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Un'opportunità da cogliere

Il meccanismo, basato sull'assegnazione di un valore economico alla CO2, premia i risultati ottenuti in termini di riduzione e rimozione delle emissioni elargendo cospicui finanziamenti. Senza dubbio, sono necessari ingenti investimenti pubblici e privati.

da Danae Maniatis
07 gennaio 2020
17 min di lettura
daDanae Maniatis
07 gennaio 2020
17 min di lettura

Le foreste rappresentano una soluzione fondamentale per evitare gli impatti più gravi dei cambiamenti climatici e costituiscono un fattore chiave nell’azione per il clima. Esse sono essenziali per cibo, acqua, legno, energia, biodiversità e salute. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) possono essere raggiunti solo tramite una gestione sostenibile delle foreste, una riduzione significativa della deforestazione, se non la sua eliminazione, e il ripristino dei paesaggi forestali. Attualmente le foreste rimuovono circa un quarto delle emissioni di anidride carbonica rilasciate nell’atmosfera ogni anno. Smettiamo di leggere per un momento e riflettiamo su quanto appena detto. Ora immaginiamo che tutte le foreste del mondo vengano abbattute: più di tremila miliardi di tonnellate di anidride carbonica verrebbero rilasciati nell’atmosfera, ovvero più carbonio di quello presente negli attuali giacimenti identificati e sfruttabili di petrolio, gas e carbone. Il quadro che ne emerge non è dei più rosei, ma ci fa capire le dimensioni e l’impatto che la deforestazione può avere sul clima e sulle nostre vite. Torniamo alla realtà, che è meno agghiacciante di quella che abbiamo appena immaginato, ma su cui dobbiamo lavorare attivamente. Attualmente, l’11 percento delle emissioni globali di carbonio deriva dai cambiamenti nell’uso del suolo, principalmente dalla deforestazione e dal degrado delle foreste. Sfortunatamente, nonostante decenni di protezione e conservazione delle foreste a livello mondiale, regionale, nazionale e locale, la deforestazione è in aumento. Oltre al carbonio, le foreste ospitano anche circa 1,6 miliardi di persone su una popolazione mondiale di 7,7 miliardi e oltre 2.000 culture autoctone che ne dipendono per il proprio sostentamento. Recentemente si è parlato molto di “soluzioni naturali per il clima”. L’espressione  è intercambiabile con quelle di “soluzioni basate sulla natura”, settore fondiario e settore AFOLU (agricoltura, selvicoltura e altri usi del suolo)  in quanto si riferiscono tutte agli sforzi di mitigazione associati a questi settori. Le soluzioni naturali per il clima permettono di ottenere ottimi risultati in termini di adattamento e resilienza. Esse possono inoltre fornire più di un terzo della mitigazione a basso costo delle emissioni di anidride carbonica da attuare entro il 2030 per avere probabilità superiori al 66% percento di contenere il riscaldamento al di sotto di 2 °C. In questo contesto, la riduzione della deforestazione rappresenta la più grande opportunità per ridurre le emissioni. A livello internazionale, il ruolo fondamentale delle foreste viene riconosciuto nell’accordo di Parigi della Convenzione quadro  delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), nonché nei piani dei paesi che si impegnano per stabilire strategie efficienti di riduzione delle emissioni, chiamate “Contributi determinati a livello nazionale” (acronimo dall’inglese NDC). Circa il 25%delle riduzioni delle emissioni previste negli attuali NDC proviene dal settore dell’uso del suolo e principalmente dalle azioni relative alle foreste. Nonostante queste stime fiduciose, è importante notare che solo il 31% circa delle riduzioni delle emissioni previste dagli NDC comprende obiettivi quantificabili relativi al settore forestale. Poiché la comunità globale sta intensificando l’azione per il clima, dobbiamo assicurarci che l’intero potenziale di mitigazione delle foreste e delle soluzioni naturali per il clima a più ampio spettro possa essere sfruttato e attuato con successo. La riduzione delle emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado delle foreste nei paesi in via di sviluppo, nonché le attività di conservazione, gestione forestale sostenibile e potenziamento degli stock di carbonio delle foreste nei paesi in via di sviluppo che rientrano nel programma REDD+, ci offrono un’enorme opportunità che va assolutamente colta.

