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Il ruolo chiave del mercato

Gli attuali livelli di finanziamento pubblico non bastano a proteggere efficacemente le foreste del mondo. Le compensazioni di carbonio possono svolgere un ruolo fondamentale nel garantire risorse sufficienti per i progetti di riduzione della deforestazione, integrando gli interventi statali.

di Jochen Gassner
18 dicembre 2019
16 min di lettura
diJochen Gassner
18 dicembre 2019
16 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 45 – The power of tree. Leggi il magazine

Le foreste, come altri tipi di biomassa e i suoli, fungono da riserve di carbonio che regolano il ciclo naturale del carbonio e mitigano gli effetti delle emissioni di gas a effetto serra (GHG, Greenhouse Gas Emissions) di origine antropica. Pertanto, la protezione e il potenziamento delle funzioni vitali di assorbimento delle foreste sono fondamentali nella lotta contro il cambiamento climatico, soprattutto dal momento che le attività umane hanno ridotto queste capacità nel tempo. Il Carbon finance può svolgere un ruolo fondamentale nel garantire fondi sufficienti per i progetti di riduzione della deforestazione e può integrare gli interventi statali relativi alla conservazione delle foreste.

La deforestazione e altri cambiamenti nell’uso del suolo rappresentano alcune delle principali cause del cambiamento climatico. Secondo il rapporto speciale “Climate Change and land”, pubblicato recentemente dal comitato scientifico dell’ONU sul clima (lntergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), l’agricoltura, la selvicoltura e gli altri usi del suolo sono responsabili del 23% delle emissioni nette antropogeniche di gas a effetto serra, quota che aumenta fino al 37% se si includono le attività di pre e post-produzione nei sistemi alimentari mondiali.  Secondo l’IPCC, la mitigazione dei gas a effetto serra attraverso l’aumento delle riserve di carbonio deve raggiungere i 10 gigatoni l’anno entro il 2050 se si vuole limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5 °C. Stando al rapporto IPCC, per raggiungere tali livelli di sequestro del carbonio in modo sostenibile, sarebbero necessari investimenti medi di 500 dollari ad ettaro. In altre parole, non sarà possibile realizzare gli obiettivi dell’accordo di Parigi se non si riuscirà a contrastare il problema della deforestazione e del degrado del suolo.

Finanziamenti per la conservazione delle foreste

Gli attuali livelli di finanziamento pubblico non sono sufficienti per contrastare la minaccia della deforestazione e proteggere efficacemente le foreste del mondo. Considerando lo stato attuale del pianeta, è senza dubbio necessario integrare la spesa pubblica relativa alle misure di conservazione delle foreste con il finanziamento privato. Il mercato volontario del carbonio può svolgere un ruolo chiave in questo contesto. Esso offre un quadro standardizzato e istituzionalizzato che consente alle aziende private, alle organizzazioni e agli individui di acquistare riduzioni delle emissioni (crediti), verificate da progetti certificati di tutela del clima in tutto il mondo. Le attività di compensazione delle emissioni di carbonio rappresentano uno strumento di mercato ampiamente utilizzato, che consente di investire in maniera diretta in progetti di tutela del clima. Progetti che, in mancanza di un sostegno finanziario aggiuntivo, non sarebbero possibili e di conseguenza non verrebbero sviluppati. Per tale motivo, i mercati del carbonio forniscono uno strumento efficace per far fronte alle necessità di finanziamento sopra menzionate.

Evoluzione di un’idea: ridurre le emissioni limitando la deforestazione

Il monitoraggio di grandi quantità di foreste per garantire che le compensazioni siano reali, permanenti e che non conducano alla deforestazione al di fuori dei confini del progetto comporta molte difficoltà. Di conseguenza, i progetti di riduzione della deforestazione, e più in generale gli interventi sul paesaggio, sono sempre stati oggetto di intensi dibattiti politici e di controversie in vari paesi, in particolare nei primi anni del mercato del carbonio, quando non erano ancora disponibili soluzioni tecniche per affrontare tali problemi. Mentre molti paesi in cui si assiste al degrado delle foreste hanno riconosciuto l’importanza della riduzione della deforestazione come strumento locale con un disperato bisogno di sostegno finanziario, altri erano scettici sul fatto che tali benefici potessero essere adeguatamente verificati. Di conseguenza, le metodologie di intervento forestale all’interno di molti mercati di compensazione, come CDM (Clean Development Mechanism) ed EU-ETS (EU Emissions Trading System), non sono mai state approvate, lasciando spazio al mercato volontario del carbonio e ai suoi attori per sperimentare e cercare un consenso su questi problemi di difficile soluzione.

Tale consenso è stato raggiunto solo nel 2013, quando i progetti di riduzione della deforestazione sono stati finalmente riconosciuti come parte del programma REDD+ (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation). L’idea di base è quella di conferire valore economico alle formazioni arboree esistenti, incentivando in tal modo la gestione responsabile delle foreste e la conservazione dei boschi. Il programma REDD+ ha segnato una svolta. A partire dalla sua attuazione, i progetti di riduzione delle emissioni basati sulla selvicoltura sono diventati strumenti importanti per le aziende di tutto il mondo per la gestione delle inevitabili emissioni di carbonio legate alle loro attività. Il programma ha contribuito a promuovere lo sviluppo, nel mercato volontario, di Nature-Based Solutions (NBS), ovvero soluzioni basate sulla natura. Queste comprendono interventi quali la gestione agricola sostenibile, una migliore gestione delle foreste, la riduzione della conversione delle torbiere, la gestione dei terreni da pascolo, la gestione delle zone umide e gli interventi che migliorano il potenziale di sequestro del carbonio presente nel suolo.

REDD+ e i mercati del carbonio

REDD+ e i progetti forestali sono paragonabili a tutti gli altri progetti di protezione del clima nel mercato volontario del carbonio, in quanto riducono la quantità di gas a effetto serra presenti nell’atmosfera o ne evitano il rilascio. Inoltre, devono essere sottoposti agli stessi processi rigorosi di certificazione e controllo per essere considerati idonei per la registrazione e l’acquisto. Proprio come per altri progetti basati sul coinvolgimento delle comunità locali, la salvaguardia delle foreste non si limita solo alla conservazione delle riserve mondiali di carbonio. I progetti di riduzione delle emissioni incentrati sulla selvicoltura si basano anche su fattori sociali e sono messi a punto per lavorare con comunità indigene e dipendenti dalle foreste al fine di preservare la biodiversità, prevenire l’erosione del suolo e mantenere in buono stato i cicli dell’acqua per rendere sostenibili i mezzi di sussistenza.

Il modello REDD+ conferisce maggiore valore al patrimonio forestale raccogliendo fondi e consentendo pagamenti per servizi ecosistemici, compresa la conservazione delle foreste. I progetti di riduzione delle emissioni basati sulla selvicoltura forniscono alle comunità forestali un nuovo modello di sviluppo economico, che può essere vantaggioso sia per le persone sia per il pianeta. Sostenere un progetto REDD+ non fornisce solo importanti finanziamenti ai progetti, ma consente anche una delle azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici più efficaci e dirette. 

Con queste risorse, i progetti di riduzione delle emissioni basati sul programma REDD+ rappresentano oggi la più grande classe di interventi per la generazione di riduzioni delle emissioni nel mercato volontario del carbonio in termini di volumi negoziati, che rappresentano circa il 16% del totale.  Si può prevedere che questo sviluppo continuerà e che questo tipo di progetti svolgerà un ruolo sempre più importante per soddisfare la domanda futura di compensazioni delle emissioni di carbonio di alta qualità.

