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Navigando verso le emissioni zero

Il parere di Antonino Aricò (direttore CNR ITAE) sul trasporto navale a basso impatto ambientale.

di Maria Pia Rossignaud
27 gennaio 2021
5 min di lettura
di Maria Pia Rossignaud
27 gennaio 2021
5 min di lettura

Studi e dati alla mano sull’inquinamento del pianeta, dimostrano che le riserve acquifere e il mare sono tra i principali contenitori di sostanze nocive. La limpida immagine associata al mare sta diventando sempre di più uno sbiadito ricordo. Come si gestisce la transizione e quali sono gli strumenti per arrivare all’obiettivo di barche, pescherecci, navi da crociera e da carico dell’era green è una curiosità che mi è venuta leggendo dell’esperimento avviato, durante l’estate, nel golfo di Policastro che sarà ricordata come “la prima volta della barca ad emissioni zero”. Un gruppo di imprenditori locali ha lanciato la sfida contro l’inquinamento da barche e ha cominciato a proporre gite ecologicamente corrette. Anche il Ministro Sergio Costa si è concesso una gita sulla barca SeaX1 che naviga con l’intelligenza artificiale, il Power Cruise Control che permette di prevedere il grado di autonomia della barca calcolando più variabili come vento, intensità delle correnti marine e Sole per il sistema fotovoltaico.

Il processo di decarbonizzazione nel trasporto marino

Di mare e mezzi anti-inquinamento ho parlato con Antonino Aricò direttore del CNR ITAE (Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia Nicola Giordano), che lavora proprio a progetti che hanno l’obiettivo di decarbonizzare progressivamente anche il settore navale. “Dobbiamo considerare che il settore navale è utilizzato per trasportare circa i 3 quarti delle merci all’interno dell’Unione Europea –precisa– e dunque ha un impatto importante sulle emissioni dei gas serra. Per quanto riguarda il trasporto passeggeri siamo a circa 400 milioni di persone che transitano nei porti europei ogni anno. Per quanto riguarda l’ambiente, annualmente per il settore marino si riversano in atmosfera un miliardo di tonnellate di CO2 e dunque l’impatto sull’emissione di gas serra a livello mondiale è di circa il 2,5%. Se non ci sarà un cambiamento di rotta, il trend futuro porterà a un incremento del 250% di emissioni di gas serra nel 2050”. Partendo da queste premesse si capisce quanto sia importante incidere sulla riduzione dell’inquinamento nel mondo del trasporto marino introducendo tecnologie a emissione zero e silenziose. Il direttore Aricò indica l’idrogeno fra i protagonisti della rivoluzione in corso perché l’eccesso di energia prodotta da fonti rinnovabili può essere convertita in idrogeno attraverso l’elettrolisi dell’acqua. Anche la Commissione europea sostiene questo percorso, nella comunicazione dell’8 luglio scorso ha indicato che per il 2030 dovranno essere installati elettrolizzatori per più di 40 Gigawatt.

L’idrogeno e il progetto Teseo

“Nell’ambito del Distretto NAVTEC, al quale partecipa anche il CNR, il Progetto PON 2007-2013 TESEO (Tecnologie ad Alta Efficienza per la Sostenibilità Energetica ed Ambientale On-board) – precisa Aricò – ha portato alla realizzazione di un prototipo di peschereccio ibrido di elevata efficienza e a basso impatto ambientale. Il progetto Teseo ha coinvolto diverse tipologie di imbarcazioni con l’obiettivo di implementare on-board nuove tecnologie basate sull’idrogeno”. Siamo quindi sulla strada di nuove applicazioni per l’idrogeno utili alla mobilità sostenibile.

Sul progetto Teseo, ha lavorato un sistema da 250 kilowatt adatto a diverse tipologie di imbarcazioni ed è considerato in questo campo, una prima sperimentazione. “Oggi è il momento di Zeus, imbarcazione di 25 metri, sviluppata nell’ambito del progetto TECBIA coordinato da Fincantieri e sostenuto dal MiSE, che vede anche la partecipazione del CNR. Il progetto TECBIA include la sperimentazione di tecnologie a emissione zero, soprattutto a idrogeno, con un sistema di propulsione da 120 kilowatt alimentato a idrogeno che assicura 6 ore di navigazione in completa autonomia a emissione zero” aggiunge Aricò. Per ora si tratta ancora di esperimenti riusciti, la commercializzazione non c’è ancora anche se è stata prevista dalla direttiva europea. “L’Italia ha, già, accumulato ritardi significativi –continua Aricò– l’obiettivo è di ridurre il costo delle tecnologie e della produzione di idrogeno (il prezzo oggi dell’idrogeno green da elettrolisi è di 10/13 euro al Kilogrammo, per essere competitivo deve arrivare a 2/3 euro al kg) e infine mancano le infrastrutture nei porti. Completati i progetti, se non esistono le condizioni giuste, queste imbarcazioni non potranno continuare ad essere utilizzate. La sfida è competere con gli altri paesi europei che già vantano infrastrutture adeguate al rifornimento di sistemi ad idrogeno”.

La strada giusta

Per comprendere l’importanza di questa rivoluzione tecnologica basta considerare che nel Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), approvato in via definitiva lo scorso gennaio, il termine idrogeno compare 55 volte, superando il fotovoltaico (48 ricorrenze) e l’eolico (33).

L'autrice: Maria Pia Rossignaud

Giornalista esperta di tecnologie applicate ai media, è fra i venticinque esperti di digitale della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, direttrice della prima rivista di cultura digitale italiana «Media Duemila» e Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia.