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Unire le forze contro il cambiamento climatico

L’Agenzia Internazionale per l’Energia delinea il percorso verso un futuro all’insegna della sostenibilità.

di Mike Scott
02 settembre 2020
8 min di lettura
di Mike Scott
02 settembre 2020
8 min di lettura

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) si riferiscono all’economia globale nel suo insieme; tuttavia, tre di questi si dimostrano particolarmente rilevanti per il settore energetico.

Nella fattispecie: ridurre i gravi impatti sulla salute causati dall’inquinamento atmosferico, fornire energia pulita e a prezzi accessibili e affrontare il cambiamento climatico entro il 2030.

Allo stato attuale, il mondo sembra destinato a fallire nel conseguimento di tutti i suddetti obiettivi, ma la disfatta non è inevitabile.

L’Agenzia Internazionale per lEnergia (IEA) ha elaborato tre possibili scenari che affrontano tali OSS, nonché i requisiti dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, il quale esorta i governi a mantenere l’aumento della temperatura media dall’epoca preindustriale ben al di sotto dei 2 °C.

Stando alle proiezioni dei tre scenari di cui sopra, le emissioni raggiungeranno un picco il prima possibile per poi iniziare a diminuire. Secondo quanto riportato dalla IEA, “il fabbisogno di energia [aumenterà] dell’1,3% ogni anno fino al 2040 come conseguenza di una domanda crescente di servizi energetici, alimentata da sforzi sempre maggiori per migliorare l’efficienza”.

Ciò “si tradurrebbe in un aumento irrefrenabile delle emissioni legate all'energia nonché in una crescente tensione su quasi tutti gli aspetti della sicurezza energetica”.

Se i governi attueranno le politiche e raggiungeranno gli obiettivi prefissati, il fabbisogno di energia subirà comunque un incremento annuo dell’1% fino al 2040: “Oltre la metà di tale incremento della produzione energetica è rappresentato delle fonti low-carbon, in primis dal solare fotovoltaico (PV), mentre il gas naturale, incentivato dal crescente commercio di gas naturale liquefatto, rappresenta un altro terzo del totale. Nel 2030, la curva della domanda di petrolio si appiattirà, mentre l’utilizzo del carbone andrà gradualmente a diminuire. Alcuni comparti del settore energetico, in particolare quella dell’energia elettrica, subiscono rapide trasformazioni”.

“Lo slancio acquisito dalle tecnologie energetiche pulite non è sufficiente a compensare gli effetti di un’economia globale in espansione e di una popolazione in costante crescita. L’aumento delle emissioni rallenta ma, in assenza di un picco prima del 2040, il mondo si posiziona ben al di sotto degli obiettivi di sostenibilità condivisi”.

Le strade che porteranno al cambiamento

Il secondo scenario (SDS) delinea un percorso che permetterebbe al mondo di conseguire appieno gli obiettivi sull’energia sostenibile stilati dall’Accordo di Parigi, ma afferma chiaramente che ciò richiederà “cambiamenti rapidi e capillari in ogni parte del sistema energetico”.

Alcuni osservatori sostengono che la migliore possibilità a nostra disposizione sia quella di sviluppare tecnologie a emissioni nette negative che rimuovano attivamente i gas serra dall’atmosfera, come le tecniche di cattura e stoccaggio del carbonio e di cattura diretta dell’aria. Tuttavia, la IEA esorta a non farvi troppo affidamento, in quanto tali tecnologie sono ancora molto lontane dall’essere adottate su vasta scala.

I comuni sforzi dovrebbero concentrarsi piuttosto sul graduale abbandono dei combustibili fossili, in particolare del carbone, investendo maggiormente nelle tecnologie esistenti quali le energie rinnovabili, l’efficienza e lo stoccaggio energetici, l’elettrificazione del settore dei trasporti e nell’adozione di misure quali la fornitura di infrastrutture pulite per cucinare.

