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La strategia di Eni contro il cambiamento climatico

Raggiungeremo la neutralità carbonica nel 2050 come parte attiva di un percorso virtuoso del settore energetico.

di Eni Staff
12 maggio 2021
11 min di lettura
di Eni Staff
12 maggio 2021
11 min di lettura

Il nostro ruolo nel contrasto ai cambiamenti climatici

La principale sfida del settore, in linea con l’Agenda 2030 dell’Onu è garantire energia pulita e sostenibile, contrastando il cambiamento climatico. Eni, consapevole dell’emergenza climatica in atto, vuole essere parte attiva di un percorso virtuoso del settore energetico di contributo alla neutralità carbonica entro il 2050, al fine di limitare l’aumento della temperatura media globale entro la soglia di 1,5°C a fine secolo.

La mission di Eni, ispirata agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs), mostra il percorso che l’azienda ha intrapreso per fronteggiare la doppia sfida che si presenta al settore energetico: garantire a tutti l’accesso ad un’energia efficiente, sicura e sostenibile, riducendo al tempo stesso le emissioni climalteranti, al fine di contrastare il cambiamento climatico in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

La road map dei nostri impegni

Dopo una fase di profonda trasformazione che ha consentito al gruppo di crescere e diversificare il proprio portafoglio, e allo stesso tempo rafforzare la struttura finanziaria, Eni ha avviato una nuova fase di evoluzione del proprio modello di business fortemente orientato alla creazione di valore per tutti gli stakeholder nel lungo termine, combinando sostenibilità economico finanziaria e ambientale. Nonostante il contesto complesso dovuto all'emergenza sanitaria, Eni ha deciso di accelerare il proprio percorso di trasformazione, annunciando nel febbraio 2021 la nuova strategia per rilanciare gli obiettivi operativi nel breve, medio e lungo termine che delineano il percorso evolutivo e integrato dei singoli business e che porteranno Eni alla neutralità carbonica nel 2050. Eni perseguirà quindi una strategia che punta a raggiungere entro il 2050 il target di azzeramento delle emissioni nette Scopo 1, 2 e 3 (Net GHG Lifecycle Emissions), e l’annullamento della relativa intensità emissiva (Net Carbon Intensity), riferita all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti, rafforzando ulteriormente gli obiettivi intermedi di decarbonizzazione.

L’Eni del futuro sarà ancora più sostenibile, sempre più digitalizzata nelle operazioni e nei servizi ai clienti e vedrà rinforzato il suo ruolo di attore globale nel mondo dell’energia e sarà arricchita dal progressivo sviluppo del business delle rinnovabili, la cui fornitura di energia arriverà a 4GW entro il 2024, a 15GW entro il 2030 e a 60GW entro il 2050. Verranno sviluppati nuovi business improntati alla circolarità, l’uso di biogas e il riciclo di scarti e prodotti finali. Inoltre, verrà raddoppiata la capacità produttiva delle bio-raffinerie a circa 2 milioni di tonnellate entro il 2024 con un aumento di 5 volte entro il 2050, così come verrà incrementato l’uso di idrogeno blu e verde per alimentare le bio-raffinerie Eni e altre attività industriali altamente energivore.

Questa evoluzione farà leva su know-how, tecnologie proprietarie, innovazione e sulla flessibilità e resilienza degli asset, e ci consentirà di cogliere nuove opportunità di sviluppo ed efficienza.

In coerenza con gli obiettivi di medio e lungo termine e per alimentare il processo di decarbonizzazione della società, Eni ha pianificato investimenti per il prossimo quadriennio 2021-2024 pari a circa €5,7 miliardi per decarbonizzazione, economia circolare e rinnovabili, incluse le attività di ricerca scientifica tecnologica destinate a supportare queste tematiche. Proseguono inoltre gli investimenti nel programma forestry con i progetti REDD+ per preservare foreste primarie e secondarie in Africa, Asia meridionale e America Latina, con l’obiettivo di progressiva crescita nel medio-lungo termine, fino a disporre di un portafoglio annuale di crediti di carbonio in grado di compensare oltre 20 milioni di tonnellate nel 2030 nonché oltre 40 milioni di tonnellate entro il 2050.

Un portafoglio low-carbon e resiliente: il ruolo del gas

La strategia di decarbonizzazione di Eni prevede una progressiva riduzione della produzione di idrocarburi nel medio termine e un ruolo sempre più rilevante del gas, con l’obiettivo di traguardare una quota pari al 60% al 2030 e a più del 90% al 2050 nel mix produttivo. Un contributo determinante nella crescita del gas è dato dal GNL ed Eni sta sviluppando un modello in grado di garantire una posizione di leadership nel mercato. Nei prossimi anni è prevista una crescita del portafoglio con una previsione di volumi contrattati maggiore di 14 MTPA al 2024 con un significativo incremento (+45%) rispetto ai volumi contrattati nel 2020. Queste azioni contribuiranno a rendere più sostenibile il portafoglio Eni e a valorizzare il combustibile fossile a minori emissioni GHG come combustibile ponte per la transizione energetica di lungo termine. L’utilizzo di tecnologie come la Carbon, Capture and Storage permetterà di raggiungere 7 milioni di tonnellate all’anno di stoccaggio totale di CO₂ entro il 2030 e 50 milioni di tonnellate al 2050. Le soluzioni tecnologiche di CCS saranno applicate a impianti di generazione elettrica, impianti LNG e per la produzione di blue hydrogen che permetteranno un’ulteriore riduzione dell’impronta carbonica del gas.

A tal fine, consapevole dell’importanza di massimizzare il beneficio climatico derivante dall’utilizzo del gas, Eni è partner di diverse iniziative che prevedono l’implementazione di azioni volontarie per la riduzione delle emissioni di metano lungo l’intero processo produttivo Oil & Gas e che promuovono l’implementazione di regolamentazioni ed obiettivi sulla riduzione delle emissioni di metano lungo la filiera del gas naturale.

