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Il disgelo può attendere

Nei suoi primi due anni di mandato il presidente USA non è riuscito a realizzare il riavvicinamento alla Russia che aveva annunciato.

da Fabio Squillante
24 gennaio 2019
8 min di lettura
daFabio Squillante
24 gennaio 2019
8 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 41 - The big reversal. Leggi il magazine

 

Se avesse vinto le elezioni di medio termine, Donald Trump avrebbe probabilmente impresso un’accelerazione alle relazioni con la Russia, cercando prima di tutto di evitare un riarmo nucleare, e poi sviluppando la collaborazione su altri piani, puntando a superare gradualmente il regime delle sanzioni economiche imposto a Mosca. Il partito del presidente ha mantenuto il Senato, e dunque è assai improbabile che l’inchiesta sui rapporti tra membri del suo staff ed emissari di Vladimir Putin possa concludersi con una messa in stato d’accusa. La Camera, tuttavia, è ormai saldamente controllata dall’opposizione democratica, che certamente raddoppierà gli sforzi investigativi, puntando all’impeachment o, quanto meno, a rendere tanto impopolare Trump da impedirgli una rielezione. È una partita difficile, per i democratici ma anche per il presidente, che ha dovuto rinunciare al previsto incontro bilaterale con Putin al vertice del G20 di Buenos Aires.

Fattori interni e internazionali

Proprio pochi giorni prima del vertice, il 25 novembre, due motovedette ed un rimorchiatore ucraini vengono fermati con la forza dalla Marina russa all’imbocco dello Stretto di Kerch, che separa la Crimea – annessa da Mosca nel 2014 – dalla regione russa di Krasnodar. Almeno tre marinai ucraini vengono feriti nell’azione, i 24 componenti gli equipaggi vengono arrestati e 15 di essi condannati per sconfinamento a due mesi di detenzione. La reazione ucraina è durissima. Il presidente Petro Poroshenko invoca l’intervento della NATO nel Mar Nero e dichiara lo stato di guerra in tutte le regioni confinanti con la Russia e con la Moldova. Da Mosca lo accusano di voler così impedire il libero voto nelle elezioni presidenziali che si terranno a marzo, poiché le regioni in cui vige lo stato di guerra sono essenzialmente russofone. I sondaggi, del resto, mostrano Poroshenko in difficoltà, e sembrano favorire la sua rivale Julija Timoshenko, vigorosamente sostenuta da Hillary Clinton, quando questa guidava il Dipartimento di Stato.

Il giorno dopo lo scontro navale russo-ucraino, l’ex avvocato di Trump, Michael Cohen, coinvolto nell’inchiesta sul “Russiagate”, cambia un aspetto della sua precedente deposizione, affermando che il magnate intendeva costruire un albergo a Mosca quando già era candidato alla Casa bianca. I due fatti – lo scontro navale e la nuova testimonianza di Cohen – spingono Trump ad annullare l’incontro con Putin, che pure era stato preparato accuratamente dal consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, durante una recente visita a Mosca.

I due, in verità, riescono a scambiare qualche battuta tra le pieghe del vertice. È lo stesso Putin a raccontare, nella conferenza stampa al termine del vertice di Buenos Aires, di aver illustrato al presidente USA la sua versione dei fatti nello Stretto di Kerch. Appare comunque evidente che i democratici – e non solo loro – intendono fare il possibile per ostacolare lo sviluppo dei rapporti tra i due leader. È difficile trovare accordi su temi complessi solo attraverso gli staff, che pure si parlano e, in effetti, hanno già mostrato in più occasioni di poter trovare un terreno comune. È accaduto, ad esempio, in Siria, dove russi e statunitensi hanno condotto operazioni militari per mesi senza alcun incidente. O ancora nella gestione delle quotazioni petrolifere, un tema su cui Putin ha accolto la richiesta di Trump di limitare i prezzi. Il bilancio russo, del resto, è stato disegnato per reggere ad un prezzo di 40 dollari al barile: più o meno la metà di quanto è necessario all’Arabia Saudita per evitare tagli di spesa o un aumento del deficit.

