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Abu Dhabi: tra crescita economica e mercato petrolifero

Il più grande e ricco dei sette emirati potrebbe essere il fattore trainante per l'economia degli EAU.

di Giuseppe Acconcia
11 giugno 2019
6 min di lettura
diGiuseppe Acconcia
11 giugno 2019
6 min di lettura

La crescita economica di Abu Dhabi non si ferma. Lo conferma l’agenzia di rating Standard & Poor’s (S&P). Secondo i dati resi noti nei giorni scorsi la crescita economica del piccolo Paese del Golfo raggiungerà il 2,5% nei prossimi quattro anni traendo vantaggio dall’aumento della produzione e dei prezzi del petrolio. L’economica di Abu Dhabi è legata a doppio filo alla produzione ed esportazione di petrolio. Secondo il report di S&P, dall’intero settore degli idrocarburi dipende il 50% del suo Prodotto interno lordo e il 90% dei profitti del governo centrale. Nonostante alcuni tentativi di diversificare l’economia locale, il Paese resterà in gran parte dipendente dal mercato petrolifero anche nei prossimi anni.

 

Crescita economica e settore non petrolifero

Il più grande e ricco dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti (EAU) potrebbe essere il fattore trainante per l’economia degli EAU portandola ad una crescita del 2% nel 2019 dopo aver raggiunto l’1,8% lo scorso anno. Le attese di crescita rese note nel report di S&P dovrebbero arrivare al 2,5% nel 2020 e nel 2021 prima di raggiungere il 3% nel 2022. Questo nel caso in cui siano rispettati i parametri dei prezzi del petrolio considerati dall’agenzia di rating, fissati in 60$ al barile per il 2019 e il 2020 con una diminuzione a 55$ al barile nel 2021.

Tuttavia, non ci sono solo dati positivi. La Banca centrale degli EAU lo scorso 29 maggio ha annunciato dei dati meno brillanti di quelli previsti dal Fondo monetario internazionale (Fmi) per il terzo Paese produttore di petrolio tra i membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). La crescita del settore petrolifero dell’EAU dovrebbe mancare gli obiettivi fissati dall’Fmi e raggiungere solo il 2,7%: un livello più basso di un punto percentuale rispetto al 3,7% atteso. Ma la vera sorpresa è arrivata dal settore non petrolifero che si fermerà all’1,8% rispetto al 3,4% atteso dai report dell’Fmi.

L’elemento di preoccupazione principale per il settore non petrolifero locale è arrivato dal sostegno accordato da Abu Dhabi alla linea dura contro l’Iran, stabilita dagli Stati Uniti con l’uscita unilaterale dall’accordo di Vienna del 2015 sul nucleare, confermata dal presidente Donald Trump lo scorso maggio, insieme all’imposizione di nuove sanzioni. E così, da una parte, tre attacchi a istallazioni petrolifere e a un gasdotto saudita a Fujairah hanno mostrato le vulnerabilità di Abu Dhabi in tema di sicurezza in caso di scoppio di un conflitto nello Stretto di Hormuz. Dall’altra, gli scambi non petroliferi tra Iran e EAU ammontavano a 16,83 miliardi di dollari nel 2018. Come risultato delle nuove sanzioni USA, le compagnie iraniane stanno lasciando gli EAU in favore di Oman, Qatar e Turchia, creando non poche tensioni tra Abu Dhabi e Dubai, fin qui al centro degli scambi tra Teheran e EAU.Tuttavia, le recenti dichiarazioni del segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che aprirebbero la strada per un nuovo negoziato tra Stati Uniti ed Iran potrebbero avere degli effetti anche nelle relazioni bilaterali tra Iran ed Emirati.  

Grandi investimenti e nuovi partner internazionali

S&P ha confermato il rating AA per Abu Dhabi sottolineando la stabilità economica dell’Emirato. In particolare l’agenzia di rating ha fatto riferimento al grande impegno in tema di investimenti in corso nel Paese da parte dell’Autorità per gli investimenti (ADIA) per una media di circa il 250% del Prodotto interno lordo nel periodo tra il 2019 e il 2020.

Nel caso in cui Abu Dhabi, come da previsioni, finanzierà il suo deficit fiscale del 4% del Pil e i rimborsi degli Eurobond, il debito pubblico del ricco emirato resterà stabile non superando il 7% del Pil nel 2022. Inoltre, secondo il report reso pubblico da S&P, il governo emiratino non dovrebbe emettere obbligazioni nei prossimi due anni in attesa delle decisioni in questo senso da parte del governo federale degli EAU.  

Se l'Iran si allontana, Nuova Delhi si avvicina. L’India continua a puntare molto sugli scambi con i Paesi del Golfo e in particolare con Dubai e Abu Dhabi. Nei giorni scorsi, la compagnia aerea indiana IndiGo ha inaugurato due voli al giorno che collegano Nuova Delhi e Mumbai con Abu Dhabi. Come confermato dalle autorità locali, l’aumento dei collegamenti dimostra un forte interesse di rafforzare l’interconnessione tra India ed Emirati Arabi Uniti anche nei settori del commercio e del turismo.

La crescita economica di Abu Dhabi sta facendo da traino all’economia degli Emirati Arabi Uniti. Gli aumenti dei prezzi del petrolio avranno un effetto positivo di lungo periodo su un’economia fortemente dipendente dal settore petrolifero. A preoccupare resta il settore non petrolifero di Abu Dhabi che subirà una battuta d’arresto a causa della più generale stretta nelle relazioni commerciali bilaterali tra Iran e Stati Uniti e tra Iran ed EAU. Eppure, i grandi investimenti e il contenimento del debito fanno ben sperare gli organismi finanziari internazionali sulla crescita dell’economia locale soprattutto grazie all'andamento del mercato petrolifero globale.

L'autore: Giuseppe Acconcia

Giuseppe Acconcia è giornalista e ricercatore specializzato in Medio Oriente per le Università di Londra e Bocconi. Ha scritto tra gli altri per The Independent, Al-Ahram, Xinhua e openDemocracy. Ha intervistato l'ex presidente egiziano Mohamed Morsi, il Segretario generale della Lega araba Nabil Elaraby, i filosofi Samir Amin e Noam Chomsky, il premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi. Ha realizzato reportage nel Kurdistan siriano, tra i primi giornalisti occidentali ad entrare in una città controllata da oltre un anno dallo Stato islamico. Ha coperto il contenzioso sul nucleare iraniano, la crisi libica, le rivolte egiziane del 2011, il referendum per l'indipendenza scozzese (2014). Ha conseguito un Master in Middle Eastern Politics alla School of Oriental and African Studies (Soas) con tesi sul ruolo dei militari in politica in Medio Oriente. I suoi articoli sono stati tradotti in inglese, francese, spagnolo, portoghese, turco, tedesco, arabo e cinese. Ha insegnato all'Università americana del Cairo, ha lavorato per il premio Sakharov (Parlamento europeo) e nella cooperazione euro-mediterranea. È autore de EgittoDemocrazia militare (Exorma, 2014), Pictures from Jihan (Muta Imago, 2013), La primavera egiziana (Infinito, 2012) e Un inverno di due giorni (Fara, 2007).