiziana di Port Said.

Il ministero dei Trasporti del Marocco ha l’obiettivo di trasformare Tanger Med nel principale porto del Mediterraneo entro il 2025 portando il traffico di container da 3,4 a 9 milioni. Non solo, si parla di 700 mila tir e 7 milioni di passeggeri che dovrebbero transitare per l’hub entro quella data. Si tratterebbe di una crescita del traffico marittimo vicina al triplo dell’attuale capacità di Tanger Med. L’incremento del traffico per il nuovo porto di Tangeri porterà benefici all’intera regione determinando un probabile trasferimento di merci, pari al 40%, dal Marocco in altri porti dell’Africa subsahariana, seguiti da Asia (27%) ed Europa (9%). Tanger Med guarda anche verso Nord e quindi all’Unione europea. A pochi minuti dal nuovo porto di Tangeri sorgono zone di libero scambio dove, secondo le autorità marocchine, sarà sempre più conveniente delocalizzare imprese per abbassare i costi di produzione. Già 450 aziende europee operano nell’area, con un fatturato pari a 7 miliardi e mezzo di euro, soprattutto legato al settore automobilistico, inclusa la francese Renault che ha scelto il Marocco per la sua principale sede africana.

La crescita economica in Marocco

L’economia marocchina è in continua crescita negli ultimi anni, con un occhio speciale rivolto verso l’Africa (in particolare Costa d’Avorio, Nigeria, Senegal e Mauritania). Secondo l’African Development Bank, gli investimenti esteri del Marocco in Africa sono cresciuti dell’85% negli ultimi anni, con un’accelerazione pari al 12,8% annuo dopo il 2015. Per rendere attraente il mercato marocchino anche agli investimenti europei, è stata creata la zona speciale di Casablanca (la Casablanca Finance City). Anche il settore bancario marocchino ha cercato di accrescere la sua rete in Africa attraverso la Banque Centrale Populaire che ha avviato acquisizioni in Camerun, Madagascar e Congo. Lo stesso vale per l’ormai nota Attijari Wafa Bank, che è entrata nei mercati etiope e ruandese, nonostante i debiti dovuti alla crisi del cacao in Costa d’Avorio che hanno lasciato a secco le casse dell’Attijari. Restano però aperte incognite ormai storiche con i vicini Paesi dell’Africa occidentale, dalla questione Sahrawi per l’indipendenza del Sahara occidentale fino alla rivalità politica con la Nigeria che ha impedito nel 2017 l’ingresso del Marocco nella Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), che include 15 stati della regione e punta sin dal 2015 a creare una zona monetaria comune (WAMZ). Rabat ha anche attirato le critiche dei Paesi vicini per l’incremento continuo di accordi commerciali con Unione europea e Stati Uniti che potrebbero sbilanciare i rapporti politici ed economici all’interno di ECOWAS.

Nonostante il Marocco sia stato toccato solo in parte dalle proteste che nel 2011 hanno attraversato il Nord Africa e il Medio Oriente, si è aperta una stagione di riforme costituzionali volute dal re Mohammed VI, culminate nel 2011 e nel 2016 con la vittoria del partito islamista Giustizia e Sviluppo (PJD) del premier Abdelillah Benkirane. Restano però i nodi degli equilibri di potere all’interno dell’esecutivo, che potrebbero portare a nuovi ingressi con la richiesta di figure socialiste, come Driss Lachgar, di entrare nel governo bloccate fin qui dal PJD. Il Marocco ha acquisito un ruolo politico ed economico di primo piano tra i Paesi del Nord Africa, che vorrebbe estendere anche in Africa occidentale. La crescita esponenziale del nuovo porto di Tanger Med va in questa direzione. La monarchia di Mohammed VI continua ad attrarre investimenti esteri, soprattutto europei, e a guardare al continente africano per lo sviluppo del suo sistema bancario. In un contesto regionale di instabilità politica, le aperture in senso riformista della monarchia marocchina aprono la strada a una crescita dell’influenza di imprenditori e società civile nel futuro del Paese.

L'autore: Giuseppe Acconcia

Giornalista e ricercatore specializzato in Medioriente (Università Bocconi di Milano e Londra).