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Tra domanda e sicurezza energetica

Il tema dell’energia è diventato una delle priorità dell’agenda dei dieci paesi del Sud-Est asiatico. IEA e ACE concordano che fare rete possa servire a gettare le basi per un sistema di approvvigionamento energetico sicuro ed economicamente sostenibile.

di Sabrina Moles
20 agosto 2021
11 min di lettura
di Sabrina Moles
20 agosto 2021
11 min di lettura

Non c’è dubbio: l’ASEAN è una regione in crescita. Lo è dal punto di vista demografico, con una popolazione quasi raddoppiata negli ultimi trent’anni da 350 milioni a 650 milioni. Lo è dal punto di vista economico, con lo scambio di beni che ha raggiunto il valore di 2,8 triliardi, mentre gli Investimenti diretti esteri (Ide) sono passati dai 41,9 miliardi del 2005 ai 154,7 miliardi del 2018. Da queste due tendenze derivano le diverse declinazioni del tema energetico nel Sud-Est asiatico, con nuove opportunità e sfide che hanno – e avranno – un impatto non solo sulla regione, ma anche sull’intero pianeta. Nonostante la domanda energetica effettiva sia ancora bassa rispetto alla media globale, ad essere interessante è soprattutto l’arco temporale in cui tale domanda è aumentata per l’ASEAN e quali effetti potrebbe avere sulle decisioni politiche ed economiche del futuro. Maggiore output industriale, espansione dei centri urbani e innalzamento della qualità della vita (dall’accesso a fonti energetiche sicure e di qualità fino ai più sofisticati elettrodomestici) sono solo alcuni degli elementi che aumentano la domanda energetica dei paesi ASEAN. A questo rispondono esigenze sempre più immediate, che cadono principalmente sotto l’espressione “sicurezza energetica”. La sicurezza energetica svolge un ruolo di primo piano nel processo di sviluppo dell’economia e delle società moderne, poiché l’accesso alle risorse energetiche è diventato la pietra angolare della maggior parte delle attività umane. Gli studi tradizionali sulla sicurezza energetica di solito ruotano attorno agli Stati e ai loro sforzi per garantire la quantità di energia richiesta a un prezzo adeguato. Le risorse energetiche sono anche una merce scambiata tra i paesi, e spesso gioca un ruolo chiave nel disegnarne i rapporti diplomatici e commerciali. Proprio per rispondere a queste esigenze, lo stesso gruppo delle dieci nazioni del Sud-Est asiatico ha deciso di istituire un meccanismo di dialogo e cooperazione chiamato Asean Energy Center (ACE).

Un gruppo eterogeneo

Nel caso delle nazioni del gruppo ASEAN, la domanda energetica è cresciuta dell’80 percento a partire dall’anno 2000, ma sono anche aumentate le problematicità. Il primo punto riguarda l’accesso continuo a fonti energetiche, senza rischi e il più possibile economico per gli Stati. La geografia dei paesi ASEAN è estremamente eterogenea e la diffusione della popolazione sbilanciata sul territorio: per alcuni Stati del gruppo le risorse sono abbondanti e non abbastanza sfruttate, in altri creare una rete elettrica di base capillare rappresenta ancora una sfida. Per esempio, nazioni come l’Indonesia producono 835 mila barili di petrolio al giorno, mentre in Cambogia solo il 17,4 percento della popolazione ha accesso a fonti di energia stabili e sicure per cucinare. Il secondo fattore è la natura del mix energetico, ovvero come è divisa la domanda energetica di un paese. Ciò può determinare una forte dipendenza dalle importazioni, che costituiscono la maggiore minaccia alla sicurezza energetica nazionale. Il tipo di energia utilizzata, inoltre, può giocare un ruolo determinante su società ed economia, in termini di spesa pubblica per infrastrutture e approvvigionamenti, oltre che di impatto su ambiente e salute. Il carbone, per esempio, è stato per anni la scelta principale perché presente in abbondanza e a buon prezzo, mentre le tecnologie green fino a pochi anni fa sembravano inaccessibili per gli ingenti investimenti iniziali (spesso definiti per loro natura “costi irrecuperabili”).

