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Rendere più umano il mercato dell’energia

Lo sconvolgimento della vita di tutti i giorni, causato dalla pandemia, ci ha fatto intravedere un futuro energetico migliore. “La nostra agenda è ispirata a una visione della transizione che ne metta in primo piano l’umanizzazione”.

di Angela Wilkinson
08 ottobre 2020
17 min di lettura
diAngela Wilkinson
08 ottobre 2020
17 min di lettura

Il mondo è nel bel mezzo di una crisi esistenziale. La pandemia di Covid-19, che ha attraversato i confini internazionali, ha avuto, in un colpo solo, effetti devastanti sia sulla salute umana che sull’economia mondiale e sui sistemi energetici. Supposizioni e opinioni diffuse sono state messe in dubbio e la nostra visione del futuro appare oscurata da una nebbia di incertezza. È ancora possibile intravedere un futuro più luminoso per il settore dell’energia? Credo che lo sia se siamo pronti a lavorare insieme per preparare strategie post-crisi che lascino più spazio a percorsi energetici “più verdi” e più puliti e che tengano in considerazione anche il costo umano della transizione.

Fin dall’inizio della pandemia, il World Energy Council (WEC) ha portato avanti un’indagine fra i suoi membri provenienti da oltre tremila organizzazioni in tutto il mondo, tra le quali sono lieta di menzionare il WEC Italia, che si è distinto per il suo dinamismo e per il contributo significativo apportato dai suoi associati. L’obiettivo dell’indagine è stato quello di capire come i leader dell’energia e le aziende stiano gestendo la crisi e di condividere le loro aspettative per il futuro. I nostri sondaggi indicano che la pandemia ha avuto conseguenze su tutti i rami e le imprese del settore energetico, ma con effetti altamente disomogenei.

Il Covid-19 ci fa intravedere un futuro migliore per l’energia

Per molti versi, lo sconvolgimento della nostra vita di tutti i giorni, causato dalla crisi sanitaria globale, ci ha fatto intravedere un futuro energetico migliore. Dato che circa la metà della popolazione globale è stata sottoposta a un lockdown parziale o totale, l’aria è diventata più pulita e le acque hanno ritrovato la loro naturale sfumatura di azzurro o di blu. Man mano che una percentuale sempre maggiore della forza lavoro si metteva a lavorare da casa anziché dall’ufficio, le città venivano liberate dalla congestione e dall’inquinamento urbano. Il trasporto su strada ha subìto una sorta di arresto e gli aerei sono rimasti a terra.

Ora che i ricordi sono ancora freschi, cogliamo l’opportunità di evitare il ritorno alla situazione di partenza, precedente al Covid. Possiamo dare vita a società resilienti, intervenire su sistemi economici obsoleti modernizzandoli e garantire che la transizione energetica globale non finisca per deragliare a causa di dispute geopolitiche e commerciali, nonché di politiche nazionali che guardano solo al proprio paese.

Il XXIV Congresso mondiale dell’energia, tenutosi nell’ottobre 2019, ha riunito 15.000 persone fra leader del settore, decisori politici ed esperti. Le discussioni hanno evidenziato il rischio di frammentazione e la necessità di affrontare i rischi sociali e finanziari di un’accelerazione della transizione. A dieci mesi di distanza, il mondo sta ancora accusando i colpi inferti dal Covid-19. La chiusura di negozi, imprese e fabbriche ha causato massicce perdite di posti di lavoro, bancherotte e stress fiscale.

Non è ancora chiaro se questa crisi porterà ad azioni che indurranno grandi cambiamenti. Le risposte ai nostri sondaggi ci hanno permesso di identificare quattro scenari alternativi post-crisi, con un orizzonte temporale che va dai tre ai cinque anni. Stiamo utilizzando questo insieme di scenari come una sorta di radar che rilevi e decodifichi i segnali di cambiamento da tutto il mondo. Stiamo inoltre sviluppando una piattaforma di simulazione sotto forma di videogioco e basata su scenari. Questa piattaforma può essere utilizzata per testare e progettare strategie post-crisi e contribuire ai tentativi di sostegno alla ripresa che i governi, le aziende del settore energetico e le utility stanno considerando.

