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Proteggiamo le foreste

Assorbire la CO₂, compensare le emissioni e creare valore: sono solo alcune delle tante ragioni per le quali si dovrebbero proteggere le foreste dentro e fuori dall’UE.

di Matilde Mattei
17 settembre 2020
11 min di lettura
diMatilde Mattei
17 settembre 2020
11 min di lettura

Fatati o stregati, i boschi e le foreste fanno parte del patrimonio culturale di ogni essere umano: a seconda del nostro vissuto, possono rappresentare la via di fuga domenicale dalla città, lo scenario di vicende inquietanti, il set di intrepidi film di avventura o lo sfondo magico di romantiche storie d’amore. Nella nostra immaginazione le foreste sono invincibili, ci sovrastano e allo stesso tempo ci rinfrancano lo spirito. Spesso si dà per scontato il fatto che le foreste siano essenziali per la nostra società e il nostro pianeta e molte persone ignorano che in realtà stanno soffrendo, si stanno degradando, e questo anche in Europa.

Le foreste ricoprono il 30 percento della superficie emersa della Terra e ospitano l’80 percento della sua biodiversità. Forniscono risorse importanti come aria pulita, la regolazione dei flussi idrici, gli habitat per animali e piante, il recupero di terre degradate, la protezione del suolo dall’erosione dell'acqua e del vento, la resilienza ai disastri naturali e al cambiamento climatico. Oltre a tutto ciò, le foreste svolgono un ruolo determinante nell’azione per il clima grazie alla loro capacità di assorbire i gas serra, dal momento che sono in grado di assorbire grandi quantità di carbonio dall’atmosfera fissandolo nella biomassa vivente e morta e nel suolo. Tuttavia, a fronte dell’aumento della domanda di prodotti alimentari conseguente alla crescita della popolazione mondiale, è in corso una conversione delle foreste in terreni agricoli. Tra il 1990 e il 2016 è andata persa una superficie forestale di 1,3 milioni di chilometri quadrati, equivalente a una perdita di circa 800 campi da calcio di foresta all’ora. Le conseguenze possono essere gravi, dato che le emissioni prodotte dall’utilizzo e dai cambiamenti di destinazione del suolo, principalmente a causa della deforestazione, costituiscono la seconda causa principale dei cambiamenti climatici dopo la combustione di combustibili fossili. Se vogliamo combattere i cambiamenti climatici, è importante intervenire in questo settore.

Perché le foreste sono in pericolo

I principali pericoli per le foreste sono rappresentati dalla deforestazione e dal degrado forestale e i fattori sottostanti sono vari: la crescente domanda di prodotti alimentari, legname, bioenergia e altri beni dovuta a una popolazione mondiale in aumento, associata a una bassa produttività e a una scarsa efficienza nell'impiego delle risorse, esercitano una pressione sempre maggiore sull'uso del suolo e minacciano le foreste. L’espansione agricola è responsabile dell’80 percento circa della deforestazione a livello mondiale. Anche l’espansione urbana e lo sviluppo delle infrastrutture contribuiscono alla deforestazione. Altri fattori determinanti sono costituiti da attività illegali e dalla mancanza di politiche efficaci e investimenti nella gestione sostenibile delle foreste. Nel complesso, la principale causa della deforestazione risiede in ragioni economiche: le foreste vengono distrutte perché nel breve termine è più vantaggioso utilizzare il suolo per altri scopi che preservarle. Pertanto, una politica efficace dovrebbe ricompensare i servizi forniti dalle foreste, che siano di natura turistica, ricreativa ecc. Il degrado forestale è più difficile da quantificare. Le cause dirette comprendono lo sfruttamento non sostenibile delle risorse forestali e fenomeni naturali quali gli incendi. Sebbene non possa essere trattato allo stesso modo della deforestazione, questo aspetto deve venire comunque inserito in un approccio strategico complessivo sulle foreste. Insieme, la lotta contro la deforestazione e la promozione di una gestione sostenibile delle foreste si trovano ad affrontare diverse sfide. I diversi Paesi e regioni potrebbero necessitare di soluzioni specifiche con il duplice obiettivo di proteggere le foreste esistenti e incrementare a livello mondiale una copertura forestale sostenibile. 

Progetti di forestazione on the go

Il settore privato può svolgere un ruolo rilevante nella salvaguardia delle foreste partecipando a progetti specifici insieme a governi nazionali, comunità locali e istituzioni internazionali dedicate. Le aziende possono prendere parte alla realizzazione di progetti di forestazione (riforestazione o imboschimento) – mediante cattura della CO2 dall’atmosfera durante la crescita della foresta – e/o di protezione di foreste che diversamente verrebbero abbattute. In entrambi i casi, i progetti riducono il livello complessivo di CO2 nell’atmosfera. I progetti relativi al carbonio forestale possono generare dei crediti che, previa certificazione da parte di un ente indipendente, sono commerciabili sul mercato del carbonio. Esistono due principali mercati del carbonio: il mercato regolamentato e il mercato volontario. Il maggiore mercato regolamentato è rappresentato dal Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE (Emission Trading Scheme - ETS), che attualmente comprende i settori della raffinazione, della generazione termoelettrica e dell’aviazione commerciale, ma non le emissioni generate dal trasporto su strada; il sistema, infatti, si focalizza sulle emissioni che possono essere misurate, documentate e verificate con un elevato livello di accuratezza. Nell’ambito dell’ETS, i crediti ottenuti da attività di imboschimento e riforestazione non sono accettati.  Nondimeno, circa un terzo dei crediti scambiati sul mercato volontario provengono da progetti relativi al carbonio forestale. È inoltre interessante notare che la maggior parte dei crediti per il carbonio forestale è generata in Paesi in via di sviluppo, dove il costo della terra è relativamente basso e i fattori climatici favoriscono una crescita rapida delle foreste.

L’azione di Eni

Eni si concentra sulla protezione e conservazione delle foreste nei Paesi in via di sviluppo, dove si considera che l’impatto delle azioni di mitigazione del cambiamento climatico abbia maggiore efficacia. Le iniziative di Eni sono condotte nell’ambito dello schema concepito dalle Nazioni Unite REDD+ (Reduction Emission from Deforestation and Degradation), che prevede la conservazione delle foreste e l’ampliamento della capacità di stoccaggio naturale della CO2. Inoltre, lo schema REDD+ sostiene lo sviluppo delle comunità locali promuovendo attività di carattere economico e sociale. Eni – nel rispetto e con il coinvolgimento delle comunità locali – si adopera per ridurre le cause della deforestazione offrendo alternative per lo sviluppo locale (come progetti di agricoltura sostenibile e promozione dell’ecoturismo): i progetti di conservazione delle foreste sono infatti in grado di creare valore e benefici per le aree e le comunità locali. Attualmente l’azienda ha avviato le sue prime partnership con l’obiettivo di eliminare, entro il 2030, oltre 20 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 all’anno in Paesi come Zambia, Mozambico, Zimbabwe e Messico. Eni è anche in contatto con rappresentanti del governo in Ghana, Congo, Mozambico, Indonesia e Messico per discutere dello sviluppo di nuove iniziative. Recentemente Eni ha inoltre intrapreso uno studio di fattibilità per lo sviluppo di un progetto pilota di conservazione delle foreste che potrebbe interessare 60.000 ettari di terreno. 

Ue verso una nuova strategia

Nell’UE, le aree forestali (quasi 182 milioni di ettari di foreste che ricoprono il 43 percento della sua superficie terrestre) devono migliorare in termini sia qualitativi che quantitativi affinché l’UE riesca a raggiungere la neutralità climatica e una maggiore salute dell’ambiente. Attualmente l’UE sostiene la silvicoltura in particolare attraverso la sua politica agricola comune (PAC). La PAC offre supporto finanziario alle zone rurali e i Paesi dell’UE possono scegliere di finanziare delle misure di silvicotura tramite i loro programmi nazionali di sviluppo rurale. L’attuale strategia forestale 2014-2020 dell’UE è stata sviluppata per fornire un quadro coerente tanto per le politiche europee in materia di foreste quanto per le politiche nazionali in materia di silvicoltura degli Stati membri. Questa strategia mira a incoraggiare una gestione sostenibile delle foreste. Nel 2018 è stato adottato il Regolamento relativo all'inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall'uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura (LULUCF) nel quadro 2030 per il clima e l'energia. Il Regolamento fissa per ciascuno Stato membro un impegno vincolante di garantire che le emissioni contabilizzate derivanti dall'uso del suolo siano interamente compensate da un assorbimento equivalente di CO₂ dall'atmosfera tramite un'azione nel settore interessato. Si tratta della cosiddetta regola “no debit”.

Tuttavia, nel dicembre 2019 il Consiglio e gli Stati membri hanno espresso le loro preoccupazioni riguardo al fatto che le attuali politiche e azioni a livello globale relative alla conservazione, al ripristino e alla gestione sostenibile delle foreste sono insufficienti per fermare la deforestazione. Attualmente la Commissione è al lavoro su una nuova Strategia Forestale Europea che sarà presentata entro il 2021.  Come dichiarato nella Comunicazione sul Green Deal, pubblicata dalla Commissione l’11 dicembre 2019, “La nuova strategia forestale dell'UE avrà come obiettivi principali l'effettivo imboschimento e la conservazione e il ripristino delle foreste in Europa, per contribuire ad aumentare l'assorbimento di CO2, ridurre l'impatto e l'estensione degli incendi boschivi e promuovere la bioeconomia, nel pieno rispetto dei principi ecologici che favoriscono la biodiversità. I piani strategici nazionali nell'ambito della politica agricola comune dovrebbero incentivare i responsabili della gestione delle foreste a preservare, far crescere e gestire le foreste in modo sostenibile. […] la Commissione adotterà misure sia di regolamentazione che di altro tipo per promuovere i prodotti importati e le catene del valore che non comportano la deforestazione e il degrado delle foreste”. Inoltre, la Comunicazione spiega che una prossima revisione dell’ETS potrebbe comprendere un’eventuale estensione del sistema per lo scambio delle quote di emissione europeo a nuovi settori, gli obiettivi degli Stati membri di riduzione delle emissioni in settori al di fuori dell’ETS e il regolamento sul LULUCF.

È evidente che le foreste rivestono una particolare rilevanza per l’ambiente e nella lotta per contrastare il cambiamento climatico. Stiamo procedendo nella giusta direzione man mano che numerosi Paesi e proprietari privati cercano di individuare modalità di gestione sostenibile delle foreste e sia le organizzazioni internazionali che il settore privato rivolgono la loro attenzione alla riforestazione/all’imboschimento sostenibile e al ripristino delle foreste degradate per incrementare l’assorbimento della CO2. Ciò che in questo momento è importante è disporre di quadri di riferimento chiari che offrano a tutti gli attori una visione precisa dei vantaggi derivanti dalla conservazione, piuttosto che dallo sfruttamento, delle foreste all’interno e all’esterno dell’UE.

 

L’autore: Matilde Mattei

Matilde Mattei lavora nel campo della comunicazione in ambito europeo a Bruxelles. Laureata in lingue e relazioni internazionali, è appassionata di temi relativi all'energia, clima, sostenibilità e Europa.