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Le foreste, una soluzione naturale

Oltre a catturare circa 2 miliardi di tonnellate di CO₂ l’anno, le foreste forniscono anche acqua. Il 75% dell’acqua dolce proviene da bacini idrografici forestali.

di Sara Casallas Ramirez e Elaine Springgay
10 giugno 2020
19 min di lettura
di Sara Casallas Ramirez e Elaine Springgay
10 giugno 2020
19 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 46 – Water stories

In base alle stime di crescita e alle politiche in corso o annunciate, nei prossimi decenni le emissioni dell’industria energetica continueranno ad aumentare (IEA, 2019). In realtà, per rispettare l’obiettivo di limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi, un accordo internazionale di importanza storica raggiunto dalle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), le emissioni globali della rete elettrica, i cui contributi ammontano in media a 475 g di CO2 per kilowattora (kWh), dovrebbero scendere a 50 g/kWh. Questo non lascia presagire nulla di buono neppure per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), in particolare dell’SDG 7 (energia pulita e accessibile). Secondo la Piattaforma delle Nazioni Unite per l’attuazione degli SDGs, circa 840 milioni di persone non hanno accesso all’energia elettrica, mentre circa 3 miliardi di persone utilizzano ancora per cucinare combustibili altamente inefficienti e inquinanti. Alla luce di ciò, il settore energetico si trova in una situazione difficile: per fornire energia a tutti riducendo al contempo le proprie emissioni, infatti, deve cambiare drasticamente.

Le foreste sono essenziali per risolvere questa situazione. Considerate tradizionalmente fonti di biomassa come legname e combustibili legnosi, oggi se ne riconosce sempre di più l’importanza per il settore energetico, in particolare per quello idroelettrico. Le foreste forniscono servizi vitali di approvvigionamento (acqua dolce) e regolazione (purificazione dell’acqua, prevenzione dell’erosione, regolazione del flusso dell’acqua) in grado di ridurre i costi e aumentare la durata di vita delle centrali esistenti. Anche il loro potenziale in termini di cattura e stoccaggio del carbonio rende le foreste un alleato prezioso per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Una corretta gestione delle foreste per produrre combustibili legnosi e sfruttarne i servizi idrici forniti all’industria idroelettrica potrebbe comportare ulteriori vantaggi per le comunità, per la biodiversità e per i cambiamenti climatici, contribuendo ulteriormente al raggiungimento degli SDGs 6 (acqua pulita e servizi igienico-sanitari), 13 (lotta contro il cambiamento climatico) e 15 (vita sulla terra).

La sfida consiste, e continuerà a consistere, nel capire come incentivare il settore energetico, i governi e le comunità locali a correggere le proprie pratiche. Sistemi di mercato come i Pagamenti per i servizi ecosistemici (PES) che favoriscono una gestione sostenibile delle foreste e delle risorse idriche potrebbero essere uno dei modi per riuscirci. È chiaro, tuttavia, che a impegnarsi seriamente devono essere tutti i settori della società.

I servizi forniti dalle foreste, noti anche come servizi ecosistemici, spaziano dalla fornitura di acqua dolce e habitat di biodiversità allo stoccaggio del carbonio e al controllo dell’erosione. 

I servizi ecosistemici forniti dalle foreste

Questi servizi ecosistemici sono di vitale importanza per l’esistenza umana e risentono dei cambiamenti in atto nell’utilizzo del suolo, nel clima, nello sviluppo demografico e nella domanda di cui sono oggetto. Attualmente, gli ecosistemi forestali (che stanno attirando una crescente attenzione globale a causa della loro riduzione, dovuta alla conversione dei terreni e agli incendi boschivi) sono tra i maggiori fornitori di servizi ecosistemici. Oltre a catturare circa 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, le foreste forniscono anche acqua: si calcola infatti che il 75 percento dell’acqua dolce accessibile a livello globale provenga da bacini idrografici forestali che erogano acqua a più del 90 percento dei centri urbani di tutto il mondo.

Nel settore energetico, combustibili lignei ed energia idroelettrica sono i sotto-settori che riguardano maggiormente le foreste. A partire dal 2017, è stato calcolato che il 18,5 percento del consumo finale complessivo di energia a livello globale deriva da fonti di energia rinnovabile, di cui il 7,5 percento da biomasse tradizionali come i combustibili legnosi, il 3,6 percento dall’energia idroelettrica e il resto da altre fonti rinnovabili. Secondo il rapporto del 2019 del World Energy Outlook, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile (senza tener conto delle biomasse tradizionali) è destinato ad aumentare soprattutto a causa del crescente utilizzo di bioenergie, di cui fanno parte pellet, biogas, biometano e biocombustibili: un settore importante per la biomassa derivante dall’industria forestale.