Gestione dei rischi nei progetti basati sulla selvicoltura

Sebbene il programma REDD+ sia in genere associato a una vasta gamma di vantaggi secondari (co-benefit), e i progetti siano in grado di contribuire in maniera decisiva agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, la questione di come garantire la permanenza di questi progetti nel lungo termine è stata in passato fonte di preoccupazione. I progetti di riduzione delle emissioni basati sulla selvicoltura sono sviluppati per durare, ancora di più di altri tipi di progetti. Questi progetti devono essere garantiti per catturare il carbonio o per prevenire le emissioni dovute a decenni di deforestazione.

Quali possono essere le conseguenze del cambio delle condizioni socioeconomiche tra le comunità locali? Come possiamo garantire una riduzione della deforestazione che sia costante nel lungo periodo alla luce delle attività umane conosciute e delle catastrofi naturali? E cosa succederebbe se la minaccia della deforestazione si spostasse semplicemente altrove, oltre i confini del progetto? Lo sviluppo di progetti forestali a lungo termine, in stretta collaborazione con gli utilizzatori dei terreni, solleva numerose domande che devono essere affrontate dagli sviluppatori del progetto e dagli standard di certificazione che li sostengono.

Uno dei risultati più importanti ottenuti tramite l’introduzione del modello di progetto REDD+ è lo sviluppo di efficaci strumenti di gestione del rischio che hanno permesso ai progetti forestali di acquisire rilevanza nel mercato volontario del carbonio.

L’obiettivo principale di tutti gli strumenti di gestione dei rischi relativi a REDD+ è quello di soddisfare, in ogni circostanza, il criterio di permanenza implicito in questi progetti. Per gestire i rischi, è necessario operare una distinzione tra i rischi connessi al progetto e i rischi generali. Nel primo caso, i progetti devono essere verificati tramite una rigorosa valutazione dei rischi legati alla foresta, che prende in considerazione i fattori di rischio regionali o legati al territorio, come ad esempio i rischi politici, il rischio di catastrofi naturali come incendi boschivi, tempeste o inondazioni e il rischio di perdita di biomassa dovuta alla crescente pressione economica. Tutti questi rischi devono essere valutati da un auditor e dallo standard di verifica.

Limitare i rischi tramite la raccolta di crediti

I rischi generali che esulano dal controllo degli sviluppatori o dei proprietari dei progetti vanno gestiti in modo diverso. Per evitare questi rischi, tutti i progetti di protezione delle foreste presenti nel mondo e registrati con lo stesso standard sono tenuti ad accantonare parte dei loro crediti (fino al 30% in alcuni casi) in uno strumento di riserva dei crediti (buffer) per coprire il rischio di non permanenza. La quota di crediti da accantonare in ciascun progetto può essere maggiore o minore a seconda del suo profilo di rischio. In sostanza, si tratta di un conto di riserva di crediti che non possono essere scambiati e saranno sbloccati solo in caso di imprevisti, come la perdita di riserve forestali per le quali in precedenza sono stati emessi crediti di carbonio. I crediti di riserva vengono mantenuti e ritirati esclusivamente per compensare la perdita imprevedibile e non pianificata di alberi.

Se un determinato progetto non può soddisfare il criterio di permanenza e in seguito all’emissione di un credito si registra una perdita imprevista, verranno prelevati altri crediti dal buffer di progetti di altri territori al fine di garantire che la richiesta di compensazione dell’acquirente rimanga valida in qualsiasi momento. Il buffer funge da meccanismo assicurativo utile ad affrontare i rischi propri di un’area geografica. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, solo una parte di un progetto verrà colpita da un disastro, quindi di solito i crediti di riserva del progetto stesso sono sufficienti per compensare le aree perse.

In sostanza, dal punto di vista climatico non è importante la salvaguardia di un singolo albero o di un ettaro di terra, ma piuttosto la garanzia che la riserva di superficie forestale resti invariata o aumenti nel complesso.

