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La sostenibilità secondo Google

ll colosso statunitense investe sulle fonti di energia rinnovabili affidandosi all’IA.

di Eni Staff
7 min di lettura
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Molte delle grandi aziende leader nel mercato online stanno iniziando a investire su soluzioni alternative che permettano una gestione più sostenibile delle risorse del pianeta. I giganti di internet stanno raccogliendo la sfida globale di contrasto ai cambiamenti climatici e, finalmente, dalle campagne online si passa alle azioni concrete. Nell’immaginario collettivo l’inquinamento è frutto dei fumi densi e neri generato dalle ciminiere delle grandi fabbriche. Eppure la crescita finora inarrestabile delle cosiddette OTT, le Over the Top, compagnie che da sole detengono la maggior parte del mercato su internet, sta ponendo nuove problematiche rispetto all’efficienza energetica e all’inquinamento. Alcuni interrogativi finora inesplorati riguardano le nuove tecnologie, i dispositivi di ultima generazione e, soprattutto l’Intelligenza Artificiale.

Il piano di investimenti di Google

I software, il machine learning (ovvero la capacità dei computer di imparare dalla propria “esperienza” di interazione con la realtà o con altre macchine) e l’Internet of Things (l’interazione tra macchine per svolgere azioni “di servizio” senza il controllo diretto dell’uomo) avranno un ruolo nelle sfide che stanno impegnando sempre più i Paesi di tutto il mondo?

La risposta non è né scontata né tantomeno semplice. Ma possiamo provare a tracciare lo stato dell’arte prendendo a esempio una delle aziende oggi predominanti in rete: l’americana Google. Il colosso statunitense ha infatti lanciato ufficialmente un programma di investimenti diversificato per cercare di inserirsi direttamente nei precetti dettati dagli accordi presi a Parigi durante la COP21, la conferenza del 2015 sul clima, faro di riferimento per l’applicazione delle misure di salvaguardia contro il cambiamento climatico. Innovare i mercati delle energie rinnovabili, costruire catene di distribuzione responsabili e prodotti che utilizzino l’IA per promuovere la sostenibilità sono solo alcuni degli obiettivi dichiarati. Punto fondamentale resta la necessità di un cambio di paradigma. In altri termini la sostenibilità dovrebbe diventare il centro di tutte le iniziative aziendali: dalla progettazione di efficienti data center alla creazione di luoghi di lavoro sostenibili, passando per la produzione di dispositivi migliori.
Gli ingegneri di Google hanno messo a punto un “sistema di raccomandazioni” sull’efficienza energetica basato sull’IA che controlla direttamente il raffreddamento dei data center. Questo sistema si basa sull’uso di un cloud (ovvero un server che gestisce e immagazzina i dati da remoto) con un risparmio energetico di circa il 30% rispetto ai sistemi convenzionali.


Il Data Center Southland di Google in Iowa

Nuovi metodi per il monitoraggio

L’IA è di primaria importanza anche in altri progetti diversi tra loro ma con un obiettivo unico: tutelare l’ambiente. Il progetto di ricerca Global Fishing Watch è una piattaforma lanciata in collaborazione con Oceana e SkyTruth che promuove la sostenibilità degli oceani: l’IA alimenta l’intero sistema di raccolta dati, permettendo di visualizzare, monitorare e condividere tutte le informazioni relative all'attività di pesca globale in tempo quasi reale e in modo gratuito. Inoltre, in seguito all’accordo tra Google e DeepMind, è iniziata l’applicazione di algoritmi di apprendimento automatico a impianti che finora producevano 700 megawatt di energia eolica negli Stati Uniti centrali. Il risultato è stato un aumento del valore totale dell’energia prodotta di circa il 20%.
I vantaggi di un monitoraggio costante da parte dei software di ultima generazione sugli impianti che producono e gestiscono energia sono evidenti. Ma l’azione dell’IA sul cosiddetto efficientamento, si estende anche sul tema della prevenzione. Ad esempio, nella regione di Patna, in India, sono stati installati rilevatori che forniscono informazioni accurate e previsioni in tempo reale sulle alluvioni, inviando anche segnalazioni alle persone interessate. Quest’innovazione assume un valore ancora più importante se si calcola che circa 250 milioni di persone nel mondo sono ogni anno colpite da inondazioni.

Le rinnovabili di Google

Anche nel settore delle energie rinnovabili il discorso è in continua evoluzione. Sempre Google, nel 2017 ha scelto di soddisfare il proprio fabbisogno di energia elettrica con energia prodotta da fonti rinnovabili. Due anni dopo, nel settembre 2019, il CEO della società, Sundar Pichai, ha annunciato il più grande acquisto di energia rinnovabile avvenuto ad oggi da una azienda privata, arrivando a disporre di una rosa di 52 progetti eolici e solari per un totale di oltre 5 gigawatt di produzione, 7 miliardi di dollari di nuovi investimenti previsti e migliaia di posti di lavoro correlati in tutto il mondo. Si stima che, una volta avviati i progetti a pieno regime, la produzione di energia sarà maggiore di quanto occorra annualmente a città come Washington o a stati come la Lituania o l’Uruguay.
L’azienda americana informa che nella sola Europa, i propri acquisti hanno generato in questo settore investimenti di capitale pari a 2,3 miliardi di euro, replicando poi lo stesso approccio anche all’interno dei propri confini nazionali, con esempi significativi: nello stato della Georgia, grazie alla collaborazione con altre grandi imprese, è stato possibile stabilire il primo programma aziendale di acquisto di energia rinnovabile con Georgia Power, fornitore locale. A livello globale e da un punto di vista commerciale, Google fa inoltre parte del Renewable Energy Buyers Alliance (REBA) come membro fondatore. Il gruppo, che dovrebbe riunire più di 300 acquirenti, sviluppatori e fornitori di servizi attivi nel campo, intende aprire la strada a qualsiasi azienda per accedere all’acquisto di energia rinnovabile. L’organizzazione si è impegnata ad acquistare 60 gigawatt generati da fonti rinnovabili entro il 2025.


Sundar Pichai, CEO di Google

Made by Google

Due ulteriori iniziative riguardano i materiali e la catena di distribuzione: se da un lato la totalità dei prodotti Nest del 2019 include materiale plastico riciclato, dall’altro il 100% delle spedizioni da e verso i clienti dei prodotti originali Google sono “carbon neutral”. Anche rispetto allo smaltimento dei vecchi dispositivi si è attivato un servizio di raccolta che offre la possibilità ai clienti di riciclare responsabilmente e gratuitamente i propri dispositivi, realizzati da Google o meno, tramite un programma di ritiro, disponibile in 16 paesi, e permuta, attualmente solo all’interno degli Stati Uniti. 

Insomma, le iniziative sono molteplici e su scale diverse ma la logica di base rimane invariata. Così, come negli altri settori, anche per le grandi aziende di internet investire sulla sostenibilità inizia a rappresentare una scelta obbligata. Dalle filiere di produzione fino alle catene di distribuzione, è possibile notare una riorganizzazione orientata alla sostenibilità. Anche le decisioni politiche dei singoli stati sono allineate in questa direzione.