Si tratta di una stima promettente; tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia che devono aumentare anche le misure per ridurre le emissioni. Il settore energetico, in generale, dovrebbe anzitutto migliorare la gestione dei sistemi esistenti, perfezionare la progettazione di nuove infrastrutture, aumentare l’efficienza e incrementare l’uso di fonti di energia rinnovabile. Queste soluzioni si traducono in provvedimenti, variazioni del comportamento dei consumatori e investimenti di primaria importanza. Ciò significa che, per avere successo, è necessario coinvolgere tutti i settori della società. Inoltre, bisogna anche catalizzare il cambiamento mediante incentivi che premino le buone norme nel settore energetico. A erogare questi incentivi potrebbero essere governi, enti finanziari e organizzazioni internazionali.

In questo scenario, quale può essere il contributo delle foreste? Si assiste a una crescente consapevolezza del ruolo delle foreste quali infrastrutture verdi e redditizie da cui è possibile ricavare numerosi vantaggi, soprattutto in un ambiente in trasformazione. Investendo nella tutela dei servizi ecosistemici forniti dalle foreste, il settore energetico rende possibile lo stoccaggio del carbonio e la fornitura di acqua di buona qualità, garantendo così la sicurezza energetica, idrica e alimentare delle comunità. Una corretta gestione degli ecosistemi forestali potrebbe fornire habitat per le specie, acqua di qualità migliore e quantità maggiore per le specie ittiche e addirittura maggiori quantità di acqua per l’irrigazione e per il consumo umano.

La gestione sostenibile delle foreste nel settore energetico: i progetti in corso

L’ideale sarebbe gestire e preservare correttamente le foreste naturali esistenti per la fornitura di servizi ecosistemici. Questo perché i bacini idrografici imboschiti, rimboschiti o ripristinati possono funzionare diversamente dagli ecosistemi “incontaminati”, e vi possono essere compromessi tra gestioni di servizi ecosistemici diversi. Le foreste naturali sono eterogenee e ospitano spesso alberi di diverse specie e classi di età: ciò significa che sono più resilienti e garantiscono una fornitura più regolare di servizi ecosistemici. D’altro canto, le foreste coltivate (soprattutto quelle in cui sono presenti specie esotiche che crescono rapidamente, spesso preferite per lo stoccaggio del carbonio) utilizzano elevate quantità di acqua. Pertanto, per ottimizzare i benefici dei servizi ecosistemici e ridurre i compromessi, sarebbe necessario prendere in considerazione regimi di gestione forestale in base all’assortimento, alla densità e al diradamento/abbattimento delle specie arboree.

L’utilizzo di bioenergia in Svezia costituisce un buon esempio del modo in cui la gestione attiva delle foreste può ottimizzare i servizi ecosistemici e ridurre i compromessi. Tre ottavi dell’energia svedese deriva da fonti bioenergetiche, perlopiù fornite dalla biomassa delle foreste che sono gestite e abbattute per le industrie del legname, della cellulosa e della carta. Per ottenere questo risultato, la Svezia adotta da tempo una gestione attiva delle foreste che prevede di ripristinare le aree deforestate, preservare circa un quarto della foresta durante l’abbattimento e utilizzare in modo sostenibile il legname abbattuto. Oltre a rendere le foreste maggiormente resilienti a incendi e infestazioni, questo tipo di gestione ha avuto come risultato un aumento della produttività della terra, della biomassa forestale e della capacità di stoccaggio del carbonio. Il governo e i cittadini hanno giocato un ruolo cruciale nel finanziare e sostenere il settore bioenergetico, aumentandone il potenziale di crescita e creando un’opportunità per il settore dell’energia. A livello globale, sarebbe possibile applicare la lezione della Svezia ad altri paesi dotati di foreste boreali per incrementare l’utilizzo del legno come fonte di energia rinnovabile e pulita.

Nel caso dell’energia idroelettrica, mantenere la fornitura dei servizi ecosistemici forestali è forse una questione più urgente. L’energia idroelettrica è ampiamente utilizzata: in alcuni paesi dell’Africa centrale e orientale e del Sudamerica, quasi il 100 percento dell’energia elettrica viene prodotto da centrali idroelettriche. Se si considera che per generare energia elettrica le centrali idroelettriche dipendono dai flussi d’acqua e che alberi e foreste possono influire sulla piovosità, contribuire alla riduzione dell’erosione del suolo e del deflusso dei sedimenti e regolare il flusso dell’acqua, si può affermare con sicurezza che la generazione di energia idroelettrica dipende in larga misura dal legame tra foreste e acqua. Gestire le foreste in modo sostenibile per mantenere il legame foresta-acqua-energia è estremamente importante per mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici, che aumentano i rischi idrogeologici. L’irregolarità delle precipitazioni potrebbe determinare, per esempio, un aumento di alluvioni e siccità, di cui risentirebbe la capacità del sistema di fornire energia elettrica. È quanto accaduto in Malawi nel 2017, quando i livelli del fiume Shire si sono abbassati drasticamente a causa della siccità, ripercuotendosi sulla produzione di energia elettrica e provocando blackout per settimane. La deforestazione del bacino idrografico del fiume è stata riconosciuta come il principale fattore di riduzione della quantità e della qualità dell’acqua.

Una gestione sostenibile delle foreste nei bacini idrografici potrebbe anche ridurre enormemente i costi dell’energia idroelettrica. Ridurre la sedimentazione nell’acqua sorgiva impedisce l’accumulo di sedimenti nei bacini idroelettrici, determinando minori costi di manutenzione come dragaggi e riparazioni. In India, uno studio ha dimostrato che misure essenziali di tutela del suolo e dell’acqua nei bacini idrografici coperti da foresta riducono potenzialmente fino al 44 percento i sedimenti trasportati nei bacini idroelettrici dalle aree a monte. È stato anche calcolato che afflussi elevati di sedimenti rappresentano fino al 5 percento dei costi d’esercizio e di manutenzione.

Uno studio sull’Amazzonia ecuadoriana ha dimostrato che la diga Coca Codo Sinclair, che nel 2017 ha fornito il 30 percento del consumo interno complessivo di energia, dipende dalle aree protette (composte soprattutto da foreste native) all’interno del bacino idrografico. Senza quei 209.818 ettari di aree protette, i costi di manutenzione e d’esercizio della diga aumenterebbero anche di 2,14 milioni di dollari l’anno. Inoltre, adottare sistemi di tutela, ripristino e silvopastorizia nei bacini idrografici mediante il Piano nazionale di incentivi (un programma PES) potrebbe fruttare al settore idroelettrico fino a 16,7 milioni di dollari di utili netti, mentre il degrado del suolo potrebbe provocare perdite fino a 6,3 milioni di dollari. Questi dati dimostrano che ci sono buone ragioni per investire nella gestione sostenibile delle foreste.

ITAIPU Binacional è una società idroelettrica brasiliano-paraguaiana. È ubicata sul fiume Paraná e adotta un metodo di gestione concentrato principalmente sui bacini idrografici. Secondo il Rapporto di sostenibilità pubblicato da ITAIPU nel 2018, i suoi investimenti in progetti sociali e ambientali per garantire la quantità e la qualità dell’acqua nel bacino idroelettrico hanno avuto come risultato l’aumento della durata di vita del bacino idroelettrico di oltre 180 anni. Questi sforzi prevedono, tra l’altro, la collaborazione con le comunità locali in aree come progetti di rimboschimento in bacini idrografici contigui che alimentano il bacino idroelettrico, la creazione di corridoi biologici e la tutela dei terreni agricoli. I risultati esposti nel rapporto indicano inoltre che la protezione di 101.000 ettari di foreste per l’acqua contribuisce a fornire habitat di biodiversità e a mantenere aree di foresta atlantica in Paraguay, Brasile e Argentina. Entrambi i versanti del bacino idroelettrico sono stati dichiarati riserve di biosfera UNESCO e la società ha partecipato alla XXIV e alla XXV Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP24 e COP25) per condividere esperienze e buone norme.

Fare passi avanti

Man mano che facciamo progressi, è indispensabile che i progetti energetici siano messi a punto tenendo a mente le condizioni sociali e ambientali del futuro. ITAIPU Binacional costituisce un esempio dell’impegno del settore energetico in tal senso. Si tratta di investimenti a lungo termine che, se progettati per uno sviluppo sostenibile, possono contribuire a garantire sicurezza alimentare, energetica e idrica alla popolazione. Studi recenti indicano che una pianificazione dell’energia idroelettrica a livello di bacini idrografici può ridurre al minimo l’impatto delle dighe, soprattutto in bacini fluviali estremamente diversi come quelli del Rio delle Amazzoni, del fiume Congo e del Mekong, dove le centrali idroelettriche si stanno moltiplicando rapidamente. Incentivare una gestione sostenibile delle foreste in questi processi di pianificazione è di vitale importanza, come lo è la necessità di programmi di mercato che evolvano con il settore e prevedano riflessioni sui cambiamenti climatici.

