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La trasformazione “verde” delle città

Dal World Urban Forum agli esperimenti dei grandi centri europei: nuove prospettive per la sostenibilità.

di Eni Staff
01 aprile 2020
10 min di lettura
diEni Staff
01 aprile 2020
10 min di lettura

Se è vero, come afferma Maimunah Mohd Sharif, direttore esecutivo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per gli Affari Urbani, che “l’urbanizzazione è inarrestabile”, bisogna considerare sempre di più le città come punti nevralgici della cosiddetta “rivoluzione verde”.
Sappiamo, perché ce lo dicono i dati, che il numero di persone che vivono in aree urbane ha superato nel 2007 quello dei residenti in aree rurali e che alcune zone del mondo stanno attraversando un periodo di crescita demografica urbana ingente. Giocoforza, la conseguenza diretta di quest’assunto è l’aumento degli abitanti in uno spazio sempre più minore, oltre all’aumento della produzione di rifiuti, di consumi energetici (e quindi di inquinamento atmosferico) e di tutta una serie di fenomeni legati al boom demografico. Per questo, nel 2001 si è istituito il World Urban Forum (Forum Mondiale sulle Città) che, a cadenza semestrale, si occupa di affrontare le questioni più urgenti legate al tema: la rapida urbanizzazione e il suo impatto sulle comunità, le città, le economie, i cambiamenti climatici e politici. Nell’edizione di quest’anno si sono tenuti cinque tavoli tecnici: i giovani, le donne, le comunità di base, i governi e le imprese locali e regionali. Temi comuni a ogni dibattito sulla sostenibilità ma che qui sono arricchiti dall’orientamento “urbano” degli interventi.
Il discorso è ampio ma volendo sintetizzare, si potrebbero identificare due macro-categorie: la prima, riguarda i grandi interventi, messi spesso in atto dagli enti pubblici, volti, ad esempio, a grandi opere infrastrutturali o alla riqualificazione delle aree, la seconda, gli interventi più specifici, che puntano a un’innovazione diretta nei processi o negli strumenti. Facciamo degli esempi, partendo dai nostri territori e poi allargando lo sguardo al continente.

Eventi eco-sostenibili “made in Italy”

A Gela, in Sicilia, si è inaugurata la prima oasi anti-smog di città in Italia, un progetto nato su iniziativa dalla Coldiretti, in occasione della prima tappa del The Circular Tour, l’appuntamento dedicato all’economia circolare, che punta essenzialmente al miglioramento della qualità della vita, della sostenibilità e dell’ambiente. Si tratta del primo test di “polmone verde sperimentale” in un centro città dove rilassarsi e godersi l’aria “rigenerata” dall’azione di alcuni alberi scelti ad hoc, tra i più efficaci nel catturare i gas ad effetto serra e bloccare le polveri sottili. Arbusti e piante, ognuna con proprie caratteristiche anti inquinamento, si occuperanno di portare avanti la sperimentazione sull’azione mirata della flora nei diversi territori. Per citare un dato, semplice ma significativo, in vent’anni la vegetazione dell’oasi anti-smog della città siciliana dovrebbe riuscire ad assorbire più di 20 mila chili di CO2 dall’aria, oltre a catturare una quantità rilevante di polveri sottili PM10.
Secondo l’indagine statistica pubblicata poche settimane fa dalla stessa Coldiretti insieme a Ixe', l'inquinamento dell'aria è considerato dal 47% degli italiani la prima emergenza ambientale. Questo dato conferma una maggiore sensibilità da parte dei cittadini verso le azioni dirette contro l’inquinamento e mette l’accento sul bisogno di intervenire in modo strutturale, favorendo la diffusione del verde pubblico e privato in città, adattando le azioni alle diverse esigenze dei territori.
Spostandoci dall’altra parte dello stivale, a Milano, si moltiplicano le sperimentazioni urbane e tecnologiche. Da quelle più famose, come il “bosco verticale” del Centro Direzionale, a quelle meno note sulla mobilità condivisa e i mezzi elettrici. Tra le prime città europee ad annunciare il blocco dei veicoli a diesel e prima in assoluto nelle misure anti-fumo nei luoghi pubblici all’aperto, Milano ospiterà “ONe electric experience”, la prima expo dedicata specificatamente a: elettrificazione, mobilità, smart cities, rispetto dell'ambiente, stili di vita sostenibile e, ovviamente, trattandosi del capoluogo lombardo, design. Nell’ambito di diverse giornate presso il CityLife, uno dei quartieri modello di architettura avanzata e simbolo della città, che per l’occasione si trasformerà in “Innovation Design District”. Qui il pubblico potrà provare direttamente le novità proposte dalle principali case automobilistiche e motociclistiche che hanno aderito al progetto. Un esempio perfetto dell’impatto che investitori privati e aziende possono avere sugli stili di vita urbani.

