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Eni Award: il nostro premio alla scienza dell’energia

Nel 2008 si è svolta la prima edizione di Eni Award. Da allora, sono stati premiati 87 ricercatori di 5 continenti. E la storia continua: sono aperti i bandi 2022.

di Eni Staff
14 ottobre 2021
9 min di lettura
di Eni Staff
14 ottobre 2021
9 min di lettura

Un appuntamento internazionale per la ricerca applicata all’energia

La storia di Eni Award attraversa cinque continenti e le carriere di decine di ricercatori e scienziati. È stato istituito nel 2008 come premio aziendale e, da allora, è cresciuto fino a diventare un riconoscimento di livello internazionale per la ricerca e l’innovazione tecnologica applicate al mondo dell’energia. Anno dopo anno, i lavori premiati riguardano scoperte di grande impatto poiché rendono possibili innovazioni radicali nell’efficienza energetica, nelle rinnovabili, nella decarbonizzazione e nella tutela dell’ambiente. Dal 2017, inoltre, Eni Award si è aperto ai talenti scientifici dell’Africa, un continente dalle enormi potenzialità umane. E per offrire una panoramica ancora più completa del sapere, negli ultimi anni sono state incluse ricerche su tematiche riguardanti la sostenibilità e l’accesso all’energia connesse al raggiungimento dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite. Come sempre, infine, il Premio comprende una sezione dedicata alle più brillanti tesi di dottorato e i riconoscimenti alle più importanti innovazioni tecnologiche sviluppate da ricercatori e tecnici Eni.

I vincitori dell’edizione 2020

Ecco i nomi di tutti i premiati dell’edizione 2020 di Eni Award, la tredicesima, insieme a una breve descrizione dei loro lavori di ricerca. La cerimonia di premiazione si tiene il 14 ottobre al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

Il premio Transizione Energetica, uno dei tre riconoscimenti principali che premia le migliori innovazioni nel settore degli idrocarburi per la decarbonizzazione del sistema energetico, è stato assegnato a David T. Allen dell’Università del Texas, Austin. Il premio Frontiere dell’energia, per ricerche sulle fonti di energia rinnovabile e sullo stoccaggio di energia, è stato assegnato a Chintamani Nages Ramachandra Rao, dell’International Centre for Materials Science, Bangalore. Infine, il premio Soluzioni Ambientali Avanzate, dedicato a ricerche sulla tutela di aria, acqua e terra e sulla bonifica di siti industriali, è stato assegnato a Jürgen Caro e Jörg Kärger, delle Università di Hannover e Lipsia rispettivamente.

Per la sezione Giovani Talenti dall’Africa, istituita nel 2017 in occasione del decennale di Eni Award e dedicata ai giovani talenti dal continente africano, il premio è stato assegnato a Alaa Abbas Ahmed Mohamed Ismail Tarek dell’American University in Cairo e Djalila Ben-Bouchta della Cairo University.

Per il premio Giovane Ricercatore dell’Anno, che ogni anno premia due ricercatori under 30 che hanno conseguito il dottorato di ricerca in università italiane, i riconoscimenti sono stati assegnati a Matteo Morciano e Francesca De Falco.

Per la sezione Riconoscimento all’Innovazione Eni, che elegge i progetti più rivoluzionari sviluppati da ricercatori ed esperti tecnici Eni, sono stati premiati:

  • Roberto Millini, Michela Bellettato e Giuseppe Bellussi per aver brevettato un processo di mineralizzazione della CO2 con fasi minerali naturali e l’impiego dei prodotti ottenuti nella formulazione dei cementi.
  • Giovanna Carpani, Ilaria Pietrini per la soluzione tecnologica E-Limina (Trademark), che collega l'indagine isotopica e microbiologica per l'analisi della biodegradazione per via naturale di siti contaminati (attenuazione naturale).
  • Filomena Castaldo, Orazio Lo Chiano, Alessandro Riva per la soluzione tecnologica della bio-fissazione della CO2 ultra-intensificata, che si basa sulla bio-fissazione della CO2 da parte di microalghe, in foto-bioreattori illuminati con una luce artificiale adatta alla loro fotosintesi.

