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Pagamenti al tempo del Covid: contanti addio?

La pandemia apre la strada alle transazioni elettroniche, ma gli italiani preferiscono i contanti.

di Eni Datalab
21 agosto 2020
8 min di lettura
diEni Datalab
21 agosto 2020
8 min di lettura

Negli ultimi mesi a livello globale è stato registrato un notevole aumento delle transazioni elettroniche, con carte e attraverso i mobile payment. Questi tipi di pagamenti sono stati raccomandati dai governi fin dall’inizio della pandemia, in modo da ridurre gli scambi di monete e banconote, che potrebbero potenzialmente essere vettori di contagio.

Sebbene non ci siano studi scientifici approfonditi sul rischio di trasmissione del coronavirus tramite il denaro contante – anche se è noto che resti attivo per un certo periodo di tempo sulle superfici –, durante la pandemia i pagamenti più diffusi sono stati i cosiddetti “contactless”, che avvengono cioè avvicinando la carta ai lettori abilitati.

Secondo la Banca Centrale Europea, prima della pandemia l’80 percento delle transazioni in Europa avveniva attraverso i contanti; nel nostro Paese – a parte alcuni esempi virtuosi come Bergamo – si stima che questo dato fosse ancora più alto, nonostante i pagamenti elettronici siano raddoppiati tra il 2012 e il 2017: eppure, nella prima settimana dopo le riaperture del 4 maggio, in Italia le transazioni digitali nei bar e ristoranti hanno visto un incremento del 55 percento

Quanto la pandemia abbia accelerato la transizione al cashless si nota analizzando le conversazioni degli italiani in Rete e sui social network: il volume più alto di post rispetto a questo tema si registra, su Twitter, in riferimento alle query “contante”, “cashless” e “Italia”, così come ad “evasione”, “fintech” e “bancomat”.

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Queste analisi sono frutto del lavoro dell’Eni Datalab, un laboratorio nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna, con l'obiettivo di applicare anche alla comunicazione le competenze di data science, analytics e intelligenza artificiale che hanno reso Eni un’eccellenza nell’esplorazione di nuove fonti di energia.

Come sostiene il New York Times, il cambiamento già in atto verso l’abbandono del contante è stato accelerato dalla pandemia, perché le nuove forme di pagamento, e in particolare quelle effettuate tramite gli smartphone, sono considerate in termini sanitari più sicure di quelle tradizionali – sia dai clienti che dagli stessi commercianti, che così facendo possono contenere i rischi per sé e per i propri dipendenti.

Le società di carte di credito stanno vivendo questo trend da protagoniste, assistendo a un notevole aumento delle transazioni online e dei pagamenti elettronici nei negozi fisici: per questa ragione sono in corso tentativi per alzare il tetto dei pagamenti consentiti con il contactless – per gli acquisti sopra certe cifre, inoltre, è necessario che il cliente digiti il Pin della propria carta, toccando quindi gli stessi tasti degli altri, e compromettendo l’aspetto igienico, oggi sempre più centrale.

Secondo gli esperti, la diminuzione del contante in circolazione sarebbe un ulteriore passo per ridurre l’evasione fiscale e il finanziamento delle attività illecite – motivi per cui nel 2016 è stata decisa la sospensione dell’emissione della banconota da 500 euro. Come riporta l’Ufficio europeo di polizia (Europol), almeno il 40 percento delle segnalazioni sospette emesse nel continente dai soggetti obbligati – tra cui banche, money transfer, avvocati e notai – coinvolge proprio l'uso anomalo di contante.

Anche la network analysis, basata su algoritmi di elaborazione testuale che evidenziano le relazioni tra i concetti più associati al tema contante, mette in luce il nesso tra transazioni elettroniche e lotta all’evasione, supportata dal passaggio al digitale e dai sempre più diffusi pagamenti tramite smartphone.

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Ma è soprattutto la cultura finanziaria dei singoli a influenzare l’uso o meno della cartamoneta: ad esempio, in Svezia e in Inghilterra, nonostante l'assenza di limiti al contante, i cittadini continuano a prediligere le nuove forme di pagamento; in Grecia invece, dove i limiti sono tra i più restrittivi a livello europeo, le transazioni in contante rappresentano oltre l'80 percento del totale.

Come dimostra l’emotion analysis, gli italiani hanno risposto negativamente e con rabbia alle misure prese dal governo in materia, come il tetto sul contante portato recentemente a 2 mila euro – era 3 mila nel 2016. Al tempo stesso, però, c’è grande attesa e interesse per i risvolti tecnologici di questo ambito, vista la versatilità dei pagamenti digitali e le sempre più frequenti novità nel settore.

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In Italia, il dibattito sul portafoglio digitale torna in auge, in maniera pressoché uniforme da nord a sud, in prossimità di discussioni politiche e in riferimento alla diffusione di notizie incoraggianti sul tema, soprattutto se riguardano la dimensione tecnologica e portano potenziali innovazioni al settore – è il caso del via libera al progetto Epi (European payments initiative), volto a sviluppare un sistema di pagamenti alternativo ai tradizionali circuiti attivi sul mercato.

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Anche su Twitter le conversazioni sull’utilizzo del contante riflettono i picchi stagionali, in concomitanza di misure governative o vere e proprie manovre finanziarie – come la proposta di introdurre sanzioni agli esercenti che non accettano i pagamenti elettronici. Roma, Milano e Torino sul podio nella classifica delle città in cui il dibattito è più attivo, mentre in settima posizione a livello nazionale troviamo Bergamo, definita recentemente cashless city.

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Tra la componente maschile e quella femminile le posizioni in merito alla questione contante sono di fatto le stesse, con circa il 30 percento che preferisce non abbracciare le nuove frontiere di pagamento, mentre solo l’8 percento si dichiara favorevole alle transazioni elettroniche – neutrali i restanti. Fra i due sessi, i maschi sono quelli che su Twitter si fanno sentire di più nella discussione sul portafoglio digitale e il suo futuro.

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Sebbene il nostro Paese nella classifica europea dei pagamenti elettronici si posizioni al 23esimo posto, per i player italiani del mercato la partita si gioca tra old e new digital payment: le grandi società del settore puntano sullo sviluppo di nuove tecnologie in ambito fintech, come terminali pos intelligenti, volti a favorire i pagamenti cashless, e trattando direttamente con banche e governi; allo stesso tempo, è in aumento l’interesse per le criptovalute e la blockchain, anche tra le istituzioni pubbliche.

Se la pandemia ha reso evidenti i vantaggi di una valuta dematerializzata, l’abbandono completo del contante comporterebbe dei rischi per quanto riguarda l’emarginazione delle fasce più povere della popolazione, che ad esempio potrebbero non disporre di un conto in banca. Per questo, come dichiara al New York Times il direttore dell’azienda di consulenza bancaria RBR, Morten Jorgensen, “il contante non scomparirà” del tutto, ma “continuerà a diminuire e il coronavirus sta accelerando questa tendenza”.

L’autore: Eni Datalab

Eni Datalab è un laboratorio di data science, analytics e intelligenza artificiale nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna di Eni. La missione dell’Eni Datalab è quella di analizzare, misurare e comprendere il complesso ecosistema informativo in cui l'azienda opera e comunica, per garantire che le azioni di comunicazione e i contenuti prodotti abbiano sempre la massima rilevanza per i molti stakeholder di Eni.