Stilisierte Wasserstoff-Moleküle in blauem Hintergrund D

L'idrogeno in Europa si colora di blu

Il Green New Deal europeo e gli investimenti per l’energia pulita.

di Maria Pia Rossignaud
29 luglio 2020
7 min di lettura
diMaria Pia Rossignaud
29 luglio 2020
7 min di lettura

L’idrogeno sarà uno dei protagonisti del “Green new deal” europeo. Lo si evince dalle recenti proposte presentate dalla Commissione Europea, per l’integrazione dei sistemi energetici e per l’idrogeno. Un piano ambizioso volto a ridurre le emissioni di gas serra di circa la metà entro il 2030 e del 100% entro il 2050. Come? L’estensione del vettore idrogeno in sostituzione dei combustibili fossili è una delle soluzioni ritenute più convincenti. Nasce così la “Clean Hydrogen Alliance”, un’alleanza che mira a riunire Istituzioni, imprese e ricerca sotto il segno dell’idrogenopulito”.

L’idrogeno che utilizziamo oggi (detto “grigio”) per fini in larga parte industriali e in quantità limitata, è prodotto da combustibili fossili e i costi di produzione raggiunti, lo rendono economicamente appetibile. Il punto è che non è sostenibile dal punto di vista ambientale e non è quindi proponibile un suo uso su scala molto più larga, come prospettato dalla strategia UE, che ipotizza che l’idrogeno possa coprire un quarto della domanda energetica europea al 2050. Per questo la UE ha deciso di incentivare il passaggio a un idrogeno pulito, vale a dire, che non emetta CO2. L’UE pensa soprattutto al cosiddetto “idrogeno verde”, quello prodotto dall’elettrolisi dell’acqua mediante energie rinnovabili.

L’idrogeno blue

La Strategia però non dimentica il ruolo chiave che deve giocare un altro tipo di idrogeno, il cosiddetto “idrogeno blue” vale a dire, quello prodotto da gas naturale – come l’idrogeno grigio – ma con una successiva cattura e stoccaggio del carbonio, che quindi evita le emissioni di CO2. L’obiettivo dichiarato nel testo della Commissione è di produrre un milione di tonnellate di idrogeno decarbonizzato entro il 2024 e 10 milioni di tonnellate entro il 2030, ma per farlo è indispensabile sviluppare nuove tecnologie per abbattere i costi di produzione.

Per questo servono fondi da destinare alla ricerca e la Commissione Europea, tramite la Banca Europea per gli Investimenti e i vari programmi di finanziamento comunitari, ha previsto un piano trentennale da capogiro: “gli investimenti cumulativi potrebbero arrivare a una cifra che va dai 180 ai 470 miliardi di euro entro il 2050”, si legge nel comunicato. Il modello a cui si ispira “l’alleanza per l’idrogeno pulito” è quello dell’intesa sulle batterie, un’altra delle grandi direttrici sulle quali l’Unione punta molto.

Quindi, sarà istituita una piattaforma continentale che raccoglierà tutti i produttori di idrogeno da fonti rinnovabili (o, per ora, a bassa emissione di carbonio) sia pubblici sia privati. Il discrimine fondamentale sarà l’adesione agli obiettivi programmatici europei al fine di incanalare gli investimenti nella produzione di idrogeno e sviluppare “una pipeline di progetti concreti per sostenere gli sforzi di decarbonizzazione delle industrie europee ad alta intensità energetica come l'acciaio e i prodotti chimici”, ha chiarito il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton.

Progetti per il sud Italia

Molte le possibilità che a questo punto si aprono per i Paesi europei. Grazie all’accordo tra Eni e NextChem, azienda impegnata nella ricerca sulla transizione alle fonti rinnovabili e alla decarbonizzazione, nelle strutture della raffineria jonica del capoluogo pugliese si vaglierà la fattibilità di un impianto di produzione di gas ottenuti mediante un processo di riciclo chimico. Il gas così prodotto sarà successivamente raffinato in due flussi indipendenti: da un lato, avremo l’idrogeno, che potrebbe essere destinato alla raffineria Eni per alimentare i processi di idrodesolforazione dei carburanti; ovvero, quei processi che si utilizzano per eliminare lo zolfo e i suoi composti nella lavorazione di sostanze prevalentemente organiche.

Dall’altro, si otterrebbe un gas ricco di ossido di carbonio, che potrebbe essere impiegato in acciaieria, sia nei processi in altoforno che nelle nuove tecnologie impiegate nella difficile transizione energetica dell’industria siderurgica, notoriamente la più “pesante” anche a livello di impatto climatico. In risposta alle nuove norme europee, Eni si sta impegnando in un percorso a medio e lungo raggio che mira entro il 2050 a ridurre le emissioni carboniche dell’80%.

Dall’impianto “Waste to Hydrogen” della bioraffineria di Porto Marghera, al progetto “waste to methanol” (Wtm), per la produzione di metanolo nella raffineria Eni a Livorno, passando per gli accordi con Fincantieri per la produzione e il trasporto di vettori energetici come l’idrogeno, l’azienda italiana è da tempo impegnata in prima linea nella transizione energetica. La favorevole collocazione geografica dell’Italia nel Mediterraneo, le permette di poter contribuire fattivamente allo sviluppo di infrastrutture per il fotovoltaico nei Paesi dell’Africa settentrionale e, successivamente, importare in Sicilia l’idrogeno prodotto a un costo inferiore del 14% rispetto alla produzione domestica. In questa regione si potrebbero inoltre approntare le strutture per produrre idrogeno verde grazie al basso costo dell’energia elettrica ricavata dall’eolico e dal solare.

Altre soluzioni

Esistono tuttavia, settori in cui la decarbonizzazione risulta più difficile. Per questo i dossier dell’UE evidenziano l’importanza non solo dell’idrogeno rinnovabile, ma anche delle biomasse, dei biocarburanti sostenibili e dei combustibili sintetici. In quest’ultimo campo, si pone l’accento sulla transizione dai gas naturali ai gas rinnovabili ai nuovi gas sintetici ricavati da fonti rinnovabili come l’idrogeno e il metano sintetico.

Le conseguenze di tale politica, oltre che migliorare la qualità dell’aria che respiriamo e preservare i terreni e i mari, sono anche economiche. L’Europa è un territorio povero di risorse fossili e attualmente importa quasi il 60 % dell’energia di cui necessita. Con le misure finora elencate e un piano di investimenti adeguati, si potrebbe notevolmente abbassare questa percentuale determinando, tra l’altro, tasse e bollette più basse, oltre che ridurre la dipendenza dai mercati esteri.

L'idrogeno nel mondo

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