Certo, Trump vorrebbe che la Russia divenisse un alleato strategico nella battaglia per il contenimento della Cina, e Putin conosce bene la storia del suo paese, che solo una volta è stato dominato a lungo – per 400 anni – da un invasore giunto da Est. Se la Cina conta 1,3 miliardi di abitanti, la Russia ne ha poco meno di 147 milioni, solo 36 dei quali vivono in Siberia. La crescita della potenza cinese è, per Mosca, il rischio strategico per eccellenza, ma l’ostilità degli Stati Uniti spinge la Russia a stringere legami sempre più stretti proprio con la Cina. La diffidenza tra i due colossi asiatici, tuttavia, è misurabile nelle decisioni concrete, come il tracciato della “Nuova via della seta”, che tocca decine di paesi, ma aggira la Russia.

Il contenimento della Cina e il ruolo dell'UE

Nei suoi primi due anni alla Casa bianca, Donald Trump non è riuscito a realizzare il riavvicinamento alla Russia che aveva annunciato in campagna elettorale, e c’è da credere che nemmeno nei prossimi due anni potrà ottenere risultati concreti su questo fronte. Se dunque i leader dei due paesi fanno il possibile per evitare frizioni, è la situazione oggettiva a favorire la competizione. Negli Stati Uniti, del resto, nessuno considera la Russia come un alleato, e l’idea di attrarla nell’orbita occidentale, per contrastare con maggiore efficacia la crescita cinese, non comporta affatto il rafforzamento della posizione strategica di Mosca.

Dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi, Washington ha sempre fatto il possibile per evitare un’integrazione anche solo economica tra la Russia e l’Unione Europea. Repubblicani e democratici si sono opposti con forza, e con successo, alla realizzazione del gasdotto South Stream, che avrebbe dovuto portare in Italia il gas russo, attraverso Mar Nero, Bulgaria, Grecia ed Albania. Allo stesso modo i politici USA dei due schieramenti si oppongono ancora oggi, insieme, al raddoppio del Nord Stream, il gasdotto che rifornisce la Germania di gas proveniente dalla Russia, attraverso il Mar Baltico, “saltando” Ucraina e Polonia. Trump ha più volte insistito con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, affinché la Germania acquisti gas naturale liquefatto dagli USA, piuttosto che il più economico metano russo. Eppure, se non in Europa, Mosca dovrebbe venderlo alla Cina, alleviando la dipendenza di quel paese dalle importazioni di petrolio via mare.

D’altra parte, anche se Putin ha sperato che Trump battesse la Clinton alle elezioni, non vuol dire che sia disposto a favorirlo in ogni occasione. La dura lotta politica in atto negli Stati Uniti spinge il presidente ad impiegare buona parte del suo tempo nella difesa dagli attacchi dell’opposizione, dedicando meno attenzione alle manovre di Putin per rallentare l’erosione della zona d’influenza russa. Le priorità dell’inquilino della Casa bianca sono evidentemente due: 1) il contenimento della Cina, sia sul piano militare, con il contrasto all’espansionismo nel Pacifico; sia su quello diplomatico, tentando di sottrarre la Corea del Nord alla tutela di Pechino; sia infine attraverso la riduzione della forza commerciale e quindi economica del paese; 2) la riduzione delle ambizioni “indipendentiste” dell’Unione Europea, in modo da mantenere il Vecchio continente saldamente nel campo occidentale, e sotto l’egemonia di Washington. Solo così, secondo gli strateghi di Trump, sarà possibile vincere il confronto con i cinesi, e probabilmente non hanno torto. Quanto alla Russia, il disgelo evidentemente può attendere e, nell’attesa di un rafforzamento dell’amministrazione, che potrebbe forse realizzarsi con un secondo mandato presidenziale per Trump, si può tenerla a bada con le sanzioni, con il gravoso impegno militare in Siria e con le continue tensioni lungo la fascia che va dalla Finlandia al Caucaso, attraverso Polonia, Ucraina, Romania.

L'autore: Fabio Squillante

Direttore editoriale di Agenzia Nova, di cui è stato fondatore, è stato corrispondente da Mosca per l’agenzia italiana Ansa e per il quotidiano La Stampa, testata per la quale ha anche seguito le attività delle Istituzioni Ue da Bruxelles e Strasburgo. È stato responsabile del servizio regionale dell’agenzia AdnKronos.

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