Inoltre, è stata attribuita la Menzione speciale “Eni Joule for Entrepreneurship” ai team:

  • Bi-rex, startup early stage (TRL 4) che ha sviluppato un processo green per la produzione di biopolimeri (cellulosa tree-free e chitina). Importante esempio di imprenditoria al femminile, è stata fondata da due ricercatrici del Politecnico di Milano ed è in fase di industrializzazione del processo grazie al sostegno di un business angel. Premiata da Joule nell’ambito dell’edizione 2020 di “StartCup Lombardia”, ha ricevuto a partire da gennaio 2021 un percorso di incubazione personalizzato a cura di Polihub e con il supporto metodologico di Joule.
  • ResourSEAs, startup con un livello di maturità intermedio (TRL 6), si occupa di servizi per la valorizzazione circolare di soluzioni saline, con recupero di minerali e produzione di energia. Nata come spin off dell’Università degli Studi di Palermo (UniPa), con un brevetto già depositato è entrata nel percorso di accelerazione Joule e sta effettuando delle sperimentazioni con il supporto di Eni R&D. Il team è composto da professori e ricercatori altamente specializzati in discipline STEM (chimica, fisica, ingegneria).
  • RESET (Renewable Energy Solutions Environmental Technology), con un livello di maturità molto alto (TRL 9) è ormai una PMI con sede a Rieti e si occupa di produzione combinata di energia elettrica e termica attraverso gassificazione delle biomasse. Nata nel 2015 da quattro founder, conta oggi circa 70 dipendenti. Selezionata da Joule nel programma Open Italy 2020 di Elis, ha appena concluso un percorso di sperimentazione presso impianti Eni.

L’energia del futuro comincia da qui

Dal 2008 a oggi Eni Award è diventato un punto di riferimento per l’innovazione sull’energia a livello internazionale. La sua storia comincia nel 2007 quando viene inserito nel Master Plan Tecnologico Eni e sostituito al premio Eni-Italgas con l’obiettivo di sviluppare un migliore utilizzo delle fonti energetiche, promuovere la scienza e la tecnologia applicate all’ambiente e valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Negli anni il Premio si è evoluto abbracciando temi come il risanamento ambientale, gli idrocarburi e le energie rinnovabili, con un occhio attento ai Paesi in via di sviluppo e alle idee dei giovani studenti e delle persone di Eni. A cadenza annuale, oggi Eni Award coinvolge sia le più importanti istituzioni scientifiche di tutto il mondo che i Centri di Ricerca di Eni.

Nel 2008 le candidature ammontavano a 167 e hanno raggiunto punte di 1.253 nel 2014. Per le categorie principali del premio la media è di oltre 600 application all’anno, nonostante si sia deciso di stringere i parametri di ammissione per l’elevato numero di domande inoltrate e per alzare il livello qualitativo.

Nel complesso, i ricercatori che in questo decennio hanno presentato la loro candidatura per le tre categorie principali sono stati 8.506: 2.056 nel settore degli idrocarburi, 3.301 in quello delle rinnovabili e 3.149 nel campo della protezione dell’ambiente.

Comprendendo anche i premi ai giovani ricercatori, le candidature presentate dal 2008 a oggi sono 10.644 e cioè, in media, 819 all’anno.

Un numero imponente che ha raccolto il meglio della ricerca mondiale dimostrando la vivacità della ricerca innovativa e l’attenzione ai temi cruciali dell’energia e dell’ambiente.

I premiati: alcuni “case studies”

Eni Award ha premiato figure di grande prestigio: nel 2013, ad esempio, il riconoscimento per le energie rinnovabili è stato assegnato alla statunitense Frances H. Arnold che poi, nel 2018, è stata insignita del premio Nobel per la chimica dall’Accademia Reale delle Scienze della Svezia. Nel 2012, invece, per il suo lavoro sull’applicazione della geochimica degli isotopi stabili alla protezione delle risorse di falda e dell’ambiente, è stata scelta la canadese Barbara Sherwood Lollar, diventata famosa per i suoi studi della presenza di acqua su Marte pubblicati nel 2019. Eni Award, tra l’altro, si distingue per una importante presenza femminile fra i premiati: 7 su 20 sono donne.

Sempre nel 2013, il ricercatore italiano Roberto Danovaro è stato premiato per i suoi studi sull’ambiente marino e sul suo ruolo nel ciclo della CO2. Nello stesso anno, poco dopo il riconoscimento, ormai conosciuto in tutto il mondo, il professor Danovaro ha ottenuto l’incarico di Presidente della Stazione Geologica Anton Dohrn di Napoli: istituto nazionale di grande rilevanza internazionale. Nel dicembre 2020, inoltre, Danovaro è stato riconosciuto da Expertscape come principale scienziato al mondo nella categoria oceani e mari.

Nel suo complesso, dalla sua istituzione a oggi, Eni Award ha visto partecipare illustri scienziati: da John Craig Venter, noto per la sequenziazione del genoma umano, a Gérard Férey, ricercatore dei solidi ibridi e inorganici nanoporosi scomparso nel 2017, fino a Emiliano Mutti, uno dei padri della geologia italiana moderna.