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I settori e i trend in crescita

I settori maggiormente coinvolti dalla domanda energetica sono quelli che più stanno crescendo nei vari Paesi. Laddove lo sviluppo è più rapido e massiccio, segnala l’Agenzia Internazionale dell’Energia, cresce drasticamente la richiesta di accesso a maggiori quantità di elettricità. Tra le variabili critiche nei trend di consumo energetico ASEAN, emergono industria, trasporti e edilizia. L’industria più energivora (destinata secondo le previsioni a crescere del 70 percento) è la manifattura, con picchi di domanda soprattutto in elettronica, automotive, chimica, acciaio e ferro. I trasporti, invece, rappresentano ora il 50 percento della domanda energetica dei dieci paesi del Sud-Est asiatico. Secondo gli ultimi dati, entro il 2040 l’ASEAN raggiungerà le 200 tonnellate equivalenti di petrolio (Mtoe), poco meno dell’Europa che oggi conta 289 Mtoe. Infine, il settore edilizio crescerà del 35 percento: a incidere sulla domanda energetica, in questo caso, saranno soprattutto gli acquisti di elettrodomestici e apparecchiature per il raffreddamento degli spazi – un dato che si intreccia con la storia dei cambiamenti climatici nella regione.

Il mix energetico oggi e domani

Le fonti fossili costituiscono oltre la metà del mix energetico ASEAN, con oscillazioni che hanno raggiunto in alcuni anni l’80 percento del totale. Bassa ancora la percentuale occupata dalle rinnovabili, che però allo stato delle attuali politiche pro[1]energia verde potrebbero arrivare a coprire almeno il 40 percento del mix energetico entro il 2040. Tra il 2000 e il 2018 il consumo del carbone è raddoppiato. Il carbone occupa il 40 percento del totale delle fonti utilizzate per la produzione di energia elettrica. Il consumo continuerà a crescere anche nei prossimi vent’anni, grazie agli investimenti in tecnologie per il cosiddetto “carbone verde”. Lo stesso vale per il petrolio, che subirà un andamento simile. In questo caso, però, la scarsità di risorse locali e la mancanza di capacità di stoccaggio influiscono sull’approvvigionamento. Proseguono le esplorazioni per trovare nuovi giacimenti, come in Cambogia e Myanmar. Anche il gas sta occupando rapidamente un posto d’onore nel mix energetico dei paesi ASEAN. Si stima che la domanda crescerà dell’85 percento entro il 2040 e secondo l’habitat della fauna selvatica e genera anidride carbonica che spesso colpisce, sotto forma di fumi tossici, anche i paesi vicini. La spinta sulle energie rinnovabili nelle dichiarazioni ufficiali dei paesi ASEAN rimane positiva e promette di coprire il 70 percento del mix energetico. Per questo motivo emerge l’opzione nucleare. L’idea di puntare sull’energia nucleare come alternativa per l’obiettivo emissioni zero è molto forte all’interno dello schema di cooperazione energetica ASEAN. Oggi nessuna delle nazioni del gruppo possiede dei reattori in funzione, ad eccezione delle sole Filippine, che hanno un impianto già ultimato ma mai reso operativo. L’ottimismo verso l’alto rendimento dell’energia nucleare è però smorzato dai costi iniziali per la costruzione delle centrali, oltre che dalle sfide in termini di accettazione pubblica del nucleare e conoscenze tecniche presenti in ogni paese. Per questa ragione l’ACE ha firmato, nel marzo 2021, un Memorandum of understanding con la World Nuclear Association (WNA) per cooperare a livello di gruppo sul tema.

