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Segnali dallo spazio profondo

Una misteriosa onda elettromagnetica ha raggiunto i nostri radiotelescopi, gli scienziati cercano risposte su questo enigma.

di Luca Longo
16 novembre 2020
6 min di lettura
di Luca Longo
16 novembre 2020
6 min di lettura

500 milioni di anni fa, da una galassia lontana lontana dal nome veramente poco affascinante di SDSS J015800.28 + 654253.0, è stato lanciato un segnale radio misterioso. Quando quell’onda elettromagnetica è partita, nei mari terrestri avevano appena cominciato a sguazzare i primi trilobiti del Periodo Cambriano e ci sarebbero voluti altri 200 milioni di anni perché i primi rettili conquistassero la terraferma. Dato che questa galassia dal nome impronunciabile si trova proprio a 500 milioni di anni luce di distanza dalla Terra, il segnale è arrivato ora ed è stato captato dai radiotelescopi del Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment Fast Radio Burst Project (CHIME/FRB).

Si tratta di una batteria di radiotelescopi di 2000 m2 di superficie complessiva, collocati nel Parco nazionale del Lago Bianco in Canada. Da queste remote colline, al riparo da quasi tutti i disturbi elettromagnetici provocati dall’uomo, i radiotelescopi scandagliano il cielo a caccia di segnali provenienti dal cosmo sulle radiofrequenze fra i 400 e gli 800 MHz. Quello proveniente dalla lontana galassia, è stato catalogato come un anomalo Lampo Radio Veloce (FRB). Questo tipo di potente segnale radio è stato scoperto nel 2007, ma non è ancora chiaro cosa lo provochi. Si sa solo che per crearli sono necessarie fonti di energia enormi, delle dimensioni delle fusioni nucleari che avvengono su stelle molto più grandi del nostro Sole.

Un segnale anomalo

Fino a ora, però, tutti gli FRB scoperti erano improvvisi e non prevedibili: alcuni unici, altri anche ripetuti, ma senza alcuna cadenza particolare. Quest’ultimo, antico segnale in arrivo dallo spazio profondo però, ha qualcosa di sorprendente. È preciso come un orologio svizzero e si ripete esattamente con un periodo di poco più di due settimane. Per la precisione, dopo 4 giorni esatti di intensa attività, la misteriosa sorgente radio si spegne per poco più di 12 giorni, per poi ricominciare con cadenza regolare. L’intero ciclo dura esattamente 16,35 giorni ed è stato osservato per oltre 28 volte dal settembre 2018 all’ottobre 2019.  L’FRB oltre a mostrare questa inedita regolarità, è anche l’emissione più vicina alla Terra che sia mai stata rilevata da quando sono stati individuati i primi FRB. Numerosi gruppi di ricerca hanno tentato di dare soluzioni alle domande sulle esplosioni di energia che originano questi segnali regolari. Sappiamo dove si trovano, ma non sappiamo ancora cosa siano.


I radiotelescopi del Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment Fast Radio Burst Project

In attesa di risposta

Le possibili spiegazioni possono essere raccolte in due grandi categorie: i modelli che individuano nell’ambiente circostante alla FRB la causa della sua cadenza regolare e i modelli che ipotizzano periodiche accensioni e spegnimenti della sorgente stessa. La teoria che appartiene alla prima categoria, ipotizza che l’FRB orbiti attorno a un buco nero. Per questo, potrebbe riuscire a emettere verso di noi solo quando si trova in un determinato settore della sua orbita, dove il buco nero non riesce a inghiottire il radiosegnale. Ma potrebbe trattarsi di un sistema binario, in cui ruotano una attorno all’altra una stella gigante e una seconda, molto piccola ma molto densa, classificata come Pulsar: una particolare stella di neutroni.

In questo caso, le esplosioni radio emesse dalla stella di neutroni sarebbero periodicamente eclissate dalle tempeste elettromagnetiche generate dalla compagna gigante. L’altra categoria di ipotesi, parte dall’idea che sia proprio la sorgente stessa ad andare incontro a momenti di forti emissioni, alternati ad altrettante pause di ricarica. Infatti, un’altra particolare classe di stelle di neutroni, definita Magnetar, è costituita da stelle che ruotano su sé stesse ad altissima velocità e sono in grado di emettere segnali radio periodici fortemente magnetizzati. Ma in tutti i casi osservati fino a ora, le Magnetar hanno mostrato periodi di rotazione misurabili in pochi secondi, non certo compatibili con un ciclo completo di oltre 16 giorni.

In mezzo a queste ricerche condotte dai team radioastronomici di tutto il mondo, stanno cercando di infiltrarsi anche ufologi che sostengono si tratti di segnali inviati da civiltà extraterrestri. Non possiamo escludere che ce ne siano e che cerchino di contattare i propri eventuali vicini di casa trasmettendo messaggi codificati in segnali radio. Lo abbiamo fatto anche noi terrestri 45 anni fa dal radiotelescopio di Arecibo. Ma se questo FRB fosse prodotto da una forma di vita intelligente, dovremmo concludere che, mentre sulla Terra stava appena iniziando la vita animale, qualcuno, a 500 milioni di anni luce di distanza, era già in grado di utilizzare la fusione nucleare di interi Soli per segnalare la sua presenza. Inoltre, che nei 500 milioni di anni successivi, non abbia trovato voglia e tempo per venire a farci visita!

Restare sincronizzati

Intanto i radioastronomi di tutto il mondo cercano di dare un senso a questo fenomeno e il team CHIME/FRB analizza tutta la mole di dati già raccolti in questi ultimi anni. Contemporaneamente scandaglia lo spazio circostante, anche a caccia di altre FRB che mostrino una qualche forma di periodicità simile a questo radio segnale misterioso, fino a oggi assolutamente unico in tutto l’Universo conosciuto e al contempo nostro vicino di casa. E cosa cambia per noi? Quando vogliamo sapere che ore sono, oggi ci basta dare un’occhiata al nostro smartphone o al nostro smartwatch o a qualsiasi dispositivo elettronico che abbiamo a disposizione.

Nella schermata principale le ore e i minuti si alternano con precisione, costantemente sincronizzati grazie al collegamento Internet. Anche quando cambia l’ora legale non dobbiamo fare più nulla, ma tutti ricordiamo che, solo qualche anno fa, dovevamo ricordarci di verificare ogni tanto qualche fonte affidabile. C’era il segnale orario della TV, oppure per i più sofisticati, far captare al nostro orologio radiocontrollato il segnale DCF77 emesso dalla stazione radio di Francoforte che arrivava in tutta Italia, tranne in Sicilia. Ma da oggi, se vogliamo fare gli snob, possiamo anche usare un radiotelescopio sintonizzato sulla galassia SDSS J015800.28 + 654253.0 per rimanere perfettamente sincronizzati in tutto l’Universo, isole comprese.