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Un giorno speciale per l’ambiente

L’Europa capofila nel processo di neutralità carbonica con soluzioni che puntano all’utilizzo di nuove fonti rinnovabili e all’efficientamento energetico industriale.

di Maria Pia Rossignaud
5 min di lettura
diMaria Pia Rossignaud
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Tra i 17 obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU per ristabilire l’equilibrio del nostro pianeta, c’è la salvaguardia dell’Ambiente, un tema di fondamentale importanza, a cui è stata dedicata una giornata mondiale, il 5 giugno di ogni anno.

Filippo Giorgi, climatologo del centro internazionale di Fisica teorica a Trieste, unico scienziato italiano nell’organo esecutivo dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (nel 2007 ha vinto il Premio per la pace insieme al politico statunitense ambientalista Al Gore), ha dichiarato che “l’inquinamento e i gas serra sono ai minimi storici, le acque sono limpide e la natura risplende”.

Oggi più che mai la riconversione energetica che impone il passaggio da un sistema basato per l’80% sull’uso di combustibili fossili a un sistema fondato su energie pulite è sentito come una priorità a livello mondiale.

L’Europa attraverso il Patto Verde europeo (Green Deal) ha voluto riconoscere questa esigenza facendo sì che la società dotata di un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva nel 2050, non genererà più emissioni di gas a effetto serra. L'ambizione della Commissione è di fare dell'Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

L’Europa, negli ultimi venti anni, si è progressivamente trasformata in una forza trainante nel processo di transizione verso le energie rinnovabili e nell’elaborazione di nuove soluzioni di efficienza energetica per l’industria, i trasporti e gli edifici. In Italia però solo il 18% dell’energia primaria e il 35% dell’energia elettrica viene da fonti rinnovabili.

Il “prima e dopo” fornito dalla NASA

Le immagini del mondo catturate durante la pandemia di questo 2020, fanno comprendere l’urgenza di elettrificare i processi il più possibile. Le fotografie della Cina hanno fatto il giro del mondo, ma ciò che è ancora più sorprendente è notare i punti in cui si denota la diminuzione di NO2, il biossido di azoto (gas di colore rosso bruno, dall'odore forte e pungente, altamente tossico e irritante).
La NASA ha catturato le immagini riproposte anche dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) dove si evince la differenza fra prima e dopo il confinamento.

Dal sito dell’ESA si constata che anche in Italia l'NO2 è fortemente diminuito. Una curva che potrebbe continuare a decrescere se anche il nostro Paese si convertirà ai mezzi di trasporto elettrici. In tal senso, quest’ultimo periodo potrebbe rappresentare una leva importante per spingere le aziende anche ad anticipare gli obiettivi ONU di decarbonizzazione.


Le emissioni di biossido di azoto prima e durante la pandemia

Il piano di strategia low carbon di Eni

Eni ha sviluppato un’accurata strategia integrata: dalla valorizzazione dei rifiuti e scarti di materie prime per una loro trasformazione in bio-carburanti, alla riduzione del consumo d’acqua dolce, fino all’applicazione delle Best Available Techniques (BAT), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione a salvaguardia dell’ambiente, per la riduzione delle emissioni inquinanti. Sempre sul fronte della sostenibilità, l’azienda ha anche stabilito un programma di protezione del patrimonio boschivo (uno dei cardini della strategia low-carbon), e di stoccaggio del biossido di carbonio CO2, per un totale di 40 milioni di tonnellate auspicato per il 2050, con una produzione di energia rinnovabile che arriverà ad una potenza installata di 55 GW per la stessa data.

Il gas naturale sarà infatti, l’unico idrocarburo che crescerà da qui al 2050, rendendolo in futuro un combustibile più resiliente del petrolio, (oltre ad essere la fonte fossile più adatta per la de-carbonizzazione). Nei recenti accordi siglati da Eni, è previsto inoltre un piano di mobilità sostenibile, sempre finalizzato alla riduzione delle emissioni, tramite trasformazione di oli alimentari esausti e scarti di materie prime vegetali in biocarburanti, l’adozione di soluzioni di mobilità alternative come il car-sharing e dual-fuels a idrogeno, e la valorizzazione del bio-metano, come nuova frontiera dell’economia circolare. In tal senso è infatti prevista una filiera energetica integrata che mira a riutilizzare i rifiuti, tra cui gli scarti agroalimentari delle carni, per la “ri-conversione” di tali sostanze nello stesso bio-metano. Per affrontare le attuali sfide globali, è tuttavia indispensabile un comune impegno di collaborazione e cooperazione internazionale.

Entro il 2030 il vero obiettivo sarà l’incentivazione dell’energia da fonti rinnovabili, come previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).

Obiettivo zero emissioni

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