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La decarbonizzazione al tempo del Covid: a parlare è la Rete

Il dibattito sui social si accende, portando alla luce dubbi e curiosità.

di Eni Datalab
10 min di lettura
di Eni Datalab
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Dall’inizio di marzo, quando hanno cominciato a circolare le immagini satellitari che mostravano la riduzione delle emissioni in Cina provocata dagli effetti del Covid-19, in molti su Internet hanno capito che questa crisi avrebbe potuto toccare anche il tema del cambiamento climatico – diversi esperti sostengono infatti che affrontando la pandemia l’umanità sarà più sensibile alla crisi climatica.

È quel che emerge, di fatto, anche analizzando come prendono posizione – in rete e in particolare sui social network – i singoli utenti rispetto agli argomenti che gravitano intorno alla CO2 e alla sua presenza nell'atmosfera, e più in generale alla decarbonizzazione; nonostante questo, le questioni relative alla carbon neutrality, fondamentali per poter adottare politiche ambientali efficaci, restano spinose per molti e di difficile accesso.

A seguito delle restrizioni agli spostamenti e alle attività produttive causate dalla pandemia di Covid-19, le emissioni di anidride carbonica sono effettivamente diminuite fino a farci tornare ai livelli giornalieri globali del 2006, portando a reazioni molto positive in rete. Bisogna però specificare che questo breve periodo di stallo non sarà in grado, da solo, di influenzare più di due secoli di emissioni – è infatti dalla Rivoluzione Industriale che le attività umane causano un aumento costante di anidride carbonica nell’atmosfera.

Quando si parla di ambiente, lo scollamento tra realtà e percepito può condizionare il parere delle persone rispetto a tematiche così complesse, soprattutto all’interno della dimensione online: diventa quindi utile, oltre che interessante, analizzare le reazioni degli utenti in rete e sui social network rispetto ai processi di decarbonizzazione – già inseriti, inoltre, nei piani economici per la ripresa post-coronavirus di diversi Paesi europei.

In questo senso, capire su quali topic si concentra l’attenzione delle persone, e quali sono i trend principali, così come i volumi delle conversazioni, può farci capire se gli utenti si sono effettivamente avvicinati agli argomenti legati alla crisi climatica, e di conseguenza comprendere maggiormente le reazioni agli interventi e obiettivi a lungo termini volti a diminuire l’impatto ambientale.

Le parole che digitiamo su Google sono uno degli indicatori più importanti per comprendere come e quanto un particolare argomento fa parte dei nostri scambi conversazionali quotidiani: attraverso un processo di ascolto e analisi delle conversazioni prodotte su Internet e, nello specifico, sulle principale piattaforme social, si può percepire il grado di popolarità di certi temi, in particolare se messi in relazione con eventi recenti di grande portata mediatica.

Queste analisi sono realizzate dall’Eni Datalab, un laboratorio nato quattro anni fa nella direzione di Comunicazione Esterna, con l'obiettivo di applicare anche alla comunicazione le competenze di data science, analytics e intelligenza artificiale che hanno reso Eni un’eccellenza nell’esplorazione dei giacimenti, così come nella ricerca e sviluppo di nuove fonti energetiche.

Nello specifico, l’ultima ricerca del laboratorio si è concentrata su due termini: il primo è “CO2 Emission”, o “emissioni di CO2”, mentre l’altro fa riferimento al concetto di “Carbon Neutrality”. Passo indietro: diventare carbon neutral significa comprendere innanzitutto la propria impronta ambientale, per poi effettuare azioni tali da limitarne l’impatto, riducendo le proprie emissioni o bilanciandole con strategie positive per il clima, come la riforestazione ad esempio. L’analisi prodotta mostra che sempre più soggetti, siano essi aziende o persone fisiche, iniziano ad abbracciare questa stessa mission, e il trend positivo nelle ricerche negli ultimi anni ne è la prova ultima.

Anche le ricerche su “emissioni di CO2” aumentano: le persone sono sempre più consapevoli della situazione ambientale e delle proprie scelte in merito, e le notizie mediatiche più importanti in questo contesto generano picchi di ricerche su Google – come quelle a seguito della decisione dell’amministrazione Trump di revocare alla California l'autorità per regolare le emissioni delle auto sul proprio territorio.

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Le ricerche correlate mostrano varie sfaccettature di questi argomenti: trovano spazio, ad esempio, l’Accordo di Parigi sulla limitazione dell’aumento di temperatura globale, così come la decisione dell’azienda di trasporto privato Lyft di far diventare tutte le proprie corse a emissioni zero; emerge poi, nuovamente, il collegamento tra l’emergenza Covid-19 e le emissioni di anidride carbonica, in riferimento ai profondi effetti della pandemia e dei lockdown nazionali sulle emissioni globali.

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L’analisi firmata dal Datalab ha poi preso in considerazione le conversazioni su Twitter e siti d’informazione: i volumi delle conversazioni riflettono l’aumento della consapevolezza sul tema delle emissioni, soprattutto nei confronti di quelle delle aziende – sempre più sulla strada della carbon neutrality.