Il panorama REDD+

Il programma REDD+ nasce nell’ambito dell’UNFCCC  come approccio di mitigazione dei cambiamenti climatici tramite interventi forestali per i paesi in via di sviluppo, basato su regole di attuazione concretizzatesi nel cosiddetto Quadro di Varsavia per REDD+. La sua realizzazione, che ha richiesto svariati anni, è culminata nell’integrazione nell’accordo di Parigi (articolo 5).

Ma in cosa consiste effettivamente il programma REDD+? Analizziamone brevemente la portata, i livelli di implementazione e i quattro requisiti di base per l’attuazione tramite un approccio graduale. La portata di REDD+ comprende le cosiddette cinque “attività REDD+”:

1. riduzione delle emissioni derivanti dalla deforestazione;

2. riduzione delle emissioni derivanti dal degrado delle foreste;

3. conservazione;

4. gestione sostenibile delle foreste; 

5. aumento degli stock di carbonio delle foreste.

In cosa consistono nella pratica? Le attività REDD+ non sono state definite dettagliatamente nei testi decisionali dell’UNFCCC, il che permette un approccio flessibile nella loro attuazione. È utile, però, avere un’idea dei settori a cui si riferiscono.

Le emissioni derivanti dalla deforestazione sono dovute al disboscamento delle foreste per vari scopi, come l’uso di terreni forestali per l’agricoltura o per la costruzione di infrastrutture, per esempio strade. Riducendo le emissioni derivanti dalla deforestazione si tenta di mitigare le emissioni di gas a effetto serra dovute alla conversione per azione antropica, a lungo termine o permanente, della superficie forestale ad altri usi. Le emissioni derivanti dal degrado delle foreste si verificano quando le alterazioni indotte dall’uomo, come l’abbattimento di alberi o la raccolta di legna da ardere, riducono lo stock di carbonio di una foresta senza modificare l’uso del suolo. Il termine “aumento” fa riferimento alle attività di afforestazione e riforestazione, nonché di risanamento e ripristino delle foreste. Le attività di conservazione possono essere definite come la conservazione degli stock di carbonio esistenti.

Le attività REDD+ possono essere progettate e attuate a livello nazionale, subnazionale e locale. La loro attuazione a livello nazionale può essere, per esempio, caratterizzata dal raggiungimento di un NDC relativo alle foreste e/o al programma REDD+ (per vedere se REDD+ e/o le foreste fanno parte dell’NDC del proprio paese, si può consultare il sito dell’UNFCC). A livello subnazionale, un dipartimento o una provincia (pensiamo al dipartimento o alla provincia in cui viviamo) possono stabilire i valori di riferimento rispetto ai quali è valutato il rendimento e richiedere un pagamento basato sui risultati (in assenza di titoli o crediti di carbonio) oppure generare titoli di carbonio secondo uno standard predefinito e venderli agli acquirenti. A livello locale (pensiamo alla nostra città e ai suoi dintorni), il programma REDD+ potrebbe essere attuato attraverso i valori di riferimento fissati dai progetti di carbonio, le prestazioni effettive e la creazione e la vendita di crediti di carbonio sulla base delle riduzioni effettive delle emissioni, seguendo standard e metodologie convalidate da terze parti. Molti di noi saranno ora confusi. Il concetto di base è che il programma REDD+ può essere attuato a diversi livelli, ciascuno dei quali presenta una serie di “caratteristiche” che talvolta si sovrappongono. Ad accomunare questi vari livelli di attuazione è la nozione di “permanenza”, in base alla quale le riduzioni delle emissioni devono essere durature. Pertanto, è fondamentale che l’attuazione del programma REDD+ generi trasformazioni su tutti i livelli, ovvero che conduca a cambiamenti che eliminino le cause principali delle emissioni o degli ostacoli al potenziamento degli stock di carbonio (tramite la creazione o l’aumento dei bacini di carbonio e della loro capacità di immagazzinamento). In tal modo, non vi saranno emissioni al termine del periodo di attuazione del programma e i risultati ottenuti non verranno annullati. Di conseguenza, per evitare che le riduzioni delle emissioni e/o i miglioramenti apportati siano resi vani è fondamentale capire perché e dove si verificano la deforestazione e il degrado delle foreste in modo da progettare interventi REDD+ efficaci. Questo ci conduce ai quattro requisiti fondamentali per l’attuazione del REDD+, che si integrano e si rafforzano a vicenda:

a. una strategia o un piano d’azione nazionali;

b. un livello di riferimento per le foreste nazionale (o subnazionale temporaneo), Forest Reference Emission Level/Forest Reference Level (FREL/FRL);

c. un sistema nazionale di controllo forestale solido e trasparente per il monitoraggio e la comunicazione delle cinque attività REDD+, compresi i risultati di misurazione, comunicazione e verifica, NMFS-National Forest Monitoring System;

d. un sistema informativo di salvaguardia.

