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Verdi automobilisti d’Africa

Come cambiano i trasporti nel continente nero e l’impatto di questa sfida nella lotta contro il climate change.

di Nicholas Newman
05 febbraio 2020
7 min di lettura
diNicholas Newman
05 febbraio 2020
7 min di lettura

In Africa ci si sposta soprattutto su gomma

Per muoversi e trasportare merci in Africa si usano soprattutto auto, autobus, camion e camioncini. Aerei e ferrovie sono relativamente poco sviluppati. L’aumento del costo delle importazioni di petrolio però spinge allo sviluppo di motori sempre più ecologici, alimentati con carburanti alternativi compresi batterie, gas naturali compressi (CNG), gas per auto (GPL) e altri biocarburanti o ibridi come elettricità-diesel. In Sudafrica negli ultimi anni ci sono stati i primi investimenti per incentivare la mobilità sostenibile. A ruota seguono Nigeria e Kenya. L’Africa, dove vive il 16% della popolazione mondiale, resta un paese essenzialmente rurale, in cui solo il 36% circa dei suoi abitanti è urbanizzato. Secondo i dati più recenti, in Africa circa 450 milioni di persone non hanno ancora la possibilità di raggiungere scuole, ospedali e posti di lavoro a causa della carenza di servizi di mobilità. Il settore dei trasporti sta diventando una delle principali fonti di inquinamento atmosferico nelle città, dove sono registrate concentrazioni sempre più elevate di particolato, ossido di idrogeno, idrocarburi e monossido di carbonio (lo afferma l’Environmental Compliance Institute di Nairobi). Il trasporto su gomma è responsabile per il 13% circa delle emissioni mondiali di CO2. Il mercato di veicoli ecologici resta minuscolo: nel 2014, per esempio, le vendite hanno superato di poco i 6,6 milioni in tutto il mondo. Di contro, le vendite di nuovi veicoli convenzionali a benzina nella sola Africa ammontano a circa 750.000 unità. Ciononostante camion e autobus alimentati con energie alternative sono in prova da parte di alcuni gestori di flotte a Johannesburg e Città del Capo, Sudafrica.

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La giungla d’asfalto delle metropoli africane...

La ricerca di carburanti ecologici

Per gli automobilisti africani comincia a valere la promessa di potenziali e significativi risparmi nei consumi, nel momento in cui si decidesse di usare motori più verdi. Ad esempio secondo uno studio della Nelson Mandela Metropolitan University, utilizzare una Nissan LEAF completamente elettrica per 30.000 km l’anno costerebbe 1.234 dollari meno che utilizzare la versione a benzina della Ford Focus. Il problema, per ora, è che il costo di acquisto della Nissan LEAF è più del doppio di quello della Ford Focus. Ci sono però altri vantaggi quotidiani: “I veicoli che vanno a gas naturale hanno costi di manutenzione inferiori”, spiega Lovell Emslie, un esperto della Vaal University of Technology, “poiché brucia in maniera così pulita da provocare meno usura nel motore e, di conseguenza, allunga i tempi tra un tagliando e un cambio d’olio e l’altro”. Il Sudafrica è il dodicesimo paese al mondo per emissioni di ossido di carbonio ed è responsabile di quasi la metà delle emissioni di CO2 nel continente africano, dovute soprattutto a impianti a carbone per la produzione di elettricità, attività minerarie e trasporti. Johannesburg, la città più grande dell’Africa sub-sahariana, è tra le città più inquinate al mondo. Ma qualcosa sta cambiando all’orizzonte. Il paese di Mandela ha preso un ruolo guida nell’adottare un piano sul clima e proprio il settore dei trasporti darà il contributo più rilevante per il miglioramento dell’ambiente, come i nuovi autobus alimentati a “energia pulita” e la conversione degli autobus della vecchia flotta. L’adozione di autobus e camion alimentati con carburanti alternativi, secondo l’OMS, dovrebbe ridurre in modo significativo le emissioni di CO2, di particolato (PM2.5) e di ossido di nitrogeno (NOx), portando benefici significativi per la salute a 7,8 milioni di persone che vivono nelle aree urbane e suburbane. Per sostenere questo obiettivo, la African Development Bank nel 2014 ha messo a disposizione 175 miliardi di dollari da investire in progetti per il trasporto sostenibile in Africa per i successivi dieci anni. In particolare sono due i fattori che stimolano lo sviluppo di un settore dei trasporti più pulito: primo, la necessità di dare un impulso alla sicurezza energetica; secondo, diminuire le importazioni di petrolio. Come molti altri paesi africani, le importazioni di carburanti fossili quotati in dollari pesano in modo significativo sulle riserve di valuta estera del paese e sulla bilancia dei pagamenti (peso destinato a crescere per via della demografia e della domanda dei consumatori).