Misure che stanno iniziando ad avanzare a ritmo sempre più rapido, coadiuvate dalla riduzione dei costi delle energie rinnovabili e dai progressi delle tecnologie digitali che, come precisato nel World Energy Outlook, “offrono enormi opportunità per le transizioni energetiche”. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, la quasi totalità dell’incremento della produzione di energia elettrica fino al 2040 dovrà provenire dall’eolico e dal solare fotovoltaico. Ciò accrescerà la necessità di sistemi di alimentazione flessibili in grado di reagire rapidamente alle fluttuazioni della produzione di energia dovute all’intermittenza dei livelli di vento e sole, il che richiederà livelli di stoccaggio di energia molto più elevati, sia per quanto riguarda l’energia elettrica che termica.

Sfide parallele

Le suddette modifiche al sistema energetico contribuiranno non solo a contrastare il cambiamento climatico, ma concorreranno anche al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi all’energia. Riducendo l’inquinamento atmosferico e migliorando al contempo la salute pubblica, questi cambiamenti possono determinare di fatto un maggiore accesso all’energia.

In un contesto in cui la pandemia di COVID-19 sembra finalmente iniziare a retrocedere –quantomeno in Europa e in Estremo Oriente– è ormai evidente che non esiste un conflitto tra la lotta al cambiamento climatico, la riduzione della povertà e il miglioramento dei risultati sanitari. Le tre questioni sono infatti profondamente interconnesse, come palesato dalla scoperta che chi è già affetto da patologie respiratorie, spesso causate o aggravate dall’inquinamento atmosferico, è ritenuto più vulnerabile al nuovo Coronavirus.

Oltre ad avere ripercussioni dirette, il cambiamento climatico esercita un effetto moltiplicatore sulle minacce in campo relativamente a problematiche come la povertà e la salute, riducendo la crescita economica in settori che vanno dall’agricoltura al turismo, fino all’industria manifatturiera, e contribuendo alla potenziale diffusione di malattie. Per affrontare questi problemi, i governi devono introdurre politiche per creare posti di lavoro, stimolare la crescita economica e contribuire a migliorare la salute dei propri cittadini.

Incrementare il ricorso all’energia pulita può concorrere al raggiungimento di questo obiettivo, creando posti di lavoro, migliorando la qualità dell’aria e rendendo l’energia accessibile a un maggior numero di persone.

In vista della COP26 (Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), riprogrammata per novembre 2021, tutti i paesi sono chiamati a intensificare i propri sforzi a livello nazionale. Il loro contributo potrebbe infatti fornire l’impulso necessario a rendere la strategia per lo sviluppo sostenibile una realtà tangibile.

I progressi dell’Italia sul fronte delle politiche energetiche

Un esempio di tali politiche viene dall’Italia che, a detta della IEA, “ha compiuto grandi progressi nello sviluppo della propria politica energetica”.

Come paese co-ospitante della COP26, l’Italia è riuscita a far crescere il settore delle energie rinnovabili e ha integrato notevoli volumi di energia pulita all’interno della propria rete.

La Strategia energetica nazionale italiana punta a “raggiungere una quota del 28% di energie rinnovabili sul totale dei consumi energetici entro il 2030, e una quota del 55% di energie rinnovabili sul consumo di energia elettrica entro lo stesso anno.

Rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, ridurre il divario tra i prezzi dell’energia, promuovere la mobilità pubblica sostenibile e i carburanti ecologici e eliminare gradualmente l’uso del carbone nella produzione di energia elettrica entro il 2025”, secondo quanto riportato da Det Norske Veritas GL.

L’Italia è inoltre leader mondiale nel settore dell’infrastruttura dei contatori intelligenti –un primato in parte dovuto alla liberalizzazione del mercato nazionale dell’energia e allo sviluppo delle relative infrastrutture, benché l’IEA sostenga che a tal proposito siano necessarie ulteriori riforme.

Il paese può contare su detrazioni fiscali, un prezzo minimo garantito e un accesso prioritario alla rete per le energie rinnovabili. Inoltre, tutti gli edifici nuovi e ristrutturati hanno l’obbligo di integrare le energie rinnovabili per sopperire ad almeno il 50% del proprio fabbisogno energetico. Da ultimo, l’Italia dispone di un fondo per sostenere lo sviluppo del teleriscaldamento.

 

L'autore: Mike Scott

Giornalista specializzato in ambiente e scrittura imprenditoriale, per clienti corporate, giornali, riviste e think tank.