Danubio Croazia

La Repubblica sostenibile di Liberland

Un piccolo stato indipendente sulle rive del Danubio sta costruendo il centro urbano del futuro all’insegna del Green New Deal.

di Maria Pia Rossignaud
10 marzo 2021
7 min di lettura
di Maria Pia Rossignaud
10 marzo 2021
7 min di lettura

Il Green New Deal europeo, offre un nuovo modello di sviluppo e di crescita dell’Unione Europea, che implica un nuovo approccio rispetto al modo di vivere quotidiano, alle pratiche sociali, alle nostre abitudini, comprese anche quelle alimentari e infine, alle nostre attitudini comportamentali. Di fronte al cambiamento che ci viene richiesto, la domanda che viene spontanea è: come è possibile raggiungere gli obiettivi fissati dal piano della presidente Ursula von der Leyen senza tener conto di un’eredità che ci lega inesorabilmente al passato? Forse lo è. Ecco perché alcuni intraprendenti e giovani europei hanno creato Liberland: non è un racconto di fantasia, ma storia di questo secolo.

Liberland è, infatti, un minuscolo stato tra Croazia e Serbia nato nel 2015, quando è stato accertato che nessuna delle due nazioni confinanti reclamava l'appartenenza di questo pezzo di terra. È così diventato il luogo ideale per provare a costruire un mondo senza fare i conti con le eredità del passato. “Riconvertire è sempre faticoso. I retaggi del passato, la paura di cambiare, il costo sociale che il cambiamento comporta sono, a volte, ostacoli difficili da superare –commenta Francesco Vatalaro, ingegnere e professore ordinario all’università di Tor Vergata–; a Liberland, il terzo stato più piccolo al mondo, ed anche il più giovane, si inizia da zero. Da quando sono venuto a conoscenza di questo esperimento lo seguo con interesse e curiosità, perché è entusiasmante la forza ed il rigore con cui i giovani autoproclamatisi cittadini di Liberland sperimentano un nuovo approccio alla vita”.

La prima sfida del piccolo stato è la creazione di quella che tutto il resto del mondo definisce una città futuristica. L'obiettivo è arrivare a creare uno spazio urbano gestito totalmente con metodi basati sull'eco sostenibilità in modo da trasformare i 7 km quadrati di terra intorno al Danubio, in un esempio concreto di città fondata sulle priorità del 21mo secolo.

“La possibilità di rivedere tutti i nostri paradigmi è stimolante –continua Francesco Vatalaro– in questo caso il territorio è vergine, come quello del West degli Usa del 1800, si presenta perfetto per ristrutturare anche i rapporti tra il mondo reale e quello digitale con tutti i criteri consoni al rispetto della natura e dell’ambiente in generale. Riprogettare il mondo oggi, una sfida, un sogno. Se avessimo una bacchetta magica per ricostruirlo, come lo faremmo?

L’idea del territorio vergine mi attira in quanto negli Stati con regole e leggi ormai radicate, che testimoniano anche l’appartenenza, riuscire a cambiare è difficile”.

Un po’ di storia

Liberland nasce su un pezzo di terra al confine tra Croazia e Serbia perché la zona non è mai stata da loro rivendicata, e nemmeno da qualsiasi altra nazione o entità privata, fin dallo scioglimento della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia nel 1991. Per molti decenni, questo terreno è stato disabitato e considerata terra nullius (una terra di nessuno), fino a quando Vít Jedlička, politico ceco e Jana Markovicova, attivista di Praga, non l'hanno proclamata come The Constitution of the Free Republic of Liberland il 13 aprile 2015 e ne hanno stabilito i confini: dopo il Vaticano e Monaco è nato così il terzo stato più piccolo del mondo.


Il presidente della Repubblica Libera di Liberland, Vit Jedlicka, posa con la bandiera di Liberland e altri cittadini nel villaggio di Backi Monostor

Obiettivi

Il presidente di Liberland vuole dimostrare che la sua terra può essere il simbolo del Green New Deal grazie anche alla collaborazione di tutti i cittadini coinvolti in progetti del tutto innovativi. Per raggiungere questo scopo ha indetto un concorso per architetti e urbanisti al fine di creare un centro urbano sostenibile e autosufficiente dal punto di vista energetico.

Il risultato ha portato a soluzioni che hanno implicato la bioenergia, il riciclo e l’agricoltura urbana e l’elevazione verticale. Ed è proprio su quest’ultima che si basa il progetto arrivato dall’Italia, dallo Studio Bianchi di Roma. Armonizzazione è la parola chiave. Secondo l’architetto, ideatore del progetto, il prototipo creato per Liberland potrebbe e dovrebbe essere replicato altrove: nelle aree ancora libere del pianeta dove c'è bisogno di urbanizzare, come in alcune terre degli Stati Uniti, non ancora presidiate. Ma anche in Africa e in alcuni Paesi del Medio Oriente.

In che cosa consiste una struttura a elevazione verticale?

Il fulcro di questo modello è lo spazio pubblico che, combinato con la natura circostante, fa sentire Liberland senza confini. La struttura principale si sviluppa a cavallo della foresta ed è fatta principalmente da container marittimi, seguendo le linee UE sul riutilizzo sostenibile e adattivo. Ogni spazio abitativo è stato concepito con un proprio sistema di agricoltura verticale autonomo dell'ENEA, in modo da rendere ogni appartamento completamente autosufficiente. Il modo di vivere è completamente nuovo, lo sviluppo è verso l'alto, verso il cielo –dove l'uomo ha sempre rivolto il suo sguardo– e permette di invertire la relazione tra ambiente verde ed edifici.

Le città oggi consumano l'80% dell'energia globale e producono il 75% delle emissioni di biossido di carbonio. Le emissioni di gas e l'impatto ambientale delle città moderne vanno ridotti, come indicano il New Green Deal EU e i goal dell'ONU e, anche in questo caso, si è pensato alla creazione di un efficiente sistema di trasporto pubblico che ricorda la città in 15 minuti di Moreno, scienziato franco-colombiano, con la passione per l’innovazione, che ha stupito il mondo diffondendo il concetto che ciascun essere umano dovrebbe vivere in aree in cui ogni punto essenziale per la vita quotidiana può essere raggiunto in un quarto d'ora. Il modello di questa nuova città- stato si sviluppa in una mega struttura esagonale di 120 metri e, sollevata dal suolo, che seppure sulla terra, fa pensare a una stazione spaziale. Le soluzioni energetiche adottate sono sia impianti fotovoltaici (circa 175.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici), che sonde geotermiche che garantiscono uno scambio adeguato con il terreno e l'implementazione di processi di conversione termica per la produzione di fertilizzanti per le terrazze agricole.

La scelta di includere terrazze agricole, di tipo idroponico e aeroponico, consente un ulteriore risparmio idrico (circa l'80%), una diminuzione dell'uso di pesticidi e, inoltre, nessuna emissione di CO2. Se non è possibile per tutti andare a vivere a Liberland, è però possibile per ciascuno di noi, provare a ricreare le stesse condizioni, in qualsiasi angolo del mondo ci troviamo.

L'autrice: Maria Pia Rossignaud

Giornalista esperta di tecnologie applicate ai media, è fra i venticinque esperti di digitale della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, direttrice della prima rivista di cultura digitale italiana «Media Duemila» e Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia.