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Vino nordico

Gli effetti del riscaldamento globale influenzano la produzione vinicola in tutto il mondo.

di Maria Pia Rossignaud
28 maggio 2020
5 min di lettura
di Maria Pia Rossignaud
28 maggio 2020
5 min di lettura

Il clima cambia e le produzioni si trasformano. La Svezia si scopre capace di produrre vino, come tangibile risvolto del riscaldamento terrestre. Håkan Hansson è un viticultore svedese che da cinque generazioni coltiva un terreno a sud del paese e che ha voluto riportare la sua storia al The Guardian, importante quotidiano britannico, noto anche per la capacità da parte della redazione di affrontare problemi complessi come quello del cambiamento climatico attraverso ordinarie storie di vita.  

Håkan Hansson ha potuto ricostruire la storia della sua famiglia legata alla produzione del vino come risultato del cambiamento climatico grazie a dei vecchi diari riscoperti in un angolo della propria casa di origine, costruita nel XVIII secolo. Nella casa, sono stati ritrovati meticolosi dettagli sul clima della contea di Skane scritti da sua madre, appassionata meteorologa e, grazie a questi, è stato possibile ricomporre il puzzle del successo ottenuto nel mondo con la produzione di vini svedesi.

La trasformazione del mondo vinicolo

“Ora in estate, abbiamo un mese caldo in più e gli inverni non sono più come una volta. Ecco perché possiamo fare il vino” dichiara l’imprenditore nella sua intervista al giornale.

Rispetto a 50 anni fa infatti, il riscaldamento della terra sta producendo cambiamenti significativi nella produzione agricola secondo quanto riportato anche sul sito di Euronews, canale televisivo d'informazione che copre gli avvenimenti del mondo da una prospettiva europea.
Un recente studio franco-americano asserisce che in caso di un surriscaldamento di 2 °C, più della metà delle regioni vinicole del mondo spariranno. I ricercatori dell'istituto nazionale francese dell'agricoltura (INRAE) hanno sviluppato un modello per calcolare le diverse fasi di sviluppo di 11 dei vitigni più comuni al mondo, che si intersecano con i dati di proiezione dei cambiamenti climatici. Altri recenti studi evidenziano che un aumento delle temperature tra i 2,7 e i 4,7 °C e una diminuzione delle precipitazioni del 40%, renderanno i terreni dell’Europa meridionale e della zona del Mediterraneo sterili già dal 2070. A risentire del cambiamento saranno soprattutto i paesi già caldi, come l’Italia e la Spagna, perdendo così il 65% dei loro territori coltivabili contro il guadagno degli stessi della Nuova Zelanda e degli Stati Uniti. Paesi invece come Francia e Germania vedrebbero la produzione di Pinot nero e Chardonnay, sensibili al caldo, spostarsi a nord.

Tornando in ambiente scandinavo, non è solo la Svezia ad avvantaggiarsi del cambiamento climatico nel settore vinicolo: in Danimarca, nell’ultimo decennio si sono sviluppati circa 90 vigneti commerciali. Nel 2005 i vigneti nel paese erano solo 2. Ci ha provato anche la Finlandia, tanto che il vigneto più a nord del mondo si affaccia sul più grande fiordo della Norvegia.

Certo i numeri sono ancora molto bassi. Secondo Sveneric Svensson, dell'Associazione svedese dei vini, la Svezia ha più o meno 125 ettari di terra dove viene coltivata l’uva, contro una media dell'UE –principalmente in Francia, Italia e Spagna– di 3,3 milioni.

Anche la produzione è relativamente bassa: la Svezia ha prodotto meno di 450.000 litri di vino nel 2019. "Siamo ancora in fase iniziale" ​​dice Svensson "ma la produzione commerciale è stata avviata, la qualità del vino migliora progressivamente, tanto che riscontriamo ottimi feedback da tutto il mondo ".

Salviamo il vino

Ma se è vero quanto gli scienziati affermano, e cioè che la mappa del vino del mondo potrebbe sostanzialmente cambiare a causa dal riscaldamento globale, l’aumento della temperatura delle regioni vinicole tradizionali dell'Europa meridionale implica anche il doversi interfacciare con un clima più estremo e imprevedibile con forti piogge, tempeste violente e grandine. Proprio per evitare le conseguenze più gravi del cambiamento climatico, i paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) hanno concordato di limitare al di sotto dei 2 °C l’aumento della temperatura superficiale media globale rispetto al periodo preindustriale. Per conseguire tale obiettivo, le emissioni globali di gas a effetto serra dovranno raggiungere il picco nel più breve tempo possibile per poi diminuire rapidamente. Entro il 2050, le emissioni globali andranno ridotte del 50% rispetto ai livelli del 1990, per poi raggiungere, entro la fine del secolo, la neutralità carbonica.

L’obiettivo dell’UNFCCC è sostenuto anche dall’UE, che nello stesso arco di tempo, mira a ridurre il livello delle emissioni di gas a effetto serra dell’80-95% rispetto ai parametri del 1990.

Eni condivide l’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e punta già dal 2025 a una riduzione dell’intensità emissiva del -43% rispetto al 2014.