Reykjavik smart city

Le città intelligenti: Reykjavik

La capitale islandese e i vantaggi dell’energia rinnovabile combinata con l’urbanistica sostenibile.

di Sabato Angieri
27 maggio 2021
5 min di lettura
di Sabato Angieri
27 maggio 2021
5 min di lettura

Se questa fosse una fiaba inizieremmo a raccontare di una piccola isola lontana situata molto a Nord, ricoperta di vulcani e ghiacciai e abitata da meno abitanti di una delle grandi città continentali. Il nome dell’isola è Islanda, significa terra dei ghiacci, eppure tutti la conoscono anche per il fuoco che fuoriesce, sotto forma di geyser, dal suo sottosuolo inquieto. Per secoli l’Islanda è stata tra le nazioni più povere d’Europa, una terra di agricoltori e pescatori. Fino agli anni ‘70 era classificata come un paese in via di sviluppo dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. L’85% dell’elettricità era ricavata dal carbone importato dall’estero e il rapporto tra debito e PIL era fortemente influenzato dalle spese necessarie all’approvvigionamento energetico dei suoi 330mila cittadini e delle attività produttive.

Rivoluzione energetica

Oggi è tutto cambiato, perché il governo di Reykjavik riesce a soddisfare autonomamente il suo fabbisogno energetico: il 73% dell’energia che si usa nel Paese è prodotto da centrali elettriche e il 27% dalla geotermia. Per dare un’idea dell’impatto reale di questo cambiamento, basta ricordare che passare dall’inviare denaro all'estero per il carbone a pagare i fornitori locali di elettricità ha fatto risparmiare alle casse dello stato una cifra netta pari a metà del suo PIL in dieci anni. La svolta significativa è stata data dall’impiego di un sistema di condotte che convoglia l’acqua calda proveniente dal sottosuolo nelle case, arrivando così a scaldare in modo totalmente sostenibile 9 case islandesi su 10. Inoltre, l’energia geotermica è ampiamente utilizzata per sciogliere la neve dai marciapiedi, riscaldare le piscine, alimentare la piscicoltura, le coltivazioni in serra e la lavorazione degli alimenti, così come per la produzione di cosmetici. Persino le esigenze delle industrie ad alta intensità energetica sono soddisfatte mediante le fonti rinnovabili. L’unica eccezione è la dipendenza dai combustibili fossili per il trasporto.

Conosciamo l’Islanda

Geograficamente l’isola si trova sulla dorsale medio-atlantica, tra le placche tettoniche nordamericana ed euroasiatica, una zona vulcanica molto attiva che alimenta i suoi sistemi geotermici. Il suo territorio è ricoperto per l'11% da ghiacciai: durante la stagione calda lo scioglimento alimenta i fiumi glaciali che, nel loro percorso dalle montagne al mare, contribuiscono alle risorse idroelettriche del Paese. Inoltre, l’Islanda ha un enorme potenziale di energia eolica che al momento è praticamente inutilizzato e che costituisce un’altra sfida importante per lo sviluppo industriale.

I risultati fin qui ottenuti sono essenzialmente frutto di due fattori. Il primo riguarda una scelta compiuta dal governo locale a fine anni ’60 quando, per incentivare ulteriormente l'utilizzo dell'energia geotermica, si istituì un fondo per il sostegno alle perforazioni. Il fondo prestava denaro per la ricerca geotermica e le perforazioni di prova e assicurava il recupero dei costi per i progetti falliti. Contemporaneamente, il quadro giuridico che fu adottato rese anche conveniente per le famiglie collegarsi alla nuova rete di riscaldamento geotermico piuttosto che continuare a usare i combustibili fossili. Proprio la combinazione di questi due aspetti ha creato i presupposti dell’Islanda di oggi.

Reykjavik, sostenibilità e risparmio energetico

L’esempio di questo successo strategico è Reykjavik, la capitale e la città più popolosa del Paese. Uno specchio fedele della realtà fin qui descritta che funge sia da motore sia da banco di prova per le nuove tecnologie e la sperimentazione. La città è universalmente riconosciuta come pioniera nell’uso dell'energia geotermica e il 95% dei suoi impianti di riscaldamento è alimentato dalla rete geotermica. L’agenda di sviluppo della città insiste sull’energia rinnovabile ma anche sull’edilizia verde, sulla pianificazione urbana basata su programmi di vicinato attivo e lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico sostenibile, oltre che sulla riduzione dell’inquinamento e la conservazione degli spazi verdi. Circa 9 residenti di Reykjavik su 10 vivono già a cinque minuti a piedi da uno spazio verde pubblico.

Sinergia tra pubblico e privato

A livello accademico, Reykjavik è un centro globale di primo piano per quanto riguarda la ricerca sulle energie rinnovabili grazie alla collaborazione tra settore pubblico e privato. Il governo centrale finanzia direttamente i progetti di ricerca sulle energie rinnovabili ma ci sono anche importanti iniziative private come il Green program e la Scuola islandese di energia dell’Università di Reykjavik che garantiscono ricerca, sviluppo e formazione sulle nuove tecnologie.

Dopo essere diventata la prima città del mondo a dipendere completamente dalle sole energie rinnovabili, ora punta a garantire che tutti i veicoli siano alimentati da energia pulita entro il 2040 e a essere completamente priva di combustibili fossili entro il 2050, moltiplicando la percentuale di cittadini che utilizza i mezzi pubblici dal 4% al 12% entro il 2030. Certo, è importante sottolineare che la capitale islandese ha risorse naturali geotermiche e idroelettriche più abbondanti della maggior parte delle altre città del mondo, il che non può che avvantaggiarla nella transizione energetica. Inoltre, pur essendo una capitale, la sua popolazione ammonta a circa 125 mila persone (più o meno un terzo dell’intera popolazione islandese), molte meno rispetto alle grandi metropoli moderne.

L’autore: Sabato Angieri

Laureato in Letteratura Europea presso l’università La Sapienza di Roma è giornalista freelance e traduttore editoriale, ha collaborato a diversi progetti culturali e artistici come autore e scrittore. Attualmente collabora con Media Duemila, Lonely Planet come autore e con Elliot edizioni.