Muoversi in città: mezzi ecologici alternativi

Parigi, tra le prime città europee a investire nella mobilità alternativa con un servizio di biciclette a noleggio, ha fatto scuola. Oggi la capitale francese conta una flotta di 12 mila biciclette in quasi tutto il perimetro urbano, oltre 400 km di piste ciclabili (comprese le passeggiate nei parchi di Boulogne e Vincennes) e gli abbonati superano le 160 mila unità, senza contare gli utilizzatori occasionali. L’obiettivo, si legge sul sito del municipio, è arrivare entro il 2020 al 15% degli spostamenti totali sulle due ruote. Inoltre, il programma “Parigi respira”, avviato nel 2016 ha reso alcuni quartieri off-limit per i veicoli a motore la domenica e nei giorni feriali, incrementando l’uso dei mezzi pubblici o la mobilità alternativa con misure sempre maggiori. Nello stesso quadro si inserisce il successo del servizio di bike sharing “Mobike” a Firenze che nel 2019 ha superato quota 300 mila iscritti, assicurando più di un milione di corse nel solo anno passato. Ciò, in termini di inquinamento significa, un taglio di oltre 300 tonnellate sulle emissioni di Co2, un dato più che significativo.
A Helsinki puntano ancora più in alto: entro il 2025 i vertici politici locali hanno dichiarato di voler addirittura eliminare l’auto privata mediante un progetto molto articolato che mira a sviluppare una rete di trasporti pubblici capillare, che prevede un forte implemento della cosiddetta “infomobilità” legata alle reti internet 5G. Mediante lo smartphone sarà possibile conoscere tragitti, orari, mezzi di trasporto disponibili e pagare il servizio scelto.
Ma altre città scandinave, oltre Helsinki, sono decisamente all’avanguardia in tema di sostenibilità. Si pensi a Copenaghen che già nel 1995 aveva attivato un servizio di bike sharing. Ma prendiamo due casi emblematici: Oslo e Malmö. La capitale norvegese è, infatti, la città più “elettrica” d’Europa. Qui, come nel resto del paese, il numero delle auto elettriche è cresciuto esponenzialmente grazie soprattutto agli sgravi fiscali per chi acquista un’auto elettrica e all’implementazione della rete di ricarica (solo nella capitale sono presenti 4.000 colonnine di ricarica). A Malmö, in Svezia, gli sforzi per diventare una delle città più sostenibili d’Europa, hanno dato risultati nel breve periodo: edilizia green, trattamento innovativo dei rifiuti e mobilità efficiente, l’hanno resa un punto di riferimento. Nel perimetro urbano della terza città svedese sono presenti 490 chilometri di piste ciclabili e persino il sistema semaforico dà la precedenza ai ciclisti. Già nel 2007 l’amministrazione comunale aveva istituito una zona a “basse emissioni”, vietata ai mezzi pesanti e tutta la flotta municipale è a basse emissioni.


Le biciclette dei servizi di bike sharing Ofo e Mobike parigini

Riprendersi le città

Tornando sul continente, a Barcellona, la sindaca Ada Colau, ha iniziato una vera e propria battaglia per il neonato “diritto alla città”, contro la speculazione e l’inquinamento. “Rivendicare il diritto alla città significa rivendicare una forma di potere decisionale sui processi di urbanizzazione e sul modo in cui le nostre città sono costruite” ha dichiarato il 3 luglio 2018 nel famoso articolo pubblicato su The Guardian insieme al sindaco di Londra Sadiq Khan “solo quando si sarà capito che coloro che creano la vita urbana hanno, in primo luogo, il diritto di far valere le loro rivendicazioni su ciò che essi stessi hanno prodotto, e che una di queste rivendicazioni è il diritto a costruire una città più conforme ai loro desideri più reconditi, solo allora potrà esserci una politica urbana che abbia senso”. I due primi cittadini, infatti, si sono concentrati su interventi di riqualificazione e di sostegno all’abitare, indirizzati a mantenere vivo il centro storico delle rispettive città. Inoltre, si sono fatti promotori di politiche ambientali, per la salvaguardia e alla creazione dei parchi urbani, alla mobilità elettrica e alternativa e alla riduzione delle emissioni di gas serra. In una direzione simile è da interpretare la decisione per la rigenerazione dell’area urbana delle “Vele” di Scampia a Napoli, simbolo purtroppo di crescente degrado. Il famoso complesso architettonico partenopeo sarà abbattuto interamente ad eccezione della Vela B. Il progetto, denominato “Re-start Scampia”, prevede di destinare inizialmente la struttura superstite all’abitare temporaneo e, in un secondo momento, ad attrezzature pubbliche per la nuova sede della Città Metropolitana. Sarà inoltre bandita una gara internazionale di progettazione per la dotazione di diversi servizi urbani integrati, che vanno dalla creazione di spazi comuni, asili nido, luoghi di istruzione e di formazione professionale, a nuove residenze, in parallelo con progetti speciali mirati, come ad esempio l’edificio della stazione e il grande parco adiacente. L’obiettivo dichiarato è di trasformare queste aree in luoghi di riaggregazione sociale, di riconnessione del tessuto urbano e di concreta vivibilità collettiva. La maggior parte dei progetti sopra elencati rientrano in piani di finanziamento europei e mirano tutti a raggiungere gli obiettivi del “green deal” che dalla Commissione Europea si vuole sostenere con ingenti finanziamenti al fine di modificare strutturalmente gli assetti produttivi e urbani del Vecchio Continente. Dai programmi per diventare città verdi, a zero emissioni di anidride carbonica, alla pianificazione urbana sostenibile: numerose città, tra cui le cosiddette “capitali verdi” europee e le città “Green Leaf”, stanno affrontando queste sfide. Altre iniziative sono invece frutto della collaborazione virtuosa tra settore pubblico e privato, o tra aziende e università a ulteriore conferma del bisogno di collaborazione da parte di tutti i segmenti virtuosi della società, che orientino i comportamenti individuali verso un comune stile di vita sostenibile per il pianeta e per la propria salute.