Questi requisiti sono stati sviluppati nell’ambito dell’UNFCCC (più ampio quindi di quello nazionale) ma sono anche inclusi, in vari modi, in programmi e progetti subnazionali e locali REDD+. Una strategia o un piano d’azione nazionali cercano, solitamente, di affrontare le cause della deforestazione e del degrado delle foreste, le questioni relative alla proprietà fondiaria, alla governance forestale, alla dimensione di genere e alle misure di salvaguardia, delineando le modalità con le quali un paese intende attuare il programma REDD+.

Il FREL/FRL è un valore di riferimento per valutare le prestazioni di un paese nell’attuazione delle attività REDD+ ed è espresso in tonnellate di anidride carbonica equivalente l’anno. Il sistema nazionale di controllo forestale serve principalmente a misurare, comunicare e verificare le attività del programma REDD+, mentre la sua funzione di controllo può essere considerata essenzialmente uno strumento interno che consente ai paesi di analizzare un’ampia gamma di informazioni relative alle foreste. I sistemi nazionali di controllo forestale sono spesso sostenuti da inventari forestali (volti a misurare gli stock di carbonio delle foreste e i relativi cambiamenti) e da analisi di telerilevamento (utili per misurare i cambiamenti di uso del suolo e degli stock di carbonio delle foreste).

Durante l’attuazione del programma REDD+, è essenziale promuovere e sostenere sette misure di salvaguardia, chiamate “Cancun Safeguards”. Il loro obiettivo è quello di garantire che l’attuazione del REDD+ affronti adeguatamente questioni delicate quali la conservazione delle foreste naturali e della biodiversità, i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità tradizionali, la partecipazione sociale, la permanenza dei risultati REDD+ ottenuti e il rischio di trasferimento in altre aree della minaccia della deforestazione e del degrado delle foreste. Esempi degli approcci impiegati dai paesi per raggiungere questi quattro requisiti possono essere trovati sulla piattaforma online REDD+ dell’UNFCCC (UNFCCC REDD+ Web Platform), che raccoglie le informazioni sugli sforzi relativi al programma. Date le complessità di implementazione, al momento dell’ideazione del programma REDD+, i paesi hanno stabilito un metodo di attuazione in tre fasi, mostrando la necessità di un approccio flessibile e basato sull’esperienza gradualmente acquisita con la pratica.

La fase 1, o fase “preparatoria”, inizia con lo sviluppo di strategie, politiche e misure nazionali e con capacity building. La fase 2 o fase di “attuazione” di politiche e misure nazionali e da strategie nazionali che potrebbero includere ulteriore capacity building, sviluppo e trasferimento di tecnologie e attività dimostrative basate sui risultati. Infine, la fase 3 o fase delle “azioni basate sui risultati” tramite l’evoluzione verso azioni basate sui risultati che dovrebbero essere misurate, comunicate e verificate in modo completo.

Dopo aver misurato, comunicato e verificato le azioni, i paesi possono, in linea di principio, ricevere finanziamenti da parte della comunità internazionale sulla base dei risultati ottenuti in termini di riduzione e rimozione delle emissioni.

L’importanza dei finanziamenti nel programma REDD+

L’ideazione e la progettazione della struttura del programma REDD+ a livello internazionale devono andare di pari passo con i finanziamenti. Le esigenze di finanziamento possono essere collegate alle fasi del REDD+ e supportare i governi nella creazione o nel potenziamento di politiche e misure, nonché nell’applicazione (si pensi ai diritti fondiari). Le due iniziative principali che hanno finanziato il programma REDD+ durante le prime fasi sono state il programma UN-REDD e il partenariato internazionale Forest Carbon Partnership Facility della Banca Mondiale. Molti paesi sono ora nelle fasi 2 e 3, per le quali il finanziamento si sta dimostrando più complicato. I pagamenti basati sui risultati nell’ambito del REDD+ dovrebbero incentivare la protezione delle foreste e una migliore gestione dell’uso del suolo, ma i paesi in via di sviluppo faticano a soddisfare i requisiti del programma e le risorse sono limitate. I governi di Norvegia e Germania hanno introdotto pagamenti basati sui risultati con i paesi partner attraverso accordi bilaterali. Finora il Green Climate Fund (istituito per limitare o ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei paesi in via di sviluppo e per aiutare le società vulnerabili ad adattarsi agli impatti inevitabili dei cambiamenti climatici) ha concesso somme di denaro,  sulla base dei risultati REDD+, a tre paesi: Brasile (96,5 milioni di dollari), Ecuador (18,6 milioni di dollari) e Paraguay (50 milioni di dollari). La Banca mondiale gestisce inoltre finanziamenti basati sui risultati attraverso il Fondo per il carbonio della Forest Carbon Partnership Facility.