Nessun percorso unico e nessuna scorciatoia

Non esiste un unico percorso per raggiungere l’obiettivo zero emissioni, e tutte le tecnologie, le fonti di combustibili e le misure di riduzione saranno necessarie per raggiungere gli obiettivi entro il 2050. La spinta verso la riduzione delle emissioni di anidride carbonica deve anche tenere conto della crescita della domanda e della capacità della società di sostenere le misure da applicare.

Non è possibile rivoluzionare completamente il sistema energetico globale da un giorno all’altro. Il passaggio entro il 2050 da un sistema energetico mondiale che si basa solo al 20 percento sull’elettrico a un’economia completamente a zero emissioni di carbonio è un obiettivo molto ambizioso. Credere che ciò possa essere fatto senza aumentare l’uso di energia oppure usando solo energia rinnovabile e sistemi di accumulo a batteria è pura fantasia.

Se da un lato è vero che le fonti di energia rinnovabili hanno aumentato la loro quota di produzione di elettricità durante il lockdown, un sistema alimentato unicamente da energia solare ed eolica, entrambe forme di energia intermittenti, non avrebbe però permesso di tenere le luci accese ovunque, né fornito abbastanza calore, raffreddamento, carburante o energia necessari per far ripartire intere economie. Durante il lockdown è emersa anche in modo particolare la necessità di una resilienza più generalizzata. Le aziende fornitrici di energia elettrica hanno dovuto bilanciare i sistemi per far fronte all’aumento della domanda da parte dei nuclei familiari, mentre l’uso industriale è diminuito, e tutte le organizzazioni operanti nel settore dell’energia hanno dovuto gestire non solo il flusso di elettroni o le scorte di carburante, bensì anche persone e catene di approvvigionamento.

La recente pubblicazione dell’Innovation Insights Brief da parte del World Energy Council, che ha come tema il ruolo delle aziende di distribuzione dell’energia, indica che vi è una tendenza crescente a investire nel miglioramento della sicurezza e della resilienza dei sistemi, oltre che a prepararsi per un mondo più digitale. Fino a quando non troveremo soluzioni di stoccaggio flessibili, accessibili e sostenibili, non si potrà imporre un’esclusione a livello globale dell’uso delle tecnologie energetiche esistenti, a condizione che le nuove soluzioni consentano di ridurre l’impronta globale di carbonio portandola a livelli compatibili con l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

Molti si aspettano che il peggio debba ancora arrivare, le economie di tutto il mondo iniziano a tornare a una sorta di normalità, e il settore dell’energia sta concentrando la sua attenzione sulla ricerca di un equilibrio tra il bisogno di sopravvivenza e quello di ripresa. Alla luce di tutto ciò, come dovremmo prepararci per affrontare le sfide future, prevedendo anche il peggio?

La pandemia ha amplificato le tensioni preesistenti

Il World Energy Council promuove un approccio multidimensionale che utilizza lo schema analitico del “trilemma energetico” per valutare e classificare le prestazioni di un paese in materia di sicurezza energetica, equità energetica e sostenibilità ambientale. È difficile trovare un giusto equilibrio, soprattutto considerando gli effetti negativi della povertà energetica riscontrabili in Africa, dove la fame, la scarsa igiene e l’inquinamento degli ambienti interni sono fra le cause principali di morti premature. Questa crisi ha amplificato le tensioni preesistenti, dalla recessione economica e dal cambiamento climatico a una più marcata disuguaglianza sociale. La crisi è arrivata in un momento in cui le mentalità delle leadership si stanno orientando sempre più verso un futuro dell’energia incentrato sul cliente, dato che la creazione di valore è ora maggiormente legata alle esigenze dell’utente finale.
Le comunicazioni aziendali a qualsiasi livello prevedono che la pandemia frenerà la domanda di petrolio e gas per un periodo prolungato e accelererà il passaggio a fonti di energia e di combustibili più pulite. Nel frattempo, i dirigenti del settore dell’energia sottolineano il fatto che la crisi sta accelerando le opportunità di digitalizzazione e sta presentando varie sfide alla capacità di resilienza per le persone e per le catene del valore, nonché per la sicurezza informatica.

Riallocazione storica del capitale

Il Covid-19 sta inoltre favorendo una riallocazione storica degli investimenti nei sistemi energetici. Le risposte al nostro sondaggio fornite da leader ed esperti del settore energetico di oltre 100 paesi indicano che fino all’80 percento di essi prevede di spostare gli investimenti verso la digitalizzazione, la ricerca e lo sviluppo, rafforzando al contempo le politiche ambientali, sociali e di governance. Il 20 percento circa sta prendendo in considerazione politiche sul clima più ambiziose.