La progressiva mitigazione del suo impatto carbonico rende il gas una fonte energetica fondamentale per accompagnare la transizione verso un mix energetico a basso contenuto di carbonio grazie anche alla sostituzione delle fonti fossili più inquinanti nella generazione elettrica e nelle industrie energy-intensive. Contribuirà inoltre a garantire il bilanciamento del sistema elettrico integrando l’intermittenza delle fonti rinnovabili.

La resilienza del portafoglio è assicurata da una regolare review del portfolio di asset e di nuovi investimenti per identificare e valutare i potenziali rischi emergenti connessi ai cambiamenti normativi in materia di emissioni e alle condizioni fisiche di conduzione delle operazioni.

Rischi e opportunità connessi al cambiamento climatico

Il processo di gestione dei rischi e delle opportunità connesse al climate change si inserisce nell’ambito del Modello di Risk Management Integrato (RMI), sviluppato da Eni con l’obiettivo di supportare il management nel processo decisionale rafforzando la consapevolezza del profilo di rischio e delle relative mitigazioni. Il climate change è analizzato, valutato e gestito considerando 5 driver di riferimento relativi sia a rischi di transizione - scenario di mercato, evoluzione normativa e tecnologica, tematiche reputazionali - sia a rischi fisici, quali fenomeni meteoclimatici estremi o cronici. L’analisi è svolta con un approccio integrato e trasversale che coinvolge funzioni specialistiche e linee di business e permette la valutazione dei rischi e delle opportunità legate al cambiamento climatico.

Una governance orientata all’obiettivo

ll Consiglio di Amministrazione ha un ruolo centrale nella gestione dei principali aspetti legati al cambiamento climatico. Sul tema del cambiamento climatico il CdA è coadiuvato principalmente da tre comitati di Amministratori: Comitato Sostenibilità e Scenari, Comitato Controllo e Rischi e Comitato Remunerazione.

Il Comitato Sostenibilità e Scenari approfondisce le tematiche di integrazione tra strategia, scenari evolutivi e sostenibilità del business nel medio-lungo termine ed esamina gli scenari per la predisposizione del Piano Strategico. Nel corso del 2020 il CSS ha approfondito in tutte le sedute aspetti relativi al cambiamento climatico, tra cui gli esiti della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti Climatici del 2019 (COP25), gli scenari energetici, lo stato dell’arte in materia di ricerca e sviluppo per la transizione energetica, la strategia di decarbonizzazione di Eni, le attività forestry e le partnership sul clima, il coinvolgimento responsabile di Eni nelle politiche climatiche all’interno delle associazioni di categoria, le risoluzioni sul clima e la disclosure assembleare dei peer di riferimento.

Il Comitato Controllo e Rischi supporta il CdA nell’esame periodico, che avviene su base trimestrale, dei principali rischi, incluso il climate change. Anche il Comitato Remunerazione svolge un ruolo rilevante in materia, proponendo al CdA i criteri generali per i piani di incentivazione annuale dell’AD e dei dirigenti con responsabilità strategiche, che comprendono obiettivi specifici legati alla riduzione delle emissioni GHG.

Eni leader nella disclosure climatica

Eni è da tempo impegnata nel promuovere una disclosure completa ed efficace in materia di cambiamento climatico. La trasparenza nella rendicontazione connessa al cambiamento climatico e la strategia messa in atto dall'azienda hanno permesso ad Eni di essere confermata, anche nel 2020, nella fascia di leadership del programma CDP – Climate Disclosure Project.

Il punteggio ottenuto da Eni, pari ad A-, è stato eguagliato solo da poche altre compagnie del settore e risulta largamente superiore alla media globale attestata sullo score C, in una scala di valutazione da A e A- (livello di leadership) a F (livello minimo). CDP è un’organizzazione no-profit riconosciuta a livello internazionale che incoraggia le aziende e i governi a ridurre le emissioni di gas serra, a salvaguardare le risorse idriche e a proteggere le foreste.

Nel 2020, inoltre, è stato pubblicato il nuovo report di TPI - Transition Pathway Initiative -, un’iniziativa globale guidata da investitori che valuta il progresso delle compagnie nella transizione low carbon, in cui viene riconosciuta ad Eni per la prima volta, la massima valutazione nell’ambito del management quality, in ragione della completezza della strategia di decarbonizzazione di Eni, ed un posizionamento di alto livello sulla performance emissiva dei prodotti venduti.

Eni sottopone dal 2006 le sue emissioni GHG a un processo di verifica da parte di un certificatore terzo nell’ambito del proprio report di sostenibilità e dal 2011 anche attraverso una verifica dedicata, al fine di garantire l’opportuna solidità alla disclosure climatica. A partire dal 2019, le emissioni GHG Scope 1 e Scope 2, connesse alle attività operate, sono oggetto di un’assurance di tipo reasonable, con l’obiettivo di garantire una solidità ancora maggiore su dati che assumono rilevanza strategica per Eni. L’assurance reasonable è stata rilasciata da una società di revisione esterna (PwC), incaricata della revisione anche della Relazione Finanziaria Annuale, della Dichiarazione consolidata di carattere Non Finanziario e di Eni for, che ha svolto l’incarico nel rispetto degli standard ISAE 3000 e ISAE 3410. Un’assurance di tipo limited è stata inoltre rilasciata sugli indicatori Net Absolute GHG Lifecycle Emissions e Net Carbon Intensity, oggetto degli obiettivi di azzeramento della impronta carbonica dell’azienda al 2050, e da quest’anno anche sull’indicatore Net Carbon Footprint Upstream.

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