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Il Green New Deal della Costa Rica

La “green transformation” è in corso, grazie all'accordo tra i governi, le aziende private, la società civile e il sostegno dei finanziamenti internazionali.

di Chris Dalby
20 marzo 2020
7 min di lettura
diChris Dalby
20 marzo 2020
7 min di lettura

Il “Green New Deal” proposto al Congresso degli Stati Uniti è stato lodato per la sua ambizione e nel contempo, messo in dubbio per la sua applicabilità. Più a sud, tuttavia, un paese di dimensioni decisamente inferiori sta mostrando al mondo intero i risultati di un impegno nazionale nei confronti di un’economia “verde”. La Costa Rica si è infatti impegnata nella difficile promessa di diventare una nazione a zero emissioni di carbonio entro il 2050. È anche vero che la Costa Rica conta solo 5 milioni di abitanti, l’equivalente della popolazione di città come Ankara, Sydney o San Pietroburgo. Quindi, quanto vale il suo contributo su scala globale? Può la Costa Rica costituire un vero esempio, vista la differenza di portata rispetto a un eventuale Green New Deal negli Stati Uniti o in Cina? In un’intervista concessa a Wired nel marzo del 2019, il Presidente Carlos Alvarado ha affermato che, secondo i detrattori, si tratta di un’iniziativa inutile. “Le persone mi chiedono perché prendersi tanto la briga in un paese così piccolo. Secondo loro, non farà alcuna differenza e non servirà a contenere il problema”. L’eloquente risposta di Alvarado è che si tratta di una questione “di narrativa e di prospettiva”. Per citare il consulente per il clima del governo: “Se non ci riusciamo noi, nessuno può farcela”. Quasi tutti i paesi hanno fatto simili promesse, ma la Costa Rica vanta una lunga storia di impegno nei confronti di un progresso raggiungibile, sia idealmente che economicamente, nell’ambito degli obiettivi che si propone. Nel 1948, il paese ha abolito l’esercito in maniera permanente, reinvestendo il denaro nell’istruzione, nella sanità e nel welfare sociale. Questo ha aiutato la Costa Rica a diventare uno dei paesi più sicuri nella regione, nonostante l’opposizione alla militarizzazione della sua strategia anti-crimine. Inoltre, da ormai cinque anni la Costa Rica riesce a soddisfare quasi tutte le proprie esigenze energetiche sfruttando le fonti rinnovabili. Negli ultimi decenni, il paese è riuscito a invertire la tendenza alla deforestazione e a raggiungere una copertura forestale del 50%. Questo non soltanto è positivo per l’ambiente, ma ha consolidato il ruolo di leadership della Costa Rica nel turismo eco-sostenibile e attirato milioni di turisti.


Il presidente della Costa Rica Carlos Alvarado con la first lady Claudia Dobles

La First Lady Claudia Dobles, principale sostenitrice del piano, ha ben chiara la priorità dei problemi da affrontare. La prima è rappresentata dai trasporti. Con la crescita della classe media, la domanda di automobili e motociclette è aumentata, rendendo i mezzi di trasporto la maggiore causa di emissioni di gas serra nel paese. Eppure, pare che i costaricani non acquistino veicoli nuovi. L’età media dei veicoli circolanti è di 17 anni. E, per essere un paese così piccolo, la Costa Rica è afflitta da problemi di traffico non indifferenti: all’ora di punta, le auto nella capitale San José si muovono a passo di lumaca (meno di 16 km/h), secondo quanto indicato nel report “Estado de la Nación” stilato da una ONG del paese. Secondo Dobles, l’obiettivo è completare l’elettrificazione del trasporto pubblico entro il 2020 e utilizzare soltanto auto elettriche entro il 2050. Questo passaggio sarà reso ancora più pulito dal fatto che la Costa Rica non utilizza carbone per la produzione di elettricità, a differenza della maggior parte degli altri paesi. Sul nuovo Green New Deal, la grossa sfida è quella rappresentata dalla riduzione della dipendenza del paese dal petrolio. Nonostante Alvarado abbia rinnovato il divieto di cercare petrolio in territorio costaricano, la Corte Suprema si è schierata dalla parte dell’industria petrolifera, che intende raccogliere firme a sostegno delle attività di esplorazione e indire così un referendum. 

Finanziamenti stranieri

Il secondo elemento fondamentale per il successo del Green New Deal è l’ottenimento di prestiti stranieri. La Costa Rica, ben consapevole della sua buona reputazione nel mondo, ritiene che il successo del suo piano ispirerà altri paesi a fare lo stesso. Di conseguenza, ci sono buone possibilità che nazioni straniere e agenzie internazionali saranno disposte a finanziare la sua trasformazione, facendone un esempio per tutti. Finora, tali investimenti hanno registrato un buon ritorno. Il Global Climate Partnership Fund (GCPF) ha sostenuto la Costa Rica in una fase cruciale del Green New Deal: favorire il cambiamento parallelo di persone e aziende. A partire dal 2015, Promerica Costa Rica, partner del GCPF nel paese, ha finanziato una serie di progetti, tra cui l’installazione di pannelli solari e caldaie industriali, l’attuazione di progetti basati sulle biomasse nelle aree agricole, nonché la creazione di flotte di autobus efficienti dal punto di vista energetico. Nel 2018, il paese ha ottenuto una linea di credito da 500 milioni di dollari statunitensi dalla Banca Interamericana di Sviluppo, intesa a finanziare la transizione verso la generazione di energia eco-sostenibile e la decarbonizzazione dei trasporti. Per ottenere ulteriori aiuti economici, la Costa Rica ha puntato tutto su una nuova opportunità. La sede di un’importante conferenza sul clima, è stata all’ultimo spostata dal Cile alla Costa Rica. In un sol colpo, dando così al paese la possibilità di consolidare il suo status di ambasciatore regionale e pubblicizzare il successo delle proprie politiche ambientali, chiedendo altri prestiti ai finanziatori internazionali. Il terzo pilastro del Green New Deal costaricano riguarda la trasformazione delle aspettative del pubblico. Com’è accaduto in molti altri paesi in via di sviluppo, la sempre più numerosa classe media aspira a possedere auto private, simbolo di benessere e indipendenza. Cambiare questi desideri con attenti investimenti pubblici e servizi affidabili sarà un aspetto assolutamente fondamentale.


L’energia eolica ha un ruolo fondamentale nel mix energetico rinnovabile della Costa Rica

Non tutti sono d’accordo…

I piani di rinnovamento dell’infrastruttura elettrica e del trasporto pubblico hanno però spinto molte persone a scendere in strada. Ecco il commento che Alvarado ha concesso a Wired: “Molti dicono: ‘Non posso neanche permettermi una motocicletta e ora mi viene chiesto di spostarmi con veicoli elettrici?’. Questo alimenta un senso di esclusione”. Il Presidente è ben consapevole del fatto che le obiezioni al rigore degli obiettivi nelle nazioni in via di sviluppo, che non hanno potuto godere degli stessi vantaggi portati dall’industrializzazione ai paesi più ricchi, rappresentano un enorme ostacolo al dialogo sul cambiamento climatico. In base al referendum sull’esplorazione petrolifera, l’intera politica ambientale di Alvarado verrebbe trasformata.

Un modello di sviluppo sostenibile per tutti

Forse la lezione più importante che possiamo imparare dalla Costa Rica è la sua persistenza nel raggiungimento di questi obiettivi. Naturalmente, farlo in un paese di 5 milioni di abitanti richiede una minore coordinazione tra le parti e meno “acrobazie politiche” rispetto ad altri paesi. Ma l’apparentemente incrollabile accordo tra i governi che si sono susseguiti, la società civile e le aziende private a impegnarsi in questo Green New Deal è, già di per sé, un’impresa notevole.

 

L'autore: Chris Dalby

Giornalista specializzato in energia e politica con esperienza nei settori della politica, dell'energia, dell’oil & gas, dell'estrazione mineraria, della finanza, dell'economia, dell'America Latina, della Cina e delle Olimpiadi.