Per preparare una migliore strategia di uscita da questa pandemia dobbiamo anche chiederci: cosa ci insegna questa crisi, che nella sua essenza ha colpito la salute umana, riguardo alla necessità di porre l’umanità al centro dei dibattiti sulla transizione energetica globale? Quasi il 40 percento degli intervistati nel nostro ultimo sondaggio si aspetta una “nuova normalità” per i sistemi energetici, contro il 15 percento del mese precedente, ma hanno opinioni divergenti su ciò che significherebbe ‘nuovo’ in questo caso. Oltre il 60 percento si aspetta cambiamenti di comportamento e oltre il 50 percento si aspetta cambiamenti delle norme sociali.

Mentre ci accingiamo a uscire dalla crisi, è necessario prepararsi a un eventuale “tsunami” causato dalla domanda latente di energia che potrebbe colpire dopo la crisi. Il raddoppio della domanda globale di energia entro il 2040 ridisegnerà fondamentalmente un panorama energetico che, attualmente, è impreparato a causa di investimenti inadeguati, in gran parte a causa della volatilità e delle crisi precedenti, e aggravato dal Covid-19. Secondo le nostre stime, gli investimenti energetici sono destinati a diminuire nel 2020, con un calo stimato tra i 200 e i 400 miliardi di dollari, mettendo a rischio 350.000 posti di lavoro nei settori energetici delle economie dei paesi del G7.

Accesso inadeguato all’energia, economia circolare e transizione

Quando si parla di accelerare una transizione energetica pulita, accessibile e affidabile, soprattutto in un’epoca post-crisi, dobbiamo pensare all’economia della domanda, una sorta di “demand-side economics”, come parte integrante della “nuova normalità”. Non possiamo continuare a trascurare il problema dell’inadeguato accesso all’energia ovunque si presenti, un problema che va ad aggiungersi a quello della mancanza di accesso di base a ogni tipo di fonte di energia moderna, che colpisce più di ottocentocinquanta milioni di persone nei paesi che non fanno parte dell’OCSE. Dobbiamo anche ripristinare la relazione fra prezzo e valore nonché il costo per la società: la neutralità climatica, che non è una guerra alle emissioni di anidride carbonica su basi ideologiche, permette di dare spazio a nuove soluzioni, tra cui un vettore energetico pulito basato sull’idrogeno, il sector coupling, cioè la combinazione e integrazione di diversi settori, nonché le tecnologie di rimozione del carbonio. 
Le tecniche di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio offrono una soluzione per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, se utilizzate nell’industria energetica e nell’industria ad alto consumo energetico, potrebbero avvicinarci a un’economia del carbonio circolare, nella quale l’anidride carbonica viene rimossa, riciclata e riutilizzata. La transizione energetica non decreta la fine del petrolio, ma prevede senza dubbio una gestione più responsabile dei combustibili fossili allo scopo di ridurne l’impatto sull’ambiente.
Esistono nuove strade. Alcune infrastrutture per i combustibili fossili possono essere riconvertite in infrastrutture per il trasporto di combustibili a zero emissioni, come i combustibili puliti a base di idrogeno, mentre i giacimenti esauriti di petrolio e gas offrono spazio per lo stoccaggio. La transizione energetica non implica un futuro dominato esclusivamente dall’energia rinnovabile. Una volta usciti dalla crisi verrà posta ancora maggiore attenzione su questioni quali accessibilità, responsabilità sociale e sostenibilità ambientale.

Una domanda complessa che si pone per l’industria globale dell’energia è quella del come garantire che le risposte e le strategie proposte dagli attori del settore per uscire dalla pandemia possano soddisfare una domanda energetica dalle caratteristiche nuove e in continua evoluzione e, allo stesso tempo, fare dei passi avanti per quanto riguarda il forte desiderio condiviso da molti di andare verso la neutralità climatica.

Secondo le stime, le emissioni di gas serra sono diminuite in una percentuale stimata tra l’8 e il 9 percento in seguito alle misure di lockdown. Eppure, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, tale riduzione dovrebbe continuare a verificarsi ogni anno per 30 anni. Naturalmente, nessuna società può smettere di respirare per risparmiare ossigeno!

