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Un futuro all’insegna dell’efficienza

Per il bacino del Mediterraneo potrebbe prefigurarsi un orizzonte di autonomia energetica. Intervista a Moncef Harrabi, presidente dell'OME.

di Giancarlo Strocchia
30 ottobre 2018
4 min di lettura
diGiancarlo Strocchia
30 ottobre 2018
4 min di lettura

Da qualche anno l’intero bacino del Mediterraneo è tornato ad occupare una posizione centrale nel contesto energetico internazionale. Ingenti quantità di gas e petrolio sono state individuate soprattutto nell’area est e di fronte alle coste dell’Egitto, mentre sempre più i paesi della fascia nordafricana hanno sviluppato l’enorme potenziale legato allo sviluppo delle rinnovabili. Un quadro incoraggiante che andrebbe sostenuto con un esteso piano di interventi infrastrutturali. Lo auspica fortemente il presidente dell’OME, l’Osservatorio Energetico del Mediterraneo, il tunisino Moncef Harrabi, presidente anche della Società tunisina dell’elettricità e del gas (STEG) nonché dell’Associazione delle imprese elettriche del Mediterraneo (Med-TSO).

Qual è il principale obiettivo da raggiungere per migliorare la situazione energetica nel bacino del Mediterraneo?

Se vogliamo veramente migliorare l’impianto energetico generale, e mi riferisco a idrocarburi, combustibili fossili e elettricità, è fondamentale, per tutti i soggetti coinvolti, collaborare con le associazioni regionali come l'Osservatorio Mediterraneo dell'Energia (OME), il MED-TSO (Mediterranean Transmission System Operators) e il Comité Maghrébin de l'Electricité (COMELEC). Dobbiamo realizzare un sistema infrastrutturale solido, pensando anche a sviluppare il potenziale dei giacimenti di gas naturale e, perché no, al passaggio al gas naturale liquefatto GNL, se si vogliono veramente ridurre le emissioni.

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Moncef Harrabi Presidente dell'OME, Observatoire Méditerranéen de l'Energie, è anche CEO della Compa

Nel futuro del Mediterraneo si potrebbe intravedere una possibile autonomia energetica?

Vogliamo diventare una regione relativamente indipendente dal punto di vista energetico? Allora dobbiamo essere lungimiranti e lavorare anche sul fronte dell'elettricità, potenziando le interconnessioni per facilitare gli scambi. In Africa del Nord è possibile sfruttare l'energia eolica e solare, mentre le centrali europee sono per lo più tradizionali. Noi potremmo approfittarne in estate, quando il fabbisogno energetico per la climatizzazione è enorme, mentre l'Europa potrebbe trarne vantaggio per produrre calore in inverno, quando da noi abbondano ancora sole e vento.

Come sono i rapporti energetici tra i paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo?

Dobbiamo essere complementari nella transizione energetica, procedere fianco a fianco. Inoltre, dobbiamo impegnarci a concretizzare i nostri progetti. Abbiamo parlato molto e condotto numerosi studi, è tempo di mettere in pratica quanto delineato e creare infrastrutture solide, come ho già detto. Dobbiamo inoltre tutelare il pianeta, soprattutto per le generazioni a venire, riducendo le emissioni atmosferiche e i gas serra.

In questo quadro, quanto è importante la collaborazione tra l'Europa e i paesi del Nord Africa o del Mediterraneo orientale?

Dal punto di vista energetico esiste già una collaborazione con vari partner, ma intendiamo potenziarla. Contiamo molto sulla Commissione europea, per esempio al fine di promuovere e finanziare i progetti di interconnessione, come quello strategico tra Italia e Tunisia che collegherà il Nord Africa e l'Europa tramite l'Italia e per il quale occorre un investimento di circa 600 milioni di dinari tunisini. Ecco, noi chiediamo che i paesi europei ci sovvenzionino almeno in parte per consentirne la realizzazione.

Qual è il suo invito all'Europa?

Ai paesi europei dico di venire in Tunisia, in Africa del Nord, per investire nelle energie rinnovabili. Le opportunità sono moltissime. La sola Tunisia ha un potenziale di 1.800 megawatt relativamente all’energia solare. Anche in Libia, Algeria e Marocco e nei paesi africani in generale, il potenziale energetico è enorme. Vedrete che in futuro, diciamo tra 50 anni, il costo del chilowattora diminuirà e le rinnovabili saranno sempre più importanti grazie anche allo stoccaggio. Se riusciremo a migliorare la tecnologia di stoccaggio avremo risolto il problema. Bisogna essere lungimiranti e salvaguardare il pianeta. Il futuro è nelle energie rinnovabili ma prima ancora nell'efficienza energetica.