916896750

Le tre opzioni per combattere il riscaldamento globale

Sono gli interventi di mitigazione gli strumenti a disposizione per contrastare il fenomeno del cambiamento climatico.

di Giuseppe Sammarco
26 marzo 2020
5 min di lettura
diGiuseppe Sammarco
26 marzo 2020
5 min di lettura

Questo articolo è tratto da Orizzonti 17. Leggi il magazine

Quali sono in generale, gli strumenti che abbiamo a disposizione per contrastare il fenomeno del riscaldamento globale e del cambiamento climatico generato da un livello crescente di emissioni di gas serra prodotte dall’attività umana (antropogeniche)? Questi strumenti si possono raggruppare in tre grandi classi (vedi infografica), tre opzioni che non sono alternative tra loro, ma potrebbero essere utilizzate congiuntamente. 

La mitigazione

La prima opzione è costituita dagli interventi di mitigazione del cambiamento climatico (climate change mitigation), ovvero gli interventi che consentono di scongiurare un aumento della temperatura stabilizzando la concentrazione di gas serra nell’atmosfera attraverso la riduzione progressiva delle loro emissioni fino ad arrivare all’azzeramento. Le categorie di interventi che prevede questa opzione sono due. La prima raccoglie gli strumenti che hanno l’obiettivo di prevenire la produzione gas serra. In questa categoria ricadono l’efficienza e il risparmio energetico, la sostituzione di fonti fossili di energia con altre “carbon free” (ovvero che non emettono gas serra - in particolare anidride carbonica o CO2, il più importante dei gas serra - nella fase di produzione e utilizzo, come ad esempio le rinnovabili) e la sostituzione di combustibili ad elevata intensità emissiva di gas serra (come il carbone) con combustibili a più bassa intensità (come il gas naturale). 

Intervenire sul mix energetico

Questi interventi consentono di diminuire progressivamente la produzione di gas serra a parità di consumo di energia cambiando solamente il mix energetico utilizzato da una nazione. In questa prima categoria, inoltre, ricadono anche gli interventi che hanno l’obiettivo di prevenire la produzione di gas serra da parte di un altro settore che contribuisce in modo rilevante alle emissioni antropogeniche: il settore che comprende l’agricoltura, la gestione delle foreste e l’utilizzo dei terreni, identificato nei testi scientifici con l’acronimo AFOLU, ovvero Agriculture, Forestry and Land Use.

Le tecnologie

La seconda categoria di interventi di mitigazione, invece, include quelli che servono a catturare l’anidride carbonica dopo che è stata prodotta (ad esempio dalla combustione delle fonti fossili di energia), ma prima che sia dispersa in atmosfera e contribuisca a un aumento della sua concentrazione. Le tecnologie più note sono la cattura e lo stoccaggio in luogo confinato dell’anidride carbonica (CCS, Carbon Capture and Storage) e la cattura e l’utilizzo dell’anidride carbonica (CCU, Carbon Capture and Utilization). Spesso sono identificate congiuntamente utilizzando l’apposito acronimo CCUS (Carbon Capture Utilization or Storage). L’opzione successiva – segnalata con il numero 2 nella Figura 1 – è costituita dagli interventi che è possibile mettere in atto una volta che i gas serra sono stati prodotti e dispersi nell’aria. Questa tipologia di interventi si chiama “climate intervention”, meglio nota con il nome avveniristico di “geo-engineering”, ovvero ingegneria del clima. Si tratta, in sostanza, di mezzi che contro-bilanciano l’aumento della capacità dell’atmosfera terrestre di trattenere energia e calore dovuto alla crescente concentrazione di gas a effetto serra. 


Nelle foto la ricerca Eni, i pannelli solari organici, Eni “Waste to Fuel” di Gela e la “culla dell’energia”, impianto installato nell’offshore di Ravenna

In particolare la riforestazione

Il modo più semplice di intervenire è quello di togliere dall’atmosfera l’anidride carbonica in essa contenuta e in precedenza emessa. Questa tecnica è messa in pratica in modo naturale dalle piante, che catturano anidride carbonica dall’aria, la scompongono in carbonio e ossigeno e utilizzano il carbonio per produrre il materiale organico di cui sono composte (le radici, il fusto, i rami e le foglie). Per questo motivo, all’interno di questa seconda opzione ricadono anche gli strumenti della riforestazione e afforestazione del suolo. E poiché la natura, come spesso accade, è fonte di ispirazione per l’uomo, sono allo studio metodi per riuscire a simulare artificialmente questi meccanismi messi in atto dalle piante. Le tecniche di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera, comunque, devono essere tenute distinte dagli altri interventi di geo-ingegneria relativi alla gestione della radiazione solare. 

In questo ultimo caso, infatti, si propongono tecnologie ben più avveniristiche e soprattutto controverse, che non agiscono sulla capacità dell’atmosfera di trattenere l’energia ricevuta dal sole (l’effetto serra) ma hanno l’obiettivo di agire direttamente sulla quantità di energia che arriva alla terra dal sole, riducendola. Il loro utilizzo suscita notevoli dubbi e perplessità da parte degli esperti del clima. Infine, la terza e ultima opzione è quella di rispondere al cambiamento del clima preparandosi ad esso e mettendo in atto tutte quelle misure che – per quanto possibile - riescono a ridurne gli impatti negativi sull’uomo e sull’ambiente. Questa tipologia di interventi si chiama “climate adaptation” o adattamento al cambiamento climatico.

 

L’autore: Giuseppe Sammarco

Energy Sector Integrated Technical Studies Eni, Development, Operations & Technology.