Al contempo, la necessità di far partire economie competitive a livello globale sta spostando l’attenzione sul problema degli investimenti energetici mancanti, e sta anche alimentando il rischio di una polarizzazione più estrema, che contrappone ad esempio energia pulita ed energia verde, o ancora energie rinnovabili e gas.

La nozione di “umanizzare” la transizione si è ormai affermata

Le tecnologie disponibili per accelerare la transizione energetica globale e garantire energia pulita, accessibile e affidabile per tutti sono esattamente quelle che esistevano prima della crisi. Ciò che è realmente cambiato, e che potrebbe finire con il diventare la nuova forza motrice del cambiamento, è l’agenda sociale per l’energia. Le questioni dell’accessibilità, dei costi sociali, dell’accettabilità e delle licenze sociali per operare sono pronte per mettere alla prova tutti gli attori della transizione energetica. Di fatto, la nostra agenda, ispirata a una visione della transizione energetica che metta in primo piano l’umanizzazione di questa transizione, si è ormai affermata completamente e riflette: 

  1. L’opportunità che intere società hanno di muoversi più rapidamente e fare progressi assieme, coinvolgendo coloro che sono interessati dalla transizione energetica nella progettazione e nella gestione del processo;
  2. Il crescente divario all’interno dei paesi in termini di accesso all’energia di qualità, nonostante i progressi compiuti nella riduzione del divario globale in materia di accesso di base;
  3. Un nuovo contesto di accessibilità, la necessità di riconnettere prezzi e costi e di garantire un’adeguata pianificazione degli investimenti nelle infrastrutture, non solo per la costruzione di nuove infrastrutture ma anche per lo smantellamento e la riconversione di esse laddove opportuno;
  4. L’avvicinamento della creazione di valore alle esigenze dell’utente finale, l’aumento dei prosumer (cioè degli utenti che producono, accumulano e scambiano energia con la rete), e delle comunità rinnovabili, entrambi dotati di competenze digitali, e la nuova domanda di servizi Energia Plus;
  5. Le nuove sfide per le imprese del settore dell’energia di ogni tipo e dimensione nel mantenere la loro licenza sociale a operare, riconoscendo anche che nessuna tecnologia energetica può dare per scontato l’accettabilità sociale.

È giunto il momento di ricordare il motivo per cui il World Energy Council venne fondato nel 1923 come comunità di esperti sia a livello teorico sia pratico nel campo dell’energia, nonché di ricordare che è nostra responsabilità farci avanti come comunità inclusiva, pragmatica e aperta a tutti. Siamo l’equivalente odierno dei costruttori di cattedrali dei tempi antichi. In quanto artefici del futuro delle nuove energie, per quanto riguarda la transizione energetica ci siamo concentrati sul “come fare” piuttosto che sul “si dovrebbe fare”, traendo ispirazione dai sogni concreti di chi auspica una migliore energia per tutti. Siamo disponibili a imparare sul campo condividendo le esperienze nonché attraverso il dialogo. Anche a livello regionale lavoriamo insieme con un approccio flessibile, allo scopo di connettere società, esigenze energetiche e soluzioni diverse. Per quanto riguarda l’Europa intesa come regione, sono lieta di menzionare il dinamismo del WEC Italia e il contributo significativo apportato dai suoi importanti associati a sostegno di un dialogo attivo e aperto sulla transizione energetica in ambito euromediterraneo, a partire dai recenti eventi organizzati a Milano e Abu Dhabi dal Comitato Membro italiano insieme all’Observatoire Mediterranéen de l’Energie (OME).

Unita nella diversità, la nostra comunità ha lavorato in maniera compatta in un momento di crisi per fornire informazioni pratiche e per rappresentare una voce dal valore aggiunto. Guardando al futuro, ci troviamo nella giusta posizione per poter dare un contributo prezioso a un programma di transizione energetica incentrato sull’uomo.

L’autore: Angela Wilkinson

General Secretary e CEO del World Energy Council, è una dei principali esperti mondiali di energia, ha una grande esperienza in materia di gestione energetica ed è autrice di vari libri. Angela Wilkinson ha maturato 30 anni di esperienza nella gestione di iniziative di trasformazione multistakeholder nazionali, internazionali e globali su una vasta gamma di sfide economiche, energetiche, climatiche e di sviluppo sostenibile.