Come funzionano i finanziamenti del programma REDD+? Cominciamo con le attività che causano la deforestazione (p.es. l’agricoltura commerciale): queste ricevono sovvenzioni e investimenti 40 volte superiori agli investimenti destinati alla protezione delle foreste. Per quanto riguarda invece i finanziamenti internazionali per il clima, solo il 2% di essi è destinato alle foreste. E non è abbastanza. L’attuale sostegno finanziario destinato alle foreste non è sufficiente per raggiungere il loro potenziale di mitigazione e per permettere al programma REDD+ di svolgere appieno il suo ruolo nell’ambito dell’azione per il clima. Inoltre, la riduzione della deforestazione comporta costi elevati. Da un’analisi delle ricerche esistenti emerge che i costi per realizzare il programma REDD+ e rendere sostenibili il settore agricolo e l’uso del suolo entro il 2030 ammontano a 167 miliardi di dollari l’anno, di cui il 96% dipende dalla partecipazione del settore privato. Quindi, quale potrebbe essere il ruolo del settore privato nell’ambito del programma REDD+? I partenariati pubblico-privato (PPP) sono una delle numerose possibilità da prendere in considerazione.

Partenariati pubblico-privato: l’incontro di due settori

Senza dubbio, sono necessari ingenti investimenti pubblici e privati destinati alla conservazione, all’uso sostenibile e alla salvaguardia delle foreste del mondo. I PPP offrono la possibilità di creare sinergie tra politiche e finanziamenti pubblici da un lato, e impegni di sostenibilità delle imprese relativi alle foreste dall’altro (p.es. l’olio di palma sostenibile), nonché l’investimento del settore privato nella compensazione delle emissioni attraverso il finanziamento delle foreste (svolto in maniera responsabile sotto il profilo ambientale e sociale).

Cercherò di spiegarlo attraverso un esempio molto semplice. A chi non piace la cioccolata? Tutti la amano. Ma in quanti sanno che il cioccolato cela un oscuro segreto e che la produzione di cacao è una delle cause principali del degrado delle foreste e della deforestazione nei due maggiori paesi produttori, il Ghana e la Costa d’Avorio? Per far fronte a questo problema, i governi del Ghana e della Costa d’Avorio si sono riuniti insieme a 34 aziende leader nella produzione del cacao e del cioccolato, nella Cocoa and Forest Initiative (guidata dalla World Cocoa Foundation) per ripristinare le aree forestali e porre fine alla deforestazione. Dall’altra parte dell’oceano, in Colombia, il governo e le più grandi società produttrici di cacao e cioccolato hanno firmato nel 2018 l’iniziativa Cocoa, Forest & Peace per fermare la deforestazione legata alla produzione di cacao. Il tempo ci dirà se i partenariati pubblico-privato nel settore del cacao avranno successo. Personalmente spero che nei negozi e nella mia dispensa troverò, in futuro, della cioccolata che non sia stata causa di deforestazione. Esistono bisogni e opportunità simili per i PPP in tutti i settori legati alle foreste. La collaborazione di consumatori e produttori nonché la realizzazione di politiche, strumenti finanziari e investimenti sia pubblici che privati risultano indispensabili. In caso contrario, il rischio è che uno dei due settori annulli i risultati raggiunti dall’altro. La compresenza di questi fattori permette inoltre a ciascuna parte di impegnarsi e di contribuire a una protezione efficiente delle foreste. Questa è un’opportunità che dobbiamo cogliere!

L'autore: Danae Maniatis

Danae Maniatis è una consulente internazionale indipendente. Maniatis possiede 12 anni di esperienza nei campi della selvicoltura tropicale, dei cambiamenti climatici, dei finanziamenti per il clima, della biodiversità e dello sviluppo di partenariati. Ha lavorato per il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e per la FAO. Si occupa di REDD+, selvicoltura, cambiamenti climatici, gestione delle risorse naturali, biodiversità, partenariati e mobilitazione finanziaria.