Parallelamente, il rischio di spingere semplicemente la deforestazione oltre i confini del progetto è una costante affrontata dagli sviluppatori delle iniziative e dai membri delle comunità. Mentre le solide relazioni della comunità con insediamenti adiacenti possono aiutare ad alleviare questa pressione, gli organismi di certificazione hanno affrontato questo problema attraverso una combinazione di requisiti di monitoraggio rigorosi delle superfici forestali vicine. L’uso delle immagini satellitari e del telerilevamento non consentono solo un facile monitoraggio, ma anche un controllo conservativo delle scorte di biomassa di ogni singolo progetto o dei tassi di diffusione della deforestazione oltre i confini del progetto, e ciò sulla base delle realtà sociali e politiche affrontate dai singoli progetti. Questi metodi di contabilità tecnologica e conservativa garantiscono che nessun progetto singolo possa sovradichiarare il proprio potenziale di mitigazione.

Sviluppi del mercato e nuove sfide

L’emergere di questi meccanismi progettati per far fronte ai rischi del programma REDD+ e la loro crescente accettazione da parte degli attori privati, rappresentati da sviluppatori, certificatori e finanziatori, ha fornito le basi che hanno permesso l’aumento dei volumi delle compensazioni di carbonio trasferiti da progetti basati sulla selvicoltura. Mentre nel 2006 questi progetti rappresentavano meno dell’1 percento del mercato totale, oggi questa cifra è aumentata a oltre il 20%, con il solo REDD+ che rappresenta oltre il 15% del totale. Concretamente, tra il 2009 e il 2014 la crescita del mercato volontario ha sostenuto le attività REDD+ con un contributo di 381 milioni di dollari. Una conseguenza secondaria della crescente attività del mercato volontario è stato il rilancio del dibattito sul ruolo di REDD+ nell’ambito dei programmi di conformità, che è diventato oggetto delle discussioni sul clima tra gli attori pubblici. I donatori internazionali, come la Banca mondiale con la Forest Carbon Partnership Facility, o i paesi donatori come la Norvegia, hanno cercato di garantire la legittimità di REDD+ e di integrare i progetti nei programmi nazionali. Ad oggi, sono stati promessi da queste fonti 2,9 miliardi di dollari di finanziamenti per sostenere le attività del programma REDD+, sebbene siano stati effettivamente erogati solo 218 milioni di dollari. Al contempo, alcuni schemi nazionali e subnazionali di compensazione, come la Climate Action Reserve della California, hanno riconosciuto e fatto sempre più affidamento sui volumi di compensazione di REDD+ per soddisfare i loro obblighi di riduzione delle emissioni.

Dalla ratifica dell’accordo di Parigi, la rinnovata attenzione sul programma REDD+ come strumento di mitigazione dei cambiamenti climatici è riemersa a livello della giurisdizione nazionale, mentre i paesi con ampi patrimoni forestali in pericolo cercano di contribuire alla lotta contro la deforestazione tramite i contributi nazionali determinati (Nationally-Determined Contributions, NDC). È probabile che tale riconoscimento amplierà la portata delle attività REDD+ a livello globale e creerà nuove opportunità di finanziamento. Al contempo, saranno necessari nuovi meccanismi per integrare la gestione dei singoli progetti da parte degli attori del settore privato con strategie nazionali e una contabilità del carbonio in quello che è stato definito approccio nested-REDD o REDD giurisdizionale. In ogni caso, lo sviluppo del concetto REDD+ non ha perso slancio e sarà interessante osservare come si svilupperanno gli approcci misti di gestione e finanziamento dei settori pubblico e privato nei vari segmenti di mercato.

L'autore: Jochen Gassner

Jochen Gassner è Amministratore delegato di First Climate Markets AG. La società sviluppa progetti internazionali di riduzione delle emissioni e si occupa di gestione del carbonio, energia verde e servizi idrici. Dal 2008 è membro del Comitato esecutivo dell’ICROA (International Carbon Reduction and Offset Alliance).