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Un piano per contrastare le emissioni

La strategia di Eni per affrontare le sfide poste dal Protocollo GHG.

di Nicholas Newman
03 settembre 2020
7 min di lettura
diNicholas Newman
03 settembre 2020
7 min di lettura

Nel tentativo di ridurre le emissioni di gas serra all’interno della sua catena del valore e della supply chain, Eni ha recentemente adottato il Protocollo sui Gas Serra, un quadro di riferimento in materia di misurazione e rendicontazione delle emissioni di gas serra. La compagnia sta adottando questo standard, anche noto come Protocollo GHG, per riuscire a fornire metodi verificabili per il taglio delle emissioni che risultino trasparenti tanto per gli investitori quanto per il pubblico. Questo protocollo volontario include una serie di strumenti che non solo esaminano l’efficacia della decarbonizzazione nel corso del tempo, ma permettono anche di confrontarla con quella di altri operatori del settore.

Ampiamente adottato, il Protocollo GHG è avallato dall’Organizzazione Internazionale per gli Standard e dal Climate Registry, insieme a centinaia di norme e programmi concernenti le emissioni di gas serra in tutto il mondo. Per quanto riguarda la filiera upstream, Eni ha stabilito di ridurre le proprie emissioni del 43% entro il 2025 rispetto ai livelli del 2014. Questo obiettivo sarà raggiunto eliminando direttamente le emissioni di carbonio e investendo in progetti improntati all’efficienza energetica. Tali sforzi dovrebbero inoltre favorire un taglio dell’indice di intensità GHG almeno del 2% l’anno tra il 2014 e il 2021, dando luogo a un miglioramento complessivo del 13,2% lungo l’intero periodo. Gli ambiti (o Scope) stabiliti dal Protocollo GHG fungono da guida su cosa, come e dove misurare le emissioni.

Nel 2019, Eni ha riferito che a fronte di emissioni operative totali pari a 41,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, 23 erano attribuibili alle attività di esplorazione e produzione, 8 a quelle di raffinazione, marketing e chimica, e 10 a gas ed energia, con le attività aziendali e di altra natura pari a 0,2 milioni. Rispetto ai livelli del 2010 (58,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), i programmi di Eni volti a ridurre le emissioni operative di gas serra nell’ambito di Scope 1 e Scope 2 hanno favorito una riduzione del 29%. Eni misura le proprie emissioni di gas serra in base all’intensità emissiva sia per vendita di prodotto energetico, sia lungo il ciclo di vita di ogni prodotto venduto. Le misurazioni concernenti Scope 1 e Scope 2 sono sottoposte ad audit esterno per attestarne l’affidabilità (Eni GHG Emissions Statement - 2019).

Ridurre il flaring

Il gas flaring durante le attività di estrazione e produzione petrolifera può causare il rilascio di diverse sostanze inquinanti nell’atmosfera, a seconda della composizione chimica del gas e dell’efficienza del processo di flaring. Eni si è posta unilateralmente la sfida di azzerare il flaring in tutte le sue attività operative entro il 2025, ben cinque anni prima dell’obiettivo stabilito dall’iniziativa Global Gas Flaring Reduction (GGFR) per il 2030.

Molto prima dell’Accordo di Parigi, Eni stava investendo nella riduzione del flaring utilizzando gas associato per la generazione di elettricità, in particolare in Italia e in Nigeria. Ri-iniettando gas e ottimizzando la pratica del flaring di emergenza, lo scorso anno Eni è stata in grado di ridurre il flaring dell’8%.

Minimizzare le emissioni di metano

Le emissioni di metano derivano in buona parte dalle attività upstream: con 64 kton di CH4, tali emissioni rappresentano circa il 97% delle emissioni di metano totali annue di Eni, il che le rende un importante obiettivo di decarbonizzazione. Le emissioni fuggitive di metano da valvole e flange rappresentano un problema rilevante, ed Eni sta lavorando per ridurre le relative emissioni dell’80% tra il 2014 e il 2025.

Attualmente, circa il 70% della filiera upstream della compagnia (calcolato sulla base dei livelli di produzione) è già stato dotato di programmi di monitoraggio LDAR (Leak Detection and Repair), che hanno comportato un taglio di circa 2 tonnellate di CO2 equivalente nel 2018.

Efficienza energetica

Eni ha adottato l’indice di efficienza operativa, volto a quantificare l’intensità delle emissioni di gas serra dirette e indirette. Inoltre, nel 2018 la società ha investito 10 milioni di euro in progetti improntati all’efficienza energetica che, in base alle stime, comporteranno un risparmio di 313 tonnellate di petrolio equivalente l’anno. Ad oggi, i cambiamenti strutturali e operativi messi in atto hanno generato un risparmio energetico di 19 tonnellate di petrolio equivalente e circa 42 tonnellate di CO2 equivalente di emissioni dirette.

Emissioni indirette

Le emissioni di Eni derivanti da elettricità, vapore e calore acquistati da terzi sono trascurabili, attestandosi a circa 0,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Eni ha avviato una significativa diversificazione della generazione di energia elettrica da rinnovabili. Nel 2017, la controllata di Eni, Eni Gas e Luce, ha avviato in Italia la generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

All’inizio del 2020, gli asset rinnovabili di Eni ammontavano a 159 MW in quattro paesi. Nell’ambito del Piano d'Azione 2020-23, Eni si è posta la sfida di portare la propria capacità di generazione di elettricità da rinnovabili a 3 GW entro il 2023 e di aumentarla ulteriormente a 5 GW nel 2025, per raggiungere infine 55 GW entro metà secolo. Questo dovrebbe comportare un taglio delle emissioni di gas serra dell’80%.

Decarbonizzazione in collaborazione

Per quanto riguarda la supply chain, a maggio 2020 Eni ha lanciato una piattaforma virtuale collaborativa, chiamata eniSpace, con l’intento di mettere a disposizione dei fornitori della compagnia un’area comune dove collaborare agli obiettivi di transizione energetica di Eni. In tale contesto, Eni ha fatto da apripista all’analisi del ciclo di vita per tracciare i progressi verso la neutralità carbonica. Questo metodo di rendicontazione delle emissioni viene riesaminato da esperti indipendenti dell’Imperial College di Londra e i risultati vengono inoltre verificati da RINA, una società di certificazione indipendente. 

Eni ha stabilito un target di miglioramento annuo del 2% delle emissioni in tutti i suoi asset industriali per il periodo 2014-2021. Parallelamente, le emissioni derivanti dall’uso finale dei prodotti di Eni, compresi benzina, diesel e cherosene, sono misurate e monitorate dalla International Petroleum Industry Environmental Conservation Association. In sintesi, una cosa è chiara: rispetto alle altre grandi compagnie energetiche, Eni si sta dimostrando un leader nella decarbonizzazione delle sue attività globali.

L'autore: Nicholas Newman

Giornalista, scrive regolarmente nei settori dell’agricoltura, aerospaziale, affari, energia, ingegneria, ferrovie, navigazione, tecnologia, trasporti per clienti in tutto il mondo.