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Un pianeta da decarbonizzare

Gli investimenti per la transizione del settore energetico mondiale verso le rinnovabili.

di Nicholas Newman
22 luglio 2020
7 min di lettura
diNicholas Newman
22 luglio 2020
7 min di lettura

In questo periodo di destabilizzazione economica, lockdown e disagi causati in tutto il mondo dalla pandemia di coronavirus, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ha pubblicato il suo primo Global Renewables Outlook per il 2050. Nel rapporto si evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi climatici possa essere conciliato con un piano di rilancio dell’economia globale, un approccio che creerebbe milioni di posti di lavoro con un importante abbattimento della povertà entro il 2050.
Una cosa è evidente: i governi di tutto il mondo stanno affrontando enormi difficoltà in questa emergenza sanitaria ma, allo stesso tempo, stanno elaborando misure di stimolo alla ripresa economica da attuare quando la pandemia sarà superata.

Il Global Renewables Outlook

Secondo Francesco La Camera, Direttore generale di IRENA, la crisi ha messo in luce vulnerabilità profondamente radicate dell’attuale sistema, ma si possono intravedere alcuni elementi incoraggianti. “Il rapporto mostra come si possano costruire economie più sostenibili, eque e resilienti allineando gli sforzi per una ripresa a breve termine con gli obiettivi a medio e lungo termine dell’Accordo di Parigi e dell’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile”.
La Camera invita inoltre i governi ad accelerare gli investimenti e lo sviluppo di tecnologie nel campo delle energie rinnovabili rendendo la transizione energetica parte integrante del più ampio piano di ripresa economica, in quanto queste iniziative possono fungere da volano per costruire un’economia globale più sostenibile, equa e resiliente.
Nelle 300 pagine del rapporto, pubblicato lo scorso aprile, si spiega che la transizione verso una decarbonizzazione completa potrebbe costare circa 130mila miliardi di dollari. Va osservato che un investimento di questa portata permetterebbe di raggiungere molteplici obiettivi economici e sociali a livello mondiale. Gli autori ritengono inoltre che la trasformazione del sistema energetico potrebbe far crescere il PIL globale di circa 98mila miliardi di dollari tra oggi e il 2050.
Secondo le stime, queste azioni farebbero quadruplicare il numero di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili, portandoli ad almeno 42 milioni, e aumenterebbero a 21 milioni l’occupazione nel campo dell’efficienza energetica, a cui si aggiungerebbero altri 15 milioni di lavoratori per la flessibilità del sistema.

Cinque pilastri a sostegno della transizione energetica


Il rapporto di IRENA presenta una nuova prospettiva per ridurre o azzerare le emissioni di carbonio sulla base di cinque pilastri tecnologici: elettrificazione, maggiore flessibilità del sistema energetico, espansione delle fonti rinnovabili convenzionali, idrogeno verde e innovazioni dirette a ridurre le emissioni nei settori più difficili da decarbonizzare.
Con l’elettrificazione, le energie rinnovabili potrebbero passare da una quota di mercato del 26% ad almeno l’85% entro il 2050. Le stime mostrano un incremento dei progetti eolici e solari in tutto il mondo, come il progetto solare Sun Cable da 10 gigawatt da realizzare su 15.000 ettari a Tennant Creek, nel territorio del nord australiano.
Per quanto riguarda la flessibilità del sistema energetico, la variabilità associata alla generazione delle energie rinnovabili richiederà una gestione più articolata a livello locale, regionale, nazionale e transfrontaliero.


L’utilizzo delle rinnovabili ha dimostrato di poter offrire numerosi vantaggi anche in aree del pianeta difficilmente raggiungibili

Allo stesso tempo, il rafforzamento delle fonti rinnovabili convenzionali potrebbe far moltiplicare le dighe idroelettriche, le centrali idroelettriche con pompe di accumulo, le centrali a bio-energia, le centrali termiche solari e le centrali geotermiche. Il maggiore ricorso alle dighe idroelettriche, tuttavia, non sarebbe privo di problemi a causa della maggiore variabilità delle precipitazioni annue causata dal cambiamento climatico.
Per aumentare la produzione annua di idrogeno verde dalle poche megatonnellate (Mt) di oggi ad almeno 160 Mt entro il 2050, sarà necessario incrementare la produzione basata su fonti rinnovabili. In futuro, l’idrogeno verde potrebbe essere utilizzato in sostituzione del gas naturale sia per applicazioni di riscaldamento e cottura, sia come combustibile per automobili, treni e navi.

I costi della decarbonizzazione

Gli autori del rapporto calcolano che i costi da sostenere per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dei sistemi energetici entro il 2050 ammonterebbero a circa 110mila miliardi di dollari, a cui basterebbe aggiungere altri 20mila miliardi di dollari per arrivare alla totale neutralità del carbonio nel decennio successivo.
Il rapporto spiega inoltre che i costi sostenuti per l’implementazione del piano comporterebbero enormi vantaggi economici e sociali in termini di miglioramento della salute delle persone e riduzione dei danni ambientali. A questo riguardo, prendendo in esame le condizioni socioeconomiche ed energetiche di 10 regioni specifiche, si calcola che il sud-est asiatico, l’America Latina, l’Unione Europea e l’Africa sub-sahariana potrebbero ricavare tra il 70% e l’80% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili entro il 2050.
Allo stesso tempo, l’elettrificazione degli usi finali come i trasporti e il riscaldamento aumenterebbe ovunque, soprattutto in Asia orientale, Nord America e gran parte dell’Europa. Questo genererebbe un maggiore benessere economico e un aumento netto dei posti di lavoro nel settore energetico, che andrebbe a compensare con un segno positivo il progressivo calo dell’occupazione nel settore dei combustibili fossili.
Dal rapporto emerge chiaramente una cosa: è essenziale che le nazioni intraprendano sforzi congiunti per armonizzare le proprie politiche energetiche e ambientali e massimizzare i vantaggi socioeconomici. Sarebbe inoltre importante uno stretto coordinamento transfrontaliero per favorire un uso più efficiente delle risorse e garantire il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi entro il 2050.
A commento di questo potenziale di trasformazione Fatih Birol, direttore esecutivo della Internal Energy Association, ha dichiarato: ‟La scelta di collocare l’energia pulita al centro dei piani di stimolo rappresenta una strategia eccellente per rinvigorire le economie e costruire, al contempo, un futuro energetico più sicuro e sostenibile”.

 

L'autore: Nicholas Newman

Giornalista, scrive regolarmente nei settori dell’agricoltura, aerospaziale, affari, energia, ingegneria, ferrovie, navigazione, tecnologia, trasporti per clienti in tutto il mondo.

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