Gli ostacoli alla diffusione di carburanti alternativi

Come in Europa, l’adozione di nuovi veicoli con carburanti alternativi è però lenta, ragione per cui senza i benefici delle economie di scala, i prezzi rimarranno alti e fuori dalla portata del mercato di massa. Mentre il Sudafrica è leader di mercato nell’utilizzo di autobus e camion a carburanti alternativi, c’è un crescente interesse da parte della Nigeria, del Kenya e della Guinea equatoriale. Per fare un passo avanti rispetto a esperimenti basati sulla conversione dei veicoli esistenti, occorrono investimenti significativi nelle infrastrutture che vanno da una rete elettrica affidabile per la ricarica dei veicoli ibridi a una disponibilità di gas, insieme a investimenti per una rete di stazioni di servizio di gas. Sempre il Sudafrica ha investito in una rete di stazioni di ricarica elettrica a livello nazionale, nell’ottica di una presenza diffusa di autobus e camion elettrici nelle flotte dei gestori. Per quanto riguarda il futuro, Scott Shepard, analista per Navigant Research, prevede che “sebbene i veicoli a benzina e diesel costituiranno ancora la maggior parte degli acquisti nel 2022, un numero crescente di automobilisti sarà attirato dalla disponibilità e scelta di veicoli elettrici, con pile a combustibile e a gas naturale”.

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Restare spiazzati è il minimo che possa succedere.

Il Sudafrica si impegna a ridurre le emissioni di gas serra

Secondo uno studio di Greenpeace il Sudafrica è il quattordicesimo Paese più inquinante al mondo,oltre a essere il più inquinante dell’intero continente africano. Da alcuni anni sta però andando nella direzione della transizione energetica, investendo in fonti rinnovabili e tecnologie sostenibili, che potrebbero rappresentare anche un’opportunità di rilancio dell’economia nazionale. Il Sudafrica ha aderito all'accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, impegnandosi a ridurre i gas serra del 42% entro il 2025. Da giugno 2019 è entrata in vigore la “carbon tax”, approvata dal Parlamento sudafricano con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio: le aziende che superano la soglia di emissioni di carbonio saranno soggette al pagamento di una tassa pari a 120 rand (circa 8,5 dollari) per ogni tonnellata di emissioni in eccesso.

Task Force sui trasporti e la connettività in Africa

Il 22 maggio 2019 si è svolta a Lipsia, in Germania, la riunione della Task Force sui trasporti e la connettività in Africa, a cui hanno partecipato esperti provenienti da entrambi i continenti e appartenenti sia al settore privato che a quello pubblico. La Task Force, che fa capo  all’Alleanza Africa-Europa per gli investimenti sostenibili e l’occupazione (Africa-Europe Alliance for Sustainable Investment and Jobs), ha l’obiettivo di sostenere gli investimenti pubblici e privati sulla rete di trasporto del continente e identificare e assistere con riforme strutturali lo sviluppo del settore africano dei trasporti. I fondi destinati all’Africa per raggiungere gli obiettivi che l’Alleanza si è posta, nella programmazione attuale 2014-2020, ammontano a 32,5 miliardi di euro sotto forma di grant ma la cifra potrebbe ulteriormente salire fino a 40 miliardi di euro nella programmazione economica europea 2021-2027.