natura biodiversità aquila luna

Un'arca sulla Luna

Un progetto nato con l’intento di custodire e preservare la biodiversità sulla Terra.

di Maria Pia Rossignaud
05 luglio 2021
4 min di lettura
di Maria Pia Rossignaud
05 luglio 2021
4 min di lettura

L'arca lunare ci salverà. L'ambizioso progetto, che mira a preservare l'umanità e la varietà del mondo animale, vegetale e fungino, è stato presentato alla conferenza aerospaziale dell’IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers), la più grande organizzazione internazionale di ingegneri. Jekan Thanga, direttore del laboratorio Space and Terrestrial Robotic Exploration dell'Università dell’Arizona, lo ha definito una moderna polizza assicurativa globale ispirata dal racconto biblico dell'Arca di Noè. Questa volta però si tratta di realizzare un deposito dove immagazzinare semi, spore, spermatozoi e uova crioibernati, per un totale di 6,7 milioni di diverse specie terrestri. “C'è questa forte interconnessione tra noi e la natura –ha spiegato Thanga–, abbiamo la responsabilità di essere custodi della biodiversità e dei mezzi per preservarla. Attualmente non esiste tutta la tecnologia necessaria per questo progetto ma potrebbe essere disponibile entro 30 anni”.

Una banca particolare

Perché abbiamo bisogno di una banca della biodiversità? La vita sul pianeta si basa sulla condivisione: ciascun essere dipende dall'altro. Il termine biodiversità si riferisce alla varietà della vita sulla Terra, a tutti i livelli —dai geni agli ecosistemi— e può comprendere processi evolutivi, ecologici e culturali. L’idea dell’arca lunare parte dal presupposto che ci possa essere un vantaggio in termini di costi/benefici rispetto alle altre ipotesi, come la protezione di tutte le specie in pericolo o la creazione di un ecosistema artificiale per tenerle in vita.

In sostanza l’obiettivo è mettere in salvo ora questi campioni nell’attesa che la tecnologia evolva e permetta di costruire un backup della biodiversità affidabile anche sul nostro pianeta. In realtà qualcosa di simile si può già trovare in Norvegia: dal 2008 nella Banca dei semi di Svalbard sono stati conservati più di un milione di semi di varietà diverse, su un totale di circa 2,4 milioni nel mondo. Questa struttura però non è immune a eventuali cataclismi ed è per questo che gli scienziati dell’Università dell'Arizona hanno provato ad andare oltre, proiettandosi metaforicamente sulla Luna.


L’area dove si trova la Banca dei semi di Svalbard

Le incognite del progetto

Nel 2013 è stata scoperta l’esistenza sotto la superficie lunare di una rete di circa 200 tunnel sotterranei che furono creati dalle colate di lava quando la Luna era geologicamente attiva. Questi cunicoli dal diametro medio di circa cento metri sono rimasti inalterati per 3/4 miliardi di anni e potrebbero costituire la cassaforte ideale per preservare le specie terrestri mettendole al riparo da radiazioni solari, micrometeoriti e da cambiamenti bruschi di temperatura. Gli scienziati statunitensi hanno stimato che, spedendo una cinquantina di campioni delle 6,7 milioni di specie selezionate, potrebbero bastare circa 250 lanci di vettori cargo. Le gallerie verrebbero preventivamente mappate grazie alle telecamere installate su robot dalla forma sferica che possono essere guidati da remoto mentre –una volta realizzato il deposito– l’alimentazione sarebbe garantita da pannelli solari sulla superficie. All’interno delle gallerie si sfiorerebbero i 200 gradi sottozero e queste temperature criogeniche garantirebbero la conservazione del materiale biologico.

Le incognite comunque non mancano: è necessario approfondire ancora molti aspetti, a partire dalla valutazione su come costruire e rendere operativa quest'arca. Bisogna capire come possa incidere l'assenza di gravità sui semi conservati ed è necessario mettere a punto un piano per le comunicazioni con la Terra. "Progetti come questo mi fanno sentire che ci stiamo avvicinando a diventare una civiltà spaziale –ha commentato Álvaro Díaz-Flores Caminero, uno degli ingegneri aerospaziali del progetto–. In un futuro non molto lontano l'umanità avrà basi sulla Luna e su Marte. I progetti multidisciplinari sono difficili a causa della loro complessità, ma penso che la stessa complessità sia ciò che li rende affascinanti". 

L'autrice: Maria Pia Rossignaud

Giornalista esperta di tecnologie applicate ai media, è fra i venticinque esperti di digitale della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, direttrice della prima rivista di cultura digitale italiana «Media Duemila» e Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia.