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L'universo di Libra, i suoi sostenitori e gli avversari

Tra entusiasmi e molte remore il mondo si divide sulla stablecoin presentata da Mark Zuckerberg lo scorso 18 giugno. Il suo nome è Libra e già promette di diventare il simbolo della rivoluzione digitale in atto oppure il capro espiatorio di politici e governi per demonizzare questa stessa rivoluzione

di Evita Comes
07 febbraio 2020
6 min di lettura
diEvita Comes
07 febbraio 2020
6 min di lettura

“Trasformare l’economia globale. Così le persone, ovunque, potranno vivere vite migliori”. Con queste parole, Mark Zuckerberg ha acceso i riflettori su Libra, la criptovaluta, anzi per la precisione la stablecoin progettata da Facebook. L’amministratore delegato e l’inventore del più rivoluzionario social network dei nostri tempi immagina probabilmente la vita delle persone, che liberamente sedute sul proprio divano oppure in metropolitana concludono acquisti online su ogni genere di piattaforma digitale. In questo caso Libra può essere utilizzata su Facebook, Messenger e WhatsApp, parliamo di una moneta potenzialmente globale che facilita gli scambi di denaro tra tutti gli utenti delle suddette piattaforme, quindi tra miliardi di persone.

Con un piccolo passo indietro capiamo qualcosa in più sulla natura della moneta di Facebook. Si tratta di una stablecoin, quindi un tipo di criptovaluta stabile che non vive in balia dei mercati finanziari e che è legata saldamente al valore del dollaro: presupposto che consente facilmente il cambio e toglie il valore della valuta dagli alti e bassi del mercato delle criptomonete. Lo stesso mercato che in questi ultimi anni non è stato affatto generoso con i Bitcoin. La stabilità è dunque la caratteristica più vantaggiosa di Libra perché la rende utilizzabile senza rischi per lo scambio di beni e servizi e tutela compratore e venditore da possibili perdite di denaro. In tale elemento però questa moneta non rimane infallibile; infatti, anche lo stesso dollaro, a cui è ancorata, è a sua volta soggetto alle fluttuazioni del mercato nonostante siano sempre meno movimentate rispetto a quelle dei bitcoin.

Libra è dunque una stablecoin collaterale in valuta fiat: viene emessa solo a seguito di un deposito, a garanzia dell’emissione, di una quantità di moneta in corso legale, in questo caso il dollaro, differenziandosi grazie a tale garanzia dalle sue “sorelle”, le stablecoin il cui collaterale è sostenuto da altre criptovalute e quelle che invece non sono collateralizzate. In quest’ultimo caso la valuta non è sostenuta da altre risorse e viene gestita in un ambiente criptato dove, se il prezzo sale, si coniano più gettoni e, se scende, parte della moneta esistente viene riacquistata e bruciata.

Oltre alla stabilità, i vantaggi della moneta di Zuckerberg sono stati avvalorati anche da ulteriori fattori. Libra è una moneta globale ed il suo utilizzo non si ferma al muro dei circuiti bancari, anzi lo infrange e permette anche a chi non è intestatario di un conto corrente di effettuare acquisti e pagamenti online.

Infine, in qualità di figlia di un colosso del web, non ha tardato a trovare i giusti alleati. Tra i suoi partner figurano nomi del calibro di PayPal, Uber, Vista e MasterCard, ma anche Spotify, eBay, Vodafone, Andreessen Horowitz, Coinbase, Iliad, Women World’s Banking, Kiva, Booking Holdings, Farfetch, PayU, Mecado Pago, Creative Destruction Lab, BisonTrails, Xapo, Anchorage, Breakthrough Initiatives, Stripe, Lyft, Thrive Capital, Ribbit Capital, Union Square Ventures e Mercy Corps. Dunque una lista di brand che offre garanzie e che amplia notevolmente il campo d’azione della moneta, i suoi servizi e come sempre il bacino di utenza potenzialmente raggiungibile.

Nata da poco già con molti nemici

Nel corso del G7 di Chantilly, Libra è stata presa di mira. Tra le diverse posizioni del mondo politico e finanziario, hanno fatto riflettere i dubbi esposti dal ministro delle finanze francese Bruno Le Maire che teme la sovranità di Facebook e una possibile bolla finanziaria che ricordi la crisi del 2008. Mentre più moderato, Mark Carney, governatore della banca d’Inghilterra, ha parlato della necessità di regolamentare dettagliatamente il progetto, ritenendo forse non costruttivo chiudere ogni porta. La due giorni di Chantilly si è conclusa sentenziando che monete come Libra possono essere sviluppate solo se vengono rispettati una serie di “paletti”. Si è concordato sulla necessità di migliorare le modalità di pagamento online in molte aree del mondo anche attraverso le stablecoin, ma è necessario che queste dimostrino la loro affidabilità: essere sottoposte a supervisione e vigilanza, provare una solida base giuridica in tutte le giurisdizioni, gestire i rischi e sottoporre a controllo le attività sottostanti, dunque i depositi di valute reali.

Libra giace dunque vittima di prese di posizione che esprimono preoccupazione per un nuovo e incontrollato strumento digitale, soprattutto se tale strumento nasce dalle menti del gruppo leader del mondo dei social network, un mondo da 2,4 miliardi di utenti. Altro tema caldo è quello della privacy, già discusso in altre sedi ma che continua a scuotere gli animi di politici ed economisti. Donald Trump ha dichiarato su Twitter di “non essere un fan di Libra e delle criptovalute” e che se “Facebook vuole diventare una banca dovrà fare domanda per una simile autorizzazione”. Dalla Banca centrale di Parigi (BdF) è stata espressa la necessità di sposare innovazione e regole, mentre la Financial Conduct Authority (FCA), ente di regolamentazione finanziaria inglese, si chiede come debba essere trattata e ritiene indispensabili discussioni e analisi dettagliate.

La Germania, attraverso le dichiarazioni del presidente della Banca centrale (la Deutsche Bundesbank), Jens Weidmann, opta per una posizione più possibilista, considerandola interessante per i consumatori. Infine il resto del mondo si divide tra chi la teme, ad esempio il Giappone, chi si è mosso per ultimare lo sviluppo di una propria criptovaluta, come nel caso della Cina, e chi invece come la Russia programma una legge sugli asset finanziari digitali.

Nonostante si prospetti un futuro poco roseo, Libra si prepara per il suo lancio previsto per il 2020, gestita completamente e separatamente dall’organizzazione no-profit Libra Association, nata per lavorare sulla criptovaluta e per raccogliere tutti i partner “amici” di Libra, che di certo, in casa sua vive serena senza guardarsi troppo le spalle.