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l’Agenzia Internazionale dell’Energia potrebbe bilanciare la dipendenza da carbone e petrolio, soprattutto grazie alla trasportabilità del gas naturale liquefatto (GNL). Più complesso il nodo delle energie rinnovabili: sulla falsariga degli accordi globali per il clima, anche i paesi ASEAN sono entrati nel discorso globale sulla transizione energetica, pur partendo spesso da una situazione di tipo “tabula rasa” in termini di infrastrutture e capacità tecniche. Oggi la quota di rinnovabili per la produzione di energia dell’intero gruppo è del 24 percento (di cui il 18 percento è occupato dall’idroelettrico) e, secondo le stime, crescerà lentamente, e molto meno rispetto ai livelli raggiunti da Cina, India e qualche caso singolo di Paesi del gruppo (come il Vietnam). Eolico e solare hanno la possibilità di crescere coerentemente con la diminuzione del prezzo delle materie prime sui mercati, mentre l’energia derivata dalle biomasse rappresenta un tema a parte. Quest’ultima è sempre stata una fonte importante per le famiglie sotto forma di legname e scarti grezzi della produzione agricola, mentre ora il discorso si estende a fonti più sofisticate come biocarburanti, biomasse e biogas. Indonesia e Malesia, in particolare, sono grandi produttrici di biocarburanti, la cui produzione è economica se paragonata al rendimento. Oggi il loro ruolo viene messo in discussione a causa dell’impatto ambientale delle coltivazioni destinate a questi usi, avviate ancora oggi dopo un trattamento di bonifica chiamato debbio (o slash and burn), che distrugge l’habitat della fauna selvatica e genera anidride carbonica che spesso colpisce, sotto forma di fumi tossici, anche i paesi vicini. La spinta sulle energie rinnovabili nelle dichiarazioni ufficiali dei paesi ASEAN rimane positiva e promette di coprire il 70 percento del mix energetico. Per questo motivo emerge l’opzione nucleare. L’idea di puntare sull’energia nucleare come alternativa per l’obiettivo emissioni zero è molto forte all’interno dello schema di cooperazione energetica ASEAN. Oggi nessuna delle nazioni del gruppo possiede dei reattori in funzione, ad eccezione delle sole Filippine, che hanno un impianto già ultimato ma mai reso operativo. L’ottimismo verso l’alto rendimento dell’energia nucleare è però smorzato dai costi iniziali per la costruzione delle centrali, oltre che dalle sfide in termini di accettazione pubblica del nucleare e conoscenze tecniche presenti in ogni paese. Per questa ragione l’Ace ha firmato, nel marzo 2021, un Memorandum of understanding con la World Nuclear Association (WNA) per cooperare a livello di gruppo sul tema.

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L’energia per l’ASEAN di domani

Dato il suo ruolo fondamentale e la mobilitazione di risorse che richiede, il tema energetico è diventato una delle priorità dell’agenda ASEAN. In questo settore la cooperazione e il dialogo possono giocare un ruolo decisivo nello sviluppo dei dieci paesi del Sud-Est asiatico. Per aumentare la sicurezza energetica, sia l’Agenzia Internazionale dell’Energia che ACE concordano che fare rete possa servire a gettare le basi per un sistema di approvvigionamento energetico sicuro ed economicamente sostenibile. Tra le proposte sul tavolo, si suggeriscono schemi regionali per le importazioni, laddove mancano capacità di stoccaggio e trasporto delle fonti fossili. Anche il lavoro sulla distribuzione dell’elettricità è di primaria importanza, e già oggi occupa più della metà degli investimenti per l’energia. È inoltre importante specificare che nel Sud-Est asiatico l’obiettivo non è solo di raggiungere tutte le famiglie, ma anche prevenire e contenere i danni: la regione dell’Asia pacifico è tra le più esposte ai disastri naturali, con previsioni ONU che stimano, entro il 2030, almeno 160 miliardi di dollari di perdite all’anno.

L'autrice: Sabrina Moles

Esperta di Cina e di geopolitica asiatica, con particolare attenzione ai temi ambientali. Fa parte del team di collaboratori dell’Associazione Italia-ASEAN, per la quale si occupa soprattutto di energia e sostenibilità. Redattrice di China Files, per cui cura la rubrica Sustainalytics, collabora con diverse testate italiane su tematiche asiatiche.