All’impegno delle aziende, di diventare a emissioni zero entro il 2030, ad esempio, sono associati picchi di conversazioni e un sentiment in larga parte positivo. Un sentiment negativo è invece associato alle varie azioni dei governi nazionali e delle agenzie internazionali, che vengono viste come poco incisive nella lotta al cambiamento climatico – di per sé uno degli argomenti più discussi. I picchi di conversazioni più alti, invece, si registrano a settembre 2019, con la decisione di Jeff Bezos di limitare le emissioni di Amazon, e a febbraio 2020, in concomitanza all’uscita delle prime notizie sulla diminuzione delle emissioni di CO2 a seguito del lockdown cinese.

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Inoltre, pur essendo due termini di ricerca di per sé diversi, “CO2 Emission” e “Carbon Neutrality”, si notano molte sovrapposizioni tra gli argomenti trattati dagli utenti in relazione ai due termini.

Il grafico si legge a partire dai colori, arancio per “CO2 Emission” e verde per “Carbon Neutrality”: all’interno dell’anello troviamo le macro-categorie relative ai topic, disposti all’esterno. La dimensione dei cerchi rappresenta il volume delle conversazioni sui singoli topic, e vi sono cerchi concentrici (e carattere azzurro) quando l'argomento è riferito a entrambi i temi.

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Uno strumento che ci può aiutare a capire meglio non solo gli argomenti trattati, ma anche come questi ultimi e gli attori in gioco si relazionino tra di loro è sicuramente la network analysis. Nella teoria delle reti sociali ogni comunità, reale o virtuale, è considerata come un insieme di relazioni, i cui individui (o nodi) si relazionano in una certa misura gli uni con gli altri andando a formare dei legami, a volte ruotanti attorno a uno specifico tema (o cluster).

In questo caso l’analisi del Datalab ha tenuto conto delle parole associate alla galassia Eni su Twitter, mostrando quali sono le relazioni che intercorrono tra le diverse parole e quanto forte è la loro intensità. La network analysis ci restituisce un quadro in cui emergono diversi concetti-chiave (i nodi in azzurro), associati ad alcuni cluster: dai rapporti tra le aziende (forti di accordi comuni come quello tra Eni e Toyota sull’idrogeno), ai biocarburanti, fino all’economia circolare, correlata a termini come decarbonizzazione e CO2.

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Gli autori più attivi sono principalmente organi d’informazione, sia rispetto a “CO2 Emission” che in riferimento a “Carbon Neutrality”, tra cui il New York Times e la CNN – che si alternano nelle prime due posizioni; spuntano poi due singole personalità: è il caso di Ryan Fournier, uno dei fondatori del gruppo Students For Trump, ed Elton John, noto cantante e musicista attivo da tempo nella lotta al cambiamento climatico.

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Una nota a parte meritano le conversazioni riguardanti gli “scope”, o ambiti; prima occorre però fare un passo indietro e delineare la “carbon footprint”, ovvero l’impronta ecologica di un’azienda.

Rispetto alle proprie attività, ogni azienda produce delle emissioni di gas serra, dirette o indirette. Per questo, sono stati quindi definiti dei protocolli standard di contabilità e rendicontazione dei gas serra (greenhouse gases, GHG), accettati a livello internazionale dalle imprese; in questo senso le emissioni di una singola società vengono quindi suddivise in tre categorie principali, per comprenderne al meglio la fonte.

 

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Nello scope 1 rientrano tutte le emissioni dirette derivanti dalle sorgenti riconducibili agli asset di una compagnia, come quelle legate alla combustione di carburanti per i processi di produzione; le emissioni indirette prodotte dall’energia elettrica acquistata da terzi e utilizzata all’interno dell’azienda rientrano invece nello scope 2; infine, nello scope 3, vi compaiono tutte le altre emissioni indirette dell'organizzazione, che avvengono a monte e a valle dell’attività della compagnia (ad esempio, quelle prodotte da fornitori e clienti).

Se confrontiamo i volumi delle conversazioni riguardanti i tre scope, la dimensione è molto minore rispetto al volume totale delle conversazioni sulle emissioni e carbon neutrality; inoltre i singoli scope vengono spesso trattati come uno unico, senza cogliere quindi la differenza che corre fra questi tre.

Evidenze del genere confermano che le persone sono sempre più interessate alle scelte delle aziende rispetto alla riduzione delle emissioni, ma non sono realmente consapevoli della complessità delle sfide e delle strategie che queste stesse aziende devono affrontare per abbassare la propria impronta ecologica.

 

L’autore: Eni Datalab

Eni Datalab è un laboratorio di data science, analytics e intelligenza artificiale nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna di Eni. La missione dell’Eni Datalab è quella di analizzare, misurare e comprendere il complesso ecosistema informativo in cui l'azienda opera e comunica, per garantire che le azioni di comunicazione e i contenuti prodotti abbiano sempre la massima rilevanza per i molti stakeholder di Eni.

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