Attualmente, sono allo studio nuovi programmi di pianificazione relativi ai bacini idrografici. Ne è un esempio il Cloud Forest Blue Energy Mechanism, attualmente sviluppato da Conservation International e The Nature Conservancy. In America Latina, il 50 percento delle foreste tropicali montane è andato perduto a causa del degrado del suolo provocato da industria mineraria, bestiame e agricoltura. Queste foreste tropicali e subtropicali sono particolarmente importanti per i servizi ecosistemici forniti dall’acqua. Le modalità con cui catturano acqua dalla nebbia e la loro bassa evapotraspirazione determinano un ulteriore afflusso idrico al bacino idrografico. Queste foreste generano fino al 50 percento delle acque di superficie disponibili che affluiscono nei bacini idroelettrici dell’America Latina, assicurando la regolarità degli afflussi e dei deflussi delle centrali idroelettriche.

In paesi come Costa Rica e Messico sono stati adottati (con risultati alterni) Programmi PES rivolti a foreste tropicali montane ed energia idroelettrica. Il Cloud Forest Blue Energy Mechanism, come spiega il Global Innovation Lab for Climate Finance (2017), utilizza una strategia “pay-for-success” che premia le centrali idroelettriche in grado di dimostrare di aver ridotto la sedimentazione, aumentato il flusso d’acqua e migliorato la regolazione dell’acqua fornita dalle foreste tropicali montane all’interno del bacino imbrifero della centrale. Lo scopo è di invertire la tendenza della deforestazione contribuendo al contempo alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. La novità deriva dalla strategia “pay-for-success”, che nei paesi in via di sviluppo è inedita, dai parametri di rendimento utilizzati e dalla struttura di implementazione generale.

Affinché questi programmi funzionino, monitorare le interazioni foresta-acqua a livello del bacino idrografico e locale deve diventare pratica comune nell’industria idroelettrica. Organizzazioni internazionali attualmente coinvolte nel monitoraggio delle foreste e dell’acqua, agenzie governative, mondo accademico e organizzazioni ambientaliste della società civile avranno un ruolo importante a tal proposito.

Sostenere il progresso

I governi si stanno facendo avanti e iniziano a riconoscere l’importanza della gestione delle foreste e dell’acqua per lo sviluppo sostenibile, come lo testimoniano il 25 percento delle foreste globali, gestite dando la priorità alla tutela del suolo e dell’acqua, e il 49 percento dei 168 Contributi (volontari) determinati a livello nazionale (INDC) e previsti dall’Accordo di Parigi che fanno riferimento alla gestione delle foreste e dell’acqua, alla gestione integrata delle risorse (idriche) e ai servizi ecosistemici idrici forniti dalle foreste. Anche il settore dell’energia e le organizzazioni internazionali si stanno facendo avanti. Alla COP 24 tenutasi nel dicembre del 2018 è stata avviata la partnership Sustainable Water and Energy Solutions. Guidata da ITAIPU Binacional e dal Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN/DESA), questa partnership mira a condividere le buone norme e ad accrescere la capacità produttiva e la cooperazione tra settori per affrontare gli SDGs 6 e 7 e le loro interconnessioni con altri SDGs.

Il settore dell’energia deve svolgere un compito importante. Ogni progetto (in corso o futuro) dovrebbe adottare ampiamente le buone norme che si rivolgono a strategie di gestione del paesaggio che prevedano una gestione sostenibile delle foreste per la fornitura di servizi legati all’acqua. Anche partecipare a meccanismi di mercato come i programmi PES, che si concentrano su queste strategie di gestione del paesaggio, sarà importante per le singole centrali e potrà comportare significativi ritorni sugli investimenti. Per il settore dell’energia, inoltre, relazionarsi con governi, enti finanziari, organizzazioni internazionali e altri settori produttivi come la silvicoltura e il settore pubblico sarà di estrema importanza per difendere le buone norme al fine di colmare il divario tra energia ed emissioni. In sintesi, il settore dell’energia si trova a un bivio: può proseguire con l’ordinaria amministrazione oppure spostarsi in una direzione in grado di creare opportunità economiche per il settore, contribuendo al contempo a uno sviluppo sostenibile per tutti.

 

L’autore: Sara Casallas Ramirez e Elaine Springgay

Sara Casallas Ramirez è Forests and Water Consultant presso la Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO). È specializzata in progettazione e attuazione della gestione delle risorse idriche. 

Elaine Springgay è Forestry Officer for Forests and Water presso la Food and Agriculture rganization of the United Nations (FAO) e il suo contributo è stato determinante per lo sviluppo del Forest and Water Programme dell’Organizzazione.